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Il Ciclo Dei Belgariad di David Eddings

Quando il mondo era giovane, i sette Dei vivevano in armonia e le razze degli uomini erano un solo La Valle di Aldur - Lande Incantatepopolo. Belar, il più giovane degli Dei, era amato dagli Alorns, dimorava con loro e li proteggeva teneramente, ed essi prosperavano sotto di lui. Anche gli altri Dei avevano raccolto popoli in-torno a sé, e ciascun Dio proteggeva ed amava il proprio. Ma il fratello maggiore di Belar, Aldur, era un Dio che non aveva un popolo. Aldur dimorò lontano dagli uomini e dagli altri Dei fino al giorno in cui un fanciullo vagante e senza casa andò a cercarlo: Aldur accettò quel fanciullo come discepolo e gli pose nome Belgarath, e Belgarath apprese da lui il segreto della Volontà e della Parola e divenne un mago. Negli anni che seguirono, vi furono altri che vennero a cercare il Dio solitario e si unirono in una confraternita per imparare, ai piedi di Aldur, senza che il tempo li sfiorasse.

Il Segno della Profezia (Prologo)

Il Ciclo di Belgariad è una pentalogia di libri Heroic Fantasy dell’autore statunitense David Eddings. La serie è composta da cinque romanzi: Il Segno Della Profezia (Pawn of Prophecy, 1982), La Regina Della Magia (Queen of Sorcery, 1982), La Valle Di Aldur (Magician’s Gambit, 1983), Il Castello Incantato (Castle of Wizardry, 1984), La Fine Del Gioco (Enchanters’ End Game, 1984), spesso scritti in collaborazione con la moglie Leigh Schall Eddings.

IL SEGNO DELLA PROFEZIA

Nella notte dei tempi il Dio Aldur rubò una pietra alle stelle e ne fece un gioiello prezioso, il Globo. Il potere del gioiello era grande e l’avido Dio Torak lo volle per sé perché attraverso di esso avrebbe avuto il dominio sull’occidente. Ma quando tese la mano per toccarlo, il Globo lo divorò con le sue fiamme. Ora Torak giace nel sonno senza fine della sofferenza e la pietra del potere non è più in suo possesso. Ma Zedar l’Apostata, discepolo prediletto, prepara il suo ritorno. Le sue trame segrete si intrecciano come i fili di una ragnatela e il giovane Garion, la cui vita trascorre serena in una fattoria dell’ovest, scoprirà il peso del proprio destino.

Il Ciclo di Belgariad vol 1 (edizione che contiene i primi due romanzi: Il Segno della Profezia e La Regina della Magia), editore Fanucci, collana Tif extra.

La Regina della Magia - Lande IncantateLA REGINA DELLA MAGIA

L’Orb, la gemma magica e sovrannaturale che per millenni ha dormito nel palazzo dei Re di Riva è stata rubata da un sacerdote di Torak, il dio sfregiato e maligno, che domina l’Oriente. Se essa non sarà recuperata, la civiltà d’occidente e i regni degli Alorns, scompariranno. L’Arcimago Belgarath e sua figlia Polgara, affiancati da una vera compagnia di campioni dei vari regni, guidano la cerca per la mitica gemma. E con loro c’è Garion, il giovane che credeva di essere un contadino, e che cammina invece verso un futuro inimmaginabile.

Il Ciclo di Belgariad vol 1, editore Fanucci, collana Tif extra.

LA VALLE DEGLI ALDUR

Continua nella magica terra di Maragor, ai limiti dell’impero di Tolnedra, la cerca di Garion e compagni per riportare l’Orb, la magica gemma che protegge i regni d’Occidente, nella reggia dei re di Riva. Ora Garion deve raggiungere una torre arcana, nel cuore di terre considerate maledette, per fronteggiare un temuto e misterioso mago. Ma anch’egli sta imparando a servirsi della magia e sta scoprendo in sé insospettate risorse e strani poteri. È forse per questo che Ce’Nedra, principessa di Tolnedra, si sente sempre più attratta da questo giovane, che resta pur sempre solo un garzone di stalla? O i suoi zii sono veramente maghi senza tempo? Continua fra mille avventure e mirabolanti magie l’irresistibile saga dei Belgariad.

NB. Reperibile nel mercato dell’usato

IL CASTELLO INCANTATO

Finalmente la cerca di Garion e dei suoi compagni sembra essere giunta a termine. La mitica gemma che protegge l’occidente, l’Orb, è nuovamente in mano loro. Ma ora occorre attraversare le terre orientali e riportare la gemma alla reggia di Riva entro breve tempo, oppure ogni fatica sarà stata vana. E Garion non può certo immaginare quali sorprese siano in serbo per lui e per la giovane principessa Ce’Nedra fra le mura di Riva.

