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Capitolo 36 – Gli alchimisti contabili

La Risonanza, l’ammiraglia del Decano Solinar, rombò nella notte che avvolgeva Arphos appena Callin avviò i motori.
Niente fuga silenziosa con un ospite illustre come l’Imperatore. Prima si allontanavano dal castello meglio era per tutti.
Rose guardò freneticamente in basso, mentre alla luce delle fiaccole, le guardie di palazzo si destavano dal torpore del turno di notte e convergevano velocemente alla base della torre di attracco. Qualcuno urlò degli ordini più o meno confusi, ma nessuno di loro era nella posizione di riuscire a fare davvero qualcosa per fermarli. Feal’d sopraggiunse con l’Imperatore Amidel in spalla, svenuto, ma vivo. Superò con un balzo la passerella che Rose teneva stesa e sparì alle sue spalle, all’interno dell’aeronave.
La ragazza ritirò la piattaforma metallica e chiuse dietro di sé la porta d’acciaio. Premette un interruttore sulla destra e un cicalino rimbombò nel vuoto dell’enorme aeronave. Rispondendo al suono, il rombo del motore si fece più alto, segno che Callin aveva mollato gli ormeggi.
Un paio di scossoni di assestamento accompagnarono l’aeronave che si allontanava dalla torre di attracco.
– Stai bene?
Callin glielo chiese appena mise piede nella sala comandi, senza nemmeno voltarsi verso di lei, preso com’era dalla guida di quel veicolo molto più lento e impacciato di quanto avessero pensato.
– Io sì – rispose la ragazza avvicinadosi al ladro e cingendogli i fianchi da dietro – e tu?
– Adesso sì. – c’era una sfumatura nella sua voce che la ragazza non seppe interpretare, allora lo strinse un po’ più forte appoggiando la testa sulla sua spalla.
– Ma sentimi! – Callin rise, scoccandole un occhiata risentita – Quando sono diventato questo genere di uomo?
Rose rise insieme a lui e si staccò per affacciarsi dalla vetrata frontale. Stavano sorvolando le mura esterne di Arphos. Una decina di chilometri più distante una colonna di fumo rosso si innalzava per segnalare il punto di atterraggio.
Un cicalino attirò l’attenzione dei due ragazzi. Callin si sporse dalla sua postazione al timone verso un pannello comandi sulla destra.
– Rose, non riesco a vedere che tipo di segnalazione sia. Questa sala comandi è molto più complicata di quella dell’altra aeronave.
La Ragazza si avvicinò al quadro che aveva emesso il suono e trovò due riproduzioni in sezione della Risonanza, una trasversale ed una longitudinale, formate da tanti tasselli mobili di metallo. Due di essi, uno per parte, erano in movimento e si intravedevao dei martelletti meccanici al di sotto che li sollevavano ed abbassavano ritmicamente.
– Ci sono due caselline che saltellano qui.
– Servono per dirci in quale parte della nave hanno suonato. Quali sono?
– Sulla tre quarti di tribordo, Capitano – rispose la ragazza atteggiandosi a marinaio.
– Allora è l’area destinata all’equipaggio. È probabilmente Feal’d che ha bisogno di assistenza.
La ragazza rimase un attimo ferma a guardare il pannello di comandi che smetteva di funzionare tornando fermo.
– Sicuro che non ti serva un aiuto qui?
– Vai vai, tanto tra qualche minuto arriveremo a destinazione.
Rose gli passò accanto fermandosi ad osservare il volto del ragazzo. Sorrise, contenta di averlo vicino, e gli schioccò un bacio sulla guancia prima di imboccare la porta metallica e discendere verso la zona delle cabine.
Le luci che correvano lungo il soffitto dei corridoi e la tromba delle scale erano di un tenue azzurro ed illuminavano molto più di quelle rosse che aveva visto durante il suo primo volo. Un giorno avrebbe dovuto chiedere a Vincent come era possibile realizzare quei tubi luminosi senza un alchimista a controllare costantemente la reazione.
Seguì il profilo di tutte le porte chiuse, fino a raggiungere l’unica aperta. La voce di Feal’d, bassa e chiara come al solito, stava aggiornando l’Imperatore sulla parte dell’evasione che evidentemente si era perso a causa dello svenimento.
La ragazza comparve sull’uscio e bussò lievemente sull’anta aperta, più per educazione che per reale necessità, dato che i due l’avevano già vista.
– Rose entra, entra – l’Imperatore Amidel era sul letto, seduto con due cuscini dietro la schiena e le sorrideva enigmatico e sornione.
Feal’d si alzò dallo sgabello dove era seduto, fece un cenno con la testa all’uomo disteso e fece per uscire.
La ragazza lo squadrò e vide ancora il metallo a ricoprirgli la gamba ferita.
– Posso aiutarti, se me lo permetti – gli disse quando le passò accanto.
– No ragazza. – le rispose poggiandole una mano sulla spalla – Mi occupo da solo delle mie ferite.
