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Capitolo 36 – Famiglia

Sottofondo musicale
Mi sgancio lentamente dall’abbraccio che è diventata una stretta di gruppo anche con Red e Fortunato.
Jamie si schiarisce la voce, mi giro e gli sorrido: “È… bambini, lui è James Matthew Barrie. È un mio amico di vecchia data.”
Lui pare sciogliersi, però ha qualcosa di strano negli occhi, qualcosa che ho visto anche in papà prima che morisse. Lo sguardo di un addio, sofferto, ma pur sempre un addio perché è arrivato il momento e basta.
“Penso che avrete molto da dirvi” sostiene lui.
Io confermo e mi avvicino a lui: “Torni al lavoro?”
“Sai com’è il teatro, uno scrittore deve stare a stretto contatto con i suoi attori”, sostiene lui.
Sento il bisogno di dirglielo: “Il libro, il teatro… sono e saranno sempre solo tuoi”
“Sono sempre in debito.”
“In alcun modo”, replico e abbraccio Red.
Lui sorride imbarazzato: “Ti aspetterò alla festa dell’anniversario”
Io scuoto la testa: “Non ho mai fatto parte della tua Isola-che-non-c’è”, replico; “Peter Davies aveva visto giusto – su quell’Isola sei tu Peter Pan”, gli concedo; “La mia Isola invece è qui”, indico i ragazzi; “È con i miei fratelli.”
Lui mi sembra commosso e mi prende la mano, dove vi piazza un bacio elegante: “Sei cresciuta alla fin fine, Gwendolyn MaryAngel Darling.”
“È stato un grande onore conoscerti, James Matthew Barrie” affermo.
Lui si congeda dai miei ragazzi, poi esce e non solo dalla porta della casa – sento che sta uscendo anche dalla mia vita. Questo capitolo con lui si chiude adesso.

“Che strano tipo, il tuo amico scrittore”, commenta Red.
Io scuoto la testa: “Sa che le nostre strade si sono divise da tempo – abbiamo forzato la mano a sostenere ci fosse un legame da troppo tempo”, taglio corto e mi siedo; “Siete cresciuti così tanto”
“Anche tu non poco”, osserva Tamburello.
Fortunato ride: “E lo dici tu che non la vedi! Se non fossi tu, ti farei il filo”, aggiunge, rivolto a me.
Scuoto la testa e roteo con gli occhi: “Sei troppo buono”
“Dicevi tu che la mamma di ogni bambino è la più bella del mondo”, osserva Tamburino.
Fortunato è tornato serio: “Come mai solo adesso?”
“Sono tornata sull’Isola… giusto qualche giorno fa”, aggiungo; “Ho il presentimento che siamo in pericolo, tutti e quattro”

Quando finiamo di raccontarci tutto, è arrivata la sera.

***

No! No, non ci siamo proprio!, urla tutto in me; “METTIMI GIÙ!”, grido. Finalmente sbatto a terra. Mi tiro su con le mani e riconosco le pantofole vecchie e rovinate della signora Mary, la mamma di Wendy. La donna in qualche modo si libera dalla stretta del Vecchiaccio – forse poi il vecchio pirata non è così forte come sembra – e mi aiuta a mettermi a sedere per terra, mi abbraccia: “Raymond, fuggivi da loro?”
“Veramente si è intrufolato sulla mia nave”, risponde il capitano; “Converrebbe, signora, che insegnaste ai vostri figli a tenere i loro nasi fuori dagli affari altrui, prima di diventare loro stessi un affare”
“Lui… lui non è mio figlio”
“Eppure lui chiama Wendy mamma…”, ha un qualcosa di canzonatorio la sua voce; “Dev’esserci un qualche legame, quindi”
Io mi libero dalla stretta della signora Mary e mi alzo in piedi: “Sono un bambino e lo rimarrò per sempre! Non ho bisogno di genitori!”
“Ah no?”, mi interroga il capitano; “Interessante… quindi ti trovavi sulla mia nave per puro caso?”, lui fa uno strano schiocco con la bocca; “No di certo”, risponde da se, girando attorno a me e alla signora Mary; “Pensavi di liberare la fata e di aiutarla a guidare la nave di nuovo sull’Isola, non è così?”
Io serro bene le mascelle per non fargli capire un bel niente.
“Peccato. Il tuo piano poteva funzionare, se tu non ti fossi preoccupato un po’ troppo spesso di cosa sarebbe avvenuto fra Peter e Wendy”, si liscia un baffo compiaciuto; “Peter non può essere lontano, se Wendy abita qui.”
“Non cadrà nella tua trappola, stanne certo”, gli sputo davanti ai piedi; “Peter è troppo brillante per te.”
“Non ho l’intenzione di attirarlo in nessuna trappola”, dichiara il capitano e poggia la punta dell’uncino sotto il mio mento; “Cadrà presto nella trappola di Wendy, quindi a che serve che io organizzi un piano per vendicarmi di lui?”
“Peter ha lasciato l’Isola per uccidere un mangiatore e sappiamo entrambi chi è”, sottolineo.

