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Capitolo 44 – Kensington Gardens

Sottofondo musicale
“Kensington Gardens sarebbe un posto sicuro?”, domanda Johnnie con un filo di voce. Nel silenzio che segue queste parole sento solo che tutti sono d’accordo con lui e non perché hanno paura di essere di nuovo in pericolo: hanno paura che sia io a espormi troppo al pericolo.
Io mi fermo e guardo dritto davanti a me. So esattamente in che ordine si trovano tutti alle mie spalle. Per primi i fratelli Lucky, l’uno a braccetto dell’altro, muniti di due cappotti identici e di un bastone. Poi c’è Red, dietro di lui un Leprotto ferito affiancato da Piccolo Fiume e Giglio Tigrato, i tre sono armati di tutto punto. Dietro i fratelli Lucky si trova Ricciolo. A chiudere la fila ci sono la mia pallidissima mamma e Mike, che tengono in piedi Johnnie e l’ultimo è il cacciatore nero.
Non mi giro perché guardare negli occhi i miei fratelli mi fa troppo male. “E’ il solo posto sicuro per voi”, rispondo quindi.
“Non è un posto sicuro per noi che cerchiamo, Wendy”, replica Leprotto.
Io mi fisso i piedi, le scarpe malconce anche se in realtà sono nuove di sole due settimane. Respiro a fondo e proseguo dritta nei giardini. “Questo è il posto più improbabile dove potrei andare. Con una breve ricerca i pirati escluderanno Kensington Gardens”, affermo decisa.
Ricciolo pone la domanda definitiva: “E Peter?”
“Sei libero di tornare da lui”, infine mi giro e lo guardo dritta negli occhi; “Anzi, vattene, con la fata”, aggiungo. Sapere mi dà sempre più potere. Non posso fermarmi dal mangiare, ma so cosa mangio ed è il come mangio fantasia e paura che mi dà il potere di scegliere come usare la polvere fatata.
Ricciolo mi si avvicina rompendo le righe: “Devo trovare Peter e con lui riportare la nave pirata all’Isola”, indica la fata; “Eila e Trilli saranno abbastanza forti per costringerli tutti a fare quello che devono”
“Bene”, annuisco e guardo i miei bambini cresciuti; “Voi con me, prendiamo una distanza di sicurezza per proteggere Eila”, fulmino con lo sguardo Mike che cerca già di fermarmi; “Voi restate tutti insieme e non voglio sentire altro. Vi proteggerete a vicenda e se le cose si mettono male, avrete fatto abbastanza casino per svegliarmi”, taglio corto.
Johnnie scuote la testa: “E chi protegge te?”
Risponde Tobias indicando il fratello e Red: “Ci saremo noi”
Noto nello sguardo di mio fratello minore che cosa vorrebbe dirmi. Che un cieco è l’ultimo a potersi definire difesa per chiunque altro. Io poggio la mia mano sulla spalla di Tobias, dato che non può vedermi è solo in questo modo che può sentire il mio appoggio. “E’ così”, affermo e guardo gli altri, mi soffermo su Giglio Tigrato; “Sono dispiaciuta che tu sia stata coinvolta in questa storia”
“Tu fare male a Aquila Bianca di nuovo?”, mi chiede lei con il suo sguardo di pietra.
Ricciolo si schiera fra noi: “Wendy è solo riuscita a sopravvivere a Peter Pan”
“Sopravvivere?”, non è una domanda di comprendonio, quella di Giglio Tigrato, ma di stupore. Mi guarda incerta, come se adesso mi vedesse per la prima volta.
“E probabilmente ti ha salvata sui Denti di Pietra”, aggiunge Ricciolo.
“Ricciolo, chiudiamo qui”, dichiaro e mi rivolgo a tutti; “Sembra che ognuno di voi sa parte della mia storia, non ha senso che vi indebolisco restando a spiegarvi tutto”, osservo; “Vengono con me Tobias, Luke e Red perché sono uguali a me”, aggiungo una breve spiegazione.
“Vengo anch’io”, dichiara Leprotto e respira a fondo, poi scruta un attimo attento Piccolo Fiume e fa pochi gesti. I due indiani si lanciano un’occhiata, alla fine è Giglio Tigrato a rispondere, battendosi il petto con un pugno, il viso dispiaciuto, ma anche incoraggiato.
Mike mi raggiunge di corsa e mi prende per le spalle: “Sei impazzita? – Non vedi in che stato sono?”, e intende dire che tutti noi siamo reduci e quindi dividendoci abbiamo meno possibilità di sopravvivere.
“Guarda Johnnie e mamma”, lo esorto; “Pensi ancora che devo restare?”, scuoto la testa e mi scrollo di dosso le sue mani; “Resta con loro”
Mike sembra un altro. Di solito vede tutti i fiori dove ci sono i rovi, è un ragazzo positivo. Vedere nei suoi occhi rassegnazione e tristezza mi abbatte e non so che pensarne. Forse l’Isola-che-non-c’è è la sola spiegazione per il suo cambiamento. Spero che, allontanandomi dalla famiglia, un giorno possano essere tutti di nuovo sé stessi e sereni. Mike positivo ed generoso, Johnnie gentile e affettuoso, mamma buona e indipendente.

