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Capitolo 25 – Mare

Sottofondo musicale
E’ un bambino strano, quello che trovo. Ma dico davvero strano. Ha occhi a mandorla, come un cinese, eppure i capelli marroni e il naso lungo, tipo i nasi dei francesi, un po’ imponenti. I suoi occhi sono marroni con una sfumatura verde scuro sull’esterno. La pelle si potrebbe dire abbronzata. Chissà se per via del sole che ha preso sulla barca o perché è proprio nato così. Ha circa dieci anni, ma è minuto e bassino. Forse è in viaggio su quella barchetta da troppo tempo.

“Ho perso la mia fata”, dice lui, stropicciandosi gli occhi pieni di lacrime.

Io lo tiro fuori dalla barchetta: “La ritroveremo, chiederemo a Trilli”, lo rassicuro; “Adesso però dobbiamo scappare”

“L’hanno presa i pirati”

“Ne parleremo con Peter”, insisto; “Noi non possiamo restare qui”, mi chino e gli stringo le spalle; “E’ pericoloso. Se moriamo qui, non salveremo la tua fata” Lo prendo in braccio: “Stai tranquillo, piccolo”, gli dico; “Sistemeremo tutto” – se ne usciamo vivi, penso, questo ovviamente non mi permetto di dirlo.

Lui stringe le sue mani dietro il mio collo e forse la sua presenza rianima anche me. Devo attraversare le paludi e proseguire lungo il fiume. Se trovo Peter o uno dei Bimbi Sperduti, bene, altrimenti raggiungerò la ninfa cui Acquabella ha accennato.

Spero solo che anche lei stia bene, povera Acquabella. Esiliata. Come fa una sirena a vivere in esilio? E cosa aveva fatto? Mi scuoto in fretta le domande dalla testa e continuo a correre. Ho ben altro cui pensare, in questo momento.

Dopo un’ora buona che corro fra pozzanghere e tutto il resto, non avrei mai creduto di poter resistere tanto a lungo, mi fermo. Il bimbo dorme profondamente e lo appoggio a terra, sulle foglie, il più dolcemente possibile. Mi siedo di fronte a lui e stringo in mano la spada che ho recuperato dallo scontro con i pirati. Devo per forza resistere, non ci sono più solo io in gioco.

C’è davvero qualcosa che non quadra, sull’Isola-che-non-c’è.

Io arrivo sull’Isola da adulta, perché Peter mi ci vuole portare.

Peter sta male.

Il capitano è crollato come una pera cotta.

Giglio Tigrato ha avuto un attimo di paura.

Lo Spadaccino Sanguinoso non è riuscito a estrarre la sua spada da una roccia che non doveva esserci.

Io mi lancio sopra i Denti di Pietra e mi salva una sirena teoricamente in esilio.

C’è qualcosa in me che insinua sia io la causa di tutto. Ma i problemi sull’Isola c’erano anche prima che io facessi ritorno, quindi cosa avevo a che fare con tutto ciò? Avevo combinato davvero un casino così grosso da bambina?

Il bimbo si riprende e si alza sbadigliando. Guardando la mia spada si allarma: “Sei un pirata?”

“No, gliel’ho presa”

“Tu sì che sei forte!”, si entusiasma il piccolo e scatta in piedi; “Puoi liberare la mia fatina?”

“Solo fortuna”, lo contraddico; “Peter Pan sicuramente avrà un piano per salvare la tua fatina”, gli sorrido fiduciosa; “Dobbiamo solo trovarlo”

“Tu chi sei?”

“Mi chiamo Wendy e sono la mammina di Peter”, gli concedo; “Quindi, adesso che sei qui, anche un po’ la tua”

“La mia?”

“Se lo vuoi”

“Com’è avere una mamma?”

“Non ti ricordi la tua?”

Lui scuote la testa.

La solita controindicazione a un viaggio sull’Isola. Sospiro: “Come ti chiamo, piccolo?”

Lui posa un dito sulla guancia, con fare pensoso: “Eh…”

“Qualcuno che ti voleva bene ti ha dato un nome, sicuro”, lo incito; “Davvero non lo ricordi?”

Lui scuote di nuovo la testa.

Respiro a fondo, ha poco senso che gli chiedo da quanto tempo è sulla barca, probabilmente non ne ha idea e lo mando solo in confusione. “Allora adesso il tuo nome è Mare”, decido.

Lui batte le mani: “Mare, Mare, Mare!”

“Esatto”, mi lascio contagiare dal suo entusiasmo e mi alzo anch’io; “Dobbiamo camminare ancora un po’, te la senti?”, gli porgo la mano.

Lui la prende e inizia a camminare. Nella destra continuo a stringere la spada.

Ad un certo punto un fruscio mi fa scattare all’indietro e prendo Mare in braccio per poggiarlo a terra dietro di me. Allungo la spada davanti a me con entrambe le mani e grido: “Chi va là?”

Si fa avanti un bambino con addosso della morbida e bianca pelle di coniglio. Da lì infatti il suo nome, che non mi trattengo dal pronunciarlo: “Morbido?”, faccio cadere la spada.

Il piccolino lancia un grido di gioia e fa un gesto rivolto alle sue spalle.

Anche Orso compare dietro i cespugli. Io mi chino e abbraccio Morbido che già mi stringe a se, poi anche Orso che arriva barcollando per l’eccesso di attenzione a tutto quello che si trova per terra.

“Oh, piccoli miei!”, sì, davvero, li sento miei. I Bimbi Sperduti, miei e di Peter. Mi sgancio da loro e gli presento il nuovo arrivato: “Lui è Mare”

Morbido gli dà subito il suo più caloroso benvenuto.

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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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