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Capitolo 26 – Mangiatore

Sottofondo musicale
Morbido non si fa più lasciare a piedi, mentre Orso ci fa strada. Ad un certo punto si ferma e indica una buca: “Dovete aspettare qui”, ci intima.
Io inclino la testa: “Perché?”
“Devo cercare Ricciolo”
“Perché?”, ripete Morbido.
Mare pone un’altra domanda: “Chi è?”
“Ti posso raccontare di lui mentre aspettiamo”, propongo e guardo Orso; “Ricciolo ti ha chiesto di fare così?”
“Esatto, perché stai giocando a nascondino con Peter e non vogliamo che scompari di nuovo”, mi risponde lui.
Mi poggio una mano sulla fronte: “Ha detto questo?”
“Lo ha detto Peter”, replica lui; “Per questo non eri all’Albero”
Cioè, una ti porta in braccio mezzo morto, rischia la vita facendo da bersaglio ai pirati, viene processata dagli indiani, si perde in un bosco, diventa prigioniera dei pirati, si libera finendo tra le braccia di una sirena, ora sta nella Palude e secondo Peter non sono arrivata all’Albero dell’Impiccato perché volevo giocare a nascondino. Sono senza parole, a dire poco.
“Prometti di non nasconderti?”
“Mi sposto solo se viene il coccodrillo oppure un pirata, lo prometto”, lo rassicuro.
Ricciolo deve avere una buona ragione per dire ad Orso di non portarmi subito all’Albero, altrimenti avrebbe aspettato di rivedermi lì.

L’attesa è lunga, ma si conclude a mezzogiorno, a giudicare dalle nostre ombre che sono esattamente sotto i nostri piedi. La situazione è a dir poco incomprensibile. Non che mi fossi aspettata alcuna logica in questo viaggio.
Ricciolo non viene solo, c’è anche il simpaticissimo Ciuffo Biondo con lui. Per non parlare di Orso che afferra la mano di Morbido: “Ora andiamo a chiamare Peter!”
Ricciolo guarda Ciuffo Biondo: “Vai anche tu”, lo incita.
Il bambino, che nel frattempo mi ha abbracciato, sembra sia dispiaciuto quanto contento, però si rivolge a Orso: “Posso venire con voi?”
“Certo!”, risponde subito Orso.
Ricciolo guarda il nuovo: “Tu da dove vieni?”
“Dal mare”, risponde il bambino; “I pirati hanno preso la mia fatina”
“Allora devi correre anche tu da Peter”, afferma Ricciolo e guarda Orso; “Puoi stare attento anche al nuovo?”
“Si chiama Mare”, dico io a questi punti.
Appena sente la conferma di Orso, pochi passi più in là con i suoi compagni, si allontana anche lui, però corre di nuovo da me e mi stringe la mano: “Grazie”
“Ci rivediamo fra poco!”, mi raccomando io e li guardo svanire fra alberi, cespugli e pozzanghere.
Siamo rimasti io e Ricciolo.

Lui prende fiato, mi giro lentamente, un po’ incerta da questo suo improvviso silenzio. Sembra cercare le parole, dopo un secondo che pare eterno lui si pronuncia finalmente: “Non puoi restare sull’Isola. Abbiamo sbagliato tutto”
“Cosa vuoi dire?”
“Sei un mangiatore”, replica lui; “Tu mangi la fantasia e la paura, per questo Peter stava male”, mi spiega; “Se resti più a lungo lo ucciderai e sparirà anche tutta l’Isola-che-non-c’è”
Scuoto la testa e indietreggio, non so cosa rispondergli, eppure una parola mi esce dalla bocca: “Cosa?”
“Sei un mangiatore”, ripete lui; “Non lo sapevo, per questo ho aiutato Peter a cercarti”
“Frena i cavalli!”, sbotto, allargando le mani forse per dare una dinamica alla tempesta che sento dentro di me. Ricciolo indietreggia con gli occhi grandi. Sembra spaventato.
Apro gli occhi. Non nel senso che li ho chiusi, ma nel senso che vedo quello che ho causato con il mio gesto. L’albero accanto a me è crollato a terra e la pozzanghera che mi teneva i piedi a mollo – a parte che c’è ancora l’acqua di mare dentro – si è completamente prosciugata. Le piante, l’erba alta, tutto morto come se non avesse avuto acqua da anni. Io al centro del cerchio con il radio di circa mezzo braccio.
Indietreggio sorpresa.
Non spaventata.

Lui sussurra: “Devi andartene dall’Isola prima che è troppo tardi”
Io scuoto la testa: “Non risolviamo nessun problema, tutto questo non succede solo perché sono sull’Isola, c’era anche già prima”
“E vogliamo che va peggio, Wendy?”, mi chiede Ricciolo, fa un passo verso di me; “Ho giurato alle fate che mi sarei occupato di te se combinavi guai e guarda cos’è successo finora!”, indica la terra.
“Posso smettere, devo solo capire come”, ragiono ad alta voce.
“Muori se smetti!”, mi contraddice lui con voga; “E se continui, qui moriamo tutti!”
Mi passo entrambe le mani sul viso, incerta e respiro a fondo: “Mi stai dicendo che anche se capissi cosa è e fa un mangiatore, non posso salvare Peter?”
“Probabilmente lui ha dimenticato perché è venuto a cercarti quand’eri bambina”, mi spiega; “Lui va sulla Terra a prendere i mangiatori da bambini, in modo che non imparano a mangiare paura e fantasia a dismisura”
“E quando invece crescono?”
“Deve ucciderli”, mi risponde lui diretto; “Le fate sentono che la tua presenza qui non è un bene”, non riesce a reggere il mio sguardo e incrocia le braccia; “Se resti qui troppo a lungo, ti uccideranno loro o costringeranno Peter a farlo”

Deglutisco. Ho la gola secca, però.

“Se hai paura, l’hai già mangiata da qualcun altro”, mi dice. Forse vede qualcosa nei miei occhi.
“Non posso scegliere di avere paura o no”, obietto, al limite con la disperazione e faccio un movimento a semicerchio con la mano; “Gli indiani mi hanno fatto un processo, sono rimasta sola di notte nei boschi, mi hanno fatto prigioniera i pirati e avevano preso Giglio Tigrato, ci siamo liberate il giorno dopo e una sirena mi ha salvato, ho preso Mare prima che lo facessero i pirati e poi sono scappata nelle paludi, vuoi dire che non dovevo avere paura?”
“Capisci adesso che non puoi restare qui?”, ribadisce lui; “Prendi una fata e vattene!”
“E che ne sarà dell’Isola?”
“Dovrai lasciarla a me e Peter, tu peggiori solo le cose”, sentenzia lui.

Cado a terra in ginocchio e piango sconsolata.
Lui non viene ad abbracciarmi. Forse mi odia, ora che ha capito cosa sono, qualsiasi cosa significhi essere un mangiatore. Sono solo me stessa, dove ho sbagliato? – Voglio proteggere Peter e i Bimbi Sperduti, non sono un mostro!

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Capitolo 25 - Mare
Capitolo 27 - Tutti insieme
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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