Home » Storie e racconti » Illiar - L'Elemento Mancante » Capitolo 24 – Riunioni

Capitolo 24 – Riunioni

Forse il destino regala un singolo momento di felicità, uno vero ed insostituibile, prima di portarsi via, in un attimo successivo, anche il ricordo di quello che si è provato.
Rose afferrò distrattamente questo pensiero mentre fissava impietrita l’uomo che aveva pianto ininterrottamente per anni e che ora era lì davanti a lei. I suoi stessi occhi la guardavano con commozione e amore, ma i suoi anche se così simili agli altri, erano solo pieni di dolore.
Davanti all’immagine del padre vivo si sovrapponeva quelle della madre morta. Morta senza sapere che il marito fosse ancora in vita.
Avrebbe voluto gridare, fargli del male o anche gioire per averlo rivisto e, invece, rimaneva immobile, in silenzio come tutti gli altri membri di quella strana riunione.
Spostò lo sguardo su di loro, solo perché quella doppia immagine così vivida davanti ai suoi occhi le faceva girare la testa.
Vincent era già lì quando era sopraggiunta con Callin, aveva quello sguardo preoccupato prima ancora di vedere la sua reazione. Forse era basito quanto lei dalla comparsa di Rosh, o forse aveva già elaborato le conseguenze che avrebbe potuto avere sulla sua allieva. Ad ogni modo la preoccupazione nei suoi occhi non era mai durata così tanto. Il suo mentore aveva sempre avuto un piano, sempre un’idea, ma in quel frangente era stato preso alla sprovvista. Rose fu sicura che Vincent credeva nella morte di Rosh almeno quanto lei.
Callin le stava accanto stingendole forte la mano. Un contatto naturale e disinvolto da cui la ragazza inconsciamente traeva forza.
Alette aveva il viso voltato e dava le spalle sia a Rosh che a lei, come se rifiutasse quella situazione o non gliene importasse.
– Rose, bambina mia.
La voce di Rosh era rauca, così diversa da quella che ricordava, tuttavia lei non si voltò a guardarlo.
Lo sentì avvicinarsi e prenderle il mento, delicato, ma deciso. Le sue mani avevano più calli di prima e c’erano molte più rughe intorno agli occhi, era invecchiato parecchio.
Come era stata la sua vita?
Fece quelle considerazioni senza neanche accorgersi che suo padre aveva di nuovo monopolizzato la sua attenzione.
Il suo baluardo, il suo ricordo intatto e perfetto e ora chi era quell’uomo che le stava di fronte?
– Dove eri? – sibilò ad un soffio del suo viso.
– Rose…
– Dove eri? – Ripeté di nuovo e poi ancora – Dove eri, quando la mamma è morta? Dove?
Quell’’ultima parola urlata con quanto fiato aveva in gola.
Caricò di rabbia e accusa quella domanda. Tutto il senso di colpa che portava da sola ora aveva trovato un nuovo capro espiatorio e la codardia, così radicata in ogni essere umano, ne approfittava.
– Leira…. – lo sguardo ad inseguire forse un ricordo lontano – Chi?
– Tu papà, giorno dopo giorno con la tua assenza! – lo accusò Rose. Ed io, con la mia testardagine.
– Rose, calmati!
La voce di Vincent non ammetteva replica, il suo viso era una maschera impenetrabile. Eccolo il suo cambio di espressione. Sembrava un estraneo, freddo, calcolatore. La preoccupazione aveva ceduto il posto all’idea. Qualcosa che avrebbe portato giovamento alla causa, qualcosa che avrebbe messo in secondo piano anche un padre che torna nella vita della figlia dopo cinque anni di morte apparente.
Fu il turno di Rosh di essere vile e sbottare all’indirizzo dell’uomo che aveva appena parlato.
– Ah, alchimista. Nonostante tutto, stai tirando di nuovo i nostri fili? Se c’è una persona che ha causato tutto questo…
– Zitto! – la voce di Alette era fredda e tagliente – Non provare a dare la colpa a Vincent…
– Ah, vedo che siamo tutti in famiglia Alette, anche tu lo conosci da tanto. Qualcuno potrebbe spiegarmi cosa sta succedendo? Che ci fa mia figlia qui?
– Ed io non ho diritto ad una spiegazione, Rosh?
La voce della ragazza si levò di nuovo sulle altre, ma a risponderele fu l’unica persona che non aveva parlato ancora e che non molto tempo prima aveva provato un dolore molto simile a quello di lei.
– Sì, Rose-nan, ma non ora. Sei sconvolta.
Callin le si rivolse con un tono dolce, ma non compiacente.
La ragazza guardò il mezzo Keelihn stravolta, non era pronta per affrontare il ritorno in vita del padre, ne le sue ragioni, non in quel momento. Pesava come un macigno tutto quello che lei aveva causato perché lo credeva morto.
– Hai ragione… – gli disse con un filo di voce, lui annuì in silenzio prima di tirarla a sé e condurla lontano dal resto del gruppo.
Rose si voltò solo una volta trovando gli occhi del padre a fissarla.
– Dammi tempo… – gli mimò con le labbra, prima di rifurgiarsi nuovamente tra le braccia di Callin.

