In fuga

La corsa cominciò malissimo, per poco non cadde a terra trascinandosi dietro Michele.
Dalla paura le gambe le erano venute meno ed era inciampata. L’uomo l’aveva sorretta e trascinata come se fosse fatta di zucchero a velo, senza il minimo sforzo.
Valentina immaginò che sarebbe riuscito a correre anche con lei sulle spalle a fargli da sacco di patate.
Fortunatamente quando successe erano ancora nel cerchio, quindi, di fatto, non rischiò nulla.
La sensazione di gelo arrivò appena mise piede fuori dalla zona sicura, la riconobbe subito quindi indirizzò il fascio di luce lì dove si era avvinghiata l’ombra, sul suo polpaccio destro.
La creatura emise un verso orribile, da far accapponare la pelle, prima di ritirarsi.
Michele la trascinò nel buio e lei ebbe la bizzarra sensazione che ci vedesse benissimo senza la minima illuminazione.
Avevano lasciato la torcia fatta in casa nel cerchio, non sarebbe durata molto nella corsa, e per un attimo si voltò a guardare quella luminosità che scompariva alle sue spalle come ad una scialuppa che si allontana irrimediabilmente nel mare burrascoso. Questi pensieri durarono pochi secondi, perché poi fu troppo presa dall’usare il telefonino come un raggio laser per impedire a quei mostri di avvicinarsi troppo. Si immaginò come una jedi in star wars, che colpiva i suoi nemici con la spada luminosa.
Cosa che non le riuscì sempre alla perfezione.
Fitte di gelo con dolore straziante erano un orrendo monito della sua incapacità di tenerle a bada. D’altronde, riuscire a vedere in anticipo un’ombra in una grotta buia, mentre si corre a perdifiato non è esattamente una cosa da dilettanti, e onestamente, se questo era l’allenamento, non aveva nessuna intenzione di diventare una professionista.
Corsero a perdifiato, con l’uomo che la faceva svoltare alla cieca.
Non sempre riusciva a seguirlo fluidamente, volendo essere onesti, non le riuscì neanche una volta e al dolore del contatto con i mostri si sommava quello dovuto al suo sbattere a destra e sinistra contro la roccia nuda.
Più volte si chiese perché non abbandonare quella follia e lasciarsi andare, ma il pensiero di trascinare con se anche il signor Ambrosi era intollerabile.
Doveva aiutarlo a tornare in superficie, doveva impedire a quelle cose di toccarlo o fargli del male. D’altronde era una sua responsabilità, lo aveva trascinato lei in quel buco.
D’un tratto successe, ciò che aveva temuto sin dall’inizio.
Inciampò e cadde.
L’uomo dovette fermarsi per evitare di doverla trascinare per terra e le ombre furono velocissime. Le si avvinghiarono attorno soffocandola. La sensazione di profanazione e terrore fu così soverchiante che non riuscì neanche a gridare.
Le voci irruppero nella sua mente come un fiume in piena che rompe una diga, erano talmente tante da confonderla a tal punto da non comprendere quali pensieri fossero i suoi e quali no.
Avevano fame, fame delle sue emozioni, della sua vitalità, di lei.
Avvertiva chiaramente la sua energia vitale che veniva prosciugata e, contrariamente a quanto successo le altre volte, stava avvenendo ad una velocità infinitamente maggiore.
Si rese conto che se fosse rimasta in quello stato ancora per qualche minuto sarebbe morta, e lei non voleva morire.
Non lì.
Non in mano loro.
Chiuse gli occhi e cominciò a pregare.
“Aiutatemi vi prego” disse con un filo di voce, riferendosi ai suoi amati angeli.
Una luce abbagliante invase il cunicolo e i mostri si allontanarono urlando frenetici.
Le voci si spensero tutte insieme, lasciandola sola con i suoi pensieri di morte e vita. Per un attimo la solitudine di cui si era circondata durante tutta la sua esistenza le sembrò sbagliata. Ma non ebbe il tempo di approfondire quel pensiero, così come tutti gli altri che le si accavallavano nella mente. Si rese conto che qualcuno la sollevava e dopo poco si ritrovò in piedi, nel cunicolo rischiarato solo dalla luce del suo telefonino.
“Ce la fai?” chiese Michele.
Lei annuì poco convinta, mentre il suo cervello galoppava freneticamente alla ricerca di una spiegazione. I mostri erano rannicchiati lontani da loro, certo non sarebbe durato molto, ma di cosa avevano paura?
L’uomo non aspettò neanche il tempo di un respiro prima di ricominciare la sua fuga verso la salvezza, trascinandosela dietro.
Il suo senso dell’orientamento non era male, ma tutto quel correre nell’oscurità le aveva fatto perdere completamente ogni pallida idea sulla direzione in cui si stavano dirigendo così come del tempo. Il fascio di luce saettava da una parte all’altra, colpendo quelle cose che si ritiravano gridando, ma erano ovunque.
Così, quando si ritrovò a respirare l’aria pregna di Primavera, proprio non riuscì a capire dove fossero finiti. L’oscurità cessò di colpo, ed il sole l’avvolse, caldo come una coperta.
Michele si fermò e lei gli andò a sbattere contro.
“Ma che…”
“Siamo in salvo” disse quasi senza fiatone.
Valentina l’odiò per un attimo, lei sembrava un mantice. Era madida di sudore, con i polmoni che stentavano a fornirle aria sufficiente, le gambe le tremavano come foglie nel vento autunnale, così come i suoi denti. Non era solo fatica, era il terrore che ancora aleggiava in lei e stentava a lasciare la presa nonostante il calore del giorno. Le faceva male ogni singola parte del corpo.
“Puoi lasciarla” disse lui.
Dapprima la donna non capì, poi si rese conto che gli stava stritolando la mano e possibilmente lo aveva fatto per tutto il tempo.
“Sc…scusa” disse balbettando per il tremolio dei denti, mentre mollava la presa.
Michele la scrutò attentamente prima di avvolgerle un braccio intorno alle spalle.
“Tranquilla, è tutto finito. Non fare così.”
Quel gesto inatteso e confortante ruppe la fragile barriera che le stava impedendo di crollare completamente. Si accasciò a terra e cominciò a singhiozzare, senza vergogna.
L’uomo le si accovacciò accanto e la lasciò piangere senza dire nulla, le accarezzava la schiena come faceva sua madre quando, da bambina, si svegliava in preda a degli orrendi incubi.

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Circoli magici
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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