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Shameland – Capitolo 3: La compagnia dell’Agnello

– ATTENZIONE: I CONTENUTI DI SHAMELAND SONO RIVOLTI A UN PUBBLICO DI MAGGIORENNI. –

Shameland è una storia ironica, dissacrante e spesso volgare. Mette a nudo l’indecenza del fantasy degli ultimi tempi e non ha paura di farlo nella maniera più dura e diretta possibile.

Questo disclaimer è d’obbligo sia per avvisare i deboli di cuore, sia tutti i nostri lettori non ancora in età da patente che forse è meglio che cambino articolo, prima di ritrovarsi davanti contenuti disturbanti o troppo espliciti.

È anche vero che da quando si trovano orde di fan in visibilio per il trono di spade, sembra che il sesso (esplicito), le stragi (con smembramenti) e il turpiloquio (gratuito) siano stati sdoganati nella letteratura, ma noi preferiamo avvisare lo stesso. Per questo motivo, proseguire nella lettura, rappresenta una implicita accettazione di questo avviso e dei contenuti che potreste trovare

Capitolo 3 – La compagnia dell’Agnello

«Alfonse!» gridò il Signore Oscuro™, seduto sul suo trono d’oro tempestato da lapislazzuli. «Alfooooooonseeeee! Dove cazzo sei?»
La porta d’oro massiccio si aprì a fatica e un orchetto dalle grandi orecchie blu entrò nella stanza titubante, subito arricciò il naso e fece un espressione disgustata.
“La tua profuma, vero?”
«Alfonse! Sono tre ore che ti chiamo!»
«Ma, Signore Oscuro™, io non mi chiamo Alfonse. Io sono Eriberto.»
«Alfonse, Eriberto, come cazzo ti chiami; dimmi, perché il rotolo non è stato sostituito?» gli lanciò il rotolino di cartone in testa e l’orchetto si massaggiò la fronte.
«Raccoglilo» gli ordinò.
«Subito, mio signore.»
«Mio Signore Oscuro™» lo corresse il Signore Oscuro™.
«Mio Signore Oscuro™» ripeté l’orchetto Eriberto, e si chinò a raccogliere il rotolo di cartone.
«Allora? Perché nessuno l’ha sostituito? Lo sapete cosa mi succede se non mi pulisco subito!»
«Ma, Signore…» Eriberto si schiarì la voce «voglio dire, Signore Oscuro™, avete il bidet proprio davanti a voi, e, inoltre, siete un grande mago, potreste far apparire un rotolo con uno schiocco di dita.»
L’orchetto si gettò a terra appena in tempo per schivare una saetta lanciata dal Signore Oscuro™.
«Idiota!» tuonò «Pensi davvero che io sprechi la mia arte per far comparire rotoli di carta igienica? Brutto deficiente!» “Dovevo tenermi i centauri… o gli orchi giganti… dannati contratti a progetto, è sempre più difficile costruire un vero esercito del male con i contratti a tempo determinato, ma i costi sono quelli…” sospirò amareggiato.
«Questo orchetto vi chiede umilmente perdono, Signore Oscuro™.»
«Se solo lo volessi, potrei far scomparire ogni rimasuglio di merda dal mio culo in un batter d’occhio, ma sai perché non lo faccio, Alfonse, lo sai?»
«No, Signore Oscuro™» rispose Eriberto, si tirò su in piedi, ma aveva le ginocchia che tremavano e si teneva lo sguardo fisso sui piedi.
«Perché io adoro la carta igienica, sentire la sua morbidezza sulle mie natiche, assaporarne l’odore, così pulito e fresco; e la stessa cosa vale per il bidet, quale gioia più grande esiste al mondo oltre decapitare ribelli e scuoiare neonati che sia allo stesso livello di un bel bidet? Con l’acqua calda al punto giusto… le dita della mia mano destra, piene di sapone di Marsiglia che lavano l’ano in maniera delicata ma decisa… Ah… che bellezza…»
Eriberto lo guardò stranito, tossì e guardò alle proprie spalle, verso la porta.
«Ora fila a prendermi un rotolo, prima che decida di farti esplodere la testa.»
«Subito, mio padrone.»
Il Signore Oscuro passò i successivi cinque minuti a tamburellarsi le dita sulle ginocchia, mentre il sedere gli incominciava a bruciare. Finalmente Eriberto tornò con una soffice carta profumata ai quattro veli.
Il Signore Oscuro si pulí piano, assaporando la morbidezza e il profumo al borotalco.
«Come è andata la battaglia?»
«Un disastro completo. Le nostre forze sono state sbaragliate su tutta la linea.»
«Oh bene bene. Finalmente delle buone notizie. E quanto è aumentato di livello il Prescelto?»
«Dieci livelli, mio Signore Oscuro.»
«Di bene in meglio.» aprì l’acqua del bidet. Aveva dei pezzetti di merda incastrati tra i peletti del culo, li tolse con calma, aiutandosi con il getto d’acqua tiepida.
«Dove sono diretti ora?»
«I nostri satelliti indicano che si stanno dirigendo verso la palude dei morti cannibali.»
Il Signore Oscuro si esibì con la sua migliore risata malvagia.
«Stolti. Li distruggerò con le mie mani.»
In quel momento suonò l’interfono.
«Signore, è arrivato il carico di coniglietti morbidosi cannibali per le sue sedute per il controllo della rabbia.»
Il Signore Oscuro avvampò, premette il pulsante dell’interfono che aveva fatto posizionare strategicamente vicino al bidè.
«Ti avevo detto di chiamarlo: “Carico di malvagità a domicilio.”»
Rivolse all’orchetto un sorriso nervoso.
«Prepara la ruota della tortura medievale per la segretaria gnocca. La scatola lasciatela nelle mie stanze. Ah e avverti la cuoca ancora più gnocca della segretaria che stasera si mangia coniglio al forno.»

