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Capitolo 2 – A testa alta

Sottofondo musicale
“Ti sta da dio”, mi dice zia Maggie, appoggia il mento sulla mia spalla, le mani fredde e rugose sulle mie braccia; “Io l’ho sempre detto che il nero dà un tocco di classe”

“E’ una festa, a me non è morto nessuno”, argomento io scettica.
“Baggianate, l’ho indossato anche io a una festa molto più altolocata”
Ecco perché è così orrendo questo vestito, svelato il mistero.
Almeno ho tenuto le mie scarpe nuove, con il maggiore rammarico di zia Maggie quando ha ceduto. Quelle che lei ha messo da parte per me sono troppo grandi, già sono maldestra con i tacchi, immaginare cosa combinerei con delle scarpette alte troppo larghe.
“In fin dei conti non puoi fare la papera solo camminando”, cerca di convincere se stessa, penso. Dubito che lo direbbe davvero ad alta voce.
Le rispondo prontamente: “Posso non fare la papera non venendo affatto”
Insomma, se mi considera una papera e quindi inadatta alla sua presenza, potrebbe lasciarmi in pace e vivremmo meglio entrambe.

“Fate come desiderate”
“Come?”
“COME DESIDERATE!”

Mi guardo allo specchio, troppo sconvolta dall’immagine riflessa per dire altro. Voglio assolutamente togliermelo di dosso, ma non ne ho un altro adatto all’occasione. Non darò a zia la soddisfazione di vedermi con l’abito da viaggio.
Ma con questo… la sfida è se riuscirà a mettermi in ridicolo o se riuscirò a giostrare tutto quell’orribile strascico su tutti i lati. Il vestito è nero, paillettes e ricami a iosa, tutto circolare come fossi una bacchetta di zucchero, tutto rigorosamente nero. C’è una unica parte senza lustrini e fronzoli di pizzo; una fascia nera attorno al petto si chiude in un vasto fiocco laterale.
Per i capelli non ho fatto nulla di speciale, li ho raccolti tutti fino all’ultimo boccolo, ma questo vestito proprio non mi piace. Più mi guardo più mi sento male.

Alla fine, appena zia esce dalla camera e non mi vede, prendo le forbici e molto cautamente rimuovo il fiocco. Valutando la stoffa decido di tirare fuori dalla mia borsetta delle necessità ago e filo, faccio due punti e il fiocco si tramuta in un giacchino corto da mettere sopra alle spalle che sento fin troppo scoperte.
Devo proprio passare tutta la settimana con zia? Il primo giorno in viaggio è andata bene, lei non ha fatto altro che ronfare. Al massimo mangiava o beveva quando si fermava la macchina.

Non vedo l’ora arrivi l’ultimo giorno. Mi affaccio alla finestra, ma non è a questa finestra che verrà a cercarmi chiunque mi conosca davvero e non è una lista lunga.

Mi metto i guanti color panna, lunghi fin sopra i gomiti, e il mantello pesante. Siamo a inizio novembre, non si scherza a temperature specialmente con degli abiti da sera. Zia mi vede pronta ad uscire mentre scendo le scale e si entusiasma, pensa di aver vinto. Non sa proprio niente di me. 2 Lady Margareth BartonLei ha addosso un abito liscio marrone scuro con un soprabito alla moda, trasparente con ricami e frange, tutto rosa. Le sta malissimo, ma non glielo dirò mai. “Stai bene, zia”, le dico invece e lei tira fuori il suo di mantello, è di pelliccia da cima a fondo. A occhio direi che è ermellino. Chissà quanto le è costato. Io tutti quei soldi, messi assieme a quelli di John, mamma e quelli che ci passa la zia, non ne vedo la metà nel giro di un anno.
“Grazie cara, anche tu. Non regali un sorriso a tua zia che ha organizzato tutto?” mi domanda.
Gliene faccio uno, non dei migliori. La governante ci apre la porta, ci saluta e la richiude dietro di noi. Fuori di casa ci aspetta l’autista che ci apre la portiera, lascio che entri in auto prima mia zia, mentre io ritrovo l’equilibrio sul viale con i ciottoli e studio come sollevare lo strascico per non inciamparci salendo in auto. Non darò questa soddisfazione alla zia.
Missione riuscita, ho scoperto una specie di fiocco che posso legarmi al polso e appena sollevo il braccio lo strascico sale all’altezza giusta per non starmi fra i piedi.

