Home » Storie e racconti » L'ombra e la tempesta » Capitolo 5 – Fiducia

Capitolo 5 – Fiducia

Sottofondo musicale

“Salve, buongiorno, cosa posso fare per…”, mi interrompo da sola e lancio un urlo, saltando istintivamente all’indietro.

Zia è la prima a raggiungermi, spettinata, con la vestaglia grigia in tinta con alcuni fili dei suoi capelli, ha il fiatone: “Wendy, che cosa..?”, mi afferra per le spalle e guarda fuori dalla porta. È solo un anziano signore barbuto, con il panzone e orologio da taschino a vista.

Gobbo Grasso - Lande IncantateTictac. Tictac. Tictac.
“È il coccodrillo, capitano!”, gridò uno dei marinai.
Il capitano scattò subito in piedi, corse al timone, dando comandi. Era preoccupato: “Tirate su l’ancora! Vento alle vele!”
Il marinaio ripeté gli ordini, molto più autoritario: “Al lavoro, luridi sacchi di pulci! Levate l’ancora!”

Me lo ripeto ancora, zia trova finalmente il fiato per esprimersi: “È… è molto imbarazzante, signor MacCordon…”, mi scuote di nuovo, stavolta, forse per la prima volta da quando la ricordo, si sta preoccupando seriamente per me; “Che ti prende?”
Riesco a mettere insieme un minimo di contegno e soprattutto di coraggio, le immagini si frappongono insistentemente, ma focalizzo sull’unica cosa che so per certo: mia zia non potrebbe vederlo, se fosse quello che ho pensato in un primo momento. “Chi… chiedo scusa… signore”
Zia mi passa una mano sopra la fronte. Ho un freddo gelido, non posso avere la febbre, ma lei finge di essersi scottata: “Come temevo. BETTY!”, chiama la governante e si rivolge al signor MacCordon, spostandomi dalla soglia; “Vi prego di scusare questo increscioso avvenimento, mia nipote ha la febbre ed è in delirio da ieri notte. Le avevo detto di dormire, ma ha insistito…”
“Non sono malata”, mi difendo e mi rivolgo al signore; “Perdonate, non so cosa mi sia passato per la testa… forse somigliate al nonno, sapete che effetto possono fare i ricordi d’infanzia, ormai la scienza è all’altezza di spiegare ogni cosa”
Il signore mi sorrise, divertito, non offeso o inquietato come due istanti fa: “Per essere capace di parlare di scienza, dovete stare molto meglio di ieri sera, signorina Darling”
“Infatti è così”
“Forse sono solo venuto troppo presto di mattina, ma mia moglie ha insistito perché mi informassi se vi eravate ripresa bene. Racconta di avervi visto a un balcone, una sera, e si è preoccupata poteste esservi presa un’infreddatura”
Scuoto la testa: “Non è un po’ di vento che mi fermerà”
“No di certo”, sospira zia.
Finalmente arriva la governante, trafelata, si è allacciata il cappellino proprio raggiungendoci: “Avete chiamato, padrona?”
“Credo non sia più necessario”, osserva zia, poi si corregge; “No, fammici ripensare… signor MacCordon, possiamo fare ammenda pregandovi di fermarvi per colazione?”
Il signor MacCordon abbassa lo sguardo: “Mi mettete in imbarazzo, Lady Margareth, ma non posso rifiutare una vostra preghiera”
“A questi punti siate il benvenuto”, sorride mia zia.
Io sono un po’ perplessa. Appena zia si congeda, dovendosi chiaramente almeno vestire prima di venire in sala da pranzo, Betty resta in sala, nel caso dovessimo chiederle qualcosa.

Esprimo il mio dubbio, sorto dall’affermazione del signore due istanti prima, nel modo più diplomatico possibile: “Perdonate…”
“Non v’è nulla da perdonare”, risponde subito lui.
“Avrei una domanda da fare. Spero che non la troviate una domanda stupida”, sospiro. Mi sento un po’ a disagio, la sua presenza mi inquieta, ma le sue espressioni sono cordiali e pulite.
“Ditemi. Se è quanto cercate di chiedere, non riferirò a vostra zia”
“Perché… perché non potete rifiutare una richiesta di Lady Margareth?”, domando finalmente.
Lui scuote la testa e sorride: “Quindi Lady Margareth non vi parlerebbe dei suoi impegni nella vita quotidiana?”
“L’unica cosa che so di lei è quanto mi raccontava mio padre quand’ero bambina”, rifletto un attimo, pensando a cosa dice zia di sé quando viene in visita a casa nostra; “Posso… posso supporre che non voglia far sentire a disagio nessuno, non parlandone”
“Quindi Lady Margareth verso la sua famiglia è umile e generosa?”, commenta lui, sorridendo; “Sono cose che di lei non ci si immagina”
“Non siete il primo a dirmelo”, osservo sincera e ripeto la mia domanda; “Perché non potete rifiutare una richiesta di mia zia?”
“Detto fra noi, s’intende, signorina Darling, sono in trattative con vostra zia per iniziare un’impresa. Ho fatto il giornalista delle azioni per molti anni, adesso vorrei aiutare un giovane talentuoso che ha bisogno di una spinta per lanciarsi nella guerra della moda”, afferma e prende fiato, di qui in poi mi sembra un po’ più velata, la sua risposta; “Purtroppo un progetto simile ha bisogno di materiali, di mano d’opera capace e tutto ciò implica che ci siano dei fondi”
“Mia zia li ha?”
“E’ molto improbabile che una famiglia di Lord non abbia fondi”, obietta.
Annuisco: “L’ho detto che era una domanda stupida”
“Si direbbe che vivete in tutt’altra realtà, per non essere al corrente di queste cose”
“Vivo con la mia famiglia a Londra”, ribadisco.
Lui mi guarda un attimo: “Senza una presenza maschile. Dev’essere difficile per i vostri fratelli”
“Lo è per tutti, ma John pensa di essere promosso a capo del reparto prossimamente”, osservo.
“E voi, cosa pensate di fare?”
“Voglio essere d’aiuto e sostegno alla famiglia”, replico; “Cucino, cucio, rammendo e tengo ordine in casa” In quale casa non lo specifico.

