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Capitolo 5 – La Risonanza

Mancavano pochi minuti all’alba ed il sole, ancora nascosto sotto l’orizzonte, proiettava i primi timidi raggi di quella che sarebbe stata una calda giornata estiva. Il cielo si era tinto delle tipiche sfumature di rosa che annunciano l’arrivo del nuovo giorno e Rose stava seduta su un cubo di roccia perfettamente scolpito al centro della radura. Ormai aveva fatto l’abitudine alle levatacce che Vincent le imponeva e l’appuntamento che le aveva dato, all’alba, non era certo un problema. Dalla cima del colle, dove si trovava, era possibile abbracciare con un unico sguardo gran parte dell’isola e l’alba dorata si stagliava liquida sul mare dipinto di grigio e oro sotto il suo bacio.
Rose chiuse gli occhi, inalando l’aria fresca e apprezzando il silenzio e la riservatezza di quel luogo. Rischiarò la mente e relegò in un angolo il pensiero della madre sempre più emaciata e scontrosa, spinse l’apprensione e l’incertezza lontano impadronendosi della concentrazione necessaria.
Catalogò velocemente e efficientemente tutti i concetti inerenti all’alchimia che aveva appreso in quel mese di studi. L’energia, le vibrazioni, la risonanza.
È tutta una questione di risonanza, pensò ripetendo tra sé la frase più comune nel campionario di Vincent.
– È tutta una questione di risonanza – disse ad alta voce, scimiottando la voce del suo maestro. Sorrise al pensiero di cosa sarebbe successo se lui l’avesse vista.
Ah, com’è difficile concentrarsi! Dove ero rimasta? Certo, la risonanza.
In fondo, come sempre, Vincent aveva ragione, il centro di tutto era la risonanza: gli elementi chimici emettevano vibrazioni che in quel momento era in grado di percepire e quando modulava la sua energia in modo da creare la risonanza, essi obbedivano alla sua volontà. La musica degli elementi, veniva chiamata in tutti i tomi che il suo maestro le aveva fatto leggere. Grazie ad essa poteva riconoscerli e controllarli, ordinare loro di scomporsi e ricomporsi in maniera diversa ed era questo il principio base dell’alchimia. Niente di più.
La vera difficoltà, il motivo per cui un alchimista aveva bisogno di anni di studio per poter padroneggiare la disciplina, era rappresentata dal dover conoscere ogni caratteristica degli elementi base e di tutte le possibili combinazioni. Non era mica possibile chiedere all’acqua di scomporsi in idrogeno e ossigeno così per magia e magari chiedendo “Per favore”. Era necessario conoscere l’esatta quantità di energia da trasmettere e a quale frequenza per poter innescare la risonanza che avrebbe diviso le due componenti.
Ma come tutte le cose, anche l’alchimia non era mero calcolo e studio, c’erano la fantasia e l’esperienza dell’alchimista. Un maestro sapeva cogliere impercettibili variazioni nella risonanza e avrebbe potuto creare bolle d’ossigeno sott’acqua per respirare tranquillamente o addirittura innescare delle sfere esplosive.
È tutta una questione di risonanza, pensò di nuovo.
– Bello spettacolo, eh?
La ragazza trasalì nel sentire la voce del suo maestro a pochi centimetri da lei, strappata dal suo flusso di pensieri; si voltò ma non riuscì a vederlo. Allungò una mano nella direzione dalla quale proveniva la voce finché non incontrò una sorta di barriera d’aria più densa che tremolò, lasciando intravedere, per un attimo, la figura alta di Vincent dietro di essa.
Una risata provenne dal luogo dove l’alchimista doveva trovarsi e poi con uno spostamento d’aria repentino, la barriera si espanse colpendo Rose in pieno. La ragazza chiuse gli occhi e quando li riaprì si ritrovò sotto una cupola molto ampia: le sembrava di stare all’interno di una campana di vetro.
