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Capitolo 25 – La Neve

Il procedere della nave si sentiva appena lì nella cabina, quasi poteva illudersi di essere ancora in una delle tende Keelihn ed invece era di nuovo in direzione dell’impero.
Tutto sommato il viaggio procedeva bene, solo lo spazio dove dormire era ristretto. Ma lei trascorreva quasi sempre il tempo sopra coperta. Il mare continuava a piacerla e rilassarla. Il blu dell’oceano l’ammaliava spingendola ad isolarla dal resto.
E in quel periodo Rose accoglieva ben volentieri ogni evasione.
Fu quasi sorpresa la prima volta che si sedette a prua di quella nave e si lasciò trasportare lontano dalle onde, nonostante il mare agitato e nonostante Rosh da sempre e costantemente associato a quella distesa di acqua salata.
Ormai aveva abbandonato chi era un tempo, suo padre per lei era ancora morto e ciò che contava era solo il presente.
Chiuse gli occhi e una lacrima solitaria le rigò il viso. Comprendeva, fissando la sua immagine nel piccolo specchio della cabina, che la parte più ingenua e dolce di sé era persa, strappata via. Ed ora chi era?
Aveva nuovi obiettivi e altre conoscenze, e non si riconosceva più.
Si scoprì a confessarsi quanto in realtà le importasse studiare ancora l’alchimia. Capì che la madre aveva sempre avuto ragione: era stata egoista. Aveva convinto Vincent a farle da maestro perché l’alchimia la incuriosiva, non per puro altruismo come andava raccontando a se stessa fin dall’inizio. Tutto poi era precipitato e solo lì, da sola, ebbe il coraggio di ammettere di condividere le scelte di Vincent.
Lo rivide spiegarle tutta la sua storia, ripensò alla voce dell’alchimista bassa e monocorde mentre le raccontava delle sue ricerche e di Alette.
Sentì di odiare quella donna, per ciò che aveva fatto a Vincent e a Callin, ma forse cercava solo un capro espiatorio, non lo sapeva bene nemmeno lei. Sentire il suo maestro rivangare il suo passato e mettere a nudo i suoi sbagli, le aveva, paradossalmente, donato una nuova convinzione e nuovi scopi. Lui aveva sacrificato tanto ed in fin dei conti le persone che aveva tenuto al sicuro con le sue scelte erano ignari di tutto.
Per tali motivi, senza remore, aveva accettato quella missione. Se poteva essere di aiuto a quell’uomo, almeno un poco in più, allora lei lo avrebbe fatto.
Fissò il suo sguardo serio e determinato allo specchio e annuì lentamente, più dura e lontana dalla ragazza di un tempo, ma era ancora lei.
In definitiva, con una nuova consapevolezza della sua forza, ammise anche che avrebbe potuto perdonare Rosh.
– Non fissarti a quel modo da sola! Mi impressioni!
Non lo aveva sentito arrivare. Quando voleva era silenzioso come un gatto. Sorrise fra sé, in fondo Callin era per parte felino.
Lo squadrò rimanendo immobile, fissandolo attraverso lo specchio. Era così buffo con quella camicia tutta stropicciata e i pantaloni al ginocchio dalla cui cintola pendeva una corda.
Avevano ottenuto un passaggio su quella imbarcazione grazie alle mille risorse di quel ladro che all’occorrenza diventava un mozzo ben ligio nel suo lavoro. A quanto pareva, anche sulle austere navi d’acciaio che solcavano il mare a velocità impossibili da raggiungere dalle vecchie a vela, servivano persone con esperienza nella navigazione vecchio stile.
Callin e le sue diverse sfaccettature… ricambiò ancora il suo sguardo prima di distoglierlo e cominciare a riordinare il letto dove sino a poco prima aveva dormito.
– Dormito bene Rose-Nan?
Lo aveva chiesto senza scherzare e quindi lei rispose in modo altrettanto serio.
– Il sonno è stato agitato e il risveglio non è stato dei migliori…
Prima che potesse dire altro il ragazzo la fece voltare verso di lui poggiando i suoi avambracci sui suoi, poi delicatamente le scostò i capelli dal viso sorridendole.
