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Capitolo 45.1 – Occhi di ghiaccio

Sottofondo musicale
Non so cosa pensare dello sconosciuto. Probabilmente mi osserva silenzioso da anni. Avrà sentito storie distorte su di me e mio padre dentro alle mura della banca. Mi ha conosciuta in compagnia di mio fratello, che aveva un appuntamento con lui e ha dimostrato un certo interesse, quest’è certo. Ma cosa pensa della mia relazione con Robin? Lui gli ha parlato di me? Quanto gli ha confidato?
“Non vuole parlarne?”, mi chiede e distoglie il suo sguardo da me. “Ho provato a immaginare un’isola lontana da questa, quando ero bambino. Non doveva essere un paradiso terrestre, non doveva essere l’Isola-che-non-c’è, anzi, non ho mai sopportato le favole in cui tutti vissero felici e contenti”
“Tutto ciò…”, esito, per la prima volta, a porgli una domanda; “Cosa centra?”
“L’ho conosciuto per puro caso, Robin Elder, dico. Charles Frohman si portava dietro il suo protetto balbuziente in banca, mio padre aveva portato me per ritirare la paga. Vidi in Robin quello che io non avevo. Qualcuno che lo amava davvero, che lo proteggeva, che lo guidava. Lui vide in me quello che non aveva lui. Una famiglia, un futuro sicuro, un’identità”, mi racconta lui e sorride al ricordo; “Crescendo abbiamo visto l’uno le preoccupazioni dell’altro, siamo diventati fratelli. Io fuggivo e cercavo lui, lui si liberava dai suoi impegni e cercava me”
“Vi incontravate qui?”
“A un passo dal volo”, sembra citare le parole e infatti così si rivela; “Robin dice sempre così”
“Robin è un caro amico”
“Perdonatemi, ma mi sembra così improbabile che egli si trovi con Lord e Lady Barton…”, borbotta, quasi più rivolto a se stesso; “A mala pena sopporta l’esistenza della mia famiglia”
“Non so chi siate voi per i piani alti, ma Lady Margareth è stata la sorella di mio padre e mi ha garantito che avrà cura di Robin”
Lui sembra stupito e vede probabilmente nei miei occhi che sto dicendo la verità. La cosa lo tranquillizza al punto da deviare leggermente l’argomento: “Robin mi ha raccontato di vostro padre”, dichiara; “Sembra che gli foste molto affezionata”
“Infatti mi recavo alla banca e non so se magari non mi aspettavo di rivederlo uscire dal portone”, gli confido; “Ho smesso… perché ci sono stati diversi eventi che hanno capovolto la mia vita”, taglio corto, sentendo le parole vere, ma pesanti come macigni, uscirmi dalle labbra; “E sospetto che io abbia chiuso un capitolo con il mio passato”

“Vi dispiacerebbe se rimanessimo in contatto?”, mi domanda Edward, e sembra che ci tiene davvero a questa domanda, tanto che deve specificarne la ragione, ma forse non sa se può osare; “Non solo per Robin”
Io scuoto la testa e sono sincera: “Vi sembrano questi i tempi?”
Lui ride, all’inizio la cosa mi irrita quasi, poi lui riapre leggermente i suoi occhi di ghiaccio e mi sento pervadere dall’orrore. Capisco, finalmente, cosa in lui mi impedisce di reggere il suo sguardo: sono gli occhi del capitano. Ecco dove li ho nascosti. “Signorina Darling, con la guerra in corso, se voglio realizzare il mio sogno, i tempi solo questi sono. Se mi dite che non tornerete più alla banca ogni domenica, perderò l’occasione di rivedervi”, mi prende la mano; “Avrei piacere di condividere con voi il mio sogno”, aggiunge; “E se dopo aver condiviso questo sogno deciderete di costruirlo assieme a me, sarò lieto di fare con voi tutti i passi necessari fino a un’altra svolta nella vita”
Io arrossisco per l’imbarazzo e mi sottraggo dalla sua stretta. I suoi occhi di ghiaccio ne celano altri, li vedo, sinceri e puri come il cielo. “Non sapete cosa state chiedendo, signor Treasure”
“Solo l’occasione di conoscere la ragazzina che ho visto diventare donna”, mi prega lui; “Solo l’occasione di conoscere più del vostro angelico nome”
Io scuoto la testa e ripeto le parole di Luke: “Io sono un angelo nero, signor Treasure”
“Non vi credo”