Rose lo seguì con lo sguardo finché non scomparve in un’altra cabina.
– Lascialo andare, vieni qui, fatti vedere da vicino.
La giovane si mosse lentamente verso quell’uomo dai modi molto meno regali di quanto non si fosse attesa. La scrutava con la testa leggermente inclinata lo sguardo intenso, quasi cercasse qualcosa. In lui poteva rintracciare la stessa grazia felina che aveva anche Callin. Certo, non poteva paragonarlo al suo ladro, che di quella grazia aveva fatto un arma letale da usare in combattimento, ma dal modo l’imperatore sorrideva, batteva le palpebre o allungava una mano affusolata verso di lei riusciva ad intravedere la sua natura Keelihn.
Gli occhi dell’uomo indugiarono molto sul viso di Rose, per poi passare inevitabilmente alle maniche della sua tunica.
Lei si fermò accanto al letto, la mano dell’imperatore protesa. La guardò indecisa sul da farsi. Dopo un attimo di imbarazzo, gliela strinse.
Amidel scosse la testa ridendo sonoramente.
– Avresti dovuto baciarmi l’anello – le disse divertito – ma effettivamente adesso il mio anello ce l’ha quel figlio di puttana di Solinar. Ancora mi pento di aver appoggiato la sua candidatura a Decano dieci anni fa.
Rose lo guardò, sbattendo più volte le palpebre, completamente incapace di scegliere una reazione adeguata alla situazione.
– Sì, le imprecazioni le insegnano anche agli imperatori – le disse l’uomo sempre più divertito – e se adesso non dici qualcosa, comincerò a pensare che Callin si sia innamorato di te perché sei la donna più silenziosa dell’universo.
Rose lo squadrò un po’ incredula, quell’imperatore e il suo sorriso cosa volevano sapere?
– Non sono silenziosa di solito – rispose finalmente la ragazza – È solo che non avevo inteso che Callin vi avesse detto così tante cose. Di cos’altro vi ha parlato?
– Oh, ma lui non mi ha parlato di nulla, eppure mi ha detto tutto.
Lo sguardo della ragazza tornò a perdersi, confuso, in quello di Amidel.
– Abbiamo pregato insieme, Rose – le spiegò l’uomo diventando per la prima volta serio – Ed eravamo solo in due ad invocare uno dei più Grandi. Siamo quasi diventati una sola persona per poterci riuscire. So tantissime cose di lui, le sue emozioni, le sue preoccupazioni. E lui conosce le mie.
In quel momento l’uomo di poco prima era scomparso, lasciando spazio ad uno diverso. La ragazza lo guardò con intensità e solo per un istante, Rose vide il suo vero volto, quello nascosto dal comportamento sfacciato che usava per proteggersi. Non era diverso da quello di Callin. Forse tutti i mezzi Keelihn erano in fondo insicuri.
Comprendendo quella situazione, Rose prese l’iniziativa, proprio come faceva con il ladro quando gli capitava.
Lo squadrò con sguardo clinico.
– Siete ferito. Posso aiutare, se volete.
– E non sono come il maestro Feal’d. Fa’ quel che puoi – le disse allargando le braccia e quell’espressione sornione che nuovamente si faceva largo nei suoi lineamenti.
– Allora torno subito – disse Rose con un sorriso.

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Callin si asciugò il sudore sulla fronte con una manica quando si staccò dal timone. Far atterrare la Risonanza era stato più complicato del previsto. In quel momento l’aeronave fluttuava a meno di 5 metri dal suolo mentre Feal’d era saltato giù con una scala di corde per fissare gli ormeggi.
Percorse anche lui le scale per tornare al ponte laterale esterno e rendersi utile. Rimase sorpreso della piccola folla che ordinatamente si metteva in fila per salire a bordo.
Riconobbe Ainiel accanto al suo maestro e Jareth impegnato a discutere con una ragazza in tunica verde che non era la sola a portare le vesti degli alchimisti.
Saltò giù, volò per mezzo secondo ed atterrò con grazia accanto al suo amico.
– Una volta eri insofferente agli alchimisti – disse interrompendo senza troppi complimenti Jareth che riempiva di belle parole la giovane.
– Callin, amico! È grazie a te che mi sono ricreduto – rispose senza scomporsi mentre chi aveva visto il salto del ladro cominciò a confabulare – Ma come ho spiegato a Judy, qui, ho scoperto che le alchimiste possono riservare molte sorprese.
La ragazza arrossì.
– Che succede qui, Jareth? – chiese Callin – Chi sono questi alchimisti?
– Hai presente quel paio di amici a cui aveva accennato Feal’d? Erano più di due.
– Questo lo vedo! – convenne il ladro.
Si guardò intorno e tra le tuniche multicolore che si affollavano in attesa di salire a bordo, fu attratto da quella nera del vecchio che stava parlando con Feal’d. Si avvicinò.