– Perché hai coinvolto mia figlia?
La domanda gli arrivò in pieno volto non appena Callin e Rose sparirono in una delle tende. Lo sapeva e non fece nulla per evitarla.
– Dovevo mantenere la promessa che avevo fatto a te. – Non rispose per giustificarsi né per cercare comprensione.
Lo sguardo spaesato di Rosh suggerì a Vincent che l’uomo non ricordava.
– Ti promisi che qualunque cosa mi avessi mai chiesto, avrei fatto di tutto per aiutarti. – spiegò meglio – Tu eri morto e tua figlia mi chiedeva aiuto. Come avrei potuto tirarmi indietro?
– E Leira?
– Una conseguenza delle mie azioni. Una delle tante che non ho saputo prevedere ed evitare.
Rosh annuì, senza più rispondere. Alette e Vincent si guardarono.
– Quindi la bambina che stavi proteggendo tenendoti lontano dalla tua famiglia è la compagna di mio figlio? – la voce di Verrit distolse i tre dai loro pensieri – alcune volte mi chiedo se i Grandi ci abbiano lasciato un po’ di autonomia oppure si divertano a mescolare i nostri destini a piacere.
Il Keelihn si avvicinò a Rosh e gli pose senza esitare una mano su una spalla.
– Non colpevolizzare Vincent. Il suo fardello è stato il più pesante da portare e, per quanto anche egli stesso soffra nell’ammetterlo, non è infallibile. – sorrise all’indirizzo dell’alchimista che lo fissò con intensità, incurante delle palpebre chiuse.
– Venite, tutti – disse infine Verrit – Shamal-lum ci attende.
Vincent seguì con lo sguardo gli occhi di Rosh che continuavano a fissarlo, mentre il Keelihn lo afferrava per un braccio, costringendolo a voltarsi verso la tenda del capo villaggio.
L’alchimista si incamminò dietro di loro. Sapeva che il tempo di nascondersi era finito. Alette voleva l’illiar. Glielo aveva chiesto esplicitamente la notte prima e non avrebbe desistito facilmente. La questione dell’imperatore, poi, era di estrema importanza. Il decano Solinar al comando dell’esercito imperiale era un problema non solo per Recro e per la sua banda di ribelli, ma anche per tutti i Keelihn e per Vincent stesso.
Quando Shamal li invitò ad accomodarsi, prese posto accanto ad Alette, il più lontano possibile da Rosh che ancora lo guardava in tralice.
Attese con pazienza che l’uomo ripetesse il resoconto sugli avvenimenti degli ultimi giorni. Shamal era già stato informato, ma aveva preteso di sentire dalla sua bocca ogni parola. Era furbo quel Keelihn. In quel modo aveva tempo per riordinare le idee ed avere pronta una proposta nell’istante in cui Rosh avrebbe terminato il racconto.
Come previsto da Vincent, infatti, appena il padre di Rose ebbe concluso il suo intervento, Shamal prese la parola.
– I Keelihn non sono in grado di fronteggiare l’esercito imperiale e l’accademia.
La semplicità con cui espresse quel pensiero smontò le aspettative di Alette, che probabilmente confidava in una qualche presa di posizione più attiva.
– Siamo disuniti e sebbene abbiamo i Grandi dalla nostra parte, non potremmo mai competere con le conoscenze ed i mezzi degli umani.
Gli umani. Era la prima volta che lo sentiva utilizzare quella parola per indicare il nemico. Fino ad allora erano sempre stati gli alchimisti i principali antagonisti, quelli meritevoli dello sdegno ed il biasimo per le loro pratiche scientifiche contro natura. Forse come per Vincent, che considerava tutti i Keelihn uguali tra loro, anche per Shamal, non passava poi troppa differenza tra i membri dell’accademia e le persone normali.