Zia fissa le mie scarpe riluttante, non commenta. Il suo sguardo si ferma sulla mia collana: “Devi proprio metterla al collo?”
“E’ una collana e lì va portata. Non si discute”
“So che te l’ha data tuo padre, ma… Wendy, non è il caso di cambiarla?”
Zia proprio non sa niente, e non capirebbe mai, fisso fuori dalla finestra e non le rispondo.
Lei decide di perdersi in un monologo: “Ora sii educata, gentile e vai a cercare sempre le signorine, se ti ritrovi da sola. Rispondi a chiunque ti chiami per nome, scambia due parole e se la cosa si fa interessante continui, altrimenti ti scusi e dici di voler raggiungere un’amica. Non specificare chi” mi consiglia “Se un signore ti invita a ballare, chiunque sia, balla”
“Non so ballare”, mento prontamente.

Luci, le nostre mani. Il vento è la nostra musica. Il suo sorriso sincero è lo specchio del mio.

“Ti guiderà lui”, ribadisce quindi mia zia, irritata dal mio commento ma ignara che sia falso; “Canti come un usignolo, tenere il ritmo non sarà un problema” continua, non vuole sentire i miei commenti, come vorrebbe non sentirmi mai.
“Non rifiutare mai un ballo, avvisa però che per l’appunto non l’hai mai fatto. Deciderà lui se rischiare di avere i piedi calpestati o no”, mi consiglia la strategia; “Se devi rifiutare qualcosa sono i bicchieri di vino. Non ci sei abituata. Prendine mezzo a metà serata e sorseggia solo. Sta male berlo in un sorso, specialmente da una donna”, dice ancora. “Fra l’altro, se hai un bicchiere ancora in mano, a nessuno verrà in mente di offrirtene un altro”
Questo forse è un consiglio da tenere davvero in considerazione, non mi piace affatto il vino. Potrò anche fare solo finta di sorseggiare. Ora lei arriva all’argomento che forse le sta più a cuore: “Quando parli, conta fino a dieci, sempre. Una volta per ricordare con chi stai parlando, la seconda per l’impressione che hai della persona di fronte e la terza per tutte le orecchie che potrebbero essere interessate a sentire quello che dici”
“Ma allora non conto fino a dieci, ma fino a trenta direttamente”, obietto.
Lei arrossisce: “Non mi giunga alle orecchie che hai insultato qualcuno”
Lascia la minaccia in sospeso e continua: “E non dire che lavori. Oh, e per l’amor del cielo, non dire nulla di quel tuo cane”, questa sembra più una supplica.

D’accordo, stavolta non la lascio parlare con il vento. Voglio sapere di quali dimensioni è la cornice dentro alla quale vuole lasciarmi libera. Perché la colpirò esattamente nel campo della libertà che lei mi concederà, più o meno consapevolmente. “Di cosa parlo, allora?”
“Hai una parlantina sciolta, me lo chiedi? Del tempo, della politica possibilmente di meno, cerca di restare neutra, cascasse l’argomento. Parla del teatro e della letteratura, della musica”
Le sorrido: “La letteratura ultimamente è molto fantasiosa e amata”
Lei sbuffa: “Limitati ad Oscar Wilde, fra la sua visita meravigliosa e Il ritratto di Dorian Gray hai materiale bizzarro a sufficienza, ed è ancora una lettura dignitosa”
Meno male non ho mai smesso di leggere. Sono tentata di dirle che La visita meravigliosa è di Wells, non di Wilde, ma lascio perdere. Respiro a fondo: “Quindi, a parte la letteratura, devo mentire sulla mia persona perché altrimenti ti metto in imbarazzo?”
Anche lei respira a fondo e contraria si trattiene dal dire quanto vorrebbe davvero. Si preoccupa di darmi una risposta diplomatica, glielo leggo dal rossore che abbandona le sue guance per posarsi sulle orecchie nascoste dalla sua acconciatura. “Tu dici la verità. Ometti però tutto ciò che potrebbe rattristare i tuoi interlocutori ad una festa. Vengono per divertirsi”
“Già, loro si divertono e il mondo è in guerra”, sbotto quasi.
Lei mi afferra le spalle e io mi affretto a tirare su il mantello prima che zia veda cosa ho fatto a quell’orribile fiocco nero. Deve scoprirlo solo alla festa. “Wendy, quelle persone sanno tutto sulla guerra, ne sanno più di te e me messe insieme e parte di loro finanziano anche lo Stato in modo che tutto finisca presto. Quindi non fare da coscienza a nessuno, ti umilierai solo”
“Mi umilio quando sarò costretta a ballare, non quando potrò parlare”, sibilo.
Zia scuote la testa e la sua mano, coperta da un guanto marrone, segue il profilo del mio mento in una specie di carezza: “Wendy Darling, non pensare solo a te stessa. Pensa a John. Ci saranno persone importanti a questo ballo. Se darai loro una buona impressione di te, si interesseranno della famiglia e quindi anche di John, che potrebbe salire di livello fino a vicedirettore di una banca”
“Nessuno fa un minorenne vicedirettore”
Zia realizza di aver ingigantito la cosa: “Pensare oltre al tuo naso non ti farebbe male, Wendy” ritorna sui suoi passi “Sai che rimarrà solo un operaio di basso livello se la famiglia non risulta abbastanza per bene, proprio come Michael deve curare tutti i dettagli, visto che vuole diventare professore”
Distolgo lo sguardo da lei. Sento il magone, ma ingoio a forza. Non metterò mai i bastoni fra le ruote ai miei fratelli, che io muoia se dovesse succedermi, anche solo per sbaglio, una cosa simile. Zia ha capito poco di me, ma con quel poco mi ha in pugno. E non esito a dirle che me ne rendo conto, di essere nelle sue grinfie e che non le sono grata: “Mi hai presa per la gola”
“Benvenuta nel mondo degli adulti, ragazza mia”, sorride lei, candida e trionfante, come se fra noi ci fosse solo pace e armonia.

