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Capitolo 38.1 – Neve candida

Sottofondo musicale
Ho raccontato a mamma tutto. Lei non sembra calmarsi, anzi, è sempre più angosciata. Ammetto che non sarebbe mai la storia della buona notte che andrei a raccontare ai miei figli, preferisco la versione del signor Barrie.
Non mi ci sono mai affezionato a lui. Forse perché all’inizio mi sembrava volesse sostituire il papà, ma le sue intenzioni sono più… quelle di un bambino che mette a disposizione tutto quello che ha per aiutare chi gli sta intorno.

Il signore, che rivela la sua identità come “Cacciatore Nero” – e probabilmente è nero nel vero senso della parola, perché ancora fatico a riconoscere la sua sagoma – rimane in ascolto, ma penso che non sa cosa diciamo, non interviene mai.
Alla fine gli chiedo quello che sa di Wendy.
Lui mi racconta una storia che supera decisamente la mia immaginazione. Racconta che alcuni bambini, crescendo, perdono completamente la fantasia e la paura. Siccome senza morirebbero, imparano a mangiarla da chi gli sta intorno e a disfarsi di quello che è superfluo in diverse occasioni. Questo crea un disequilibrio sull’Isola, perché dipende dalla polvere fatata che gli umani regolarmente allontanano da se. Un mangiatore interrompe il viaggio di questa polvere fatata. Le fate non riescono più a mantenere l’equilibrio delle piante e del ciclo della vita degli animali, e così stanno rischiando una vera e propria crisi di fame e sete e anche di caos. I pirati sono volati sulla Terra rapendo una fata molto potente, Peter è volato sulla Terra a caccia di un mangiatore, Wendy è un mangiatore e apparentemente anche uno dei tre portali.
Gli chiedo cosa sono i portali.
La risposta mi sembra logica nel momento stesso in cui lui me la spiega. Quando l’Isola è in crisi, si aprono i portali per far passare ciò su cui si basa l’Isola e la polvere fatata stessa: fiducia, speranza e polvere. Hanno dei prezzi, apparentemente. Chi passa attraverso la fiducia, perde in forza. Chi passa attraverso la speranza, paga con il coraggio. E chi passa attraverso la polvere paga con il prezzo più alto.
“Il prezzo più alto?”
“Non ho mai osato chiedere il passaggio al portale della polvere”, risponde l’uomo e sbadiglia; “Ai tempi il vecchio mi disse che avrei pagato con ciò che avevo di più caro nella mia vita”, conclude il cacciatore; “Scelsi di non pagare il prezzo – temetti mi sarebbe costato la vita di qualcuno che avevo a cuore”
“Quella persona ti è ancora cara?”
“Oh sì”
Rifletto un attimo. Poi mi sento come rincorso da un ricordo e mi aggrappo ad esso.

Avevo quattro anni. Wendy era pallida e dalla sua pancia usciva un liquido rosso. Non capivo cos’era successo e le presi una mano che lei non strinse come invece faceva sempre: “Perché non si muove?”, chiesi ingenuo.
“E’ fredda…”, commentò Peter Pan.
“Dobbiamo tornare a Londra, facci tornare a Londra”, Johnnie aveva gli occhi lucidi. “Deve andare da un dottore”, dichiarò con fermezza.
“Ma… ma abbiamo una medicina”, osservò Peter ingenuamente.
“NON C’E’ ALTRO MODO!”, sbottò Johnnie.
“E’… è proprio sicuro che..?”, la frase morì in gola al nostro amico spericolato.
Johnnie respirò a fondo: “Se aspettiamo ancora, morirà”
Io mi guardai attorno. Non c’era più nulla del villaggio indiano attorno a noi. C’era una stanza rosa, con tre letti. Una donna seduta alla finestra che mi sembrava vagamente famigliare.
Peter Pan inclinò la testa e si guardò attorno: “Abbiamo perso l’occasione per un viaggio avventuroso”
John si alzò in piedi ed andò verso la donna: “Dobbiamo andare all’ospedale”, affermò e poi si voltò verso Peter. Nei suoi occhi vedevo solo razionalità. Ebbi paura in quel momento, paura che Johnnie avesse perso il suo
“nie”, nel nome.
Guardai di nuovo Wendy. Ricordai di averle voluto bene, che mi preoccupavo un casino, che non capivo cosa aveva – in quel momento però realizzai anche che sentivo dentro di me solo un vuoto completo.
Persino verso i miei fratelli.
Peter volò fuori dalla finestra con un sorriso birbante, quasi agghiacciante ed fu lui, passando, a risvegliare la mamma, che però non lo aveva visto. Aveva visto noi e si era precipitata su Wendy.

