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Capitolo 9 – Banche e Teatri

Sottofondo musicale

Arriviamo alla piazza, la banca si erige sopra di noi come un albero maestro si impone al centro di una nave. Johnnie lascia andare il mio braccio, fa un passo avanti e guarda il tetto dell’immensa costruzione, forse intimorito.
Indietreggia.
Gli vado incontro: “Ehi, tutto a posto?”

9 John Martin DarlingLui mi fissa e guarda di nuovo la banca. Poi scuote la testa, i suoi occhi esprimono il terrore di un ricordo che interpreto subito: “Papà è fiero di te. Tu sei all’altezza di lavorare qui, credimi”
Johnnie scuote la testa e si morde il labbro, lo fa guardandomi negli occhi. Questa è un’espressione che gli ho visto in volto una sola volta prima d’ora. Su un’isola che di certo non è l’Inghilterra.

“Hai un udito da indiano”, lodò Peter Johnnie, dandogli una pacca sulla spalla.
Noi tre fratelli fissavamo il capo tribù parlare in una lingua così strana un po’ perplessi. Aspettavamo le traduzioni di Peter o Ricciolo, a turno.
A proseguire la traduzione fu Ricciolo, infatti: “Il capo tribù, Grande Toro, loda gli spiriti per aver guidato qui i bambini visi pallidi e per la loro amicizia che ha messo a disposizione l’udito di Gufo dell’Alba”
“Di chi?”, chiese Mike.
“Ai nuovi guerrieri gli indiani danno nomi speciali”, spiegò in un sussurro Orso; “Io sono Orso Che Nuota, e i Gemelli prima non ce l’avevano proprio, un nome”
Peter lo zittì: “Insomma, ma state a sentire Grande Toro?”
“Facciamo fatica”, intervenni; “Non essere severo con i tuoi bambini, hanno bisogno di tempo per imparare”, dissi, facendo leva sul nostro gioco più lungo.
Grande Toro faceva silenzio, aspettava che qualcuno gli dicesse che erano finite le traduzioni. Incalzai Peter: “Vuoi finire di tradurre per i miei fratelli?”
Lui, forse perché sentiva di non essere il centro della festa, fece segno a Ricciolo. “Ha raccontato di stamattina prima dell’alba. Che Johnnie stava guidando noi Bambini Sperduti a recuperare il cibo per la colazione e che, udendo il pericolo, non è fuggito, né ha voluto mettere in pericolo noialtri. Che è andato avanti a vedere e ha mandato Leprotto ad avvertire per tempo gli indiani dell’attacco dei pirati, mentre io recuperavo Peter”
Johnnie si morse il labbro e mi guardò negli occhi, inquieto.
Mi aveva raccontato un’altra storia, poco prima, a quattr’occhi. Una storia in cui lui, con la scusa di trattenere i pirati, aveva mandato Ricciolo ad avvertire gli indiani e Peter. Una storia in cui, con quella scusa, aveva seriamente valutato di avverare il suo sogno e diventare il pirata Jack Manorossa. Una storia che finì con una fuga dal terrore che lo aveva assalito vedendo gli occhi di ghiaccio del capitano dei pirati.
“Sei un eroe”, gli sorrisi; “Comunque”, aggiunsi. Aveva avuto il coraggio di andare a vedere chi era, e di non tradire la fiducia fra gli indiani e la banda di Peter, mandando Ricciolo ad avvertire tutti. Era rimasto leale a Peter, rinunciando al suo sogno. Anche questo era coraggio.

