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Capitolo 27 – L’alchimista – Parte II

Vincent si inginocchiò di nuovo per riparare se stesso e Florian con il ventaglio. Il ronzio cessò quando i cannoni furono in posizione. Sbirciando oltre la copertura, l’alchimista incrociò la minacciosa bocca metallica delle armi dell’aeronave puntate direttamente contro di lui.
Passarono dieci lenti secondi, poi venti. Tuttavia quella che riempì l’aria, non fu il boato della bordata, bensì il fragore sconnesso di urla disperate provenienti dall’aeronave.
– Vincent – Alette entrò di corsa in quello che rimaneva della cabina urlando il suo nome.
L’alchimista sì alzò e, riportando allo stato originale il bastone, lo legò alla cintola.
– Ti avevo detto di aspettare Kimi con gli altri. – la sua voce era incolore.
– Vincent, che sta succedendo?
L’Alchimista non fece in tempo a rispondere l’equipaggio dell’aeronave cominciò a gettarsi dalle balaustre laterali in maniera disordinata, incurante che un tuffo da quell’altezza sarebbe potuto risultare fatale.
– Allucinogeno – spiegò allora Vincent – La fiala di Kimi conteneva una sostanza che genera visioni spaventose a chiunque la inali.
– Era questo il tuo piano fin dall’inizio? – chiese incredula la donna.
– È diventato il mio piano nel momento in cui Florian – indicò l’uomo ancora in terra che stringeva il ragazzo tra le braccia – ha deciso di non lasciarci passare.
Per la prima volta Alette posò gli occhi sul giovane, e sugli altri cadaveri sparsi nella cabina ormai divelta.
– La bordata – disse solamente Vincent, fissandosi le punte degli stivali – Kimi è stata troppo lenta, oppure il comandante dell’aeronave più impaziente di quanto avessi previsto.
La donna gli si avvicinò e gli poggiò le mani sulle spalle.
– Non è colpa tua.
– Io ho cominciato tutto questo anni fa ed io ho rimesso in moto gli eventi che erano statici da tempo.
– Quello che hai fatto tanti anni fa era giusto. Ci credevo anche io e continuo a farlo. – Alette abbassò la testa per incrociare lo sguardo dell’uomo
– Eppure vuoi che io consegni a Recro l’Illiar. – sbottò a voce alta Vincent scrollandosi le mani della donna di dosso.
– I tempi sono cambiati, Vincent – anche lei stava alzando i toni – il maestro è cambiato ed anche se ciò non corrispondesse a verità, non abbiamo scelta.
– C’è sempre una scelta – il tono di nuovo basso, quasi un bisbiglio.
– E quale sarebbe?
La domanda non ottenne risposta, poiché un forte scossone ed una serie di stridii assorbirono tutta la loro attenzione. Voltandosi capirono la sorgente di quei rumori: Il traghetto veniva speronato dall’aeronave che intanto aveva virato verso sinistra.
L’impatto non fu violentissimo ma la mole gigantesca del velivolo era più che sufficiente per schiacciare le lamiere arrugginite e già colpite in pieno dalla bordata precedente.
Illuminata dai fari frontali dell’aeronave, l’imbarcazione lacustre si piegò sulla tre quarti frontale e poi si spezzò in due, tagliata da un coltello enorme di oltre mille tonnellate.
L’urto e le vibrazioni fecero perdere l’equilibrio a Vincent ed Alette che rimasero sul pavimento finché l’aeronave non sfilò attraverso il traghetto sfrigolando laddove il metallo vecchio e consunto incontrava l’acciaio del mezzo dell’accademia. Il rumore di ferraglia invase l’aria e coprì le urla dei passeggeri del traghetto, ancora stipati nella parte posteriore.
Florian fu l’unico a non reagire a quello che stava accadendo, rimanendo fermo a mormorare qualcosa all’orecchio del figlio senza vita. Sparì dalla vista di Vincent quando l’aeronave divise in due lo scafo: l’alchimista in giallo capitò dall’altra parte.
La parte posteriore dell’imbarcazione, una volta liberata dalla parte anteriore, ruotò, seguendo il movimento dell’aeronave. Prese ad imbarcare acqua fin da subito e si inclinò in procinto di affondare molto rapidamente.
