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Capitolo 28 – Le fate

Sottofondo musicale
Seguo Ricciolo non appena finita la colazione e messi via tutti i piatti di legno, i cucchiai e le cose. Ora che sono diventata adulta, avevo pensato di rimediare a qualche metro di sicurezza per la cucina, ma forse è meglio che lo faccia, un bel giorno, qualcuno che non metterà in pericolo l’Isola.
La strada è ardua, ma riusciamo ad affrontarla senza troppi problemi.

E così arriviamo alla città delle fate. Resto a debita distanza, Ricciolo va avanti e chiama, chiede che qualcuno mi riporti nel mio mondo.
Si fanno avanti due fate, la loro luce è però strana, è tra il viola e il nero, persino. Ricciolo indietreggia sorpreso. “Altezze”
Le due fate si poggiano a terra e sembrano aiutarsi a scrivere. Ricciolo si morde il labbro, preoccupato e legge a fatica. Gliel’ho insegnato io tanto tempo fa.
“Non… è… possibile…”, legge; “Non è possibile?”, ripete e le due fate, dopo una folata di vento, riprendono a scrivere; “Troppa… poca… fantasia”, Ricciolo scuote la testa; “Ma non è possibile, l’altro giorno qui è arrivata Trilli portando me e un’adulta!”, sottolinea. Lo sento ancora leggere; “Non… tu-tutte l-le fa-te… sono co-come Tril… Trilli”, Ricciolo annuisce passandosi una mano fra i suoi boccoli scuri; “E ora cosa faccio? – Avete detto voi che Wendy non può rimanere sull’Isola”, dichiara.
Cala il silenzio.
Lui legge lettera per lettera: “Solo… la ve-vegg-veggen-te…”, corruga la fronte e riprende a leggere; “Veggente”, nella sua voce risuona forse un’incomprensione; “…Orc-orchi… Orchidea… sa co-cosa ci… aspetta”, Ricciolo fa una pausa.
“Devo andare e chiedere a Orchidea?” Sento il tintinnio dei sovrani e Ricciolo incrocia le braccia: “E nel frattempo Wendy resta qui anche se è adulta?” Ancora lo stesso identico tintinnio. “Capisco”, afferma Ricciolo e prende fiato; “Troveremo Orchidea e una soluzione al problema… sapete dove posso cercarla?”
Cala di nuovo il silenzio. Ricciolo lascia cascare le braccia: “Come no?”
Le fate tornano a terra e iniziano a scrivere, Ricciolo legge ancora una volta a fatica: “Chiedi a… Vo-volp-ino del… Ca-cacci-cacciatore Ne-nero” Lancia uno sguardo verso l’alto e sospira; “E sia, tanto vale iniziare con le ricerche”, fa per tornare da me, poi si ferma e guarda le due fate; “Altezze!”, fa un breve inchino; “Io… mi dispiace, ma devo chiedervi un altro favore”, aggiunge.
Le due fate tintinnano, forse hanno annuito per incoraggiarlo.
“Non dite nulla a Trilli. Peter non deve saperlo, tratterrebbe l’adulta sull’Isola”, spiega.
Ancora un tintinnio, poi le fate svaniscono dentro la loro città.

Ricciolo mi raggiunge, facciamo alcuni passi insieme, in completo silenzio. Poi lui sussurra: “Hai sentito?”
Annuisco senza dire né fare altro che continuare a camminare.
“Sai chi è il Cacciatore Nero?”
“Forse l’ho incontrato”, confermo.
“Sì, l’hai raccontato”, dichiara lui; “Moltissimo tempo fa, prima che Peter arrivasse qui, lui era finito sull’Isola… non ricorda niente del suo passato, dovrebbe essere un adulto normale”
“Dovrebbe?”, ripeto.
“Non parla la lingua di nessuno sull’Isola”, mi racconta Ricciolo; “Ogni tanto sparisce, nessuno sa dove, con chi o se è completamente solo… Erano molti anni che non lo vedevamo, quando Volpino è arrivato d’un tratto e da allora… sembra che lui e Volpino vanno d’accordo. Volpino parla persino la sua lingua”
“L’ha imparata da lui?”
“Forse la sapeva già”, replica Ricciolo.
Io mi stringo le spalle nella mia giacchetta lacera: “E’ dalla nostra parte?”
“Da quella di nessuno. Saggio Corvo dice che gli spiriti sono con lui”, Ricciolo fa spallucce e mi guarda; “E’ possibile che sa davvero dove dobbiamo andare”
“Quell’Orchidea…”, inizio io incerta; “E’ una veggente?”
“Cos’è una veggente?”, domanda lui di rimando; “Anche Acquabella ti aveva detto di andare da lei per risposte. Forse ha capito cosa sei, ma non voleva dirtelo”
“Perché non dirmelo?”
“Non chiederti mai perché una sirena fa delle cose e non altre”, ribadisce lui; “Finisce che ti…”
“…annega dolcemente”, concludo io la frase.
“Già”

Peter compare d’un tratto dal nulla: “Polvere a volontà, Trilli!”
Io e Ricciolo ci solleviamo da terra prima ancora di realizzarlo. E chissà con quale pensiero felice, io al momento non ci stavo mica pensando. O forse il mio ricordo di Acquabella è stato felice? Non so rispondermi.
“Peter, cosa stai facendo?”, chiedo intanto, cercando di tenere il passo
“Porto in missione solo i miei uomini migliori”, ribadisce Peter e ci dà in mano una spada a testa; “Andiamo a salvare Eila Córian”
“Chi?”, domando.
Ricciolo per un pelo non perde quota: “La mamma di Trilli?”, chiede a Peter e si riprende, raggiungendolo e fermandolo; “Che cosa le è successo?”
Io capisco al volo: “L’hanno presa i pirati, non è così?”
“Ha tanta di quella polvere fatata che può far volare tutto il vascello”, afferma Peter; “Se non ci sbrighiamo volerà dritto a Londra a caccia delle sue armi”

Io e Ricciolo ci lanciamo un’occhiata d’intesa.
Comunque vadano le cose, io prenderò il volo.

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Capitolo 27 - Tutti insieme
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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