– Dall’esterno non si riesce a vedere dentro, vero? – chiese al suo maestro che era di fianco a lei, perfettamente visibile.
– Perspicace! Non vorrai che qualcuno riesca a vedere, anche per sbaglio, cosa stiamo facendo qui?
E senza attendere risposta alla sua domanda retorica, Vincent le porse uno degli involti di stoffa che aveva sotto il braccio.
– Tieni, indossala. – Lo disse con semplicità, ma la voce aveva una sfumatura strana, un nuovo aspetto del suo camaleontico maestro.
Rose srotolò l’involto e si ritrovò tra le mani una lunga tunica blu notte. Sembrava ricavata da un unico pezzo di stoffa e non presentava alcun abbellimento né simbolo. Rivolse uno sguardo indagatore al suo maestro ma questi era impegnato a srotolare l’altro pacchetto che si rivelò essere un’altra tunica blu della taglia di Vincent. A differenza di quella di Rose, però, le maniche erano finemente decorate con una serie di linee serpeggianti che si arrotolavano e distendevano in improbabili arabeschi. Seguendo con gli occhi le tracce argentate che si diramavano dai polsi e correvano lungo tutta la manica, Rose notò che si estendevano sul petto e la schiena passando per due spalline rinforzate, anch’esse dello stesso colore.
– Anche la mia tunica era spoglia come la tua, quando iniziai i miei studi – le disse l’alchimista con un sorriso – le decorazioni vanno meritate.
– Perché il blu? – chiese Rose mentre cercava goffamente di infilare la tunica.
– È il mio colore. L’allievo è tenuto a portare i colori del suo insegnante finché non termina i propri studi. È così che funziona all’accademia.
– Ma noi non siamo all’accademia. E poi tu non sei in buoni rapporti con loro, perché vuoi applicare le loro regole con me?
Diretta e schietta, il suo pensiero era un dardo troppo veloce per essere fermato e, infatti, colpì Vincent proprio con l’intensità di una freccia. I lineamenti di lui si indurirono, tristezza e rimpianto erano compagni su un volto sino a qualche attimo prima sereno.
La ragazza capì di aver riaperto una ferita che neanche il tempo era ancora riuscito a cicatrizzare; un taglio sempre infetto che pulsava lento e costante. Si fissò la punta delle scarpe e prese a tormentarsi una ciocca di capelli senza sapere che dire.
L’uomo attese qualche secondo, poi si avvicinò e poggiò delicatamente una mano sulla testa della ragazza.
– Ragazza, la tua domanda è lecita, non lasciarti mettere soggezione da un burbero troppo emotivo come me. – le accarezzò la guancia delicatamente e le sollevò il mento con un dito.
I loro occhi si incrociarono: l’azzurro di un cielo sereno e l’oro brunito scurito dalla colpa. Tuttavia l’oro non lesse più traccia di tristezza o di rimprovero nell’azzurro. Rose accennò un lieve sorriso prima che Vincent si allontanasse da lei rivolgendole le spalle.
– L’accademia esiste da centinaia di anni e non è sempre stata quella che è ora. Alcune tradizioni, come questa della tunica, sono molto più vecchie e per quanto io e te possiamo essere degli alchimisti fuorilegge, credo sia il caso di onorarle. Ed ora, in posizione!
Vincent si voltò, si mise in ginocchio e poggiò una mano a terra, mentre teneva l’altra distesa in avanti in direzione di Rose.
La ragazza lo imitò. Aveva visto quella posizione molte volte nei libri che l’alchimista le faceva studiare e, sebbene non avesse veramente sperato in un duello alchemico quando il maestro le aveva proposto quella prova sul campo, si ritrovò a temerne le conseguenze.
– A te la prima mossa – la provocò l’uomo, l’aria sicura e l’atteggiamento disinvolto: la stava sfidando.