“Perché non si muove?”, era la voce del mio fratellino Mike, secondo me fu l’istante in cui perse l’infanzia. Aveva solo quattro anni.
“E’ fredda…”
“Dobbiamo tornare a Londra, facci tornare a Londra”, John tratteneva a stento le lacrime, cercava di essere forte e prendersi le responsabilità di un fratello maggiore; “Deve andare da un dottore”
“Ma… ma abbiamo una medicina”
“NON C’E’ ALTRO MODO!”, sbottò John.
“E’… è proprio sicuro che..?”
John respirò a fondo, forse non voleva davvero arrabbiarsi, ma era preoccupato per me:
“Se aspettiamo ancora, morirà” Fu l’ultima volta che lo sentii piangere e occuparsi di me.

Sono in debito con John. Lo sarò per sempre, nessun mio favore riuscirà a ricambiare quanto ha fatto lui per salvarmi. Annuisco rassegnata. Seguirò le leggi di zia, ha vinto lei alla fine.

“Arrenditi!”
“NO, MAI!”

Mando giù le lacrime e stringo in mano il ciondolo. A guardarlo è orribile, si sta rovinando. Mike in uno slancio di melanconia, credo fosse quello il suo sentimento, ha recuperato delle cose per curare il legno e così posso pulirlo. Lo faccio tutti i mesi, da almeno quattro anni, anche di più. Profuma di cera d’api e di bosco. Sono cambiate molte cose, forse troppe. Stavolta non posso fare nulla. Ha vinto zia Maggie.
Mi dispiace.
L’automobile si ferma finalmente davanti a una casa che potrebbe essere una reggia. Prendo un fazzoletto e mi assicuro di non farmi sfuggire nessuna lacrima. Solo dopo mi volto verso mia zia che già sta uscendo dal veicolo e mi porge la mano per aiutarmi.
Le sorrido. Non le darò la soddisfazione di vedermi vinta. Forse ha vinto questa sera, ai prossimi balli, ma non vedrà mai sul mio viso l’espressione di una persona sconfitta.

“Arrenditi!”
“NO, MAI!”

Ora quell’urlo lo sento anche mio.

“Grazie, zia Maggie”, le dico. Sollevo lo strascico come ho già imparato a fare, poggiando solo la mano su quella di mia zia. E’ uno sfiorarsi di stoffe, lo sfiorarsi dei nostri guanti leggeri, un tocco quasi impercettibile fra due apparenze. E’ questa la mia vittoria sulla sua, saprà sempre che è solo apparenza. Nessuna mano rugosa mi potrà mai fare prigioniera. Nessuna delle sue parole sarà capace di ferirmi.
Quest’urlo dal passato è il più bel regalo di compleanno che mi sia arrivato negli ultimi due giorni.
Sono pronta.

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Capitolo 1 - Compleanno
Capitolo 3 - Ballo
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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