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Capitolo 34 – Seguire Verritt

Verritt non li aveva aspettati e quando uscirono dal laboratorio prigione era già sparito in fondo al corridoio. Alette e Vincent si scambiarono uno sguardo preoccupato, poi lo rincorsero, lei col cuore in gola, lui con Kimi in braccio.
Voltarono a sinistra e si imbatterono nella prima conseguenza della scelta di Verritt. Un alchimista giaceva riverso al suolo. La sua sagoma impressa nel muro di roccia alle sue spalle indicava che fosse stato spazzato via in maniera molto violenta. Vincent si fermò un attimo per controllare i segni vitali. Aveva sicuramente preso una bella botta, ma era solo svenuto.
Da una delle porte laterali uscirono due uomini, che rimasero pietrificati davanti alla scena. Alette ne conosceva solo uno, un maestro dalla tunica arancione che in quel momento era completamente paralizzato
– Occupatevi di voi – ordinò Vincent con tono perentorio alzandosi e continuando giù per le scale.
Alette non disse nulla, si limitò a seguirlo. Era più facile avere qualcuno che pensasse per te in quelle situazioni. Lo ritrovò due rampe di scale più giù, chino su un altro alchimista, intento a chiudergli gli occhi. Una macchia di sangue si stava allargando dietro la nuca dell’uomo. Evidentemente non era stato fortunato come quello del piano superiore.
Vincent la guardò. Era raro vedere in quell’azzurro glaciale lo smarrimento, ma non era la prima volta e la donna sapeva bene cosa significava. La preoccupazione e la sensazione di aver perso il controllo erano evidenti.
L’alchimista si guardò intorno, come a cercare di orientarsi rispetto a dei punti cardinali che poteva compredere solo lui, poi si avvicinò Kimi alla bocca e la lanciò in una direzione ben precisa. La gatta non atterrò sul pavimento, ma lo attraversò avvolta nel solito bagliore violaceo.
Un urlo provenne dal piano inferiore. Era la voce di Verritt che chiamava a squarciagola Recro.
– Presto andiamo – le disse l’uomo, lanciandosi di corsa nell’ultima rampa di scale.
Alette continuò a seguirlo sempre più sconvolta. Era lì, ma era come se non ci fosse. Si sentiva sospesa nel vuoto ad osservare il suo corpo che agiva per conto suo stando dietro a Vincent. Sentiva il dolore pulsante in un angolo della sua mente che derivava dall’aver visto il suo compagno di una vita così stravolto e fuori controllo e mentre indugiava su quei pensieri i suoi piedi l’avevano portata alla fine delle scale.
Dalle porte aperte sul corridoio si vedevano altri alchimisti che avevano sentito il baccano prodotto dal Keelihn che, forte della sua velocità era già andato avanti, puntando sicuramente verso le stanze del decano. Qualcuno li seguì a debita distanza, altri si richiusero nei loro laboratori. Molti erano solo studiosi, non certo guerrieri. Erano pochi quegli alchimisti che, come loro, riuscivano a fare qualcosa lontano dalle loro provette ed alambicchi.
Alette non ebbe la percezione esatta dei suoi passi che la portavano allo studio di Recro. Non avevano trovato altri feriti, o peggio, cadaveri, ma l’angoscia aveva raggiunto livelli molto alti, quasi sarebbe stata in grado di soffocarla.
Il suo cervello cominciò a prestare di nuovo piena attenzione quando gli occhi videro, oltre le spalle di Vincent, la porta dello studio. Al cardine superiore era ancora attaccato un brandello di legno, ma il resto era stato divelto e si trovava sparpagliato un po’ dentro ed un po’ fuori della stanza.
Appena l’alchimista si avvicinò, la figura scura di Verritt balzò fuori dall’uscio e lo inchiodò al pavimento.
– Dov’è? – l’urlo del Keelihn era carico di un turbine di sentimenti: odio, paura, vendetta.
– Non qui. – rispose calmo l’altro.
– Perché? Perché mi neghi anche questo – urlava più di prima.
– Perché prima che tu lo uccida, deve fare ancora una cosa.
– Allora muoviti. Alzati! – lo sollevò di peso come se fosse un bambino e lo rimise in piedi – Portami da lui!
Vincent si scrollò di dosso la polvere in maniera tremendamente lenta e compassata.
– È negli archivi, dovunque si trovino in questo complesso.
Il Keelihn ripartì in preda alla furia tornando indietro da dove era venuto, provocando un’onda di tuniche colorate che si aprivano in due ali per lasciarlo passare.
Vincent lo seguì, passando davanti ad Alette e sfiorandole la spalla per invitarla a non rimanere ferma.