La folla ululante gremiva i lati della strada principale di Khovo dei Bbbuonhy™. Cane Pazzo accarezzò la sua cagna dietro le orecchie, che guaì felice.
«Tutte queste persone contano su di te» gli disse Glandalf.
«Io non so contare.»
«Non intendevo…» rimase un secondo con la bocca aperta, poi ci ripensò «non importa.»
«Dove stiamo andando?» chiese Cane Pazzo.
«In un posto lugubre e spaventoso» dichiarò Dump mentre dispensava saluti e sorrisi a trentadue denti. «La Palude degli Zombie è stata creata dal Signore Oscuro oltre venti anni fa per custodire l’Agnello d’Oro, l’unica cosa in grado di fermarlo. Dovete sapere che…»
Cane Pazzo lo stese con il calcio del fucile.
«Hai rotto i coglioni!» sputò sul corpo privo di sensi dell’anziano.
Ci fu un boato dalla folla.
«Ha ucciso il saggio Dump! Alla forca!» gridò un grosso uomo facendosi largo tra la folla. Cane Pazzo gli andò incontro e gli si mise sotto, era più basso di lui di una spanna buona.
«Cosa cazzo hai detto che ho fatto?» gridò.
«Hai ucciso il saggio Dump!» gli rispose l’altro sputacchiandogli in faccia.
«Hai ragione. Avevo capito un’altra cosa.» Cane Pazzo lo lasciò lì e tornò da Glandalf.
«Sta bene, ma dovremmo portarcelo dietro a peso morto.»
Cane Pazzo sbuffò, prese il vecchio da una gamba e lo trascinò fino alla moto, gli legò una caviglia alla marmitta e poggiò sopra a una lastra di ferro.
«Miei adorati sudditi NPC!» Leylap dovette urlare per sovrastare le urla. «So che siete stanchi delle crudeltà del nostro Tiranno!»
Grida di assenso si levarono.
«Siamo stanchi di pagare tributi! Stanchi di dover mandare i nostri figli alla scuola pubblica a studiare sui libri corrotti dal regime!»
«Sììì!» gridarono gli NPC.
«Cane Pazzo ci porterà alla libertà, per permetterci di costruire un futuro migliore per tutti noi!»
«Cane Pazzo! Cane Pazzo! Cane Pazzo!» erano in delirio.
Kulo arrivò a salutare la propria regina, le diede un bacio sulla mano e si inchinò.
«Difenderò Khovo dei Bbbuonhy™ fino alla morte.»
«Non ne dubito.»
Illekhal salutò anche Glandalf e Retoric con una stretta di mano, quando fu il turno di Cane Pazzo si prostrò ai suoi piedi e gli baciò la punta degli stivali.
“Questo è parecchio coglione.”
«Bacia anche le zampe di Squalo-stronzo.»
Kulo alzò la testa e lo guardò.
«Come?»
«Hai capito. Bacia le zampe di Squalo-stronzo.»
«Come volete, mio signore Prescelto™.»
Squalo-stronzo fissò il suo occhio privo di pupilla su Kulo, mentre questi si avvicinava a carponi verso le sue piccole zampe di gallina. Baciò quella di destra, poi fece il giro da dietro e baciò la sinistra.
«Bravo, Kulo» si complimentò il Prescelto™.
«Grazie, mio signore.»
«Ora levati dal cazzo.»
«Subito.»
L’uomo si allontanò e si mescolò tra la folla.
«Partiamo, sarà un viaggio lungo e pericoloso» annunciò Glandalf. Sbatté il suo grande e nodoso bastone a terra e, accanto alla moto, comparve un enorme veicolo rettangolare su quattro ruote.
«Cane Pazzo, stai attento che non ho fatto l’Assicurazione del Male™ per gli incendi.»
«Che cos’è quel coso?»
«Un camper. Hai capito cosa ti ho detto?»
«Non ho idea di cosa cazzo tu stia parlando. Andiamo?»
Glandalf sospirò. «Andiamo.»
