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Dieci consigli per non diventare “scrittorucoli”

Essendo ormai entrati nel vivo delle spiegazioni, posso finalmente parlarvi di elementi della scrittura che quando eravamo concentrati sull’ambientazione sarebbe stato prematuro affrontare. Alcuni sono consigli tecnici che è bene seguire quando si è alle prime armi, altri invece sono quelle sciocchezze da principiante indice sempre di scarsa attitudine alla scrittura o, più probabilmente, di manie di protagonismo.

1 – Qualsiasi filo narrativo deve essere chiuso al termine dell’opera. Lasciare in sospeso qualche elemento è indice di scarsa attenzione, e non dovete pensare che il lettore potrebbe non accorgersi delle imperfezioni. Partite dal presupposto che il vostro lettore sia perfetto: si accorgerà di tutte le incongruenze e le mancanze. In questo modo vi avvicinerete molto a un ideale punto di perfezione narrativa.
Se invece al termine della vostra storia vi accorgete che non avete spiegato perché il cane Fuffi del protagonista è scomparso 3200 pagine fa, non chiudete gli occhi, non alzate le spalle e non ditevi che non ha più importanza: avete creato un mistero e il lettore attento lo ricorderà. Dovete risolvere anche la sciocchezza più ridicola.

2 – Non partite per la tangente. Non fate fermare la storia in una stazione minore soltanto perché trovate quella sosta molto carina. Ci si ferma soltanto per ragioni di trama, altrimenti si tira dritto. Tutte le parti scritte soltanto “per bellezza” vanno cancellate.

3 – Non sottovalutate le critiche, anche aspre. Possono disturbare, ma nascondono sempre un fondo di verità. E non fate leggere quello che scrivete soltanto alla vostra mamma o alla/al fidanzata/o: loro non vi criticano (a meno che non lavorano in una casa editrice).

4 – A volte una critica, più ci da’ fastidio, più è giusta (si parla ovviamente di critiche al testo, quindi date ascolto a chi dice: “la storia è noiosa”, ma non a chi dice: “l’autore è stupido”.)

5 – Non ascoltate chi dice: “per scrivere bene occorrono penna, calamaio e inchiostro del 1730, altrimenti non si può comporre poesia sulla pagina bianca”.
L’importante è il contenuto del foglio (virtuale o reale), non il mezzo usato per scrivere.

6 – Non perdete la pazienza. La pazienza nella scrittura è tutto. Non ditevi: “scrivo adesso questa storia, ma se non riesco a diventare uno scrittore vero con essa, allora lascerò perdere.” Se la pensate in questo modo, lasciate perdere subito. Quando avrete scritto già tre o quattro romanzi brutti, vi accorgerete che l’ultimo (pur essendo brutto) è molto meglio del penultimo, e che il penultimo (pur essendo bruttissimo) è molto meglio del terzultimo, e che il quartultimo era proprio illeggibile.
Continuando così, tra dieci anni avrete scritto finalmente una cosa buona. E forse occorreranno più di dieci anni. Forse tutta la vita.

7 – Non vi fidate di chi dice che i grandi scrittori hanno dei trucchi incredibili per scrivere storie perfette. Le storie le si impara a costruire con pazienza e attenzione, non con i trucchetti da quattro soldi.

8 – “Sto facendo editing. Ho dato il mio testo ai beta reader. Ho scaricato un programma migliore di word, che permette una formattazione più gradevole e un’interlinea funzionale per l’occhio. Uso il metodo di scrittura carver-tolkien-stendhal-hemingway perché è il migliore.”
Parlare come degli esperti ingegneri non farà di voi degli scrittori. Scrivere tanto e stare in silenzio farà di voi degli scrittori. (Sì, questa la dovevo dire per forza.)

9 – Non andate dicendo in giro che “state scrivendo un libro”. Dite piuttosto che vi piace scrivere, o che vi piacerebbe scrivere un libro, o che desiderate trovare il tempo per farlo (mentre in realtà scrivete tutti i giorni). Insomma, fate apparire molto meno di ciò che fate realmente.
Se invece vi definite “scrittori” appena avete pubblicato su facebook la foto di una penna vicino a un taccuino con scritte le prime righe del vostro “capolavoro”, oppure la foto della macchina da scrivere (che non usate) con vicina una tazza di caffè (vedi esempio nell’immagine in evidenza), allora non soltanto risulterete presuntuosi, ma vi convincerete da soli che il più è già stato fatto. Niente di più falso: scrivere le prime righe, anche bene, è facile; concludere è difficilissimo.

10 – La trama complessa non vi salverà da una scrittura bruttina. Un libro con una storia complicata, ma scritto male, è un libro brutto. Un libro con una storia semplice, ma scritto bene, è un buon libro.

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"Show don't tell" alla fine cosa vuol dire?
Tutti gli scrittori sono copioni
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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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1 Comment

  1. avatar Andrew Next ha detto:

    9 …ma quando finalmente pubblicate deve saperlo anche la fruttivendola del mercatino rionale. Perché? Perché mangiamo uova di gallina anziché d’oca che sono più buone, grosse e nutrienti? Perché l’oca quando fa l’uovo sta zitta, la gallina invece lo fa sentire eccome!

    Come sempre grazie per i consigli 😉

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