Per Vincent era tutto chiaro. Shamal, che era il più vicino a Recro ed ai ribelli, se ne chiamava fuori e così avrebbero fatto anche gli altri leader Keelihn, qualcuno per imitare il saggio Shamal, qualcun altro perché troppo diffidente, altri ancora perché avrebbero preferito morire per mano dell’accademia, piuttosto che aiutare un altro gruppo di umani.
A poco servirono le argomentazioni precise e ben congegnate di Verritt, come anche le più focose ed istintive di Alette. La serafica calma di Shamal ebbe la meglio. In fondo non si diventa Lum senza motivo e dopo un’ora di discussioni a senso unico, la donna ed il Keelihn cieco dovettero arrendersi all’evidenza.
Vincent era rimasto in silenzio per tutto il tempo, raffinando l’idea che gli era venuta in mente guardando Rose inveire contro suo padre, in attesa di essere interpellato.
Quando Verrit si voltò verso di lui, sapeva già cosa stava per chiedergli, ma lo lasciò parlare.
– Vincent, non volevo arrivare a chiedertelo, ma a quanto pare siamo a corto di opzioni.
– Non crearti problemi. Ci ha già pensato la tua compagna, stanotte.
– Ebbene? – incalzò il Keelihn cieco.
– Ebbene non vi consegnerò mai l’illiar, ma… – si affrettò ad allungare una mano per fermare Alette che già era pronta a protestare in maniera ancora più animata – verrò con voi dal decano Recro.
La sorpresa invase la tenda riempiendo gli occhi della donna e serpeggiando sotto le palpebre chiuse di Verrit che non poté trattenere un accenno di sorriso.
– Se dobbiamo andare fino in fondo a questa storia, voglio esserci. Non ho intenzione di lasciare nelle mani di voi pazzi un potere così immenso.
Alette mimò un ringraziamento con le labbra, mentre una lacrima le solcava il viso. Shamal era visibilmente contrariato.
– Mi sento il dovere di avvisarvi che se utilizzerete la macchina di cui mi ha parlato il maestro Vincent, potreste creare danni ancora maggiori.
– È per questo che vado con loro, Shamal-lum – rispose l’alchimista – ed è per questo che tuo figlio e la mia allieva non verranno.
– Perché dovresti essere tu a disporre dei figli degli altri – si intromise Rosh che fino a quel momento aveva recitato la parte del messaggero rispettoso.
– Perché tu sei morto cinque anni fa – gli rispose voltandosi di scatto e fulminandolo con lo sguardo – e loro hanno abbandonato Callin quando era un bambino.
Si fermò ed attese una risposta che non arrivò da nessuno dei tre, forse la leva sul senso di colpa aveva funzionato, o forse il fatto che fosse l’unico a conoscere l’ubicazione dell’illiar gli forniva maggiore libertà.
Vincent sfruttò il momento e dettò le sue condizioni. Il tono di voce non lasciava spazio a dubbi.
– Se dobbiamo utilizzare la macchina, lo faremo a modo mio ed i due ragazzi dovranno svolgere un compito per me.

(428)

Capitolo 23 - Cause di forza maggiore
Capitolo 25 - La Neve
The following two tabs change content below.
avatar

Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Cookies permettono alle Lande Incantate di riconoscerti la prossima volta che tornerai a farci visita. Navigando sulle nostre pagine ci autorizzi a farne uso per rendere la tua esperienza migliore. Maggiori informazioni | Chiudi