“Sei un eroe. Comunque”, gli ripeto quindi le stesse parole; “Ma devi scegliere”, soggiungo questa volta e lo giro a guardare di nuovo la banca.
“Di nuovo qui, signorina?”, mi chiede un signore, passandomi accanto.
Scuoto la testa, non ho idea di chi sia. Johnnie fa un passo verso di lui, quasi sul protettivo, o forse è una vena di possesso – lui è l’uomo di casa e io la sorella di cui onore deve proteggere: “Voi conoscete mia sorella, signore?”
“No, non ho il piacere di conoscerla di persona”, replica lui e solleva il cappello; “Perdonate, ma sono un po’ in ritardo al lavoro”
“Lavorate in banca?”, chiesi e mi sganciai da mio fratello; “Mio fratello, John Darling, veniva giusto a chiedere se magari…”
“…lavoro?”, il signore si ferma e mi sorride, il suo sorriso ha qualcosa di strano, di inquietante. E’ terrificante. Sorride con gli occhi, due occhi di ghiaccio: “Dev’essere destino, vi rivolgete proprio all’uomo giusto”, afferma.
Johnnie sembra rincuorato e porge la mano al signore: “E’ un grande piacere, signore. Come già detto, John Darling”, i due si stringono la mano; “E vi presento mia sorella maggiore, Wendy Darling”, aggiunge Johnnie.
Il signore ha un guizzo negli occhi ed esegue un baciamano: “Incantato”
“Il vostro nome, invece, signore?”, chiedo.
Johnnie vorrebbe darmi uno spintone. Non dovevo chiederlo di certo in quel modo, ma ormai è andata, quindi, tanto vale aspettare la risposta, che per fortuna non si attarda: “Edward Treasure, qui per servirvi”, dichiara; “Se non vi dispiace, signor Darling, potremmo entrare nel mio ufficio”, propone e mi lancia uno sguardo che mi fa davvero impallidire; “La signorina Darling potrebbe aspettare assieme alla segretaria, la signorina Bell, se non avete altri impegni”
Confermo, rassicurata dal fatto di non dover stare troppo a lungo con quell’uomo. Johnnie mi fissa, sembra chiedermi se sto bene e mi porge il braccio.
Edward Treasure si frappone: “Permettete, signor Darling?”
“Se… se lo permette lei, ovviamente”, esita un attimo Johnnie.
Così entriamo nella banca di papà. Manca solo che io stringa la mano di Mike, e non ci sarebbe una grande differenza a parte il papà sostituito da quest’uomo dagli occhi di ghiaccio che ci fa strada.

“Signo-signorina Da-Darling?”
Mi giro sulla sinistra e non credo quasi ai miei occhi, sono a tal punto sorpresa che non ho parole.
Le ha però Johnnie: “D’accordo, voi invece siete..?”
Faccio un cenno a Robin Elder e mi rivolgo ai due uomini alla mia destra: “E’ il signor Robin Elder, un famiglio di Charles Frohman, ho avuto il piacere di incontrarlo la scorsa settimana mentre ero in visita da mia zia”
“Noi ci conosciamo”, si affretta a dire Edward Treasure, allungando la mano; “Qual buon vento, oggi?”
“A-Alcuno, pur-troppo”, dichiara Robin e fa spallucce; “M-ma i-il gior-giorno è… è so-solo agli inizi”, osserva; “Cha-Charles Fro-Frohman m-mi ha chie-chiesto un fa-favore”, taglia corto e si rivolge a mio fratello; “Vo-voi do-dovreste es-sere i-il si-signor Dar-Darling”
Mio fratello conferma e gli stringe la mano: “Infatti, piacere conoscervi”
Robin gli sorride: “So-somigliate a… a vostra so-sorella se… se per-permettete”
Johnnie fa spallucce, Robin gli ispira fiducia: “Non avete visto Mike”, afferma, poi torna serio; “Ora, se non vi dispiace, ho un impegno con il signor Treasure…”
“E… e vo-voi, si-signorina?”
“Il signor Treasure aveva proposto che mi intrattenessi con la signorina Bell…”
“Avrà comunque da fare”, interviene Edward e guarda Robin; “Tu invece?”
Tu?, penso, perplessa; Si danno del tu?
Robin sorride tranquillo, anche se non è un sorriso del tutto naturale: “I-io anda-andavo a… a lavo-lavorare a-al Duke”
Edward guardò Johnnie: “E’ un teatro, il Duke of York’s”, spiega; “Robin Elder lavora dietro le quinte da quando è un bambino”
“So cos’è il Duke of York’s”, osserva Johnnie.
“U-un la-lavoro è… è u-una passione i-insegnata da-dal genitore”, afferma Robin.
Io non so più cosa sta succedendo.
Johnnie è riluttante, alla fine sembra cedere: “Ti vengo a prendere al Duke of York’s, se a te fa piacere e non è un disturbo per il signor Elder”
Annuisco. E’ giusto che io non mi frapponga fra lui e il suo sogno.

