Circoli magici

I suoi incubi, i suoi incubi abitavano lì!
Era stata una stupida a infilarsi in quel passaggio sapendo cosa le stava capitando, una stupida ottimista. Aveva messo a repentaglio anche la vita del signor Ambrosi.
Il freddo cominciava a serpeggiarle nel sangue, mentre altre mani la afferravano facendola cadere in avanti. Protese le braccia, più per istinto che per consapevolezza.
Il dolore le causò uno spasmo che fu subito soverchiato da quel freddo intenso ormai familiare, dalla paura e dalle voci fameliche che si fecero sentire.
Cercò con lo sguardo il signor Ambrosi, giusto per dirgli che le dispiaceva di averlo portato in quel posto, dove sarebbero sicuramente morti entrambi e quello che vide prima che tutto si facesse buio per il dolore le fece corrugare la fronte.
Lui era, o meglio le sembrava, luminoso. E stava scrivendo qualcosa nella terra aiutandosi con un bastone.
Non riuscì a vedere altro, le tenebre l’avevano risucchiata e lì, in fondo, la luce, quella rossa, quella fredda, che l’attirava verso di se.
Chissà se lui si sarebbe salvato nel caso in cui si fosse lasciata andare, non era male come risultato, tanto lei non aveva scampo, prima o poi l’avrebbero presa, ma almeno lui sarebbe tornato alla luce del giorno.
Tutt’a un tratto l’oscurità si dissolse, così come era successo la sera prima. Si rese conto che aveva sempre avuto gli occhi aperti anche se le era sembrato di averli chiusi, e ora, nella penombra data dalla torcia che rifletteva la sua luce sulla parete del cunicolo, vide il signor Ambrosi sopra di lei che tentava di soccorrerla.
“Stai bene?” chiese.
Valentina annuì lentamente.
“Sono andati via?” chiese lei in un sussurro, sentendosi subito stupida. Come poteva lui averli visti?
“Per ora.”
La risposta la destabilizzò.
“Quindi li vedi!.”
“Più o meno” rispose evasivo l’uomo, mentre l’aiutava a rialzarsi.
Lei ormai era in piedi e portando le mani ai fianchi lo guardò dritto negli occhi.
“Come più o meno!? Anche ieri sera li hai visti, ne sono certa! E mi hai fatto passare per pazza.”
“Io non ti ho fatto passare per pazza, non hai bisogno del mio aiuto” sbottò lui a mezza voce.
“Ma come ti permetti!” Valentina quasi urlò per la frustrazione.
“Senti, cosa ne dici se focalizziamo la nostra attenzione su come uscire da questo posto?”
La rabbia di Valentina scemò immediatamente. Si guardò attorno e rimase basita.
Erano al centro di un disegno, sembrava un pentacolo, ma molto più articolato. Non riusciva a vederne bene i dettagli con quel buio.
Al di fuori del cerchio protettivo le ombre si agitavano fameliche.
“Sei uno stregone” disse in un sussurro.
“Più o meno.”
“Ooohh! Mi fai venire una rabbia! Perché non la smetti di essere così evasivo?”
“Non è il momento di discutere” disse facendo un gesto eloquente mentre indicava le creature che tentavano di rompere il cerchio.
“Va bene, ma se usciamo vivi da qui mi dovrai delle spiegazioni.”
“Non se, ma quando” rispose lui tranquillo.
“Facciamo il punto della situazione” disse lei passandosi una mano tra i corti capelli biondi senza accorgersi delle mani macchiate del suo sangue, che ora le imbrattava la fronte. “Non sappiamo dove sia esattamente un’uscita o se ce ne sia una. Siamo circondati e l’unica cosa che tiene quelle cose lontane è il tuo cerchio di confinamento.”
“Esatto” rispose lui frugando nel suo zaino e tirandone fuori dei fazzoletti di carta che le passò.
“Che proponi?”
La donna accettò il dono rendendosi conto solo in quel momento di come erano ridotte le sue mani. Le guardò perplessa chiedendosi come faceva a non sentire il dolore. Il fondo di quei cunicoli era formato per lo più di ghiaia appuntita che aveva avuto l’effetto della carta vetrata sulla sua pelle morbida.
