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Gli Dei sono tra noi (in città)

Gli Dei esistono. C’è poco da fare. Al pari degli Angeli, dei Demoni, dei djinn, dei licantropi e delle strigi. E chi cammina per Milano, Londra o Amsterdam (per restare in Europa, ma potremmo espanderci anche al continente americano) lo sa bene. Certo, non sono più i vecchi Dei barbuti che siedono sui loro troni e si fanno onorare e venerare da una processione di postulanti, si sono adattati al cambiamento delle società, all’evoluzione dell’uomo che li ha generati e venerati, ma resistono. Sono gli Dei della Terra.

Arioch (il demone Principe Leone) li definisce “Elohim. Stelle cadute” e anche “Intelligenze ordinatrici antichissime. Incatenate in Terra per legge di affinità”. La loro origine è complessa e ignota ai più, ma l’Uomo in Verde (in Godbreaker) ci dà qualche informazione, spiegando che la loro nascita avviene per invocazione (da parte degli uomini) e imitazione:

“Una persona che sapeva quel che stava facendo ha indossato le sembianze di un dio, sia nel corpo che nella propria mente: un’apoteosi simbolica. E per qualche istante il dio ha risposto, è stato trascinato giù dal cielo, ha abitato nella carne del suo imitatore, gli ha prestato il suo potere”.

Un rito questo che riprende i riti sciamanici, quelli degli istrioni grechi e dei berseker e può avvenire anche inconsapevolmente, purché si creda con forza nella propria imitazione, mettendoci cuore e volontà, come fanno gli attori. E quando l’imitazione funziona troppo bene, la somiglianza tra il dio e il mortale è tanto forte che i due si toccano e non riescono più a districarsi.

“L’archetipo diventa l’uomo, e l’uomo dissolve l’archetipo. Quel che emerge è qualcosa di nuovo, che non è né il dio che era in precedenza né il mortale che lo ha evocato ma un terzo essere, divino e terreno, nato dall’unione dei due. Un dio della Terra”.

Ce ne sono tanti, più o meno amichevoli (von Hackelberg, ad esempio, è un gran bastardone), ma i più famosi (o famigerati) in Europa di questi tempi (forse perché si sono lasciati alle spalle un bel tafferuglio!) sono Liàthan, Naire e Siaghal.

Liàthan vive a Londra, dove ha un bell’attico a Camden Town. In giro da tanto tempo (troppo), è annoiato dalla vita, per cui organizza festini periodici, ubriacandosi, facendosi di sostanze allucinogene e divertendosi con tutte le ragazze che trova, incurante dei propri averi (è molto ricco, Naire lo sa bene, poiché amministra la sua contabilità) e dei propri “doveri”, anche familiari.

È nato in qualche punto dell’Europa continentale nel secondo o nel terzo millennio avanti Cristo, il che lo rende uno dei pochi dei in circolazione dal Neolitico. Da mortale doveva essere un guerriero vagabondo, perché l’abitudine di impicciarsi nelle guerre altrui se l’è portata dietro nei secoli. Dentro di lui vive una Potenza del cielo, uno di quegli dei di vento e tempesta che divennero comuni in Occidente dopo l’arrivo degli indoeuropei”. È possibile che conti “gente come Zeus, Perun e Thor nella sua famiglia divina”.

Gli uomini non lo conoscono ma gli Dei sì e ne hanno timore, e a volte anche disprezzo. “È una leggenda vivente. Ha partecipato a tutte le guerre del mito, da un capo all’altro dell’Eurasia, e a chissà quante altre che la storia ha dimenticato. Ha ucciso più gente lui che una catastrofe naturale: dei, semidei, mortali, giganti, mostri.”

Liàthan - Lande Incantate

Liàthan, illustrato da Fabio Babich

Ma nonostante tutto questo combattere, tutto questo uccidere e flagellare, “ha visto tutto e non ha imparato niente. Ha avuto popoli interi ai suoi piedi, nazioni da comandare, epopee da scrivere nella storia della Terra, e le ha date via per un’anfora di vino e un paio di tette. Non ricorda il passato, non immagina il futuro, non pensa mai più dello stretto indispensabile. È rozzo, sbruffone, impaziente, volgare, usa gli esseri umani come noccioline e li getta via allo stesso modo, soprattutto le donne”.