La mamma trema: “Fa freddo”, dichiara.
Il cacciatore sembra disorientato da qualcosa, nel frattempo, non saprei cosa perché non lo vedo, sento però che si allontana. Quando ritorna parla: “Sta venendo giù una tempesta di neve
Neve? Sull’Isola?”, replico stupefatto, seguo la luce azzurrina e faccio per uscire dalla cascata per vedere. Mi ritrovo bloccato da una parete di ghiaccio. Il gelo inizia a farsi sentire, fino a poco fa non l’avevo realizzato.
Volpino non uscirà certamente dal nascondiglio”, dichiara lui e inizia a mettere delle cose dentro al suo sacco. Una pallida luce penetra attraverso le lastre di ghiaccio, nel profondo della caverna dove ci siamo riparati.
Non sapete dove abitano i Bimbi Sperduti?”, chiedo sorpreso. Da quando l’ho incontrato, ne ha parlato come se li conoscesse bene.
Nessuno lo sa”, replica l’uomo; “Solo i Bimbi Sperduti, Peter Pan, Giglio Tigrato e Lepre-che-corre
Lepre-che-corre?”, il nome mi ricorda vagamente qualcosa; “D’accordo, puoi portarci fino al villaggio indiano?
Se trovate l’uscita dalla cascata, volentieri”, risponde l’uomo e vedo che ha preso qualcosa di luccicante in mano. Un’ascia o un martello.
Posso aiutarvi?”, chiedo.
Mamma capisce che sta per succedere qualcosa, è pallida: “Cosa fate?”
“Cerchiamo di aprirci un’uscita da qui”, rispondo e prendo la spada; “Non possiamo restare qui”
“Ma hai detto che è un posto sicuro!?”, lei chiaramente non riesce più a starmi dietro.
Respiro a fondo per risponderle il più dolcemente possibile: “Sì, ma potrebbe continuare a fare freddo e noi non abbiamo niente. Era un posto sicuro per una notte, non per un inverno”
“Questo non significa che rimarremo rinchiusi qui per sempre, vero Michael?”
“No, mamma, adesso ci pensiamo io e il signore”, la rassicuro, eppure sento di nutrire i miei dubbi.
L’uomo sta perlustrando la muraglia di ghiaccio con attenzione. Finalmente vedo la sua sagoma controluce. Se davvero, come dice la mamma, è a torso nudo, deve avere la pelle scura e capelli corti. Vedo delle sporgenze leggere che probabilmente sono le sue orecchie. Mamma indica un punto: “Qui il ghiaccio è più sottile”
Il cacciatore scuote la testa: “Questo è un nascondiglio sicuro. Se apriamo un passaggio troppo grande o visibile, possiamo dire addio a questo luogo tranquillo”, ha intuito dal gesto della mamma le sue intenzioni.
Io respiro a fondo. Scuoto la testa: “E secondo te troveremo un altro posto dove poterci aprire un varco?
Lui conferma: “Non perdere il coraggio, Michael amico degli indiani

Ad un certo punto lui inizia finalmente a battere con l’ascia un punto davvero vicinissimo alla roccia. Chissà se funzionerà, mi chiedo perplesso e decido di ingannare l’attesa per sapere di più di quello che non posso ricordare. Ero troppo piccolo all’epoca: “Sai che sono stato sull’Isola-che-non-c’è per diversi mesi, da bambino?
Sì, molte storie si raccontano dei tre fratelli che lasciarono l’Isola”, sostiene lui e dà un altro colpo d’ascia alla parete di ghiaccio che resiste ed echeggia con un suono cristallino.
Ne ricordi una che puoi raccontarmi? – Io ero troppo piccolo, ricordo solo sensazioni… e cose piccole
I ricordi sull’Isola vengono trascinati negli abissi dalle sirene”, ribadisce lui.
Come?
Nessuno ricorda, i ricordi sono il prezzo per la vita della fantasia e della paura. Se qualcuno conosce bene il passato, allora l’ha scritto prima dell’imbrunire”, dichiara il cacciatore; “Se invece ricorda qualcosa, è un portale, oppure un’ombra
Quindi tu… non ricordi niente?”, mi incuriosisco.
Io ricordo”, il cacciatore smette di battere contro il ghiaccio; “Ma persi la memoria di chi ero e quindi non so più chi sono e cosa sarò
Posso aiutarti?”, gli chiedo.
Lui guarda mia madre: “A quale prezzo, Michael?
Io rifletto sulle parole di Ricciolo. Che gli adulti di solito è meglio non portarli mai sull’Isola. “Cosa posso fare per farla stare di nuovo bene?
Ritrova la speranza in te e apri il passaggio, prima che sia tardi
La sua voleva senza dubbio essere un’esortazione a prendere il coraggio a quattro mani.
Quello che provo è lo sconforto più profondo.
Mi dispiace così tanto per la mamma. Si aggrappa a me, la sua paura sta mutando quasi in follia, glielo leggo negli occhi. E io cosa sono per meritarmi la sua fiducia? Praticamente un cieco con una spada che non sa usare e un fifone con una manciata di sensazioni da poter seguire in un mondo che nasconde il pericolo dietro ogni angolo, la morte come un conto alla rovescia.
E sembra che l’Isola si stia rivoltando contro di noi, con questa parete di ghiaccio che non cede.

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Capitolo 37 - Il Cacciatore Nero
Capitolo 38.2 - Neve candida
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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