NB. Reperibile nel mercato dell’usato

LA FINE DEL GIOCO

La grande cerca sembrava conclusa. L’Orb era tornata nella reggia dei re di Riva e Garion sedeva sul trono che era legittimamente suo, a fianco della sua deliziosa regina, Ce’Nedra. Ma ad oriente il maligno dio Torak, tuttaltro che sconfitto, stava anzi per risvegliarsi a preparare la sua rivincita. Garion non poteva sfuggire alla Profezia: un ultimo, estremo confronto lo attendeva, in cui uccidere o essere ucciso. La guerra fiammeggiava nuovamente lungo i confini dei regni occidentali e un viaggio pericolosissimo attendeva Garion

NB. Reperibile nel mercato dell’usato

Tra le molte conferme che il genere fantastico aveva dato nel tra il 1950 e il 1980, una di queste è del fatto che J.R.R. Tolkien sia stato solo il primo di una lunga e nobile schiera di autori ( da Alexander ad Hancock, dalla Chant a Roberta McAvoy), la più attesa e assieme la più gratificante ci viene dal Ciclo Dei Belgariad, pentalogia fantastica dell’americano David Eddings, assoluto bestseller in Inghilterra e negli Stati Uniti durante gli anni ’80.

Fra tutti coloro che in questo arco di tempo hanno dimostrato di aver appreso la «lezione» tolkieniana, Eddings è il più «mitico» e, nel contempo, il più irresistibilmente «leggibile», secondo quel perfetto connubio fra senso letterale e contenuto simbolico del testo che, da Omero a Tolkien, ha sempre contraddistinto l’Immaginario autentico. Non è d’altronde un caso che, come nel «Signore degli Anelli», la vicenda fantastica di Eddings si snodi intorno a due dei temi più classici della saga e dell’epica. Prima di tutto quello della «quest», la ricerca di un oggetto e di un luogo, che dal tempo delle tavolette babilonesi su cui è scritta la saga di Gilgamesh, ha sempre simboleggiato il viaggio interiore dell’uomo alla ricerca di se stesso: il pellegrinaggio iniziatico attraverso gli stati molteplici dell’essere, che soli lo consente il perfezionamento del sé.

Prendendo le mosse da una struttura tanto tradizionale, Eddings, spicca il volo verso i reami della fantasia, tessendo la trama di popoli e paesi, tratteggiando figure indimenticabili, come il burbero Belgarath, il giovane Garion, l’affascinante principessa Ce’Nedra, che pare uscita tale e quale da una ballata irlandese. Splendido «secondo mondo», il continente formato dai regni degli Alorns prende progressivamente forma, ricco di coerenza in tema, reso dalla forza delle proprie, immaginate leggi, «più reale del reale». E se chiudete gli occhi mentre seguite con la fantasia Garion e compagni nella ricerca dell’Orb, la magica pietra che può salvare gli Alorns, sentirete suonare subito al di là delle colline il corno di Odino, che scandisce il galoppo della Caccia Selvaggia.

Il Castello Incantato - Lande IncantateL’opera di Eddings stava a testimoniare la definitiva maturazione del genere fantastico e in particolare del suo pubblico, giustificando così il relativo oblìo in cui erano caduti nell’ultimo quinquennio, degli anni ’70, la figura e l’opera di John Tolkien. In questo contesto Il Ciclo dei Belgariad di Eddings si colloca: come un ennesimo tentativo esemplare di «reincantare» la realtà, di restituirci il senso di una complessità del reale che esclude le scorciatoie, specie quelle cruente, che esige, sì, un assoluto investimento di sé, ma con lucidità di mente e serenità di spirito. Così sono gli eroi di Eddings. Belgarath, l’Uomo Eterno e sua sorella, la Maga Polgara, la cui stessa natura travalica il senso comune del tempo, così come il giovane Garion, proiettato in un ‘avventura apparentemente più grande di lui, simboleggiano senza infingimenti questa condizione umana, raccontata mirabilmente dal fantastico, autentico erede del mito. Una condizione umana che ha tutta la nobiltà dell’antica cavalleria e tutta la carica di sfida cara agli uomini migliori del nostro tempo.

Man mano che si procede con la lettura del Ciclo Dei Belgariad, appare sempre più definita la struttura letteraria tipicamente epica dell’intera saga. Attraverso una tecnica che potremmo forse definire di «sovrapposizione progressiva degli orizzonti» Eddings infatti amplia in senso circolare il respiro d’insieme della vicenda, introducendo il lettore ai segreti di un universo sempre più vasto e sempre intrinsecamente coerente. In questo senso, in questa struttura cosmica del narrare, attraverso questo «ordine» che contraddistingue il narrato e che gli conferisce i connotati d’un universo esemplare, in cui non c’è spazio per il caso, Eddings si svela narratore epico e, nella propria ispirazione, come nel proprio atteggiamento, profondamente tolkieniano.

