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La Guerra in arrivo

Manik era seccato. Nell’ultima settimana avevano ricevuto rapporti inquietanti da molte parti del mondo, non tutti con esito positivo.
A Berlino si erano fatti riveder i Draghi, ma a differenza delle altre volte, in questa c’era un particolare inquietante, una delle vittime era stata rapita e non dissanguata. Non avevano ritrovato il corpo, come delle altre, e l’agente sul posto diceva che dopo che l’aveva liberata aveva deciso di seguirla per rendersi conto, senza poter far nulla, che il Drago era tornato e l’aveva rapita nuovamente.
Molto insolito.
Normalmente, quando riuscivano a liberare una delle prede, per i Draghi perdeva importanza.
I suoi colleghi dovevano intervenire per ripulire la memoria della sfortunata da qualsiasi ricordo delle creature che l’avevano rapita e la consegnavano nelle mani dello psicologo che avrebbe tentato di rendere la sua vita qualcosa di diverso da un incubo.
Manik si ripromise di parlare con uno dei prigionieri nelle carceri della Setta, un Drago che avevano in custodia da ormai vent’anni.
Un altro rapporto comunicava che avevano perso le tracce della bambina con gli occhi a specchio.
L’ultima volta che era stata avvistata era a Londra e la donna che l’aveva accudita era stata ritrovata morta nel suo appartamento, dopo quattro giorni.
La vicina se ne era accorta per il puzzo.
Inoltre, avevano perso un altro civile. Un uomo di trentasei anni, con una malattia genetica particolare che rendeva il sangue molto appetibile per i vampiri. Era stato rapito da un capo famiglia, tale Gustav, ritrovato morto insieme con il figlio nel suo appartamento. Dalle scena che i suoi colleghi avevano dovuto ripulire, avevano capito che si era trattato di un attacco da parte di altri vampiri, ma a loro non era arrivato ancora nessun indizio di chi potesse essere. Mancava all’appello anche la figlia di Gustav, Ariette. Probabilmente entrambi erano stati resi schiavi da un vampiro più potente.
Manik sbattè il pugno chiuso sul tavolo.
“Maledizione!”
Ultimamente gli allarmi erano troppi, in tutto il mondo.
Se si voleva continuare a tener segreta alla gente normale, la verità si doveva agire in fretta. Ripulire le scene dei crimini, svuotare le menti dei testimoni e cercare di catturare le creature aggressive prima di altre morti. Il problema fondamentale era che, quando assegnava un incarico agli agenti, molto probabilmente si sarebbe protratto per mesi. Non era facile individuare e catturare le creature, a volte ci volevano appostamenti incessanti.
La notizia positiva era che potevano contare sull’aiuto di alcune di queste creature, che avevano scelto di aiutare gli umani piuttosto che usarli da spuntino o da punta spilli. La mente andò involontariamente a Neelam, una delle sue migliori allieve. Un giorno le avrebbe detto delle sue origini e l’avrebbe lasciata libera di scegliere, ma per ora, gli serviva sul campo, con la mente sgombra.
Era alla ricerca di un Vanara, probabilmente aggressivo, a Vienna.
Si alzò dalla scrivania e cominciò a camminare avanti e indietro per la stanza, come era suo solito fare in momenti come quello. Doveva reclutare altre persone, aumentare l’organico, ma non era facile. Pensò che il Drago messo alle strette avrebbe potuto collaborare, ma non ne era certo.
Fu distratto dai suoi pensieri dal bussare alla porta.
“Chi è?” chiese in tono non proprio gentile.
“Capo, una novità.”
“Entra Ravi”
Ravi era il suo secondo, più giovane di venticinque anni era la sua mano sul campo, lì dove sia per l’età che per i doveri, non poteva andare.
“Abbiamo catturato un Mutaforma, in Libia. E’ appena arrivato. Pare che voglia parlare con te.”
Manik corrugò la fronte.
“Con me? Come fa a conoscermi?”