Zia arriva, perfettamente vestita e si rivolge a Betty: “La colazione è pronta?”
“Se n’è occupata la servitù mentre io mi apprestavo a servire il signor MacCordon e la signorina Darling”, spiega la governante.
Le sorrido. So come ci si sente. Sotto esame, continuamente.
Lei ovviamente non capisce il vero significato del mio sguardo, credo che vi legga solo una silenziosa gentilezza e il rispetto verso il suo lavoro.
Il signore fa segno a me e a zia di andare avanti: “Prima le signore”

***

“Che ti è preso, lì davanti alla porta? – Immagini cosa diranno in giro?”
“Il signor MacCordon non dirà nulla in giro”, ribadisco e scuoto la testa, deviando l’argomento; “Zia, chi sei davvero per questa gente che ti sta attorno?”
“Lady Margareth Barton”, risponde lei, in tono piatto; “Moglie di Lord Marc Barton”
“Aiutate molta gente? – Oltre alla mia famiglia”
“Cosa t’importa?”
Mi alzo e mi avvicino alla finestra: “Non ti capisco zia. Non ci siamo mai capite”
Lei non nega, per mio sollievo: “Infatti”
“Io… inizio a pensare che siamo simili. Per questo non ci capiamo”
“Non ci capiamo perché tu non cresci”, replica lei ferma e mi si affianca; “Non sei più te stessa da quando sei tornata a Londra. Nessuno ha mai saputo dire dove siete stati in quei tre mesi”, mi poggia una mano sulla spalla, io guardo in basso; “Hai citato la scienza, stamattina. Ragiona con me”, mi prega e mi fa una carezza; “Wendy, sei l’unica che potrebbe ricordare qualcosa, i tuoi fratelli erano troppo piccoli”, non sta dicendo nulla di nuovo alle mie orecchie; “La responsabilità per loro, per te è stato un trauma. I dottori dicevano che da qualche parte i tuoi ricordi ci sono, ma che il trauma li ha nascosti così bene che tu stessa non puoi raggiungerli”, mi tira su il viso; “Io non ci credo”
Distolgo lo sguardo da lei e non le rispondo.

Mi direbbe che sono impazzita, se sapesse la verità.
Mi direbbe che ho fatto di una favola la mia vita. In realtà fu la mia vita a essere tramutata in favola, e non da me.

Zia Maggie non demorde e si siede sulla poltrona che guarda verso la finestra: “Wendy, a cosa hai pensato quando hai aperto la porta al signor MacCordon?”
Questo posso dirglielo. Non succede niente, non giungerà ad alcuna conclusione. “Il suono di un orologio. Ho… ho provato una sensazione di pericolo in avvicinamento”, ammetto.
Zia abbassa lo sguardo: “Quindi… quindi è stato solo il suo orologio a inquietarti?”
“Esatto”
La zia mi osserva più attentamente di quanto mi sia gradito, me ne rendo conto solo ora, guardandola negli occhi. Torno a sedermi sul mio letto: “Stasera che facciamo?”
“Perché ti sei sentita male quando hai ballato con Robin? – Dubito che ti ricordi di lui, viveva in un orfanotrofio dalla nascita, e ha due anni in meno di te”, soggiunge lei, come se non me ne fossi accorta da sola, di queste cose.
Io sospiro: “Indosso corsetti forse due volte ogni dieci anni. I medici confermano che il corsetto è dannoso per la salute”
Lei inclina la testa: “Dimmelo guardandomi negli occhi, Wendy”
“Lui non c’entra niente, lo sai già”
“No. Ma lui ti piace”
“Quanto mi piace avere i miei fratelli. Quanto mi ha fatto sentire a mio agio semplicemente ascoltandomi”, aggiungo.
Ora è lei che abbassa lo sguardo: “D’accordo, non insisto”, si alza e prima di uscire dalla stanza si morde il labbro, riflette, credo che si gira a guardarmi, ma io ho le spalle rivolte alla porta; “Wendy, lo sai che voglio solo il tuo bene”
Silenzio.
“Se vuoi stare bene, devi capire cosa ti è successo. E se non vuoi parlarne con me, trova qualcuno di cui ti fidi”, mi consiglia.
Qualcuno conosce la storia. Ma mi ha tradito e l’ha trasformata in una favola, penso, amareggiata.
Zia Maggie finalmente esce.

(308)

Capitolo 4 - Aria
Capitolo 6 - Pianoforte
The following two tabs change content below.
avatar

SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
avatar

Ultimi post di SaraIE (vedi tutti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Cookies permettono alle Lande Incantate di riconoscerti la prossima volta che tornerai a farci visita. Navigando sulle nostre pagine ci autorizzi a farne uso per rendere la tua esperienza migliore. Maggiori informazioni | Chiudi