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Il significato della notte – Fearghal

Ringraziando Reyvolution per il suo suggerimento, questa settimana vi presento Fearghal.

FEARGHAL

Ho conosciuto un solo grande uomo nella mia vita: mio padre. Devo a lui ogni cosa che so. L’ho sempre amato e rispettato, ma posso dire di aver capito chi fosse davvero solo quando ho compiuto 17 anni. Un compleanno come tutti gli altri, pensavo io; il momento di diventare uomo, decise lui.

“Fearghal, ci sono cose che mi riguardano e che è ora che tu sappia. A causa mia,  potresti trovarti in situazioni che spero di poterti aiutare ad affrontare spiegandoti chi ero.”

Bevvi ogni parola avidamente, senza mai interromperlo. Mi disse di aver fatto parte di un Clan delle montagne, feroci guerrieri devoti ad una divinità sanguinaria, e di essere stato un combattente spietato fino a quando non aveva conosciuto mia madre.

“Eravamo adoratori del fuoco e a lui sacrificavamo ogni primogenito. Quindi, quando mi sposai sapevo già quale sarebbe stato il tuo destino. Fu proprio per questo che decisi di fuggire, lasciando il villaggio senza farvi più ritorno. Feci di tutto per far perdere le nostre tracce, ed ero certo di esserci riuscito fino a qualche giorno fa, quando in un cespuglio dietro la casa ho trovato questo.”

Il significato della notte - Fearghal - Lande Incantate

Mi mostrò uno stiletto: lucente, affilato, letale. Quando lo presi in mano, la lama emanò bagliori di fiamma. “E’ stato mio, un tempo” – mi disse. “Era l’arma che usavo per finire i miei avversari quando ormai sconfitti imploravano una pietà che allora non ero in grado di concedere. Per me è il simbolo di un passato che voglio dimenticare ma che forse torna a perseguitarmi.” Rimase assorto nei suoi pensieri per qualche minuto, poi continuò. 

“L’amore di tua madre mi ha insegnato che il mondo, per un uomo, inizia e finisce con quello che egli può stringere tra le sue braccia: una donna, i suoi figli, la sua terra. Per questo, e solo per questo, vale vivere e anche morire, se necessario. Se dovesse succedermi qualcosa, lascerò questo mio mondo nelle tue mani sapendo che tu lo difenderai come avrei fatto io. Non posso impedire al passato di tornare, ma posso fare in modo che la vita non lo lasci entrare. Del resto, i limiti che abbiamo in quanto uomini sono solo quelli che noi stessi ci creiamo, figlio mio. Bene.. io ti insegnerò l’arte del non averne.”

E lo fece. Imparai ad uccidere in mille modi diversi, con qualsiasi arma e in qualunque condizione.

“Lo stiletto che ti ho mostrato si chiama Aidan. Il suo nome significa “piccolo fuoco” ed è appartenuto solo a me. Anche se in quella fatidica notte io decisi di abbandonarlo, avrei dovuto immaginarlo che la sua anima sarebbe tornata a cercare la mia, un giorno. Aidan è stato il mio migliore amico, Fearghal, ma adesso voglio che sia il tuo. Ti insegnerò ad usarlo. Non farti suggestionare dalle sue dimensioni: può essere letale quanto e anche più di una spada, io lo so bene. Deve diventare il prolungamento del tuo braccio, una parte di te disposta a tutto per proteggere ma anche offendere. Scegli un ottimo appoggio, sposta il peso e sferra il colpo. Guidalo, amalo come se fosse una tua creatura e non lascerai scampo.”

Non riuscivo a crederci. Stavamo portando alla luce la natura selvaggia che era in noi, ancora in penombra ma diretta senza dubbio verso la tenebra più profonda. La cosa in qualche modo mi affascinava, anche se sapevo che avrei sempre temuto e non auspicato il giorno in cui avrei dovuto dimostrare di aver imparato la lezione. Per il momento era solo un gioco nel quale sembravo avere un’abilità fuori dal comune, ma non sarebbe passato molto tempo dall’usare quell’arma per fini che, fino a qualche momento prima, avrei ritenuto senza senso.

Tutto accadde in fretta, esattamente nel giorno in cui il mio destino aveva deciso di rendersi manifesto. Tornando dal villaggio, io e mio padre avevamo scelto di attraversare il bosco e lui mi camminava avanti di buon passo, mentre io ero rimasto indietro per raccogliere rami spezzati con i quali avrei fatto una coroncina da regalare ad Eleonor. All’improvviso, poco più di un debole fruscio, un’ombra alle sue spalle seguita da un tenue bagliore. Lo scatto di lui fu fulmineo, ma non abbastanza da schivare il colpo proveniente da quello che era sembrato solo un riverbero di luce tra gli alberi, ma che adesso si rivelava essere un uomo. Mio padre si accucciò sulle ginocchia: sembrava in attesa ma in realtà sanguinava copiosamente mentre l’altro, reso spavaldo dal colpo ben assestato che era riuscito ad infliggergli scattò verso di lui, rivelando così di avere tra le mani un pugnale esattamente identico al mio. Non gli concessi il tempo di accorgersi di me. Mi mossi veloce, silenzioso, deciso. In un attimo che mi sembrò eterno studiai il terreno, scelsi la tattica, attaccai. Arrivai  alle spalle dell’aggressore puntando alla gola, lo afferrai per i capelli e gli affondai Aidan nella giugulare. L’affilatura della lama non ci mise molto a farsi strada tra le spaventose bruciature che deturpavano il suo collo, quindi non impiegai che pochi secondi a lacerargli la carne da un orecchio all’altro. Una semplice esecuzione, anche se stavolta si trattava di un uomo e non del solito coniglio selvatico. Potevo sentire la vita lasciare quel corpo insieme al sangue. Tanto sangue, denso, appiccicoso mentre la mia preda cadeva a terra, dimenandosi in goffi tentativi di tornare a respirare quell’aria che non avrebbe mai più raggiunto i suoi polmoni.