“Questo è quello che mi stavo chiedendo. Ne siamo a conoscenza io e Thomas. Nessun’altro sa della richiesta.”
“Ottimo. Accompagnami da questo Mutaforma.”
Si avviò con Ravi verso le camere di detenzione mentre cercava di capire come poteva questa creatura, essere a conoscenza del suo nome e della sua appartenenza all’organizzazione. La sua identità era top secret essendo uno dei livelli più alti nella gerarchia, questa fuga di informazioni lo preoccupava.
Arrivando davanti alla porta della cella diede un’occhiata dall’apposita finestrella.
La stanza era un tre metri per tre, con all’interno, solo una branda. L’unica illuminazione era fornita dalle luci artificiali.
Seduta sulla branda c’era una donna minuta, in abiti formali. La testa era incorniciata da corti capelli ricci che arrivavano appena sotto l’orecchio, di un intenso color cioccolato. Sul naso portava dei deliziosi occhiali da vista. A vederla così non si sarebbe mai detto che non fosse umana. Cercò nella sua mente, ma non riuscì a trovare un solo ricordo collegato a quella donna.
Corrugando la fronte aprì la porta ed entrò, facendo cenno a Ravi di attenderlo fuori.
“Buongiorno” esordì
La donna si alzò intrecciando le mani di fronte a lei, sembrava nervosa.
“Buongiorno Direttore” rispose in tono formale.
Non possedeva inflessioni o accenti particolari, dava l’impressione di essere una segretaria di qualche magnate della finanza o importante politico.
“Come fa a conoscermi?” chiese tagliando corto.
“Vedo che non va per il sottile.” rispose con un sorriso molto dolce che non arrivava a illuminare gli occhi preoccupati.
“Abbiamo un amico in comune. Ed è in pericolo.”
Manik corrugò la fronte.
“Di cosa sta parlando?”
“Non qui, ci ascoltano.”
“Certo che ci ascoltano, e non ho nulla da temere. Mi dica di cosa sta parlando”
“Purtroppo abbiamo accertato che nella sua organizzazione c’è una talpa, quindi non le dirò nulla fino a quando non sarò sicura che saremo esclusivamente io e lei.”
Manik ci pensò su, alla fine non gli costava niente ascoltarla, inoltre sembrava innocua.
Sospirò.
“Mi dia qualche minuto.”
Uscì dalla stanza incrociando lo sguardo di Ravi.
“Voglio tutti fuori di qui, sgombrate la stanza di ascolto e spegnete il ricevitore. Se vengo a sapere che è rimasto qualcuno in ascolto mi assicurerò che non riveda il sole.”
Ravi lo guardò con cipiglio preoccupato, ma annuì andando ad eseguire gli ordini.
Manik rientrò nella stanza e guardò l’orologio, sapeva che ci sarebbero voluti cinque minuti prima che tutti si alzassero dalle postazioni.
“Nel frattempo che attendiamo, vuole dirmi il suo nome?”
La donna sorrise di nuovo, questa volta più rilassata.
“Il mio nome è Sandra Cormen, sono la Segretaria personale di Jack Fizt”
Manik annuì.
“Il noto magnate dell’acciaio, avevo immaginato qualcosa del genere. Quindi questa è la sua attuale forma, immagino che la cambierà spesso.”
Sandra fece di no con la testa.
“Mi dispiace che lei pensi questo, non sono un’approfittatrice, questo è il mio aspetto da sempre. Sono stata allevata dalla famiglia Cormen come una qualsiasi umana.”
Questo stupì non poco Manik. Controllò nuovamente l’orologio.
“Bene, nessuno sta più ascoltando.”
La donna lo guardò sospettosa, poi annuì lentamente.
“Sappia che se ci fosse una fuga di informazioni il suo caro amico morirebbe.”
“E’ una minaccia?” chiese Manik inclinando la testa.
“No, una constatazione. Io l’ho avvertita.”
“Non si preoccupi, sanno che guarderò il filmato per accertarmi che siano andati via realmente spegnendo il ricevitore di questa stanza.”
“Mi fiderò. Mi manda Cassius”
Manik sgranò gli occhi.
“Impossibile.”
“Mi ha detto che l’avrebbe detto.” fece un mezzo sorriso sarcastico, raddrizzò le spalle e puntò i suoi occhi nocciola in quelli di Manik.
“La donna dal ventre felpato ci è riconoscente” disse tutto d’un fiato.