Io scuoto la testa e vorrei spiccare il volo, qualcosa me lo impedisce. Inizio a capire perché sono arrivata fino a qui. Sono così nervosa che sono andata a cercare altra fantasia o paura da mangiare, il mio corpo ne aveva bisogno per riuscire a dormire e adesso la persona più vicina a me con una dose reale di paura è lui. Edward Treasure.
Gli sto togliendo il ghiaccio dagli occhi.
Il ghiaccio che vuole riavere il capitano per creare il veleno, per intimidire la sua ciurma, per far tremare i Bimbi Sperduti e gli indiani davanti a sé, solo con la forza di uno sguardo.
Non ci sono parole per descrivere ciò che provo. In realtà non posso provare la paura, non ne ho di mia. Quindi sto usando la paura che ho mangiato negli ultimi giorni per sentirmi così, terrorizzata.
E usando la paura, la stacco anche da me. Ora la paura è libera di arrivare finalmente all’Isola, di essere fiutata dal capitano. E’ complicato, peggio di un meccanismo, però sento cosa sta per succedere.

Edward Treasure - Lande IncantateMi giro giusto in tempo nella direzione dalla quale sta arrivando. Inclino la testa da un lato e dall’altro per non pensarci. Il ghiaccio presso Edward Treasure è al sicuro. Se sto calma, posso impedirmi di restituire gli occhi al capitano.
“Wendy Darling”, commenta il capitano comparendo da dietro la statua; “Prevedibile che tu fossi qui”
“Capitano”, rispondo.
Edward inclina il capo: “Chi è?”
“In un libro si è chiamato James Hook”, rispondo secca e serro le mani a pugni.
Il capitano allunga l’uncino: “Abbassiamo le armi, che ne dite, mademoiselle mangiatore?”, mi appella e dietro di lui compare Peter. Legato e imbavagliato, trascinato dal Gobbo Grasso, dallo Spadaccino Sanguinoso e dal Corvaccio. Le manette sono state issate a un peso che Peter non è in grado di sollevare. Il peso della logica. Un Dente di Pietra.
Faccio un passo avanti, le mani aperte perché mi sono sentita cadere le braccia: “Lascialo andare”
Il capitano indica dietro le mie spalle con un dito dell’unica mano che gli resta: “Sai qual è il mio prezzo”
“Ci conosciamo, signore?”, chiede perplesso il signor Treasure.
Io scuoto la testa: “Non dovevate stare a guardarmi davanti alla banca”, commento, rivolta ovviamente al mio ennesimo protetto. Ormai questo è diventato Edward Treasure.
Lui non capisce, giustamente: “Questa è una gran bella pagliacciata… sapevo che Lady Margareth non aveva origini altolocate, ma un circo, questo è il colmo!” Io respiro a fondo. Dovrò creare il caos. Rischiare di uccidere Peter, di nuovo. E’ il solo modo. Comunque contratterò con il capitano, non libererà Peter. Devo creare un’occasione per Campanellino.

“Se resti troppo a lungo qui, finirò per ucciderti, capitano”, minaccio. Se posso, voglio evitare di sconvolgere e soprattutto di coinvolgere ancora un’altra persona. Magari che capisce che questo non è il suo posto e se la dà a gambe levate.
“Se resto qui abbastanza a lungo, finirai per uccidere anche Peter Pan”, mi sottolinea il capitano; “I miei occhi e chiudiamo qui la tua storia”
“E dopo tu tornerai sull’Isola?”, gli chiedo, lentamente.
“Sono il capitano dei pirati di tutti i Sette Mari”, obietta lui; “Sull’Isola non ve n’è neanche uno vero”
Sospiro. Non mi lascia scelta e forse in fondo vuole non lasciarmi scelta. Allungo le mani e mi concentro su un solo pensiero.
La stessa paura che mi ha preso la notte in cui i miei fratelli erano stati fatti prigionieri.
Sarà la paura, stavolta, ad aiutarmi. Non riesco a non mangiarla, ma non voglio provarla. Quindi la metto in uso seguendo l’istinto, che diventa un istinto freddo e calcolatore. Vento, neve e ghiaccio si accaniscono tutt’attorno a noi, Peter ne approfitta per liberarsi, vedo Campanellino che si è affaccendata dietro la sua schiena e i due schizzano via. Intuisco dal suo sguardo e dalla luce rossa di Campanellino quale direzione hanno preso.
Quella verso gli altri mangiatori, verso i miei bambini. Mi sollevo da terra, quasi disperata, seguita dal ringhio di un capitano che crolla a terra scosso dagli starnuti e dall’urlo di sorpresa di Edward Treasure.

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Capitolo 44 - Kensington Gardens
Capitolo 45.2 - Occhi di ghiaccio
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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