Rose chiuse gli occhi e sondò il terreno con la propria energia, come faceva quando preparava i composti in laboratorio. La differenza nei risultati ottenuti la sbalordì. Quando analizzava in quel modo un intruglio in provetta riusciva a distinguere tutti gli elementi che lo componevano a seconda delle vibrazioni che emettevano, ma nel terreno sotto i suoi piedi vi erano troppe sostanze per poterle distinguere. Tentò lo stesso approccio con l’aria ed ottenne risultati migliori, avendo già provato in laboratorio a creare reazioni con l’atmosfera, ma per quanto si potesse sforzare, non trovò nessuna trasformazione da utilizzare contro il suo rivale.
Un po’ per evitare di deludere il maestro, un po’ per orgoglio personale, Rose non chiese consiglio su come muoversi, piuttosto emise vibrazioni in risonanza con il vapor acqueo presente nell’aria condensandolo. Una nube grigia e soffice che avvolse i due contendenti si creò, poi rapidamente la ragazza si spostò, sempre protetta dalla coltre appena creata.
Vincent sorrise.
– Idea carina, ma troppo semplice.
Con un movimento deciso della mano l’alchimista spazzò via la nube con un vento impetuoso e con la mano ancora a terra convogliò le sue energie alla ricerca dell’elemento più abbondante. Nel giro di un secondo Rose si ritrovò allo scoperto con una roccia bianca, appuntita ed affilata che sorgeva dal terreno a pochi centimetri dalla mano dell’alchimista e puntava alla sua gola.
Meravigliandosi della sua stessa presenza di spirito, la ragazza toccò la lama di roccia ed in un istante la scompose, rompendola in pezzi finissimi. L’uomo colpì il terreno con i palmi più volte, facendo sorgere forme sempre diverse di pietre calcaree che tentavano di colpire la ragazza. Rose schivava con difficoltà e quando poteva toccava le rocce per polverizzarle. Essendo composte da un unico elemento, non aveva bisogno di troppa concentrazione per sintonizzare la risonanza e distruggerle, ma nonostante tutto, non era in grado di pensare ad un modo per contrattaccare.
Dopo un paio di minuti passati a difendersi, la stanchezza cominciò a farsi sentire ed in un attimo di distrazione Rose fu colpita in pieno petto da un maglio di roccia spuntato all’improvviso.
La ragazza volò indietro per un paio di metri e cadde sulla schiena con un urlo smorzato dall’urto.
– Rose! –l’alchimista le corse incontro ma, mossi pochi passi, inciampò e cadde in avanti. Una piccola roccia bianca era spuntata dal suolo e gli aveva intralciato il passo.
L’allieva vide il suo maestro cadere e sorrise soddisfatta. Poggiò entrambe le mani al suolo e lentamente una parete bianca di roccia spuntò dal terreno tutto intorno a Vincent rinchiudendolo in uno stretto parallelepipedo calcareo fino alla vita.
Rose ansimava vistosamente ed aveva il petto dolorante, ma la soddisfazione di essere riuscita a controllare una tale quantità di roccia, un brillante sorriso le spuntò sul volto delicato illuminandole gli occhi d’oro fuso.
– Brava! – esclamò Vincent con enfasi a sottolineare l’entusiasmo che la mimica già esprimeva – non mi aspettavo che saresti riuscita ad estrarre un elemento da quel miscuglio di materiali che abbiamo sotto i piedi.
Con un dito toccò la sua prigione bianca, che si sgretolò in un attimo e mosse alcuni passi verso la ragazza togliendosi di dosso la polvere. Le porse una mano per aiutarla a rialzarsi.
– Penso che tu ti sia appena meritata il primo riconoscimento – disse poi estraendo da una tasca due fili argentati. Li poggiò sulle maniche della tunica spoglia di Rose ed essi presero a muoversi, formando ricami di fili intrecciati lungo i polsi di una tunica ormai non più anonima.
La ragazza sorrise ancora e si voltò verso il sole che ormai era sorto del tutto e cominciava il suo percorso e non poté fare a meno di pensare che anche lei aveva appena compiuto il primo passo verso il suo destino.

