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Capitolo 32 – Robert Street

Sottofondo musicale
Busso alla porta dopo che ho già suonato al campanello. Ho fatto una promessa, per primo Jamie. Uscire dal teatro è stata un’impresa, finché non mi sono arresa e ho lasciato aperta una finestra dalla quale sono uscita.
In qualsiasi caso le strade di Londra non mi sono mai apparse tanto deserte e inquietanti.
Non vedo l’ora che Jamie mi apra, penso e in questo preciso istante la porta si apre.
J.M.Barrie - L'ombra e la tempesta - Lande IncantateJamie è in veste da notte, due occhiaie scure sotto gli occhi, ha i capelli stropicciati. “Wendy?”, si stupisce nel riconoscermi.
Bè, anche io non brillo in presentazione, in questo momento: ho i capelli appena appena legati dietro le orecchie, ho sale di mare sui vestiti e gli stivaletti, il mio bel completo è tutto stracciato e anche la camicetta bianca sotto – diventata color tè nero – si tiene su per miracolo. Non parliamo della cera che ho, devo essere pallida come un lenzuolo.
Ora però realizzo una cosa… non vedo bene. Non riesco a distinguere le pupille dalle sue iridi scure. Forse è stanchezza, mi dico. In fin dei conti, ho dormito poco e niente la notte che ho viaggiato con Peter e Ricciolo, poi un’unica tirata fino a quando mi hanno presa i pirati, altre ore di cammino, una manciata di ore di sonno fino all’alba, di nuovo in marcia fino ai Denti di Pietra, in fuga fino alla Palude, dopo la Palude tappa all’Albero dell’Impiccato, dove ho dormito solo una notte. Non ho di certo recuperato il sonno perduto.
“Che è successo?”, mi guarda, apre un braccio, me lo passa attorno le spalle e mi invita così ad entrare. Dietro di noi si chiude la porta e io non so che dire a Jamie.
“Wendy, cos’è successo, come ti sei ridotta così?”, ripete lui la sua domanda, mi fa accomodare sul divano e recupera in pochi attimi un bicchiere d’acqua. Gli sono eternamente grata per questo.
Devo riflettere… se gli racconto di nuovo di Peter mi manderà al manicomio… o no?, mi chiedo cosa posso fare. Alla fine respiro a fondo e scelgo la verità. Poi ne farà lui quello che vuole, proprio come la prima volta. “Ci sono stati degli incidenti”, affermo; “A parte l’ira di Giglio Tigrato, non ho mai rischiato davvero la vita, in qualche modo c’era sempre qualcuno ad aiutarmi”, ci tengo a rassicurarlo.
“Vogliamo continuare a parlare in metafore?”, lui incrocia le braccia.
Sorrido.
E il sorriso, lo sento già mentre lo faccio, mi solleva in aria.
“Fiducia, speranza e un pizzico di polvere di fata”, incrocio le gambe a mezz’aria. Certo che di polvere fatata ne ho mangiata, sull’Isola. Le fate che hanno parlato con Ricciolo sostenevano che nessuna più a parte Trilli ed Eila fossero in grado ancora di affrontare un viaggio dall’Isola alla Terra. Con troppa polvere di fata un adulto impazzisce, a detta di Peter, quindi posso controllare come uso la fantasia e la paura che mangio attorno a me.
Lui sgrana gli occhi, si alza dalla poltrona rossa dove stava seduto prima e scuote la testa, è in cerca di una spiegazione logica.
“Tu non dicevi che non hai mai smesso di volare?”, lo prendo in giro.
“Non prendermi sempre alla lettera”, obietta lui più serio e mi fissa negli occhi. “Sai volare?”
“Non ho mai smesso di crederci”, rispondo io; “Riassumendo, sono io la causa di tutti i problemi di Peter Pan”, affermo, ritorno con i piedi per terra e inizio a raccontargli tutta la storia dopo che io e lui ci siamo salutati al Duke of York’s. Gli racconto di Robin che mi ha aiutato a raggiungere il tetto, di Peter che sta male, degli indiani, di Ricciolo che mi rivela che sono un mangiatore. Insomma, tutto.