Tentò di pulirsi come meglio poteva, ma non c’era cura per il tremore che non la abbandonava.
“Immagino che tu non sappia fare incantesimi, vero?” chiese con nonchalance l’uomo mentre continuava a rovistare nello zaino.
“Beh, poca roba, e sempre utilizzando erbe, incensi, pietre. Insomma niente raggi gamma che escono dagli occhi” disse Valentina che stava cercando di mantenere la sensazione di freddo e di viscido, che le avevano dato quelle cose quando l’avevano toccata, il più lontano possibile dalla sua mente.
“Sarebbe alquanto strano” commentò lui.
“E tu?” chiese lei interessata.
“Forse ho un’idea. Queste creature appartengono al regno demoniaco, e guarda come si tengono lontani dalla luce.”
Valentina annuì guardando le ombre che evitavano lo spazio illuminato dalla torcia.
“Si, ma quella è oltre il cerchio, ed è molto debole” disse indicandola.
Proprio in quel momento la luce tremolò.
“Abbiamo poco tempo” disse l’uomo mentre si guardava attorno. “Nel mio zaino ho materiale di cancelleria, una camicia di ricambio e una bottiglia di acqua.”
Valentina rovistò nella borsa
“Io un po’ di tutto, scontrini, lettore mp3, rossetto, telefon… che idiota!”
Afferrò il telefonino e controllò, ovviamente non c’era campo.
“Inutile, non prende qui sotto.”
“Non avevo dubbi, ma avrà una luce, no?” chiese lui alzando un sopracciglio come a sottolineare un’ovvietà.
“Ah si, vero!”
Valentina l’accese immediatamente, era molto più forte della torcia e le ombre si ritrassero.
“Ma non durerà per sempre.”
“Altro?” chiese lui indicando la borsa
“Scotch, lo porto sempre, penne, una accendino … no due. Ecco dov’era finito! L’ho cercato per mesi!”
Vide l’uomo alzare gli occhi al cielo.
“Dammeli.”
Valentina glieli consegnò e lo vide cercare attorno a se. Poco dopo aveva in mano un pezzo di legno, lungo più o meno come un braccio, lo stesso che aveva usato per disegnare quegli strani simboli che li tenevano al sicuro.
Tirò fuori la camicia e ne strappò una striscia, poi vi mise dentro uno degli accendini e comincio a colpirlo con forza con una pietra.
In men che non si dica c’era una torcia accesa fra di loro, o qualcosa che le somigliava parecchio.
“A che serve se abbiamo la luce?” chiese Valentina muovendo il telefono tra di loro.
“Guarda” disse lui assorto nella contemplazione della fiamma.
La donna non capì subito a cosa si riferiva, poi colse il movimento. C’era dell’aria che faceva danzare il fuoco della torcia.
“Lo avevo avvertito prima, ma volevo esserne sicuro” disse lui soddisfatto.
Individuato il punto da cui veniva il refolo d’aria decisero che era il caso di muoversi il più velocemente possibile.
“Tu hai il compito di usare quel telefono come se fosse un’arma, ogni volta che vedi un movimento illumina. Pensa solo a quello, io penserò alla strada. Sei pronta?” chiese lui afferrandole la mano.
Valentina era terrorizzata, l’idea di mettersi a correre in mezzo a quelle cose la lasciava senza fiato. Sentiva le gambe molli e fitte alla pancia, non aveva mai provato una paura simile, eppure quella mano che stringeva la sua le dava un senso di conforto familiare.
Inspirò profondamente e annuì. Era pronta.

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Pirati e tesori
In fuga
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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1 Comment

  1. avatar Patty ha detto:

    BRAVISSIMA come al solito……

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