Il principio dell’iceberg

Parecchio tempo fa (il 29 maggio 2015) scrivevo il primo articolo per questa rubrica: “Una breve e doverosa premessa”. In quell’occasione dicevo una cosa molto importante: quando incontriamo un grande autore, egli ci trasporta in un altro mondo.

Leggendo Tolkien, Peake, Eddings, Brooks e così via, percepiamo subito dalle loro parole di trovarci in un mondo. All’inizio non conosciamo tutte le caratteristiche della loro ambientazione e, molto spesso, non riusciamo a coglierle neanche a lettura ultimata, ma siamo continuamente immersi in un’atmosfera definita e chiara, che descrive quel solo e unico mondo. Come fanno gli autori a rendere una simile sensazione?
[…] Per riuscire in questo intento, è bene fare tutto il lavoro necessario prima di sedersi a scrivere o a giocare. L’ambientazione dev’essere una solida impalcatura su cui montare poi delle vicende, in modo tale che queste siano parti di un tutto ben definito. Hemingway, parlando del racconto in generale, ha espresso questo concetto in modo perfetto. Egli raccontava a Plimpton: “Io cerco sempre di scrivere secondo il principio dell’iceberg. I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno”. Nel nostro caso, tale definizione è perfetta. L’ambientazione deve essere nota al suo creatore in ogni dettaglio. Nulla all’interno di essa può essere lasciato al caso e, se ci saranno intere parti di universo che non appariranno mai nel romanzo, vorrà dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro.

Siamo adesso arrivati al momento di poter riprendere quel concetto “introduttivo”, presentato allora come un remoto obiettivo, e metterlo in atto.
Dopo il lungo lavoro di elaborazione dell’ambientazione, siamo infatti arrivati al punto in cui abbiamo un’enorme quantità di informazioni sul nostro mondo. A questo punto, se avete la trama per il vostro romanzo, potrete cominciare a scrivere (attenzione: trama e ambientazione sono cose diverse! Potete aver creato l’universo più bello del mondo, ma senza una storia il vostro libro cadrà a pezzi).
Ecco dunque che arriva il momento più difficile. Dopo aver scritto, riscritto e studiato tutto il materiale del vostro cosmo, prendetelo e buttatelo via.
Ovviamente non in un cestino, ma nello scaffale più impolverato della vostra mente. Voi vorreste raccontare al lettore tutte le incredibili idee che vi hanno offuscato il cervello negli ultimi tempi, vorreste mostrargli tutta la politica della vostra ambientazione o la fantastica razza di super-elfi che ha ventisei poteri magici diversi, ma la verità è che di tutto questo non importa niente a nessuno tranne che a voi.
Ogni lettore normale vuole soltanto una trama da seguire, dei bei personaggi e un mondo verosimile. Come dunque vi dicevo all’inizio di questa rubrica, tutte le informazioni dovranno rimanere sotto il pelo dell’acqua, e affiorare se, e soltanto se, sono strettamente necessarie. Potrete lasciare ogni tanto nel racconto un’annotazione, un nome, un riferimento, ma meno lo farete e meglio sarà. Il mondo che avete creato deve attorniare i personaggi come un qualcosa di naturale, e non bisogna riversare sulla pagina tutte le spiegazioni.
I migliori fantasy funzionano proprio perché lasciano intendere la vastità del mondo nascosto dietro la storia. Ogni volta, in ogni dialogo, in ogni città e in ogni personaggio, si percepisce un universo “dietro”, perché questo universo esiste ed è tutto nella mente, e negli appunti, dello scrittore. Spiegare invece tutti i dettagli sarebbe troppo lungo, noioso e soprattutto inutile ai fini della trama.
Al contrario, anche l’opposto sarebbe sbagliato: la completa assenza di questa struttura sotterranea sarebbe invece il segno evidente che l’ambientazione è vuota e posticcia.
Come dunque consigliava Hemingway, che di fantasy non era esperto ma di scrittura invece la sapeva lunga, lasciate i sette ottavi del vostro iceberg sott’acqua e fate affiorare soltanto ciò che è strettamente necessario.

(591)

Scrivere e riscrivere sempre (anche le ambientazioni)
Altri sette elementi che hanno stancato nel fantasy
The following two tabs change content below.
avatar
Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
avatar

Ultimi post di Andrea Micalone (vedi tutti)

1 Comment

  1. avatar Andrew Next ha detto:

    …ma che bello, è proprio quello che succede nei miei racconti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Cookies permettono alle Lande Incantate di riconoscerti la prossima volta che tornerai a farci visita. Navigando sulle nostre pagine ci autorizzi a farne uso per rendere la tua esperienza migliore. Maggiori informazioni | Chiudi