***

“Buongiorno Robin”, saluta una donna quando stiamo dietro alle quinte; “Salve”
La osservo un attimo e le porgo la mano: “Vi ho già visto qui al Duke”, le dico. Che scostumata, non l’ho neppure salutata. Ma il suo viso mi è fin troppo famigliare.
“Interpreto molti ruoli che il signor Barrie mi affida”, replica lei. Nella sua voce sento un’immensa gratitudine e gentilezza.
Ora ricordo: “Voi eravate Wendy alla prima esibizione di Peter Pan, non è così?”
Lei annuisce: “Sì… dieci anni fa”, conferma lei; “Avrete letto qualche articolo”, commenta; “O siete venuta a teatro quattro anni fa?”
“Alla première ero seduta…”, mi giro e guardo il teatro. Me lo ricordo come se non fosse mai passato un solo istante; “Lì, 9A, Royal Circle”, mi inorgoglisco per mia stessa sorpresa mentre mi pronuncio; “Su invito personale del signor Barrie”
“Vo-voi e-erava-vate q-qui?”, Robin non trova le parole.
Annuisco: “Sì, ero qui”
L’attrice mi sorride e guarda Robin: “Cercavo Glynne e Barrie, dovevamo parlare di qualcosa”, si rivolge a Robin; “Sai dove sono?”
Robin fissa un pubblico fantomatico, torna subito in se e guarda l’attrice: “Ma-Mary Glyn-ne e il… il signor Ba-Barrie?”, scuote la testa; “Spia-spiacente, no-non mi… mi ri-risulta ne-neanche che… che sia-siano qu-qui, o-oggi”
“Non sono qui?”, ripete l’attrice e sospira, scuotendo lei la testa; “D’accordo. Grazie mille, Robin”, mi guarda e mi porge la mano; “E’ stato un vero piacere, è sempre una piacevole sorpresa essere riconosciuta dagli spettatori… voi siete?”
Risi di gusto: “Mi avete interpretata e non sapete il mio nome?”
Robin intervenne: “S…si chia… chiama Gwend-Gwendolyn…”
Lo interrompo: “Wendy Darling, per gli amici, signora Trevelyan”, faccio un breve inchino e guardo il mio amico; “Se non vi dispiace, preferirei che anche voi mi chiamaste solo Wendy”
“Co-come pre-preferite”, annuisce lui, piacevolmente sorpreso.
L’attrice mi sorride: “Quindi il signor Barrie prese il vostro nome per la sua eroina?”
“Sembrerebbe che sia andata proprio così”, confermo.
Robin viene chiamato dietro le quinte: “De-devo a-andare a… a vedere”, dichiara.
La signora Trevelyan mi prende per mano e mi fa indietreggiare: “Stanno rimettendo in scena Peter Pan”, mi spiega; “Durante la prima stagione la signorina Mary Glynne ha interpretato Wendy, ora tocca di nuovo me. Sono superflue, certe discussioni, ma la vita dell’attore è fatta di galanteria, gratitudine e di una grande rivalità. Quest’ultima alla fine fa crescere entrambe nell’ambiente”, mi dice.
“Per questo cercavate il signor Barrie e la signorina Glynne?”
“Esattamente. Voi invece, come mai qui, oggi?”
“Il signor Elder mi ha voluto mostrare dove lavora”, affermo; “L’alternativa era aspettare fuori dalla banca che mio fratello finisse il suo colloquio”, spiego; “E’ stato un incontro provvidenziale”
“Vostro fratello è un uomo d’affari?”
“Attualmente lavora in banca”, taglio corto io. I consigli di zia Maggie non sono del tutto cattivi, da seguire.
Hilda Trevelyan sorride: “La vita di Robin Elder si traduce in una serie di incontri davvero provvidenziali. Anche all’epoca, quando ci fu la prima esibizione del teatro, fu provvidenziale la decisione di Barrie di invitare gli orfanelli”, mi racconta; “Noi non sapevamo nulla”

