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Capitolo 39 – Il passo di Shamal

Shamal entrò nella stanza mentre lui era ancora ad occhi chiusi. Aveva un passo molto particolare, leggero, quasi saltasse, toccava il pavimento solo lo stretto necessario. Da bambino era stata la sua voglia di emulare quella leggiadria, che gli aveva permesso di andare avanti, anche quando i suoi genitori gli mancavano terribilmente, ed ora suo padre era ridotto in quello stato.
– Verritt-Falot non ha speranza di uscire vincitore da questa battaglia. L’Aria ha richiesto un tributo troppo grande e la contaminazione indotta dagli altri affonda le sue radici troppo in profondità, mi dispiace – ll tono, si accorse Callin, era come seta sulla pelle così delicato e triste. Il ragazzo impiegò ancora degli attimi prima di sedersi e incontrare lo sguardo del suo interlocutore. L’iridi del capo tribù erano oscurate da un velo di lacrime. Callin non lo aveva mai visto piangere.
– Non è giusto! – esplose senza contegno, gridò a pieni polmoni, permettendo al dolore di percorre il suo essere e divampare.
Quando la sensazione fu svanita l’unica sensazione che gli rimase fu un vuoto interiore.
– Padre – mormorò con un fil di voce.
Si sentì avvolgere da un corpo caldo e pensò che la stretta di Shamal fosse forte nonostante l’età.
La mente del ladro, cercando di evadere dal dolore, seguì i sentieri dell’irrazionalità e riuscì a pensare a tutt’altro. Lentamente però, anch’essa si lasciò ammaliare dal conforto di un abbraccio dato con sincero trasporto.
Il ragazzo si ritrovò ad aggrapparsi forte al corpo del vecchio Keelihn mentre le prime lacrime silenziose gli bagnavano le guance.
– Queste lacrime Callin-Ke fanno capire quanto il tuo cuore lo amasse, nonostante i suoi errori,
e ritengo che la sua pazzia non gli abbia impedito di comprenderlo – Shamal trasse un lungo sospiro, poi riprese con voce più tremante – un padre aspetta per tutta la sua vita che il figlio gli perdoni i suoi errori, tu… Verritt-Falot sa che ci sei riuscito ed è questo che conta.
– Avrei voluto più tempo…
– Non se ne ha mai abbastanza – disse con decisione il capo tribù staccandosi da lui.
Quando il ladro si asciugò gli occhi e portò il suo sguardo su Shamal ritrovò il Keelihn alieno e distaccato che aveva recuperato tutta la sua compostezza.
Vederlo di nuovo completamente padrone di sé lo spinse a sua volta a ricomporsi. Shamal aveva ragione, in fondo, non poteva cambiare gli eventi.
– Grazie Shamal-Qat – gli disse solennemente, inginocchiandosi davanti a lui.
– Ke, rishà – gli disse poggiandogli le mani ai lati delle spalle per aiutarlo ad alzarsi – c’è molto da fare. Devo conferire con Vincent-Kol e Amidel-Lum, i Grandi sono in tumulto ed ho un brutto presentimento.
– Non vorresti radere al suolo tutto per quel che hanno fatto gli alchimisti? – gli chiese Callin sorpreso e un po’ intimorito, aveva realizzato solo in quel momento che la visita del capo tribù poteva avere qualche altro scopo che non era solo quello di rassicurarlo.
Tutte queste maledette sensazioni mi stanno rammollendo…
– Lo vorrei ragazzo, quando la preghiera di tuo padre ci ha raggiunto, c’era così tanto odio e rancore da ottenebrare ogni altro sentimento, ma eravamo in molti all’ascolto e distanti dal centro di quella emanazione. Il risentimento ed il dolore si sono ripartiti tra tutti i Keelihn del nostro e di altri villaggi. L’ondata di follia generata dai nostri fratelli impazziti non ci ha contaminato e la ragione a preso il sopravvento. Riteniamo tutti che gli altri alchimisti non debbano pagare per le azioni di Recro-Shat.
– Questo mi rassicura… perché io non mi sarei schierato con voi… – il tono di Callin era un po’ impacciato, ma convinto.
– Lo so e avresti fatto la scelta giusta – Shamal sorrise disarmante – A presto ragazzo mio.
Il Keelihn lasciò la stanza col suo passo felino. Quando aprì la porta colse Rose di sorpresa con il braccio alzato per bussare.
La ragazza fece un passo indietro salutando Shamal con un lento cenno del capo che fu ricambiato con la stessa solennità.
Nell’istante seguente una piccola Rose entrava nella stanza guardandolo intensamente, aveva i suoi begli occhi colmi di tristezza, anche lei. Callin le guardò dentro: nel suo cuore una forte pioggia sferzava con violenza ogni altro dettaglio, il grigio era così fitto e cupo da oscurare la luce. Era in pena per lui.
Non le permise di fare ancora un altro passo travolgendola. Contemporaneamente la prese in braccio e iniziò a baciarla. Ancor prima che giungessero sul letto erano nudi.
In quel momento spiragli di luce si intravedevano fra le nuvole, l’animo di Rose era più sereno. Callin sorrise cercando le sue labbra.