La donna ricominciò a seguirlo senza proferire parola né lamentarsi. Era più presente a se stessa ma un nuovo strato di dolore ottundeva i suoi pensieri. Verritt l’aveva allontanata.
La donna si riscosse quando, entrando nell’ampia sala adibita ad archivio, i suoi piedi passarono dal calpestare la nuda roccia al camminare su una non troppo sottile strato di acciaio.
Tenere i libri e tutti i documenti lontani dall’umidità di quelle grotte era sempre stata una priorità per Recro e rivestire tutta la stanza di freddo metallo era stata la soluzione migliore.
Il decano era lì, accanto a Kimi che a quanto pare l’aveva condotto in quella sala. Li attendeva seduto su una poltroncina accanto ad un alcune scansie traboccanti di fogli e rotoli.
Verritt si fiondò verso di lui con un balzo, ma un esplosione di luce rossa lo respinse scaraventandolo a terra.
– Non capivo cosa volesse da me questa gatta insistente – disse con calma Recro mentre Kimi balzava fuori dalla barriera senza problemi per raggiungere Vincent.
– Non dirmi che per un attimo hai pensato che volesse avvisarti del pericolo – lo rimbecco l’alchimista con la gatta in braccio.
– No ma per un momento ho pensato che volesse portarmi dove tenevi nascosto l’illiar – Recrò si alzò – ed invece voleva solo che eliminassi il mio sigillo da questi scaffali, così dopo che fossi morto avreste potuto accedere a tutte le mie ricerche.
– Non siamo stati noi a trasformare un gruppo di Keelihn in aborti della scienza. Ti ho solo dato la possibilità di fare qualcosa di buono prima che Verritt portasse a termine i suoi propositi.
– Stai tranquillo, ho già disattivato le protezioni. Non permetterò che decenni di ricerca vadano perduti – il decano lo guardò dritto negli occhi – Io non sono come te.
Intanto che i due alchimisti discutevano, Verritt si era rialzato. Alette lo aveva visto inginocchiarsi e portare le mani alle spalle. Si chinò tre volte con la fronte sul pavimento prima di alzare le braccia in alto.
La preghiera, bisbigliata nella sua lingua paralizzò tutti i presenti. Nessuno fu in grado di udirla, ma l’energia sprigionata dal Keelihn e dai suoi fratelli martoriati presenti nella struttura fu tangibile e prepotente. Le vibrazioni nell’aria impazzirono rincorrendosi a frequenze sempre più alte. Mulinelli di fumo bianco presero a vorticare intorno a Verritt per poi unirsi e prendere a roteare intorno ai suoi polsi. Un forte odore di ozono invase l’ambiente mentre scariche elettriche presero a percorrere le braccia del Keelihn.
Verritt si alzò in piedi lentamente, mentre l’Aria gli concedeva il suo potere. Prese la rincorsa davanti agli occhi attoniti di Alette, i contorni quasi sfocati per la velocità e per le saette azzurre che danzavano tra le sue dita. La barriera rossa di Recro si illuminò quando quella sagoma circonfusa di energia la attraversò. Andò in frantumi un attimo dopo con un boato, mentre il Keelihn sollevava il decano tenendolo per il collo.
La donna non riconobbe il suo compagno in quei lineamenti deformati e ferini ma non fece in tempo a muoversi che vide Recro sbattuto in terra. In ginocchio, ma a testa alta affrontò il suo carnefice con l’aria di chi non si pente delle sue scelte. Verritt gli squarciò l’addome con un colpo netto della mano. Gli artigli elettrici che gli erano stati donati dall’Aria tagliarono la carne con estrema facilità e le interiora del vecchio traboccarono finendo sul pavimento mentre il decano istintivamente portava le mani sulla ferita. Il Keelihn gli afferrò i polsi prima che potesse anche toccarsi e mentre scariche elettriche si diffondevano in tutto il corpo della sua vittima, gli poggiò un piede sul petto e tirò con una forza sovrumana. Dopo qualche secondo, le braccia del vecchio si staccarono spargendo due archi di gocce di sangue verso l’esterno.
Lo sguardo di Recro si spense un attimo dopo. Senza nemmeno un urlo, nemmeno un insulto, la vendetta di Verritt era compiuta.
Lo vide con la faccia deformata da un’espressione di odio e soddisfazione. Irriconoscibile nei suoi ben lineamenti contorti dalla pazzia. Avrebbe voluto infliggersi del dolore corporale pur di impedire a Verritt quello scempio, ma era stato troppo veloce. Troppo veloce e troppo spietato. E lei troppo distante, seppellita nei suoi pensieri e sensi di colpa.