Avevo agito come in un sogno. Qualcosa in me era scattato facendomi rammentare gesti e parole che mio padre mi aveva insegnato. Mio padre che ora era lì, mi guardava e sbiascicava qualcosa sul fatto che avremmo dovuto nascondere il corpo. Mio padre che, ancora sanguinante, mi strattonava e mi aiutava a trascinare quello che ormai era un semplice oggetto inanimato nell’incavo di un albero.

In qualche modo, poi, tornammo a casa. Avevo ancora nei miei occhi l’incredulità di quelli dell’uomo mentre gli tagliavo la gola, nelle orecchie i suoi gemiti soffocati, sulle mani la consistenza gelida della sua pelle. E nella testa, tante domande: sarei mai riuscito a levarmi di dosso quel sangue? Sarei tornato ad essere quel ragazzo che avrebbe voluto semplicemente sposarsi giovane e avere tanti figli? E’ questo il prezzo che si paga per proteggere le cose che amiamo? Un solo pensiero mi era chiaro: avevo affrontato il mio svezzamento e ne ero uscito vivo, forse.

Esattamente trenta albe dopo quel fatidico giorno io e la mia famiglia prendemmo possesso di una piccola casa lungo il fiume, lasciando dietro di noi solo cenere e brandelli di vita da dimenticare. Il corpo nascosto nel bosco non fu mai ritrovato, io e mio padre non parlammo più dell’accaduto e negli anni che seguirono sembrò che il passato avesse deposto le armi e fosse tornato ad essere semplicemente un ricordo. Rimaneva solo quel senso di angoscia che provavo ogni volta che Eleonor toccava Aidan. L’avevo sorpresa spesso e da buon fratello maggiore l’avevo sgridata. Non potevo spiegarle ma tremavo ogni volta, vedendo il morboso fascino che lo stiletto sembrava esercitare su di lei: lei che era così bella, così dolce, così testarda; lei che voleva crescere in fretta e non sapeva che giocando con quell’arma forse avrebbe risvegliato qualcosa che era meglio rimanesse sepolto. Avevo compreso a mie spese che mio padre aveva condotto nella nostra esistenza forze oscure potenzialmente pericolose ed io in qualche modo, in ogni modo, dovevo riuscire a tenerle lontane da lei e dalla sua innocenza. Speravo in cuor mio che il fato non avesse  già iniziato a tessere una ragnatela sulla quale saremmo finiti tutti appiccicati come mosche.

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Il significato della notte - Eleonor
Il significato della notte - Daith
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Maeve

Il mistero non ci lascia mai soli, ed io uso le parole come trama e la fantasia come ordito di un personale tappeto magico col quale superare confini e barriere, di questa vita e forse anche dell’altra. C’è un’essenza primigenia da ascoltare, avendo come guida i quattro elementi fondamentali: aria, acqua, fuoco, terra, tornando così alle braccia di quella Madre che aspetta ormai da troppo tempo.

5 Comments

  1. avatar Paolo ha detto:

    Bellissmo.
    Hai creato una grande atmosfera splatter.

  2. avatar Yslsl ha detto:

    Eccellente !!! Mi aspettavo del bello ma stai superando tutte le mie più rosee aspettative, peccato debba aspettare una settimana per continuare a leggere.
    Grazie.

  3. avatar Maeve ha detto:

    Paolo, ho volutamente calcato un po’ la mano per rendere quelle che, secondo me, potevano essere le sensazioni di un ragazzo di 17 anni. Affondando quella lama, Fearghal ha sacrificato la propria innocenza sull’altare dell’affetto per suo padre, ha protetto ma anche perduto qualcosa di sé che non avrà più indietro. Uno “svezzamento”, come lui stesso lo definisce, pagato davvero a caro prezzo che non potevo davvero rendere in maniera meno drammatica. Grazie ad entrambi per i commenti. 🙂

  4. avatar Reyvolution ha detto:

    Sono contentissima per questo pezzo su Fearghal! Gli eventi che hai scelto di narrare in questa parte coincidono perfettamente con l’idea che mi ero fatta di lui la scorsa volta. Le sue frasi sembravano piene di una cinica amarezza di cui ho ritrovato l’origine nel momento in cui ha dovuto affrontare questi eventi difficili. Complimenti, aspetto con ansia il prossimo pezzo!

  5. avatar maeve ha detto:

    Grazie, sono contenta che il pezzo ti piaccia. Spero di riuscirti a coinvolgere sempre di più nel mondo di Eleonor!! 🙂

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