E Vincent, che aveva avuto lo stesso pensiero di Rose, non si sbagliava. A quell’ornamento se ne aggiunsero altri. Un mese trascorse in fretta, faticoso e condito di diverse preoccupazioni, ma anche di progressi. Proprio questi ultimi permisero a Vincent di rivolgere uno sguardo ammirato alla ragazza che le stava davanti, con la sua tunica dalle maniche per metà argentee.
Il sorriso però si spense in fretta e la concentrazione prese forma nei lineamenti del suo volto.
– Iniziamo – le gridò, con la sua solita aria di sfida derivante da quel guizzo di competitività che non l’aveva mai abbandonato.
Il tempo prese a scorrere con la sua andatura frenetica, fatta di azioni veloci e risposte di lei più imprecise, ma efficienti.
Si difendeva bene, anche troppo… e Vinvent capì: aveva imparato il suo modo di attaccare, almeno quello che usava con lei.
Sorrise in modo sinistro e con un’ilarità nello sguardo che pochi conoscevano, colse una vibrazione nell’aria, una di quelle percepibili solo con l’esperienza e, veloce come solo un maestro può essere, scagliò contro la sua allieva un globo di luce infiammato. La vide schivare il dardo luminoso, prepotente e accecante, che le sfiorò il viso e le bruciò i capelli.
– Rose sono due mesi che ti dico di legarli! Praticamente dal primo giorno di studio ed eccoci qua! – nella sua voce aspra per il rimprovero c’era appena una sfumatura di rammarico.
Tuttavia il sorriso beffardo della sua allieva gli fece rimpiangere la sua apprensione.
– Vincent, davvero ti preoccupi di questo? – gli chiese lei, mentre le mani e un cubetto color ocra corsero nei suoi capelli. Si allungarono nuovamente, fili di oro e rame ancora più belli di prima a coprirle le spalle. Le sue rughe di espressione erano l’unico testimone di quanto successo.
Brava! Pensò, ma non le disse nulla, forse dal suo sguardo il moto di orgoglio che provava si leggeva sin troppo chiaro.
Le diede le spalle e parlò con voce incolore.
– Rose, quella roba non cresce sugli alberi. Mi aspetto che entro un’ora tu abbia creato un nuovo cubo di cheratina in sostituzione di quello che hai consumato per la tua testardagine.
Quando l’allieva fu sparita, dileguata per assolvere con entusiasmo il suo nuovo compito, Vincent si concesse di pensare alle implicazioni di ciò che stava facendo.
Rammentò il loro primo incontro, il motivo del suo assenso, la dedizione, il coraggio, la caparbietà di lei.
E poi non sempre il filo dei ricordi segue quello della ragione. Sparse, le connessioni e i collegamenti della propria mente sono ballerine, imprevedibili, giocano con i propri padroni, torturandoli. Loro la causa per la quale Vincent ricordò di un altro coraggio e di un’altra caparbietà; loro il motivo per cui questa volta tutto era distorto dal dolore.
Il suo viso, i suoi occhi, i suoi gesti: era tutto offuscato, come avvolto da un velo impalpabile fatto di sangue e lacrime.
Si riscosse per le fusa di Kimi che gli saltò in braccio. Trovò nello sguardo della gatta il conforto silenzioso e consueto che gli permise di rivolgere un sorriso al futuro. Con il senno di poi, avrebbe trovato in quel sorriso l’ultimo momento di reale serenità.

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Capitolo 4 - Il ladro e i Gigli
Capitolo 6 - Casualità e destino
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Lissa

secondo nome Stachanov, non riesce a stare con le mani in mano, ogni minuto in cui non si è impegnati in qualche attività è un minuto perso! Le piace dialogare con le persone e cerca di avere pochi pregiudizi, non sempre le riesce… soprattutto quando le demoliscono i suoi libri fantasy preferiti. Passione e hobby unico lettura di libri, ovviamente, fantasy, ha provato anche altri generi con scarso risultato, sempre alla ricerca di qualche nuova bella saga da scoprire, insomma, leggere è l’unica cosa che non si stancherebbe mai di fare.

1 Comment

  1. avatar RossellaS ha detto:

    L’idea della risonanza fa molto fisica quantistica, mi piace!

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