– Almeno tu ti sei risvegliata ora, io non dormo da ieri. – ammiccò verso il giaciglio ancora sfatto.
– Sai che non mi intenerisci – mentre contrariamente alle sue parole già cercava sul suo volto segni di stanchezza, che non c’erano. Rassicurata lo baciò.
Lui non aspettò altri incoraggiamenti per portarla sul letto e lei non si oppose.
Molto tempo dopo si svegliarono abbracciati.
Callin, serio in volto, si mise a sedere. Rose ancora stesa fra i cuscini avvolta nel caldo delle coperte aspettava le ultime novità, che venivano sempre preannunciate da quell’espressione sul viso di lui.
– Siamo in viaggio da tre settimane – cominciò il ragazzo.
– Lo so, mi sono imbarcata con te, ricordi?
– E allora sai anche che domani arriveremo a Ryal?
– Domani? Non distava dieci giorni da Saroh? Ne sono passati solo sette! – chiese la ragazza.
– Siamo stati più veloci del previsto e ancora non abbiamo informazioni sulla situazione alla capitale.
– Avremo più fortuna una volta sbarcati. Quei due che sono saliti a Saroh non sapevano granché ma una volta a terra sono sicura che troveremo gente più informata. È una cosa troppo grossa per tenerla nascosta.
Callin scosse la testa.
– È impossibile tenerla nascosta, ma è molto semplice creare disinformazione. Il passaparola deforma le notizie, figurati se poi già vengono diffuse in maniera inesatta.
– Ripetimi il tuo piano – disse Rose.
– Non è che ripetendolo tutti i giorni, abbiamo più possibilità di avere successo.
– Tu ripetilo.
Il ragazzo sospirò guardandola.
– Non ce l’ho un piano preciso! Dobbiamo arrivare a Ryal, chiedere in giro per capire ad Arphos com’è la situazione e poi andare lì. Una volta arrivati vedremo come comportarci.
– Hai saltato tutti i dettagli! – protestò lei.
– Perché sono gli stessi di ieri e del giorno prima.
– Ed allora parlami di questo tuo amico che dobbiamo cercare appena sbarcati. Questo non me lo hai spiegato ancora.
– Jareth! Non è il suo vero nome, nemmeno io so come si chiami davvero, ma so che anche senza averlo mai visto, lo riconosceresti tra milioni di persone. – un sorriso si dipinse sulle labbra di Callin.
Rose si tirò su poggiandosi sui gomiti, in attesa di ulteriori dettagli.
– È una montagna. È più alto del maestro Feal’d e per entrare da quella porta dovrebbe infilarsi di lato tanto che ha le spalle larghe. – spiegò Callin con un cenno verso l’angusta entrata della cabina – È diverso dalla gente del sud: è nato in un villaggio vicino dalle Bianche Cime. Mi raccontava sempre della sua casa e di quanto gli mancasse la neve. Hai mai visto la neve, Rose-Nan?
– No – ammise la ragazza – non so nemmeno se mi piacerebbe.
– Ora ti faccio vedere!
Il ragazzo raccolse una brocca d’acqua che si trovava ai piedi del letto. Era piena per metà, quindi infilò una mano all’interno e girò un paio di volte, poi lanciò il contenuto nell’aria.
Un unico blocco rigido si formò e ricadde sulle coperte accanto a Rose.
– Callin, questo mi pare ghiaccio – constatò Rose divertita.
– Aspetta! Dammi tempo!
Rimise il blocco nella brocca e lo sciolse con un dito, poi ripeté l’esperimento: girò velocemente con la mano e lanciò il contenuto. Andò peggio della prima. L’acqua non si solidificò e ricadde sul letto, bagnando le coperte e la ragazza.
Rose lo guardò in tralice, coi capelli bagnati sulla faccia.
– Dai qua! – disse strappandogli la brocca di mano – È risaputo che i gatti non vanno d’accordo con l’acqua!
