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Come combattere la pigrizia (e perchè il panico “da foglio bianco” è una cavolata)

Quando ci si mette in testa di scrivere, il principale ostacolo iniziale non è la mancanza di pratica (perché a questa si potrà sopperire), non è la poca conoscenza e le scarse letture (perché queste si potranno rinvigorire), non è l’ignoranza della tecnica (perché questa si apprenderà), ma la pigrizia.

“Ho cominciato a scrivere, ma non so come andare avanti”.
Ho sentito dire questa frase da un oceano di persone; ad essa aggiungono poi le motivazioni che impedirebbero loro di scrivere. Iniziano così ad elencare un oceano di ragioni per spiegare il problema (tra cui quelle elencate all’inizio dell’articolo).
Arrivano addirittura a sostenere di soffrire di panico “da foglio bianco”, ma questa, a mio parere, è una sciocchezza colossale. Quel panico, infatti, è legittimo provarlo quando si scrive da una vita e si comincia a mancare di creatività (insomma, lo può dire uno scrittore che fa già lo scrittore per davvero da una discreta quantità di anni), non certo noi che ci siamo appena avviati su questo difficile cammino. Sarebbe come se un giocatore di seconda categoria dicesse che non riesce a dare il meglio di sé in campo perché soffre della vasta presenza di pubblico, oppure perché dopo aver vinto il campionato di terza categoria non riuscisse più a trovare gli stimoli sufficienti. Capite che è una sciocchezza.

Perciò, quando siamo alle prime armi, se davanti al foglio (reale o virtuale) non sappiamo cosa scrivere, non dobbiamo pensare al panico o ad altre sciocchezze; dobbiamo essere onesti: siamo semplicemente vittime di impreparazione e pigrizia.

Per abbattere l’impreparazione occorre studiare, leggere e scrivere, ma di questo ho parlato già nei cinquantadue articoli precedenti e ne riparlerò in chissà quanti dei successivi.
Per sconfiggere invece la pigrizia non ci sono scuse: occorre mettersi seriamente al lavoro; ed è questo, all’inizio, il punto più complesso.

In principio si crede che per scrivere occorra aspettare l’ispirazione, la musa e l’estasi, ma se si attendono davvero queste cose, si finirà per scrivere mezza pagina oggi, tre righe domani, e poi basta.
Occorre invece scrivere tutti i giorni, con metodo e convinzione, anche e soprattutto in quei giorni in cui la noia e la pigrizia hanno la meglio.
(Attenzione! Non bisogna scrivere invece quando è successa una disgrazia! In quei casi, al contrario, è sconsigliato fortemente accingersi a scrivere!)

Chiederete: scrivere tutti i giorni? Cos’è? Un lavoro?
Esatto.
Se scriviamo per hobby, il nostro obiettivo non è fare gli scrittori: possiamo pertanto scrivere quando ci pare e lasciar perdere questi articoli.
Ma se, come credo intenda fare la maggior parte di coloro che leggono questa rubrica, desideriamo imparare a scrivere come si deve, non c’è via scampo: lo dovremo fare tutti i giorni. Soltanto così impareremo.
Fino a quando?
Fino alla tomba, o quasi.

Chiederete ancora: ma se nessuno ci paga perché dovremmo prenderlo come un lavoro? Non possiamo farlo seriamente soltanto quando inizieranno a pagarci?
La realtà, però, è che nessuno ci darà mai neanche un centesimo per un racconto brutto, e per imparare a scrivere racconti decenti non c’è altro modo che lavorare giorno per giorno.
Tornando alle metafore calcistiche: un calciatore di serie A non si comincia ad allenare solo quando gli fanno un contratto milionario, ma ha un contratto proprio perché si è allenato da sempre, sin da quando era bambino e non riceveva neppure un soldo. Ha semplicemente continuato, perché voleva farlo.
Come però ho già detto in altre occasioni, se il nostro obiettivo sono i soldi, lasciamo perdere la letteratura e diamoci alla finanza o al commercio. Si può sperare di diventare ricchi con un libro (alcuni – pochissimi – ci sono riusciti), ma questa deve rimanere sempre una speranza, non l’obiettivo. Il nostro obiettivo è invece scrivere bene e poi scrivere ancor meglio.

Ma passiamo ai consigli veri e propri.
Come si può realmente sconfiggere la pigrizia?
Il modo migliore (secondo il parere di grandi scrittori) che mi sento di consigliarvi è quello di trovare un proprio orario giornaliero a cui consacrare l’atto dello scrivere: all’alba, al mattino, dopo pranzo, il pomeriggio o la notte.
Quando volete, ma che sia tutti i giorni e sempre alla stessa ora.
Le uniche scuse per saltare un giorno sono: festività importanti (il compleanno di un cugino che vive nello Yucatan non vale), matrimoni, funerali, calamità naturali, invasioni di cavallette e guerre mondiali. In tutti gli altri casi bisogna costringersi a scrivere.

Un orario però potrebbe non essere sufficiente, poiché c’è il rischio di star seduti due ore a fissare il vuoto. E allora, oltre al rispetto di un fisso momento giornaliero di scrittura, sarebbe bene obbligarsi anche a un numero minimo di battute o di pagine da raggiungere.
Ad esempio possiamo dirci: ogni giorno scriverò almeno tre pagine, e non mi alzerò prima di averle concluse.
Poi, forse, il giorno dopo quelle tre pagine ci sembreranno orrende, ma non importa: le metteremo da parte e ne scriveremo altre tre; e così via, ogni giorno, sino a quando il nostro obiettivo di scrivere metodicamente, che all’inizio ci pareva improbabile, diventerà un momento imprescindibile della nostra quotidianità.

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Leggere, leggere e poi leggere!
Semplicità e accuratezza (cioè: Scrivi come Mangi)
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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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2 Comments

  1. avatar Ale ha detto:

    Mallarmé la chiamava “agonia della pagina bianca”. 😉

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