Alette e Vincent, ancora a terra, crearono degli appigli di metallo per potersi aggrappare nel pavimento, mentre quest’ultimo diventava sempre più verticale. Videro volare giù alcuni dei passeggeri che si erano imbarcati con loro. Il buio della notte rendeva l’acqua sotto di loro una pozza oscura che li stava inesorabilmente inghiottendo.
Vincent guardò negli occhi Alette. Vi lesse il terrore tipico di chi non ha idea di come agire, di chi, pur disponendo di infinite armi, si sente impotente e spacciato.
Le sorrise, un po’ per rassicurarla che tutto sarebbe andato bene, che come al solito aveva elaborato un piano, un po’ per spavalderia, i suoi vecchi modi di fare erano riaffiorati fin troppo da quando l’aveva incontrata di nuovo.
Guardò in basso, l’acqua ormai era meno di due metri. Prese un profondo respiro e si tuffò. La voce di Alette che gridava il suo nome lo inseguì, raggiungendolo solo un istante prima che entrasse in acqua, poi fu gelo e silenzio.
Si guardò attorno senza riuscire a vedere nulla, quindi si diede da fare.
Luce! Una sfera d’acqua prese a brillare nella sua mano destra, irradiando un caldo arancione tutto intorno. Si consumò quasi subito, ma Vincent ebbe il tempo di memorizzare la posizione del traghetto che continuava a scivolare verso il fondo.
Più luce! Una nuova sfera, molto più grande si formò parecchi metri più in basso, lontano dal punto dove si sarebbe adagiato il traghetto. I raggi perforarono l’oscurità, rischiarando a giorno le acque del lago. La metà anteriore dell’imbarcazione era già completamente affondata e l’aeronave aveva lasciato una scia di detriti metallici lungo la traettoria che aveva percorso durante lo speronamento. L’alchimista riuscì ad individuare la chiglia dell’enorme velivolo che lentamente effettuava una nuova virata per tornare indietro. Si voltò verso il traghetto. Poteva distinguere chiaramente le persone che erano precipitate che cercavano di rimanere a galla nelle acque gelide, qualcuno era rivolto con la faccia in giù, troppo tardi per fare qualcosa.
Aria! L’alchimista chiuse gli occhi, alla ricerca della flebile vibrazione dell’ossigeno disciolto nell’acqua. Intorno alle mani si formarono due bolle d’aria, un po’ instabili ma molto dense. Infilò la testa in una delle due e prese fiato.
Più aria! Le due sfere si allargarono con un sussulto inglobando prima Vincent e poi, più lentamente la parte affondata del traghetto facendo attenzione a non privarlo del tutto del sostegno dell’acqua.
Cullandolo come un neonato Vincent lo guidò ad adagiarsi trenta metri più in basso, sul fondale sabbioso mantenendo i passeggeri sempre nella bolla d’aria.
La discesa fu lunga e lenta ma lo stupore dei pochi sopravvissuti fu un’ottima fonte di energia per l’alchimista che quando completò lo sforzo, era raggiante come un bambino.
Alette si sganciò dai suoi appigli e saltò sul fondale asciutto. La sfera luminosa lì accanto gettava ombre lunghissime in quello scenario surreale e Vincent, come se nulla fosse, le si avvicinò.
Quando fu a portata di schiaffo, lei non perse tempo e gli assestò un fortissimo manrovescio accompagnandolo con gli occhi adirati pronti alle lacrime.
– Mi aspettavo che mi dessi una mano, ma non avrei mai pensato di riceverla in faccia a questa velocità – disse l’alchimista sapendo in cuor suo di aver esagerato con le dimostrazioni di potere.
Alette non rispose, continuando ad usare lo stesso sguardo.
Vincent fece spallucce e si guardò intorno. Il relitto del traghetto era tutto all’asciutto e così anche parte dei passeggeri che erano a bordo. Rosh fece un cenno con la mano dalla cima di quella specie di torre metallica conficcata nella sabbia che era diventata l’imbarcazione.
– È stato grandioso! – urlò dall’alto ed Alette scosse violentemente la testa per il disappunto.
La donna si avvicinò alla struttura metallica e dolcemente la sciolse, permettendo agli ultimi passeggeri rimasti di scendere sul fondale.