Proprio per aver combattuto, e resistito tanto, ha stipulato numerosi Patti, in grado di dargli potere sull’aria e su altre forze sottili. Anche Patti poco noti agli altri dei. I Patti sono, come dice la parola stessa, degli accordi tra gli Dei e alcune forze o elementi della natura, come la pietra, il vento, anche l’acqua (sebbene questi ultimi siano rari) che stabiliscono un rapporto di mutua non belligeranza, ossia il Dio si impegna a non ferire, danneggiare o distruggere quell’elemento e in cambio ne riceve protezione. I Patti sono molto utili, ad esempio quello con il piombo impedisce di essere uccisi dalle pallottole, quello con la pietra permette di muovere e smuovere ammassi di pietra o costruzioni. Solitamente vengono formulati in molto semplice, con espressioni del tipo: “ti propongo un Patto di amicizia tra noi, giurato al cospetto del Fato. Da ora in avanti io non ti ferirò più, non lavorerò la tua carne né con le mani né con strumento alcuno, e in cambio tu non mi farai del male”.

Un Patto può avere tanti termini, ma è meglio che siano chiari e semplici, senza clausole, tutti li preferiscono. Infine, il Patto viene giurato al cospetto del Fato e, nel caso venga violato, le conseguenze possono essere terribili. Lo sa bene Liàthan che, inconsapevolmente, si trova a violare il Patto con l’Architetto, ritrovandosi sbattuto fuori dalla Città.

Per fortuna, pur con il caratteraccio che si ritrova, Liàthan ha qualche amico. Due, in verità.
Siaghal e Naire.

Naire - Lande Incantate

Naire, disegnato da Sara Kenstep Martini

Naire, un uomo alto e pallido, di bellezza gelida, ha lunghissimi capelli nero corvini, ed è detto l’Annegatore. Il suo potere gli permette di controllare l’acqua, sollevandola in gigantesche ondate, respirando sott’acqua e creando delle bolle in cui anche gli amici possano respirare. I suoi occhi indagatori gli permettono di scavare dentro l’animo degli altri. È razionale, a volte freddo, ma pronto a lottare per i propri amici. Non ama le feste, non si ubriaca (a differenza di Liàthan). Una particolarità dei suoi poteri è che gli permettono di spostarsi attraverso l’Abisso, l’Ombra della Terra, entrando e uscendo dal buio, un modo molto pericoloso per viaggiare.

Quando Naire attacca, i capelli gli si sollevano a corona, catturati da una corrente invisibile, e l’aria si riempie di una densità tanto fredda da gelare il sangue. Acque che l’occhio non può vedere si riversano fuori dal nulla, invadendo lo spazio, stringendo, riempiendo e soffocando.

Siaghal - Lande Incantate

Siaghal, disegnato da Fabio Babich

Siaghal, al contrario, è un uomo alto, molto alto, come un gigante, entra difficilmente nelle case col soffitto basso. Le sue braccia sono grosse come piloni, la sua forza è devastante e sulla sua testa spunta un cespuglio immenso di capelli biondi. E non è solo grosso, anche molto veloce. Di carattere rozzo e un po’ brontolone, ha avuto un’infanzia difficile, la madre (figlia di un mandriano) uccisa dopo essere stata violentata, il padre che chiedeva tributi in vite umane ai villaggi per non essere distrutti, un odio verso di lui che lo ha spinto a ucciderlo da grande. Dietro una maschera burbera e attaccabrighe nasconde lealtà ai propri amici. Forse proprio perché sono immortali, gli Dei tendono spesso a sentirsi un po’ soli per cui si attaccano con cipiglio, e una certa passione che tracima nell’affetto, ai pochi rapporti interpersonali che riescono a imbastire e a far durare.