Mi allontano e so che dietro di me ci sono davvero solo i fratelli Lucky, Red e Leprotto che seguono. Ora che mi seguono, sento la polvere fatata che mangiavo più distante. Sento come una parte di me va in cerca di altre fonti. Sento come i ragazzi trovano in me, il portale, un’altra, intoccabile fonte di polvere fatata. Leprotto è uno di noi.
Lui ci racconta di come è venuto a sapere da Jockie che la nave pirata aveva preso il volo e che Ricciolo era scomparso. Di Peter si sapeva che era volato di nuovo a cercarmi, con Campanellino. Preoccupato per il suo amico, Leprotto non si è reso conto che stava volando finché non aveva raggiunto la nave, a moltissimi metri di altezza dal mare. Fuori di se per lo stupore il ragazzo è praticamente precipitato in acqua, dove una sirena lo ha tratto in salvo. Hanno comunicato scrivendo nella sabbia. Per una buona volta non è Acquabella che si è messa in gioco. E’ Aylène, che si è definita sirena protettrice di Leprotto, chiamandolo Noah. Gli ha spiegato che un mangiatore può volare anche senza pensieri felici, perché può sempre attingere ai suoi ricordi più belli per volare ancora più in alto. Spaventato, ma anche forte di questa nuova scoperta, il ragazzo adottato dagli indiani si è fatto fretta e ha quasi miracolosamente ritrovato la nave sulla sua strada fra il tempo e lo spazio. Riconoscendo l’amico Ricciolo in difficoltà, non ha riflettuto due volte se rischiare la vita per lui o no e si è lanciato in una missione di salvataggio sincronizzata con quella di Mike. Se si fossero messi d’accordo, non ci sarebbero riusciti mai.
Tutto sommato, siamo vivi per più di un miracolo.
Ci sdraiamo e i ragazzi si addormentano subito, io invece non trovo sonno. Inizio a camminare fra le lanterne oscurate di Londra, chiedendomi come lo Stato maschererà la comparsa di una nave in cielo. A quest’ora di certo la polvere di fata di Eila ha perso il suo potere e loro saranno scesi o a terra, oppure in mare. La più probabile, conoscendo il capitano, è la seconda fra le due.

Nel buio che mi avvolge una figura seduta su una panchina di Kensington Gardens mi salta all’occhio. Sta fissando la statua dedicata a Peter Pan. Un Peter Pan che non rassomiglia a quello descritto da Jamie tanto quanto è lontano dal mio. Lo scultore ha deluso entrambi, con quel monumento: la musa e lo scrittore.

“Ora so cosa dicevi”, mi aveva confessato Jamie in un sussurro, davanti a quella statua.
Io avevo incrociato le braccia, irritata dal fatto che avesse voluto portarmi lì: “Questo non è Peter Pan”, disse. 

Ripetei fra me e me le parole di Jamie, sottovoce, come se dirle in un qualsiasi altro modo sarebbe stato capace di far evaporare la statua. “Questo non è Peter Pan”.
L’uomo sulla panchina, ormai dista da me di una sola manciata di metri, si gira a guardarmi e inclina la testa: “Le stesse parole di James Matthew Barrie, signorina Darling”
“E’ stato un amico di famiglia”, ammetto e riconosco, appena, fra le luci e le ombre gettate sul suo viso l’uomo che mi ha chiamata per nome. Mi stupisco che si trovi qui a quest’ora e non esito a porgli la domanda.
Lui fa spallucce: “E’ un bel posto dove far volare via i pensieri”
“E perché di notte?”, insisto.
Gli si corruga la fronte, gli occhi di ghiaccio diventano per il lampo di un secondo  di un azzurro più celeste: “Forse la luce del sole fa evaporare la verità”
“Come la fama di Peter Pan”, commento e mi siedo accanto a lui, scuoto la testa, immersa di nuovo nei miei pensieri. Sentir parlare Leprotto di una sirena protettrice richiama in me il ricordo di Acquabella. Mi piace il pensiero che Acquabella possa essere la mia fata protettrice. E’ qualcosa di dolce. Anche se continuo ad avere un certo timore basato sulle parole di Peter e la sua impensabile prudenza quando si avvicinava ai Denti di Pietra.

“Avete notizie del mio amico Robin Elder, signorina Darling?”, mi domanda il signore, rompendo il silenzio.
Io faccio spallucce e invento: “Mi risulta sia guarito da una specie di influenza e che abbia lasciato Londra per riprendersi completamente”
“Non me la bevo”, dichiara lui; “Mi ha mandato un telegramma. Diceva che era da Lord e Lady Barton per discutere di affari secondo il desiderio di Charles Frohman”, mi guarda negli occhi e attira la mia attenzione, ma facendolo i suoi occhi mi pietrificano quasi per il gelo. “Io non credo a una sola parola, signorina Darling, quei due odiano Robin…”
Mi alzo, quasi fossi una serie arrugginita di ingranaggi che faticano a mettersi d’accordo per il movimento da eseguire, e cerco di ridarmi un contegno: “Non posso dirvi ciò che ignoro, signor Treasure”
Lui annuisce e si alza. Leggo nei suoi occhi il dispiacere, mentre cambia argomento nella speranza di non perdere la mia compagnia: “Voi invece, perché vi trovate qui nel cuore della notte?”, mi domanda; “E cos’è avvenuto le ultime due domeniche? – Ero solito attendere la vostra comparsa silenziosa davanti alla banca”
Sorrido amara. Come spiegargli che ho avuto seriamente problemi con Peter Pan?

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Capitolo 43 - Polvere fatata
Capitolo 45.1 - Occhi di ghiaccio
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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