Leylap, Retoric e Squalo-stronzo salirono sullo strano veicolo chiamato camper, mentre Cane Pazzo montò in sella alla propria moto, si mise in grembo la sua cagnetta e diede gas.
«Uauuuuuuuuuuuuuuuuh!» ululò e partì sollevandosi una nube di polvere alle spalle.
Dump si risvegliò al secondo giorno di marcia e subito riprese con le sue farneticazione. Cane Pazzo si tolse un calzino, glielo infilò in bocca e gli bloccò le mani una corda, il vecchio non parve gradire.
Il terzo giorno arrivarono alla palude. C’era tanfo di putrefazione micidiale, il cielo sopra di essa era grigio come la canna di un fucile, Era un luogo che trasudava morte.
Cane Pazzo si asciugò un lacrima con la manica del giubbotto.
«È proprio uguale a dove sono cresciuto.»
La cagnetta abbaiò e i suoi compagni si guardarono con aria stranita. Dump si massaggiava i polsi e la bocca, Glandalf l’aveva appena liberato.
Una zanzara grossa come un pugno si posò su Leylap che urlò terrorizzata.
«Toglietemela!»
Cane Pazzo sparò all’insetto, facendolo esplodere in tripudio di sangue che ricoprì il viso della regina dei ribelli. Lei rimase paralizzata e tremante.
«Proprio come a casa» si commosse Cane Pazzo.
«Le zanzare di questa palude sono velenose, guai a farvi pungere, potrebbero sorgere complicazioni di natura respiratoria…»
Cane Pazzo trafisse Dump con lo sguardo e il vecchio si zittì subito.
«Dobbiamo andare io e te su quell’isola, Prescelto™» lo stregone indicò un pezzo di terra che affiorava al centro della palude.
«Io voglio venire con voi, perché non posso?» chiese Retoric.
«Ci dovrete coprire da qui, l’Antica Magia™ permette solo al Prescelto™ e al sottoscritto di salire su quell’isola. Non perdiamo altro tempo.»
Il vecchio agitò il bastone in aria e gridò qualcosa in una lingua sconosciuta, l’acqua tra i canneti della palude ribollì e fece la sua comparsa una barchetta a remi di legno, aveva un’aria malconcia. Glandalf salì con aria solenne e fece segno al Prescelto™ di seguirlo.
Cane Pazzo si denudò, togliendo si pantaloni, giubbotto e maglia, la cagnetta guaì.
«Oddio, ma siete sempre pronto!» esclamò Leylap lasciva.
«Cosa vuoi fare, Cane Pazzo? Non serve che ti spogli!» Retoric aveva un’aria confusa.
Cane Pazzo ignorò ciò che gli veniva detto e si tuffò nelle acque fetide. Aprì gli occhi sott’acqua ma non riusciva a vedere niente, in quelle acque nere la luce non filtrava, nuotò verso il basso alla cieca, l’acqua era melmosa. Tornò bambino, si divertì a fare piroette sott’acqua, quando arrivò sul fondo sentì qualcosa toccargli il pene. I polmoni iniziavano a bruciargli e così risalì, uscì dall’acqua piano, godendosi il ronzio delle zanzare e l’odore di morte e decomposizione tutto intorno.
«Fantastico!» esclamò.
Tutti gli stavano fissando le parti basse.
«Cosa cazzo c’è? »
«Hai un…» Retoric gli indicò verso la sua zona lombare, sopra al suo pene in erezione, era appoggiato un teschio, con brandelli di carne ancora cadenti qua e là.
«Guarda, vecchio coglione, un nuovo amico!»
Glandalf allargò le braccia e borbottò qualcosa sotto i suoi lunghi baffi bianchi.
Cane Pazzo prese il teschio con la mano, lo rivolse verso il gruppetto e gli mosse la mandibola.
«Ciao! Io sono Teschio di cazzo!» disse, imitando la voce di un pappagallo.