“Siaghal non poteva essere ubriaco. Una volta, nel Seicento, Liàthan lo aveva visto bere per scommessa un barile di birra da cinquanta galloni fino all’ultima goccia, sotto gli occhi inorriditi ed estasiati dei mortali. Si era fermato una sola volta, quando, vicino alla metà, era caduto per terra. Poi, ingoiato l’ultimo sorso, si era rialzato, si era pulito la bocca sulla manica e aveva stretto tra le mani, fino a spaccarlo come un uovo, il cranio dell’unico tra gli astanti che aveva riso vedendolo cadere.”

Se sentite strani rumori di lotta, nel giardino del Castello Sforzesco a Milano o a Camden Town o nelle fogne di Londra, non stupitevi. Sono Liàthan, Siaghal e Naire che si divertono!

Restando a Milano, ma addentrandovi in un luogo ben preciso, il Cimitero Monumentale (dove riposano, tra gli altri, le Strigi), troverete un’altra Divinità, femminile, nota semplicemente come “la Dea”. Di lei e delle sue origini parla Aislinn sul suo blog.

È una Divinità antica, molto potente quanto enigmatica, nota anche come la Signora. È antica, esiste dalle origini dei tempi, ha assistito a ogni nascita e a ogni fine. È la Madre e la Morte, Atena per i Greci, Morrigan per i Celti, Ecate e Lilith, Ishtar e Freya, Kalì e Amaterasu, Iside e Sekhmet. Lei è tutte e nessuna, in ogni luogo e in ogni tempo, sotto ogni maschera e in ogni preghiera. “Sono ciò che sta oltre il Velo, oltre ogni aspetto che l’uomo abbia inventato per darmi una forma e sentire la mia voce”.

Tilda Swinton - Lande Incantate

Nell’immaginazione dell’autrice, il volto della Dea è quello della meravigliosa Tilda Swinton.

Ha il potere di riportare in vita i morti, anche gli Angeli morti (e infatti riporta in vita Haniel, Rafael e Hesediel), e riesce ad agire anche da considerevole distanza, influenzando eventi in città diverse (a Roma, ad esempio, da Milano). Vive nel Cimitero Monumentale, circondata da una corte di adoratori delle forze primigenie della natura. Quando riceve gli ospiti (e di rado lo fa) siede sul tronco di un albero morto, in mezzo al bosco che sorge attorno a lei. A volte si presenta come una donna nuda, con i capelli che diventano foglie, gambe che sono arbusti, mani artigliate, occhi neri (del tutto neri!) e brillanti, il sorriso di un gatto e i tratti sottili. Sulla fronte spicca una luna argentea. Altre volte indossa una veste nera, sfoderando sottili e bianchi denti, simili a schegge d’acciaio, e non è il caso di farla indispettire.

Possiede grandi poteri mentali, con cui può entrare nella mente delle persone, parlando direttamente con loro, rovistando tra i loro ricordi e mostrando immagini a suo piacimento.

“Io esisto. Da me nasce ogni cosa. Ogni cosa sono io. Il Dio Maschio è nato da voi uomini, dalle vostre paure. E ha creato gli angeli a vostra immagine, ma come puri spiriti, per migliorarli. Pensava di amministrare la giustizia per le persone, senza vivere ciò che esse sono. Poi il Dio è morto. Esaurito. Ma i suoi angeli sono rimasti, convinti di dover continuare la sua opera. Hanno combattuto contro la mia corte per secoli. Ora non osano perché non sono abbastanza forti per me.”

Nell’eterno scontro tra ordine e caos, la Dea difende il caos, il susseguirsi di vita e morte, di nascite e battaglie, quale ne sia l’esito. Lei comunque rimarrà. La Dea è movimento, è imperfezione, è cambiamento, si oppone alla fissità. Vuole che tutto si mescoli, vuole risate e lacrime, “non preghiere e aria” bensì “carne e sangue. Terra e fango”.

Non tutti gli Dei, però, sono ostili agli esseri umani, ci sono anche quelli (pochi, in verità) come Pentar, che amano stare tra gli uomini, curiosare tra loro, viverci assieme e conoscerli. E, per loro, Pentar è disposto a combattere, a rischiare anche di morire, a opporsi ai propri simili.

