L’Esorcismo

“Agrimonia, iperico, vischio, basilico, assenzio e fitolacca. Hai messo tutto nel mortaio?” chiese Stefania.
“Si, tutto messo e polverizzato.” annuì la donna
“Qui dice di accendere le candele che devono essere una bianca, una gialla ed una viola.” Spostò lo sguardo dal libro che stava leggendo alla sua amica.
“Candele prese e sistemate. Ho anche inciso sopra una runa di protezione.” disse Valentina controllando il tavolo che avevano deciso fosse il loro altare.
Al centro spiccava un bel candelabro a tre braccia su cui aveva sistemato le candele colorate, alla sua sinistra c’era una ciotola piena d’acqua all’interno della quale avevano fissato preventivamente una candela nera, che ne usciva solo di un paio di centimetri, mentre alla destra l’incensiere con un carboncino incandescente pronto all’uso.
“Ora devo chiudere il cerchio e iniziare il rituale. E’ meglio che tu stia all’interno con me, così sarai protetta.” disse Valentina con lo sguardo offuscato dalla preoccupazione.
“Non temere, mi metto qui buona buona e canto come abbiamo stabilito.” Le rispose l’amica sorridendo.
Valentina ricambiò il sorriso in maniera titubante, era preoccupata per la sua incolumità e per la riuscita del rituale.
Non era la prima volta che si cimentava in queste cose, ma normalmente avevano intenti più tranquilli, propiziarsi la fortuna per un esame quando frequentava l’Università, o chiedere assistenza agli elementi per un buon raccolto.
Inspirò profondamente concentrandosi.
Aveva già purificato la stanza bruciando del rosmarino e della salvia, non c’era altro da attendere.
Cominciò a camminare in senso orario intorno al tavolo intonando una nenia. Vide Stefania posizionarsi dove avevano stabilito, in modo da non esserle di intralcio, ovvero nel luogo che era stato deciso fosse la parte anteriore dell’altare. Sarebbe stata alla sua sinistra, una volta preso posizione. Avevano anche spostato tutte le sedie.
“Il Cerchio magico io invoco, al suo interno ci sarà solo gioia ed amore e saremo protette da ogni perturbazione.” iniziò sussurrando.
Lo fece per tre volte, poi si mise davanti all’altare.
Avvertì subito nell’aria qualcosa cambiare, mentre visualizzava un muro di luce che le accerchiava. Quando guardò verso l’amica si accorse che aveva le sopracciglia aggrottate e stava guardando verso un punto della stanza che, nonostante avessero lasciato le luci accese, rimaneva al buio. Valentina capì che il loro nemico era lì e che aspettava un suo passo falso. Inspirò profondamente l’odore di salvia e rosmarino che ancora aleggiava nell’aria e accese le candele dicendo
“Invoco la protezione di acqua aria terra e fuoco e che le divinità mi siano propizie.”
Avvertì la solita sensazione di sollievo e pace che avveniva ogni volta che eseguiva questa parte del rituale, come se qualcuno le mettesse una calda coperta di lana sulle spalle in una notte fredda.
Accese la candela nera
“Io invoco la presenza del fuoco” disse con voce ferma.
L’aria intorno a lei si fece sensibilmente più calda.
Prese un pizzico di erbe che aveva macinato e le mise sul carboncino, all’istante si diffuse il profumo delle essenze, mentre il fumo avvolgeva le due donne.
“e chiedo al Dio Marte la sua arte” disse mettendo un altro pizzico sul carboncino.
Una forza nuova le penetrò nelle ossa, si sentì rinvigorita e si schiarì la voce continuando con più veemenza.
“e voi erbe qui bruciate, che la vostra parte facciate” altro pizzico.
“Invoco i vostri poteri, affinché i giorni non siano più neri. Allontanate questa maledizione e da queste negatività ci sia guarigione. Da voi voglio protezione da questa perturbazione.”
Nel momento stesso che disse l’ultima parola entrambe le donne fecero un salto dallo spavento, mentre l’ombra ora visibile si lanciava verso di loro.
Ci fu un’esplosione di luce quando la creatura si schiantò contro la barriera del cerchio magico che le proteggeva. Valentina vide l’amica impallidire e tentare di fare un passo indietro, ma il limite di sicurezza era troppo vicino.
“Non uscire dal cerchio per nessuna ragione!” disse Valentina afferrando la mano di Stefania e costringendola a tornare al suo posto “continuiamo! Se spezzi il cerchio uscendo quella cosa ci ucciderà!”
L’amica annuì, mentre la guardava con gli occhi sgranati.
Valentina mise un altro pizzico di erbe sul carboncino e vide con orrore l’ombra che si contorceva.
“Queste erbe in mio aiuto ho chiamato, così che l’influsso negativo sia spezzato. Per sempre allontanato dalla nostra vita, appena questa preghiera sarà finita.” la voce le tremava, ma la sua risolutezza era incrollabile. Avrebbe eliminato quella cosa che le minacciava.
Prese quanto restava delle erbe polverizzate e le mise sul carboncino facendo un cenno di assenso a Stefania che cominciò a cantare.
“Tre volte dal cerchio confinato, il male nella terra è affondato” dapprima con voce tremante e poi sempre con maggiore vigore quando si accorse che ad ogni sua frase l’ombra affondava sempre di più nella terra.
La creatura, che mentre sprofondava si contorceva, emise un urlo straziante che costrinse le due donne a piegarsi in due coprendosi le orecchie con le mani e rintanandosi sotto il tavolo. Rimasero in quella posizione per qualche minuto. Quando Valentina si accorse dell’assoluto silenzio, decise di alzarsi a controllare.
Dell’ombra nessuna traccia.
Aiutò l’amica ad alzarsi, si abbracciarono stringendosi forte.
“Devo concludere” disse
Stefania la lasciò andare annuendo e si disposero nuovamente ai loro posti.
“Acqua aria terra e fuoco, vi ringrazio per avermi ascoltato ed aiutato, siete congedati” disse spegnendo tutte le candele tranne quella nera, sapeva che doveva lasciarla consumare finché la fiamma non si sarebbe spenta nell’acqua.
“Divinità vi ringrazio per avermi ascoltato ed aiutato, proteggeteci”
Cominciò a camminare in senso antiorario sussurrando
“Apro il cerchio che mi ha dato protezione, che possa richiuderlo sempre con cognizione.”
All’istante, la sensazione di pace e sicurezza scemò, lasciando le due donne a guardarsi.
“Ti chiedo scusa per tutti questi anni in cui ti ho presa in giro” disse Stefania con le lacrime agli occhi.
“Scuse accettate. Ora puoi chiamarmi Samantha!” disse Valentina con una luce birichina nello sguardo e sorridendole soddisfatta.
Scoppiarono a ridere entrambe mentre si lasciavano cadere sul divano. Dalla finestra videro l’alba fare capolino attraverso le fronde degli alberi.
“Con te non ci si annoia mai.” disse Stefania chiudendo gli occhi esausta.
Valentina annuì, con la stanchezza che abbracciava anche lei portandola verso il mondo di Morfeo, mentre la sensazione che non era tutto finito si faceva perniciosa.

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L'Ombra e la Luce
Vivere in un incubo
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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