Manik la guardò sorpreso.
“Potrebbe essere possibile dopotutto …. Vada avanti”
“Mi ha detto di comunicarle che la missione Event sta procedendo. Come le ho già detto prima, avete una talpa nel sistema. Sta inviando le informazioni delle vostre missioni.”
“Questo spiegherebbe alcuni fallimenti che abbiamo registrato”
Sandra annuì.
“C’è di peggio.”
Manik la guardò preoccupato.
“Le creature si stanno riunendo attorno ad un capo. Un folle, dice Cassius, che sta preparando qualcosa di grosso.”
“Cosa?”
“Non me lo ha detto. Mi ha solo detto di dirle Bomarzo”
Manik corrugò la fronte.
“E cosa dovrebbe significare?”
Sandra fece spallucce.
“Non ha detto altro. Io ho rischiato molto venendo qui. Sia la mia carriera che la mia vita. Ora vorrei tornare a casa.”
“A casa?”
“Certo! Cassius mi ha detto che mi avrebbe liberata.” disse lei stringendo i pugni e facendo un passo avanti.
“E per quale motivo dovrei rimettere una creatura in libertà?” la guardò inarcando un sopracciglio.
“Per esempio perché non sono pericolosa ….”
“Questo lo sta dicendo lei” Manik incrociò le braccia al petto.
“O forse perché sono il vostro unico collegamento con Cassius” rispose con cipiglio fiero.
“Quindi stiamo negoziando.”
Sandra annuì lentamente.
“La mia libertà in cambio della mia collaborazione.”
Manik le voltò le spalle e cominciò a misurare la stanza a grandi passi rimuginando sulle sue parole.
Indubbiamente avrebbe fatto comodo avere un mutaforma dalla loro parte e non aveva notizie di Cassius ormai da tre anni, lo immaginava morto da tempo.
Si fermò puntando gli occhi in quelli di lei.
“Perché lei dovrebbe lavorare contro la sua stessa specie?”
Sandra fece spallucce.
“Non ho contatti con nessuna creatura, solo umani. È questa la mia specie, come la chiama lei. Inoltre, devo molto a Cassius.”
Dopo averci pensato su per alcuni attimi si avvicinò nuovamente a lei.
“Va bene. Ma la terrò d’occhio.”
“Non parli con nessuno di tutto questo, oppure io e Cassius saremo morti entro i prossimi tre giorni.”
“Faccia sapere a Cassius che inizierò il protocollo di ripulitura, individuerò la talpa e la eliminerò.”
Tirò fuori dalla tasca un biglietto.
“Questo contatto è criptato ed è personale. Per qualsiasi cosa chiami direttamente me.”
Si avvicinò alla porta e la aprì.
“Prego, la accompagno all’uscita.” Le disse facendole segno di procedere davanti a lui.
Sandra titubò alcuni secondi prima di uscire dalla stanza e procedere per i vari corridoi.
Manik le mise una mano sul gomito indirizzandola verso varie porte e scale. Aveva deciso di percorrere una via sicura dove non avrebbero incontrato nessuno. Giunti fuori dalla struttura, in un vicolo abbastanza malandato in cui nessuno si sarebbe immaginato ci fosse l’ingresso di una struttura organizzativa tanto all’avanguardia e tanto speciale, si allontanò di una paio di passi da lei.
“Spero di aver fatto la scelta giusta.”
Sandra lo osservò attentamente, quasi lo stesse studiando.
“Lo spero anche io. Buona fortuna Direttore, l’attendono tempi difficili.”
“Niente di nuovo sotto questo cielo” rispose con un ghigno.
La osservò allontanarsi e salire su un taxi prima di rientrare.
L’unico pensiero che gli ronzava in testa era che quello stronzo era ancora vivo, e ringraziando il cielo, ancora pronto a salvargli il culo. Avrebbe smosso mari e monti per aiutarlo nel suo delicato incarico.
Una guerra si profilava all’orizzonte, una di quelle spietate, una di quelle che avrebbe preso alla sprovvista il novantanove per cento degli esseri umani.

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Gli Occhi del Diavolo - Parte II
La Preda
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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2 Comments

  1. avatar patty ha detto:

    Bellissimo…..

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