Pentar è una Divinità atipica che vive in una città metropolitana e si trova a indagare sulla morte di un ragazzo dell’università, schierandosi, nel conflitto che si va scatenando, dalla parte del genere umano. I suoi poteri sono vasti, quasi infiniti, riesce a leggere nella mente delle persone (anche di più persone allo stesso momento) e assumere il loro aspetto. Come? Semplice, creandone uno! Per farlo, prima fa una “scansione” del soggetto che vuole riprodurre, lo studia, per comprenderne il funzionamento anatomico e fisico, poi espande la propria mente abbracciando l’intero spazio che lo circonda e generando un campo elettromagnetico, richiamando una miriade di elettroni dallo spazio attorno che vanno a convogliarsi nella figura che lui ha deciso di creare, riproducendo così l’immagine della persona presa a modello. Una stampa in 3D, in pratica! In questo modo gli Dei possono interagire con i mortali, sebbene esista un Patto (voluto da Ayos, una potente divinità che sta più in alto di Pentar) che impedisca tale interazione, poiché alla base vi è l’assunto che i mortali debbano fare da soli, senza più ingerenze (positive o negative) da parte degli Dei.

“L’uomo non doveva più incontrare gli Dei. Chi avesse aderito al Patto si sarebbe dovuto impegnare a non mostrare mai all’umanità nulla di ciò che per essa sarebbe risultato incomprensibile e giudicato sovrannaturale. Da allora il Patto regola la società divina come una sorta di legge comune”.

Ma non tutti lo rispettano, c’è chi, proprio come Pentar, non l’ha mai sopportato, preferendo fare “di testa sua” (se mai Pentar possa avere una testa!).

Pentar - Lande Incantate

Pentar, romanzo d’esordio di Luca Tarenzi, nel lontano 2006.

Un’ultima divinità cittadina, anzi forse la più urbana di tutte, è l’Architetto, che più che un Dio adorato come gli altri è un’entità, un essere unico e potentissimo, un Signore del Mondo. È molto riservato e infatti stipulare patti con lui è molto difficile (per quanto sia Liàthan che suo figlio Edwin ne abbiano uno) ed è giudice severo nel condannare chiunque li infranga. Egli rappresenta lo spirito della Città, dell’agglomerato urbano fin dalla sua creazione. Ha avuto origine nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente, in quelle terre d’Egitto e Mesopotamia dove sono nati i primi insediamenti umani, e da allora si espanso in tutte le città, passando per Creta, la Grecia, Roma, fino alle metropoli moderne.

Il suo regno è, di fatto, una Città, su cui opera un controllo totale, infatti non esiste niente che vi accada senza che lui lo sappia. Tiene d’occhio i pochi viaggiatori che la attraversano tramite cartelloni pubblicitari, statue di gargoyle o cartelli stradali e può rimodellare la Città a modo suo. Chi ha un Patto con l’Architetto, oltre a incorrere in un grande privilegio, ha la possibilità di spostarsi tra le città del mondo (da Londra a Milano o ad Amsterdam, ad esempio) semplicemente passando per la Città. Una specie di comodo spostamento dimensionale, senza bisogno di timbrare il biglietto.

Vi sono poi altri Dei, in altre città, ad esempio Marte Ultore riposa nelle catacombe di Parigi (“I segreti di Nicholas Flamel l’immortale”), altre invece si sono spostate in America, ad esempio Odino e Loki, ma anche Thot, Bastet e Anubi, per non parlare di Zeus, Atena e degli Dei dell’Olimpo che hanno spostato la loro residenza sopra l’Empire State Building. Di loro, e del loro “trasferimento” oltreoceano, ci parlano Neil Gaiman in “American Gods” e Rick Riordan nella saga “Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo”, ma la nostra analisi si concentra sulle città italiane e europee.

Bibliografia:
Pentar, Luca Tarenzi, Alacran Edizioni, 2006.
Godbreaker, Luca Tarenzi, Salani Editore, 2013.
Angelize, Aislinn, Fabbri Editori, 2013.
Angelize II – Lucifer, Aislinn, Fabbri Editori, 2014.

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Luoghi fantastici di Milano
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