Nel terzo romanzo La Valle di Aldur (Magician’s Gambit, 1983), Eddings introduce, accanto a quelli di Garion (il giovane adolescente per cui il «viaggio iniziatico» costituisce una sorta di rito di passaggio verso un altro e diverso «stato dell’essere»), nonché di Polgara e di Belgarath, l’Uomo Eterno, che ha vinto la morte rigenerando e nobilitando la propria sostanza corporea, il personaggio della principessa Ce’Nedra. Si tratta, come rivelerà appieno il prosieguo della narrazione, del vero elemento «femminile» della saga. La giovane principessa orgogliosa, ma ricca di cuore, che quasi controvoglia inizia ad amare Garion, di cui pure l’infastidisce il basso «status» sociale, costituirà vieppiù il modello ideale della componente femminile di un perfetto equilibrio, organico e spirituale, di un superiore concetto di coppia che rappresenta simbolicamente la ricomposizione degli opposti principi dell’universo in quell’unità increata che gli indù chiamano «Brahman» e che gli antichi alchimisti rappresentavano nel simbolo dell’androgino.

Si evidenzia con grande chiarezza le peculiarità della letteratura dell’immaginario, refrattaria ad accettare i limiti che l’inevitabile ed obbligata “forma romanzo” le imporrebbe e proiettata invece a “schiudere gli abissi del tempo mitico, invitandoci ad un piacevole naufragio nel mare di una non ancor frantumata totalità.” In questa direzione, sulle orme di opere capitali come quelle degli Inklings (a partire da Tolkien e C.S. Lewis), il ciclo fantastico di Eddings eccelle, con disinvolta autocoscienza.

Date queste premesse appare evidente come l’intrinseca freschezza e gradevolezza della narrazione nulla abbia aLa Fine Del Gioco - Lande Incantatesoffrire dal reiterarsi di moduli narrativi ben noti, autentici “topoi” dell’epica e della letteratura cavalleresca: la cerca vittoriosa, il matrimonio con la bella principessa, la sconfitta del mago malvagio, pur rivestiti dei panni sgargianti di nuove geografie e di folklori bizzarri e immaginati, ben difficilmente sfuggirebbero al tedio dello stereotipo romanzesco, se in esse non s’avvertisse il palpito, l’anelito di una dialettica per simboli che parla direttamente al cuore prima ancora che all’intelletto. Tutto ciò dimostra come la fantasy – la grande fantasy, la fantasy autentica – abbia realizzato una spettacolosa sintesi, unendo il “tempo dell’avventura” (che resta l’aspetto più stimolante e universalmente valido del romanzo moderno, dalla letteratura gotica ad Emilio Salgari), al “mondo prodigioso” tipico del romanzo cavalleresco: il mondo magico, cioè sede delle ierofanie e luogo per eccellenza del sacro, in cui si muovono Artù e Lancillotto, Parsifal e Beowulf, Erik il Rosso e gli eroi -umani e divini – dell’Edda. In questo senso assume scala cosmica anche il diagramma di lettura delle emozioni: laddove nel romanzo l’analisi psicologica delle emozioni si fa operazione illuministica, tesa a spiegare il momento estetico sul piano del piacere sensibile che esso procura nell’epica moderna di cui la fantasy è portatrice, l’individualità stessa dell’emozione e del sentimento assume un senso solo se rapportata ad un “disegno”; solo se ricondotto entro le righe di un narrato il cui senso è proprio e solo quello di ridisegnare l’esperienza vitale come esperienza “d’ordine”, di opporre l’esplicitazione di un “cosmos” alla percezione empirica del “caos”.

Questo ciclo regalatoci dalla immaginazione di David Eddings occupa un posto di grande rilievo nella letteratura dell’immaginario dell’ultimo decennio: per l’accuratezza della sua componente mitografica, per l’alto livello letterario, per l’indiscusso spessore mitico, per il respiro epico, cosciente e talora financo ricercato, che aleggia in ogni sua pagina. Il ciclo appartiene a pieno titolo all’ambito di quella che potremmo, forse con un eccesso di zelo classificatorio, definire come “fantasy cavalleresca”. Non per nulla il tradizionalissimo tema della “quest” ne costituisce, una volta di più, l’asse portante.