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– Vi sto cercando di spiegare che non abbiamo modo affrontare l’accademia e l’esercito! – Vincent, fustrato, battè i palmi sul tavolo facendo sobbalzare i bicchieri di peltro mezzi pieni.
– Ed io sto cercando di spiegare a voi, che i soldati mi sono ancora fedeli – rispose tranquillo l’imperatore Amidel senza però incrociare lo sguardo dell’alchimista – nessuno crede realmente al fatto che io abbia sangue Keelihn. Sarà semplice convincere tutti che sia stata una trovata di Solinar per il suo colpo di stato. L’esercito tornerà sotto il mio controllo in un attimo.
– Maestà, il maestro Vincent non vuole mettere in dubbio le vostre parole – intervenne Feal’d con un tono accomodante che non gli si addiceva minimamente – la questione è che non conosciamo i presupposti su cui basate le vostre convinzioni.
– Priore Feal’d, secondo voi, perché Solinar mi ha trattenuto in cella e torturato per giorni?
L’alchimista in nero non rispose spostando lo sguardo dall’imperatore all’amico che camminava nervosamente avanti e indietro.
– Perché non ha prove! – concluse Vincent fermandosi senza voltarsi
– Esattamente – rimarcò Amidel con un sorriso beffardo – non ho mai confessato e nessuno ha mai visto i miei occhi. Solinar è riuscito ad ingannarmi solo per un attimo, ma è stato l’unico a vedermi.
– E perché gli hanno creduto, allora? – chiese Feal’d.
– Non lo hanno fatto. Il decano ha letteralmente acquistato il favore di alcuni Monarìe dei dirigenti dell’esercito prima di trarmi n arresto. La storia del mezzosangue è stata solo una scusa per accelerare i tempi.
– Resta il problema che non abbiamo i mezzi per muoverci contro Solinar – obiettò Vincent – è vero che abbiamo due aeronavi, ma con un pugno di alchimisti e qualche Keelihn non possiamo reggere il colpo. Dobbiamo prima diffondere la notizia della vostra liberazione e radunare sostenitori. Non è un’operazione così rapida come auspicate.
– Non sono d’accordo. – commentò asciutto l’imperatore – Solinar non ha ancora consolidato la sua posizione, alcuni Monarì non hanno ceduto alle sue lusinghe. Se agiamo subito potremmo lasciarlo con un pugno di sabbia tra le mani senza nemmeno che se ne accorga.
Vincent scosse la testa. Aveva immaginato che sarebbe stato difficile convivere con l’imperatore, ma trovare una così strenua resistenza non era previsto. Cercò con gli occhi Feal’d, ma l’amico lo guardò di rimando con espressione rassegnata e non proferì parola.
Si avvicinò al tavolo, afferrò uno dei bicchieri e lo vuotò con un sorso.
Trasse un profondo sospiro e fece per parlare di nuovo, ma fu interrotto da alcuni leggeri colpi alla porta.
L’istante seguente un alchimista in tunica arancione fece capolino nella stanza annunciando la presenza del capo dei Keelihn.
Intravedendo un raggio di speranza nella grande saggezza di Shamal, Vincent fece cenno di farlo entrare.
Il vecchio Keelihn si avvicinò col suo passo felpato e le mani congiunte dietro la schiena. Aveva lo sguardo preoccupato e l’espressione non trasmetteva nulla di buono. Ciò nonostante si fermò a salutare solennemente l’Imperatore.
– Amidel-Lum – chinò il capo – sono felice di saperti in salvo.
L’uomo si alzò meccanicamente, spinto dalla figura autorevole di Shamal, balbettò qualche parola prima di riuscire a rispondere coerentemente.
– Shamal-Lum, ci onori con la tua presenza.
Vincent osservò interessato la scena, ma preferì tenere per sé le proprie impressioni, non era il momento di sviare il discorso dal tracciato più urgente.