Gli ultimi bagliori si diffondevano ancora dalle braccia di suo marito, quando Alette scelse di voltare il suo sguardo verso ciò che rimaneva del suo maestro. Gli arti smembrati giacevano poco lontani dal corpo che era piegato, contorto su se stesso, in una posizione innaturale. Quello spettacolo le fece salire le lacrime agli occhi. Recro era stato il suo appiglio negli ultimi vent’anni eppure, anche se l’aveva tradita, non avrebbe potuto mai riservargli quel trattamento, quell’agonizzante tortura.
Urlò perché il dolore era troppo e il suo corpo non riusciva a contenerlo. Non poteva anche solo concepire quello che suo marito aveva fatto.
Urlava ancora quando qualcuno la sollevò da terra, afferrandola per la gola. Conosceva quelle mani: l’avevano toccata con dolcezza mille e più volte.
– Zitta, alchimista – La voce di suo marito le arrivò in un ronzio rauco e stridente, in sottofondo: il rombo del suo sangue e il sibilo del suo stesso respiro sempre più flebile.
– Verritt, mi fa male – esalò disperata.
– Me ne hai fatto anche tu!
A quelle parole seguì una stretta più forte sulla sua gola, l’aria abbandonò del tutto i suoi polmoni e la sua visuale si oscurò almeno per un singolo attimo, poi cadde a terra sbattendo forte le ginocchia. L’impatto le diffuse dei dolori in tutti il corpo e lei avrebbe voluto solo accasciarsi, ma immaginò quel che stava succedendo e quindi a fatica si impose di riprendere il pieno controllo del suo corpo. Con le sue ultime forze individuò Verritt e Vincent.
Lo scontro tra i due era il riflesso di un misto di rancori e visioni diverse che avevano il loro culmine in quel momento. Due poteri contrapposti: la forza dell’Aria che cappricciosa ubbidiva a Verritt per una comune pazzia e l’alchimia di Vincent che era a completo servizio della sua brillante mente.
– Quella che stavi strangolando era Alette – proruppe Vincent prima di scagliare dei globi di plasma contro le scariche elettriche del Keelihn.
Per tutta risposta Alette vide suo marito ridere orrendamente e scacciare le sfere instabili con un gesto della mano prima che potessero esplodergli contro.
Caricò a spalle basse verso l’altro uomo che eresse una scudo di acciaio con la stessa facilità con cui lei si sarebbe scostata una ciocca dal viso.
Verritt arrestò la sua corsa spiccando un balzo oltre l’altissimo muro, ma il suo avversario si era già preparato a quella mossa.
– Non ucciderlo! – la preghiera proruppe disperata dalla gola graffiata di Alette sapendo già cosa l’altro alchimista stava per fare. Nel salto l’Aria avrebbe abbandonato Verritt perchè quel balzo era stato come trafiggerla e quindi suo marito era senza scudo.
Lo sguardo della donna incrociò quello azzurro dell’altro alchimista che annuì una volta solennemente e lentamente, per poi rivolgere tutte le sue attenzioni verso il Keelihn.
Spuntoni di acciaio affilato crebbero dal pavimento nel posto esatto in cui Verritt atterrò. Serpenti metallici gli avvolsero gambe e braccia. Il suo urlò fu lacerante. Era un misto di rabbia e di impotenza, ormai era immobilizzato in balia di Vincent.
Nonostante la promessa dell’alchimista, Alette trattenne comunque il fiato quando lo vide avvicinarsi così tanto a suo marito.
L’alchimista investì l’altro di una raffica di piccole scariche che si propagarono attraverso il metallo ed in breve lo stordirono. Verritt si accasciò al suolo libero da quei ceppi metallici.
Alette corse subito da loro inginocchiandosi per prendere la testa di suo marito tra le braccia. Fissò il suo volto le sue cicatrici, in quel momento la sua espressione era rilassata e lei poteva illudersi che quanto vissuto non fosse mai accaduto.
– Non commettere anche quest’errore. Ricordati che ti avrebbe uccisa solo un attimo fa – La voce di Vincent era bassa e senza emozione.
Quando la donna alzò il suo sguardo trovò due occhi del colore d’acciaio a fissarla. Capì in quell’esatto instante che la vita di suo marito era stata risparmiata solo grazie al suo intervento.
– Adesso lo rinchiudiamo – aggiunse Vincent – ha fatto un errore a legarsi a quegli esseri ed ora è come loro.
Non era una richiesta, ma un ordine e Alette abbassò di nuovo il capo, comprendendo che non era giusto mostrare quelle altre lacrime all’alchimista. D’altro canto aveva il diritto di essere addolorata per le sue stesse colpe?

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Capitolo 33 - L'imperatore
Capitolo 35 - Di nuovo in volo
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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