La signora Darling di certo non sa cos’è un mangiatore. Ma da come è andata questa chiacchierata sicuramente ha capito chi è il mangiatore in questione – sua figlia Wendy. Il suo viso è pallido e pieno di paura, gli occhi lucidi. Johnnie viene scaraventato giù per le scale, Michael deve aver tentato una fuga dalla finestra perché viene riportato dentro dal salotto. Il cane ha smesso di abbaiare da un po’, chissà chi l’ha messo a cuccia. Come.
“Non ucciderà la ragazza se prima non avrò riavuto da lei il mio veleno”, afferma ora il capitano e mi lascia andare.
Michael si libera dallo Spadaccino Sanguinoso e si china su sua madre, l’abbraccia forte: “Andrà tutto bene, mamma, Peter e Wendy verranno a salvarci”
Vorrei poter confermare. Ma se c’è qualcuno che verrà a salvarli, quella è Wendy e Wendy sola, ammesso che sa come fare, qui, senza l’aiuto di una fata. Povera Eila. Io che speravo tanto di aiutarla.
Nello sguardo di Michael vedo coraggio e speranza. Mi riempie il cuore per un istante.
Quello seguente scompare assieme a sua madre.

“MICHAEL!”, urla Johnnie.
È come ha detto Orchidea…, mi passa per la testa. Manca solo che anche Johnnie usi il suo potere.
Il capitano afferra Johnnie con l’uncino, rompendogli la camicia: “Dov’è andato? Dove si sono diretti?!”
“Io non ne ho idea!”, Johnnie guadagna le distanze stracciando ancora di più la maglia del pigiama e si sistema gli occhiali sul naso, raccoglie quelli del fratello da terra come se si trattasse di un gioiello, mi guarda negli occhi; “Non avevate portato abbastanza guai, tu e Peter?”
“Avevano le più nobili delle intenzioni”, obietta il capitano in risposta; “Indubbiamente”, aggiunge; “Ma poi, quando qualcuno cresce… possono esserci complicazioni”, afferma e gli porge una spada; “Vuoi salvare tua sorella da Peter Pan? – Dovrai unirti a me e riportarmi il veleno che lei mi ha rubato durante il suo primo viaggio”
Portale della Polvere - Lande IncantateJohnnie guarda me, poi il capitano, alla fine di nuovo gli occhiali. Cade in ginocchio e nasconde il viso sotto le braccia. Non sa cosa fare. Oppure sa esattamente cosa dovrebbe fare, ma ne ha paura. Leggo nei suoi occhi un qualcosa di strano. Assomiglia allo sguardo di Piccolo Fiume quando sa precisamente quale ramanzina lo attende nella sua tribù perché viene con Leprotto, me e i Bimbi Sperduti, quando noi partiamo per il semplice gusto dell’avventura e lui sa che rischiamo grosso.
È così diverso dal Johnnie che mi ha cacciato dalla camera di sua sorella meno di una settimana fa.
Mi fa pena e qualsiasi sia il suo problema, non sono in grado di aiutarlo.
In quella posizione che esprime così tanta paura, solitudine e disperazione Johnnie non molla gli occhiali di Michael e ripete solo il nome del fratello come un’invocazione.

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Capitolo 35 - Visite a Morgan's Lane
Capitolo 37 - Il Cacciatore Nero
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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