Alla fine del racconto Jamie mi sembra pensoso: “Robin non sta bene, da quando te ne sei andata”
“Come?”
“Tossisce, sembrano attacchi asmatici e peggio, di tubercolosi, ma i medici affermano tutti la stessa cosa – che è sano come un pesce”, Jamie fa spallucce.
Io ragiono un attimo e d’un tratto la simpatia verso Robin, la complicità che avevamo avuto, tutto ha senso. Ero talmente arrabbiata con Jamie il giorno del debutto di Peter Pan, che mi ero liberata di tutta la fantasia e tutte le paure che avevo mangiato. Mi sentivo come pronta ad una guerra aperta contro Jamie, meno male che mia zia mi aveva portata subito via dal teatro.
Quel giorno a Robin ho dato la polvere di fata necessaria per parlare come le fate. Ricciolo mi ha raccontato delle sue avventure con Peter nel teatro, che credevano fosse Campanellino a parlare e invece era lui. E’ stata una conseguenza di quel giorno.
Per una qualsiasi ragione la polvere fatata di cui mi liberai quel giorno si era attaccata a Robin e per questo balbettava. Era un effetto negativo della troppa polvere.
E nelle ultime settimane che ci siamo conosciuti io gli ho mangiato la polvere di fata fino a farlo di nuovo parlare – ma il suo corpo reagiva come alla sottrazione di una droga.
Spiego quello che ho capito anche a Jamie e mi alzo: “Devo vedere Robin, devo ridargli la sua polvere e poi dirgli addio, o finisce male, proprio come Peter”
“E’ notte fonda, Wendy. Resta qui a dormire, al sicuro, e domattina andiamo insieme all’ospedale”, mi costringe lui a ragionare e allunga una mano verso di me. Si ferma a metà del gesto.
“No, se vuoi scrivere non rischierei”, dichiaro, interpretando bene il suo movimento sospeso.
Lui ritira definitivamente la mano e si alza, mi fa segno di seguirlo: “Ho fatto preparare una stanza, anche se non mi aspettavo che tu arrivassi davvero… dopo quello che mi avevi detto”
“Neppure io mi aspettavo di dovermi trattenere così poco”, sostengo.
Lui mi fa un sorriso, cerca di alleggerire la tensione mentre saliamo le scale: “Come si dice… l’uomo propone e Dio dispone”
“Alla faccia del disporre”, commento io e cerco di immaginare adesso il mio futuro. Prima pensavo di tornare a casa e riprendere una vita senza più ombre del passato che mi perseguitavano – adesso però va rivalutato tutto: Peter forse mi darà la caccia, forse… forse inizierà a dare la caccia anche a Red, Tamburello e Fortunato! Ricciolo ha detto che sono tornati sulla Terra per crescere! E se fossero anche loro mangiatori? – Sento la paura appesantirmi il cuore.
“Jamie?”, chiedo con un filo di voce quando entro nella camera. Mi appoggio alla porta socchiusa; “E’ possibile fare una ricerca fra i trovatelli degli ultimi dieci anni?”
“Come?”
Fisso il pavimento. E’ una sensazione strana. Assomiglia alla sensazione che avevo avuto da bambina la sera in cui Johnnie e Mike erano stati rapiti e Ricciolo all’inizio aveva mentito. Prima che il capitano mi minacciasse. “Un sesto senso”, taglio corto; “Robin forse non è l’unico in pericolo”
“Sappiamo almeno i nomi?”
“No, ma credo siano un fenomeno. Non sapevano quanti anni hanno, si chiamavano Fortunato, Tamburello e Red, vestiti con abiti da indiani nel bel mezzo di Londra… o almeno teoricamente nel bel mezzo di Londra”
“Forse di un Tamburello ho sentito parlare in un orfanotrofio”, dichiara Jamie e mi punta il dito contro, ma non per accusa, più come se indicasse un vago ricordo; “Possiamo occuparcene domattina, quando avremo finito con Robin”
Annuisco, rincuorata dall’idea che abbiamo una direzione da prendere: “Grazie di tutto, Jamie”
Lui non risponde, mi augura buona notte e prosegue verso la sua stanza. L’ultima cosa che penso di avergli letto negli occhi è una certa perplessità. Forse ha anche paura, nei miei confronti.
Chiudo la porta, vado alla finestra, la apro e lancio appena un’occhiata alle fitte nubi che coprono il cielo. Non mi fermo a guardare fuori perché mi accorgo presto di non vederci bene, faccio fatica a vedere i dettagli delle lanterne e la cosa mi dà fastidio. Sicuramente è la stanchezza.
Torno sul letto e mi ci sdraio sopra, senza cambiarmi e senza fare più altro. Il sonno non tarda a coprirmi con il suo dolce manto.

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Capitolo 31 - Le Leggi dell'Isola
Capitolo 33 - Volo nautico
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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