I dettagli fondamentali

Siamo arrivati alla ventesima puntata di questa rubrica e, come tradizione, ogni cinque articoli ci prendiamo una pausa dai discorsi lunghi e impegnati. Oggi parliamo perciò dei dettagli sciocchi delle ambientazioni, quelli che sembrano del tutto superflui, ma come ci insegna Flaubert: “Dio è nel dettaglio”.
In effetti, però, a essere sinceri questo discorso non è affatto sciocco nell’ambito della scrittura, anzi è uno dei capisaldi dello stile.

Quanto il dettaglio sia importante in un romanzo, di qualsiasi genere esso sia, diventa evidente nel momento in cui ci accingiamo a scrivere. Il nostro protagonista ha appena conosciuto un nuovo personaggio, oppure è appena entrato in una nuova stanza, e noi siamo costretti a descrivere questo nuovo elemento in modo dettagliato e, al contempo, non troppo prolisso. Del resto, soprattutto se siamo nel vivo dell’azione, non possiamo spezzare il ritmo della narrazione con una lunghissima descrizione, altrimenti il lettore chiuderà annoiato il libro. È anche vero che in passato le lunghe descrizioni erano utilizzate comunemente da tutti gli scrittori, ma si parla di un passato in cui c’erano ben altre regole di scrittura e quegli autori che lo facevano potevano permetterselo. Quando potrete permettervi anche voi di dilungarvi, vorrà dire che sarete geni affermati.
In quanto invece siamo ancora tutti aspiranti “grandi autori” è bene mantenere la calma e cercare di arrivare al punto il prima possibile. Come fare?

Le difficoltà sono molte. Se arriva un nuovo personaggio siamo sospesi in un terribile dubbio: descriverlo troppo o descriverlo poco. Nel primo caso rischieremmo di dilungarci in modo eccessivo e riverseremmo sul lettore una montagna di parole che non ricorderà; nel secondo caso, al contrario, c’è il rischio di essere troppo imprecisi, di dare troppe poche informazioni e il nuovo personaggio apparirà soltanto come una silhouette che dice parole preconfezionate per far proseguire la trama.
Come risolvere il dilemma?
Per quel che ne so, l’unico modo per risolvere questo problema alla perfezione è essere realistici. Cosa significa essere realistici? Ebbene, nella realtà, quando vediamo una nuova persona ce la troviamo tutta e subito dinanzi agli occhi, ma non possiamo osservarla alla perfezione, né conoscerla già a menadito. Quello che invece facciamo è osservare soltanto alcuni dettagli che, per qualche ragione non sempre chiara, ci colpiscono. Questi dettagli, che aumentano costantemente nel corso del dialogo, vanno a determinare al contempo l’apparenza fisica di colui che abbiamo davanti e il suo carattere.
Quando si scrive e appare un nuovo personaggio, l’obiettivo che deve prefiggersi l’aspirante scrittore è ricreare proprio questa sensazione. Non può descrivere ogni particolare in modo minuzioso, né lasciare tutto indefinito, ma deve riuscire a mantenersi alla metà di questi due estremi. Occorre dare pochi dettagli, ma abbastanza particolari da determinare in un colpo solo la fisicità e il carattere della nuova figura.
Facciamo un po’ di esempi. È inutile dire che il locandiere ha un’altezza normale, poiché qualsiasi cosa sia “normale” non rimane impressa a nessuno. Ci ricordiamo forse di qualcuno perché è alto “normalmente”? Certo che no. Ci ricordiamo invece dei baffoni di qualcuno, o della sua altezza eccessiva, o viceversa di quanto sia basso, o del suo balbettio, oppure del modo fastidioso che ha di grattarsi i capelli sporchi.

Così come i personaggi vengono definiti in pochi dettagli, la medesima cosa occorre fare con i nuovi ambienti. Nella realtà non possiamo guardare tutto con un unico colpo d’occhio, bensì notiamo le caratteristiche più definite di un luogo.
Qui però sorge un problema che il giovane scrittore di fantasy deve superare: il desiderio di mostrare a ogni costo la propria fantasia.
In quanto egli ha concepito il proprio mondo sin nel più piccolo dettaglio, compreso il numero di mattonelle del bagno degli elfi, non vuole che questa mole di informazioni per cui ha speso ore preziose della propria vita rimangano tra gli appunti preparatori. Vuole invece riversarli nel romanzo perché i fantasy traboccano di descrizioni, e se può farlo Tolkien, perché non può farlo lui?
Risposta: perché lui non è Tolkien.
Niente annoia di più un lettore di un’interminabile descrizione paesaggistica. La trama non va avanti e sembrerà che i personaggi della storia siano degli esperti di arredamento, poiché in ogni momento staranno a guardarsi intorno, piuttosto che a pensare all’imminente fine del mondo.
Anche in tal caso perciò la soluzione è nel dare i dettagli fondamentali. La vostra ambientazione fantasy si dimostrerà davvero valida quando apparirà sotto gli occhi grazie a pochi elementi particolari.
Anche in questo caso gli esempi si aggirano intorno allo stesso concetto: è inutile stare a descrivere ciò che è “normale” in un luogo. In una cucina notare innanzitutto le pentole sul fuoco è una sciocchezza, poiché sono un elemento che chiunque si aspetterebbe da quella situazione. Ben diverso sarà notare se c’è molta pulizia o molto sporco, oppure se il cuoco è a petto nudo, o se si scorge un’enorme quantità di piume sul pavimento.

In conclusione, occorre comprendere che determinare la vostra ambientazione in ogni particolare è importante, ma poi è bene non dire tutto, ma far emergere soltanto ciò che è utile.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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