– Maestri! – esordì appena lo videro – Vorreste mettere a parte il capitano di questa aeronave di cosa sta succedendo qui?
– Priore Kool, questi è Callin, il figlio di Keelihn di cui vi avevo parlato. Giovane Callin, il Priore Kool dell’accademia di Hotan. – il tono di Feal’d era ovviamente incolore.
– Gli alchimisti contabili. – disse Callin – Si diceva in giro che non lasciate mai la vostra sede per paura che qualcuno vi estorca le preziose informazioni finanziarie dell’accademia.
Il Priore Kool aveva un sorriso bonario. Strinse l’avambraccio che il ladro gli porgeva.
– Vedrete capitano, non siamo solo dei contabili. – gli disse con una luce negli occhi – A quanto mi ha spiegato il maestro Feal’d, avete fatto volare questo colosso da solo. Sono colpito!
– Me la cavo e a dire tutta la verità, non sono certo un capitano.
– Oh, caro ragazzo, se non lo eravate prima, da questo momento lo siete ed io ho qui un equipaggio per voi. – il vecchio indicò cinque uomini ed una donna dietro di lui, tutti con le maniche ricamate fino alle spalle.
Callin si prese un attimo per comprendere se il tono cordiale del Priore stesse nascondendo una presa in giro o, peggio ancora, menzogna. Gli alchimisti di rango elevato erano tutti dei politici ma quel Kool non era né ironico, né malvagio, poteva avvertirlo.
– Vi ringrazio, Priore.
L’uomo ripose con un cenno del capo.
– Ironico che siate voi, un giovane figlio di Keelihn appena conosciuto, a utilizzare il mio titolo per ultimo.
Così dicendo poggiò le mani alle braccia di Feal’d. La tunica rossa dell’alchimista si tinse di nero, lentamente e con solennità, mentre quella di Kool scoloriva diventando di un bianco candido.
Callin poté ammirare lo spettacolo che la sorpresa e chissà quali altre emozioni avevano scatenato sul volto del gigante dalla pelle scura.
– Sì, Feal’d, ti cedo il mio incarico ed il rango. Stiamo andando in guerra e nei secoli passati, quando l’accademia scendeva in guerra, i vecchi priori sceglievano un guerriero per guidare gli alchimisti. Non conosco guerriero migliore di te.
Feal’d chinò il capo e strise gli avambracci del vecchio.
– Accetto! – disse solamente.
Callin attese qualche secondo per permettere all’uomo di comunicare con gli occhi quello che non sarebbe mai riuscito a dire all’alchimista con la tunica completamente bianca.
– Dovremmo salire a bordo e ripartire, non siamo distanti da Arphos – ingiunse infine il ragazzo, interrompendo quel momento sollenne e dando una scossa a tutti.
Feal’d ordinò di salire a bordo, prima gli alchimisti designati a diventare l’equipaggio, poi gli altri. Callin si avvicinò di nuovo a Jareth.
– Tu che farai ora? – Lo sguardo del ladro era attento, sapeva già cosa avrebbe detto l’altro.
– Tornerò a casa mia, Callin. – rispose serio l’amico – ne ho avuto abbastanza in questi giorni. Mi dispiace solo per quell’alchimista graziosa.
– Ti devo un favore Jareth. Quando tutto sarà finito, verrò a cercarti. – Rispose il ragazzo dandogli due forti pacche sulla spalla.
– Non sarebbe mica l’unico favore che mi devi – rispose l’amico con un mezzo sorriso – Ma per questa volta te lo abbuono. Stai facendo una cosa importante aiutando questa gente, forse la prima cosa davvero importante che tu abbia mai fatto nella tua vita di dannato ladro. Sono felice di averti aiutato.
Senza preavviso Callin si ritrovò stritolato nell’abbraccio ferreo di Jareth, solo quando di separarono il ragazzo poté respirare di nuovo. Gli alchimisti stavano ancora salendo a bordo.
– Dammi una spinta – disse il ladro con sguardo malizioso.
Jareth rise e si posizionò con le spalle verso l’aeronave, accovacciato e con le mani unite a formare uno scalino per Callin.
Il ladro prese la rincorsa, mise un piede sulle mani dell’amico e, aiutato dalla spinta, saltò. Atterrò sul ponte laterale della Risonanza. Salutò con la mano ed entrò per raggiungere la sala comandi. Un’aeronave non poteva partire senza il suo capitano al timone.
Nel giro di una ventina di minuti tutti erano saliti a bordo ed erano ai loro posti.
Con estrema diligenza, i suoi nuovi marinai alchimisti avevano avviato tutti i sistemi dell’aeronave ed attendevano i suoi ordini.
Callin si guardò soddisfatto intorno, accanto a lui Feal’d, vestito di nero, sembrava più serio che mai.
– Signori! – disse ad alta voce – Partiamo!

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Capitolo 35 - Di nuovo in volo
Capitolo 37 - Ritorno
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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