Invitò il Keelihn a sedersi.
– Stavamo discutendo sul modo migliore di agire d’ora in avanti – esordì l’alchimista in blu – L’imperatore Amidel sostiene che la scelta più adeguata è quella di colpire al più presto Solinar, prima che consolidi il suo potere.
Shamal soppesò quella notizia, poi scosse la testa.
– Non ne avete il tempo. I Grandi fremono. Gli eventi sono già in moto.
I presenti si scambiarono sguardi perplessi.
– Con tutto il rispetto, Lum, abbiamo già parecchi problemi, non si servono anche oscuri presagi. – la voce di Feal’d non era mai stata così affilata.
Vincent agì rapidamente, la suscettibilità dei Keelihn era più che leggendaria. Con un movimento zittì l’amico e poi si rivolse a Shamal col tono più conciliante che poteva.
– Quello che il priore sta cercando di dire è che ci farebbero comodo informazioni più dettagliate.
– Vincent-Kol, non c’è alcun bisogno di dissimulare lo scetticismo di voi alchimisti. Non mi aspetto che comprendiate, ma non ho intenzione di desistere e lasciarvi a voi stessi, l’ho già fatto una volta e siamo giunti a questo punto.
I sottointesi di quella risposta aleggiarono sul tavolo tra gli astanti senza che nessuno potesse realmente comprendere.
– Shamal-Lum puoi mostrarmi quello che vedi? – Amidel lo chiese allungando una mano verso di lui – Io non ho abbastanza sangue Keelihn per farlo da solo.
Shamal osservò malinconicamente il braccio teso dell’imperatore, visibilmente combattuto sull’accettare la richiesta o rifiutare. Alla fine scosse la testa.
– Non sono in condizione di farlo. Pregare in gruppo qui, così vicino ai miei fratelli infermi, è troppo pericoloso.
Vincent osservò perplesso la scena ma Amidel sembrò invece convinto.
– Allora puoi descrivermelo?
– Una nube, nera e gonfia di pioggia – cominciò a spiegare il Keelihn – si sposta velocemente e contro vento. L’Aria si piega al suo passaggio e la Terra sussulta come se volesse ritrarsi.
– E quanto dista da noi questa nube? – chiese Feal’d sempre con tono scettico.
– È una visione – spiegò Amidel – la nube rappresenta una minaccia imminente.
Colpi insistenti alla porta interruppero il discorso.
Lo stesso alchimista in tunica arancione entrò accompagnato da Rashum, uno dei Keelihn di Shamal.
L’urgenza sul volto dei due era evidente.
– Maestro Vincent – l’alchimista in arancio ignorò qualunque convenevole nei confronti dell’imperatore o degli altri presenti – i Keelihn hanno avvistato una tempesta in arrivo, ma sostengono che sia innaturale. Si sposta contro vento e sembra puntare direttamente qui.
– Tutto sommato – disse Vincent stranamente calmo – questa volta il presagio di Shamal-Lum non era solo un segno da interpretare.

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Capitolo 38 - Solinar
Capitolo 40 - Illiar
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Lissa

secondo nome Stachanov, non riesce a stare con le mani in mano, ogni minuto in cui non si è impegnati in qualche attività è un minuto perso! Le piace dialogare con le persone e cerca di avere pochi pregiudizi, non sempre le riesce… soprattutto quando le demoliscono i suoi libri fantasy preferiti. Passione e hobby unico lettura di libri, ovviamente, fantasy, ha provato anche altri generi con scarso risultato, sempre alla ricerca di qualche nuova bella saga da scoprire, insomma, leggere è l’unica cosa che non si stancherebbe mai di fare.

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