Si passò una mano tra i capelli e sulle spalle. Tornarono asciutti all’istante, mentre le si formava tra le mani un cubo di ghiaccio sempre più grande. Effettuò la stessa operazione anche sulle coperte, poi ridisciolse il liquido nella brocca.
– Prova tu, forse ci riesci. Una volta Jareth mi spiegò che la neve è come il ghiaccio, solo che è formata da tanti cristalli minuscoli e per questo è soffice e leggera.
Rose rifletté un attimo. Era complicato creare qualcosa che non si è mai visto, ma poteva essere un buon esercizio alchemico. Considerando che non aveva portato alcun libro con sé era un’ottima scusa per esercitarsi un po’.
Infilò la mano nella brocca e chiuse gli occhi. Un attimo dopo la estrasse con un cumuletto di ghiaccio semi sciolto tra le mani.
– Non è neve, ma ci sei vicina! Deve essere più compatta, ma soffice – le disse Callin.
Rose gettò il nevischio nella brocca che poi posò in terra.
– Ci proverò con calma. Mi stavi parlando di Jareth.
– Non c’è molto altro da dire – disse Callin, sedendosi accanto a lei e prendendole le mani – Sa sempre tutto e le sue informazioni sono molto accurate. Spero che riesca a procurarci un passaggio sul ragno che va ad Arphos.
Rose annuì con gli occhi bassi. Vincent li aveva spediti nella capitale a caccia di informazioni, ma era convinta che ci fosse di più. Callin però non sapeva nulla di diverso da lei, oppure se lo sapeva, non glielo diceva, nonostante la sua insistenza a fargli ripetere ogni giorno quello che avrebbero dovuto fare.
Cogliendo l’attimo di silenzio, Callin si alzò e si affacciò dal piccolo oblò. Il sole era alto nel cielo.
– Sai che ti dico? – disse tutto serio, avvicinandosi alla ragazza.
– Cosa? – chiese lei incuriosita dal cambio di atteggiamento.
Callin si guardò intorno come se qualcuno potesse origliare uno dei più grandi segreti dell’universo, poi le scostò i capelli e avvicinò la bocca all’orecchio.
– Ho fame! – le bisbigliò, scostandosi velocemente per evitare uno spintone.
– Sei impossibile! – gli disse lei con tono arrabbiato, ma in realtà stava già scoppiando a ridere.
Il ragazzo le fece una smorfia e sparì oltre la porta della cabina.
– Porta qualcosa anche a me! – gli urlò Rose prima che richiudesse la porta.
Rimasta sola la ragazza risistemò il letto, poi afferrò la brocca e riprovò a creare la neve.
Le ci vollero due tentativi e diversi minuti per ottenere una sostanza simile al ghiaccio, compatta, ma soffice. Non fu sicura di esserci riuscita finché non incrociò lo sguardo sorpreso di Callin che rientrando l’aveva trovata a fare una palla di neve.
Il ragazzo rimase imbambolato a fissare il risultato della trasformazione con in mano due piatti di riso con le verdure.
La ragazza lo guardò sorridendo e gli lanciò la palla di neve. Callin non fece in tempo a schivarla. Posò i piatti sul letto e si scrollò i capelli.
– Vedo che hai già capito come si usa!
– Devi insegnarmi a fare altre cose che non ho mai visto. Così posso esercitarmi con l’alchimia – disse lei con un brillio sinistro negli occhi.
– Dopo! – rispose lui già con la bocca piena – adesso mangiamo!

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Capitolo 24 - Riunioni
Capitolo 26 - L'alchimista - Parte I
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Lissa

secondo nome Stachanov, non riesce a stare con le mani in mano, ogni minuto in cui non si è impegnati in qualche attività è un minuto perso! Le piace dialogare con le persone e cerca di avere pochi pregiudizi, non sempre le riesce… soprattutto quando le demoliscono i suoi libri fantasy preferiti. Passione e hobby unico lettura di libri, ovviamente, fantasy, ha provato anche altri generi con scarso risultato, sempre alla ricerca di qualche nuova bella saga da scoprire, insomma, leggere è l’unica cosa che non si stancherebbe mai di fare.

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