Nessuno parlava, ma tutti avevano occhi solo per Vincent.
– Dov’è Verrit? – chiese di colpo Alette a Rosh.
– Oh – l’uomo rifuggì lo sguardo della donna – Quando siamo stati speronati e ci siamo girati, è saltato sull’aeronave. Non so come abbia fatto a capirlo, ma c’era la gatta di Vincent su una balconata.
– Dobbiamo tornare su! – disse Alette stringendo un braccio a Vincent. La sfera d’aria tremolò vistosamente.
– Direi di sì, ma questa volta, dammi una mano per davvero.
– Come vuoi procedere? – chiese lei.
– Ghiaccio – fu la risposta.
La bolla d’aria prese a contrarsi lentamente, controllata dall’alchimista che la portò ad una grandezza tale da contenere solamente il gruppo di persone che era lì sul fondo del lago.
– Ora ci bagneremo i piedi – disse e fece ritrarre la sfera con estrema attenzione finché non superò la metà della caviglia.
Vincent guardò poi Alette e le fece un cenno d’assenso. Insieme si chinarono inserendo le mani nell’acqua.
Una lastra di ghiaccio, dapprima sottilissima, poi sempre più spessa si formò sotto i loro piedi e si espanse fino a diventare una piattaforma per tutti i naufraghi subacquei.
– Ed ora su!
Spinta dalla manipolazione congiunta dei due alchimisti, l’acqua del lago si infilò sotto la lastra spingendola verso l’alto e congelando, andando a formare una vera e propria colonna di ghiaccio. La risalita fu molto più rapida e mentre la base della colonna si ingrandiva per poter sostenere il peso del ghiaccio che si formava in alto, Vincent scorse la chiglia dell’aeronave.
Deviando leggermente il flusso dell’acqua fece piegare la colonna verso il velivolo e quando furono a pochi metri fece accelerare la formazione del ghiaccio per poter letteralmente saltare fuori dell’acqua come un enorme tentacolo di un mostro marino fatto di acqua solida.
La colonna crebbe ben oltre la fiancata dell’aeronave, portando tutti i suoi occupanti all’altezza del ponte superiore scoperto.
Ad attenderli, braccia conserte e sorriso sulle labbra, c’era Verrit. Kimi gli gironzolava ai piedi.
Saltarono giù appena possibile e Alette corse dal marito. Gli strinse gli avambracci e si sfregarono la fronte per qualche secondo.
– Sono ancora qui, Alette-nan! – disse il Keelihn – cosa mi sono perso lì sotto?
– Cosa ci siamo persi noi qui sopra? – fece eco Vincent, che aveva notato i suoi vestiti imbrattati di sangue.
– Alcuni soldati hanno fatto resistenza, il tuo trucchetto con l’ampolla non ha fatto presa su tutti. Peccato per loro che erano equipaggiati per catturare un alchimista, non un Keelihn.
– La nave è sgombra quindi? – chiese Rosh incredulo.
– Certo – rispose Verrit – proprio come aveva previsto il nostro alchimista, vero?
– Ho sempre saputo di poter contare su di te – aggiunse Vincent allungando la mano per dargli una pacca sulla spalla. Il Keelihn fu più rapido e l’afferrò.
– La prossima volta, potresti anche informarci dei tuoi piani, Vincent-kol.
– E perché mai? ve la cavate bene anche così!
Così dicendo l’alchimista imboccò l’entrata per raggiungere, tre piani più in basso, la sala comandi e rimettere in volo l’aeronave.

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Capitolo 26 - L'alchimista - Parte I
Capitolo 28 - Jareth
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Lissa

secondo nome Stachanov, non riesce a stare con le mani in mano, ogni minuto in cui non si è impegnati in qualche attività è un minuto perso! Le piace dialogare con le persone e cerca di avere pochi pregiudizi, non sempre le riesce… soprattutto quando le demoliscono i suoi libri fantasy preferiti. Passione e hobby unico lettura di libri, ovviamente, fantasy, ha provato anche altri generi con scarso risultato, sempre alla ricerca di qualche nuova bella saga da scoprire, insomma, leggere è l’unica cosa che non si stancherebbe mai di fare.

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