“Questo non è Peter Pan”
“Ho solo preso spunto”, si giustificò Jamie; “E’ una storia che voglio regalare a dei bambini molto speciali, Wendy”
Lo squadrai: “Ai tuoi bambini?”
Jamie Barrie annuì: “Sì. Dedico la storia ai fratelli Llewellyn Davies. Hanno già una vita difficile, devono poter credere ancora nel bene che c’è nel mondo, quando avranno visto questo teatro”
Lo fisso furiosa: “Pubblica quel tuo scritto per i bambini senza che ci sia almeno una classe di bambini alla première, e la tua vita diventerà un inferno, James Matthew Barrie, e ti do la mia parola che ti pentirai di aver usato Peter Pan per i tuoi luridi soldi”
“Bambini? In teatro?”
“Se non ci sono bambini, puoi bruciare tutto il tuo lavoro. Peter Pan raccoglie tutti i bambini abbandonati e dimenticati, non esiste solo per far divertire i Llewellyn Davies”, dichiarai.
Lui annuì e mi porse la mano: “25 bambini. Più te e i Llewellyn Davies. Hai la mia parola”
“Vedi di tenerla”
“Non oserei mai mettermi contro Jackie Manorossa”, osservò Jamie con un largo sorriso, non v’era accusa nel suo viso, ma una grande dolcezza.
Dolcezza che provava che lui, il solo ad aver sentito tutta la vera storia, non aveva capito che Jackie Manorossa non era un’avventura vissuta in un sogno – era il terrore.

Ero stata l’unica a sapere che il teatro sarebbe stato riempito da dei bambini.
E tutti avevano attribuito la cosa all’ingegno di Jamie – non al ricatto della sua musa.

Per la prima volta dopo anni mi ritrovo a sorridere ricordando.

L’attrice sta raccontando, non è passato un secondo. “Alla fine dell’esibizione, il mattino dopo, entriamo per prepararci alla seconda esibizione e ritroviamo uno degli orfanelli addormentato su un posto”
“Era Robin?”
“Sì. Il signor Frohman lo prese in simpatia, gli chiese se gli era piaciuto. Robin era molto più che affascinato dal teatro, ne era rapito… Con tutto il cuore che mette nella preparazione di ogni esibizione, sarebbe il migliore attore di tutti i tempi, ma non ha mai smesso di balbettare… e nessuno saprà mai di lui”, sospira.
“Sanno le persone più importanti”, replico; “Sanno della sua passione e della sua dedizione tutte le persone che gli vogliono bene. Insomma, immagino che anche voi lo avete cresciuto un poco. Gli vorrete del bene..?”
Lei annuisce: “Temo il giorno in cui Frohman verrà a mancare. Robin non ha nessuna qualifica, nessun titolo di studio concluso, e non è neppure adottato o tutelato, a livello di legge. Se prende in mano il Duke un produttore troppo meticoloso, Robin dovrà abbandonare il teatro…”
“Pensate sempre a male, signora”
Lei scuote la testa: “Penso alle cose come stanno. – Se avete buoni rapporti con Barrie, fategli notare che Robin è Campanellino. Fategli notare come tintinna quel campanello nella sua mano e come invece sembra esplodere quando manca. Ditegli che il suo consiglio pratico nel disegno degli abiti degli attori è sempre stato indispensabile…”
La interrompo qui: “Ho le mani legate, signora Trevelyan. Non sono che una cittadina”
“Avete rotto anche voi con Barrie?”, chiede lei.
Mi domando cosa stia a significare quel anche, ma sorvolo. “Avevamo già rotto quando lui scriveva il suo Peter Pan”, le spiego; “I miei rapporti con il signor Barrie sono stati freddi dal momento in cui lui decise di scriverlo”
“Vi aveva già rivelato che avrebbe scelto il vostro nome?”
“Non per questo”, nonostante l’amarezza, la butto sul ridere e decido di chiudere l’argomento; “Non mi aveva detto che Peter Pan sarebbe stato interpretato da una donna”

Hilda Trevelyan ride di gusto.

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Capitolo 8 - Fratelli
Capitolo 10.1 - Palchi e sipari
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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