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Come trovare il titolo al proprio romanzo?

Potrà sembrare una sciocchezza, ma con il titolo ci si gioca molta dell’attenzione del lettore. Un titolo senza colore, non invitante, difficilmente coglierà l’occhio di chi deve scegliere tra centinaia di titoli (che sia un lettore o un editor di una casa editrice). Un buon titolo invece può agganciare subito un potenziale pubblico.

C’è qui però il primo punto a cui fare attenzione: un titolo non deve essere solo interessante, ma anche coerente con il contenuto del testo. Non deve fuorviare con promesse che poi non verranno mantenute, altrimenti il lettore si sentirà preso in giro e farà una pessima pubblicità alla vostra opera.
Un ottimo esempio di ciò è costituito dal celebre romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Questo libro, nelle idee originali dell’autore, si sarebbe dovuto intitolare “L’abbazia del delitto”. Eco, però, si accorse subito che questo avrebbe accentrato tutta l’attenzione dei lettori sulla trama di omicidi, avvicinando anche quel pubblico in cerca soltanto di facili gialli.
Se avete letto “Il nome della rosa” saprete bene invece che la trama “gialla” è sì presente, ma immersa in una scrittura densa e verbosa, e anche in un’ambientazione estremamente culturale e medievale che nulla ha a che vedere con i gialli di largo consumo. Per questo Eco decise infine di intitolare il suo romanzo nel modo in cui tutti oggi lo conosciamo, così da renderne subito un’idea immaginifica e particolare, e mettere in chiaro che la sua era un’opera dai molteplici significati. La “rosa” infatti, come egli spiega bene nelle “Postille al Nome della rosa” è una delle parole che nel corso del tempo si sono caricate di più significati esoterici, mistici e artistici, con tutto quel che ne consegue.

Trovare un buon titolo però non ha nemmeno a che fare soltanto con la coerenza e la bellezza, ma, io credo, anche con il “momento”.
Vi sconsiglio fortemente di dare subito un titolo alla vostra storia. Non fatelo appena vi accingete a scriverla, altrimenti vi pietrificherete su quella prima idea e in seguito farete fatica a cambiarla.
Al contrario, vi consiglio di lasciare il titolo come ultimissima cosa da trovare. Solo quando avrete terminato almeno la prima stesura, potrete iniziare a pensare a un titolo. In questo modo avrete una visione d’insieme della trama e potrete scegliere un titolo che nell’incipit può risultare criptico, ma che si rivelerà nel corso del testo.

Medesima cosa vi consiglio anche per i singoli capitoli del romanzo. Assegnate i titoli solo quando avete concluso di scriverli: vi accorgerete che, così facendo, vi sorgeranno sempre idee particolari e interessanti.

Terzo e ultimo consiglio.
Ipotizziamo che avete un capitolo (o anche un romanzo intero) a cui non sapete proprio quale titolo assegnare. Vi siete scervellati, ma non avete trovato niente d’interessante.
Io utilizzo un metodo che mi ha sempre dato risultati inattesi (e, credo, anche buoni). Pensate al nucleo narrativo del vostro testo e cercate di capire quali siano i concetti fondamentali che vi sono dietro. A questo punto fate delle ricerche approfondite (enciclopedie, google, altri romanzi) soltanto su questi concetti, non pensando affatto al vostro capitolo e al modo in cui esso si lega alla trama.
Potrebbe allora capitarvi un fatto sorprendente: scoprire che esistono argomenti affini a quei concetti che sembrano spiegare il vostro capitolo. È un fenomeno strano (chiaramente illusorio) che dà la sensazione che il vostro cervello abbia creato un testo con più significati di quelli che voi stessi conoscevate. Potrete allora dare un titolo affine a questi nuovi significati, titolo che perciò getterà una luce completamente nuova su ciò che avete scritto.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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3 Comments

  1. avatar SaraIE ha detto:

    Ancora una volta un bellissimo articolo per evitare l’imbarazzante e spoileroso capitolo intitolato “La morte di X”. Ammetto che anch’io ne avevo un paio, di capitoli su quest’impronta, fino a qualche anno fa. :’-)

    Ho tentato da ragazzina, con un unico manoscritto, a eliminare i titoli dei capitoli perché ne ero tossico-dipendente. Mi perdo nella bellezza dello scrivere e quando me ne rendo conto ho perso il filo conduttore, quindi il titolo lo scrivo (tutt’ora) proprio per mettermi i paletti.
    Con quel manoscritto, ora che lo sto riscrivendo, mi sto trovando così bene a togliere i titoli dei capitoli che alla fine ho deciso di lasciarli definitivamente in bianco, li ho a malapena numerati.

  2. avatar Beatrice ha detto:

    È sempre bello leggerti 😉

  3. avatar Andrea Micalone ha detto:

    Grazie a entrambe! 😀

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