«È un onore avere un siffatto valido aiuto nella nostra umile compagine» rispose Squalo-stronzo.
Cane Pazzo gli diede una pacca sulla pinna.
«Basta!» ordinò Glandalf. «Abbiamo delle cose di fondamentale importanza di cui occuparci.»
«Può venire anche Teschio di cazzo?»
«Sì, può venire, basta che ci muoviamo.»
Cane pazzo si mise il fucile a tracolla e, insieme al suo nuovo amico, salì sulla barca dello stregone.
«State attenti» avvertì gli altri Glandalf mentre remava verso l’isolotto «tenete gli occhi aperti, gli zombi potrebbero spuntare da un momento all’altro.»
Cane Pazzo osservò Teschio di cazzo da tutte le angolazioni, era abbastanza grande per infilarci la testa dentro, lo fece e si sentì pervadere da una forza Arkhana™.
«Il vecchio stregone oltre a essere incontinente è pure demente!» disse con voce da pappagallo.
«Quei pannolini non erano per me!» si difese Glandalf, era diventato paonazzo. Cane Pazzo si tolse Teschio di cazzo e lo guardò nelle cavità vuote degli occhi.
«Sei proprio un tipo simpatico» osservò.
Lo stregone grugniva dopo ogni colpo di remi, arrivarono sull’isolotto che era stremato. La riva da cui erano partiti sembrava così lontana vista da lì.
Sull’isolotto c’era solo una pietra concava ripiena di liquido rosso.
«Cosa dobbiamo prendere?»
«Quello che c’è sotto quel liquido» ansimò Glandalf mentre riprendeva fiato.
«Che cazzo ci vuole?» Cane Pazzo immerse la mano nel liquido, con le dita toccò il fondo della pietra, non trovò nulla.
«Non c’è un cazzo! Mi prendi per il culo?»
«È Antica Magia™, bisogna prima bere il liquido, tutto, prima di poter raggiungere l’agnello.»
Il vecchio fece un passo verso la pietra e la terra incominciò a tremare, Cane Pazzo, attraversato da un istinto primordiale, iniziò a correre in cerchio lungo il piccolo isolotto.
«L’uomo della terra!» gridò, terrorizzato.
Ci fu un suono basso, lugubre e prolungato, l’acqua si increspò mentre la terra continuava a tremare. Poi com’era iniziato, il terremoto cessò e Cane Pazzo smise di correre.
Si mise a carponi sulla sabbia, respirava velocemente, il cuore che batteva a mille nel petto.
Il suono basso rimbombò di nuovo nella palude, come un lamento. La terra tremò più forte di prima e dall’acqua si erse una gigantesca figura umanoide, alta almeno sei metri. L’acqua colava dalla testa sul corpo sbrindellato, aveva carne putride solo su metà del viso, dall’altra si vedevano le ossa del cranio. Dall’unico occhio, completamente bianco, non traspariva alcuna intenzione. Fu in quel momento che Cane Pazzo vide che nel suo busto c’erano dei buchi che ospitavano strane creature, il torso e la testa umana, ma avevano chele al posto delle braccia, gambette da aracnide e una lunga coda da scorpione.
Lo zombie gigante ruggì ancora e le creatura sciamarono giù dalle loro tane verso il pube della creatura, e poi giù lungo le gambe.
«Che cazzo di merda è quella, vecchio?»
Glandalf era a bocca aperta.
Cane Pazzo imbracciò il fucile e indossò Teschio di cazzo.
«Lorrrrreto! Lorrrreto! Lorrrrreto!» gridò.

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Shameland - Capitolo 2: Folle Battaglia
Shameland - Capitolo 4: Il Cane, il Teschio e il Fucile
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