Al di là della forma, dell’iconografia, della “scenografia” per usare un termine preso a prestito dal mondo dello spettacolo, in realtà la fantasy “cavalleresca” risponde sì a un intuito archetipico, propone sì codici simbologici complessi e corretti, suggerisce sì letture della fenomenologia del reale, ma ciò al di fuori di qualsiasi dialettica con un apparato (o più apparati!) tradizionali definiti.

insomma, essa resta a tutti gli effetti parte integrante dì un immaginario potentissimo ma esemplare, indispensabile proclamatore di valori ma, quanto meno, indifferente al “senso della storia”. Ciò propone la moderna “fantasy cavalleresca”, soprattutto nella sublimazione fattane da Eddings, da un lato come un fatto letterario originalissimo e sensazionale, tipico del nostro tempo e forse irripetibile. Una scardinatura della ragione d’essere stessa della forma “romanzo”, in risposta ad un anelito metafisico che è connaturato alla natura umana. D’altro lato, però, questo impeto eversivo si nebulizza nel suo impatto culturale diretto, a causa dello iato che pur sempre rimane con la dimensione per l’appunto “culturale” o quantomeno “colta” della gente. La “fantasy cavalleresca” – lo abbiamo già detto altre volte – addita linee di vetta, ma per farlo è obbligata a rompere i ponti con il contingente, con la Storia, con l’accumulato di una “cultura” che, nel bene o nel male, è quella che connota il reale. Ciò rende questa fantasy eterogenea rispetto all’epica tradizionale, ai poemi mitologici, alle saghe più antiche, che parlavano al cuore della gente perché calavano i propri simboli di una “storia sublimata” che non imponeva fratture con il presente, con la cultura, con la storia personale e collettiva dei popoli. Insomma, il Mediterraneo dell’Iliade e dell’Odissea non costituiva per i Greci un “secondo mondo” esemplare ma remoto: esso era piuttosto la sede d’un indispensabile dialettica fra il “dover essere” del mito e “l’essere” della reificazione storica di ogni individuo.

Tolkien tentò di sanare questa distanza dell’immaginario moderno dal presente, creando intorno al suo Mondo Fantastico una immensa trattatistica, che meticolosamente lo riallacciava, filo dopo filo, al corpo vivente di una tradizione reale, concretatasi nella storia quotidiana e religiosa d’Europa. Fu un lavoro titanico che appare – comunque – quantomeno irripetibile.

Il Ciclo Dei Belgariad, questo lungo ciclo fantastico, è stato uno dei maggiori successi commerciali degli anni ‘80, tradotto in numerosi Paesi e già gratificato di un seguito che sbaragliò ogni precedente record d’incassi nel campo del fantasy.

DAVID EDDINGSDavid Eddings - Lande Incantate

David Eddings (Spokane, 7 luglio 1931) è uno scrittore statunitense. Autore di molti romanzi di fantasy eroica, spesso scritti in collaborazione con la moglie, Leigh Schall Eddings. La sua infanzia la passa tra Seattle e le aree vicine, più precisamente a Puget Sound. Si laurea in Arte a Portland nel 1954, ed in seguito consegue il master in Discipline Artistiche. Inizialmente non è sulla letteratura che riversa le sue fatiche, ma  inizia a lavorare in più parti degli Stati Uniti facendo praticamente quasi ogni lavoro che gli capita sottomano. Serve nell’Esercito statunitense tra il 1954 e il 1956. Il suo primo romanzo (High Hunt), differisce dallo stile fantasy adottato in seguito e che lo ha reso famoso; invece che raccontare un’avventura con un’ambientazione fantasy, il suo primo romanzo è uno specchio della realtà contemporanea agli anni ’70. Dovrà arrivare il 1982 per giungere al primo dei volumi riguardanti La Saga dei Belgariad, la sua opera più famosa. Viveva nel sud del Nevada con la moglie Leigh Schall Eddings, che è deceduta all’inizio del 2007, due anni dopo, David Eddings si spegne per cause naturali nella casa di Carson City, Nevada. Il Times lo ha catalogato come uno dei dieci migliori autori fantasy di sempre e La Saga dei Belgariad assieme a L’Epopea dei Mallorean è forse l’unica opera fantasy completa oltre a La Caduta di Malazan di Steven Erikson e Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien.

Fonti:

Il Segno della Profezia, Editrice Nord, Fantacollana, 1986 (Saggio Introduttivo di Alex Voglino)

La Regina della Magia, Editrice Nord, Fanatacollana, 1987 (Saggio Introduttivo di Alex Voglino)

La Valle Di Aldur, Editrice Nord, Fantacollana 1987 (Saggio Introduttivo di Alex Voglino)

Il Castello Incantato, Editrice Nord, Fantacollana 1988 (Saggio Introduttivo di Alex Voglino)

La Fine del Gioco, Editrice Nord, Fantacollana 1988 (Saggio Introduttivo di Alex Voglino)

Wikipedia (Ita)

Wikipedia (Eng)

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Gioia Riccardi

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che fi­nora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arreca­to troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. » H.P. Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu 1928.

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