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Capitolo 16 – Mezzanotte

Sottofondo musicale

“Com’è andata con il signore?”, chiedo a Peter, lui suona il suo flauto già da un po’. Mi siedo accanto a lui e aspetto.
Finalmente scosta lo strumento dalle labbra e fa spallucce, ben tre volte, Trilli si libra in aria, ma non sembrerebbe irritata dalla poca attenzione. Semplicemente si mette a svolazzare sopra di noi.
“Non credeva che esisto”, sentenzia Peter, è stravolto e indica Trilli; “Ha detto che credeva in una specie di fate – meno male che non ha detto altro. Perché non mi hai lasciato un po’ di nuvola per Trilli?”, mi rimprovera; “Poteva restarci secca!”
“Non ci ho pensato”, gli confesso e prendo in mano tutto il batuffolo che ho in tasca. Sì, l’ho quasi combinata davvero grossa, concedo che Peter non ha tutti i torti a essere arrabbiato con me.
Lui si solleva in aria e si piazza davanti al mio naso: “Tu non sai quant’è importante Trilli! – Tu non la sopporti, come tutti gli altri adulti!”, mi accusa ed è davvero furioso; “Perché non stai con loro, eh?”

“Ho trovato Wendy, tanto per parlare di adulti”, trovo modo di rispondergli. Qualsiasi altro Bambino Sperduto adesso non avrebbe voce per pronunciarsi, ma questo è il vantaggio di essere me e nessun altro. Conosco Peter fin troppo bene.
“È guarita?”, mi chiede Peter, cambiando con una velocità incredibile l’espressione del viso.
Inclino la testa: “Certo che sì”, Peter, è adulta, ho appena finito di dirtelo, aggiungo con il pensiero. Trovo il coraggio per parlare davvero: “È poco più alta di Johnnie, proprio come aveva detto lui”, preciso persino.
Ora lui si mette a svolazzare a testa in giù, mi studia: “Come?”
“Dovrebbe arrivare fra poco, diceva Robin che la porta lui”
“Robin?”
“Il signore che parla la lingua delle fate”, riassumo; “Allora, cos’hai scoperto su di lui?”
“Non è cresciuto nei giardini”, dichiara lui tornando con la testa in alto, ha le braccia incrociate; “È un adulto un po’ strano. Però non ha genitori e nemmeno fratelli”
“Cosa vuoi fare?”
“Niente”, è la risposta di Peter.
Inclino la testa: “Cioè, non succede più niente con Robin? Non gli fai vivere nessun’avventura?”
Lui si prende il viso fra le mani: “Ricciolo, ricordi la promessa che ho fatto a Trilli?”
“Mai adulti sull’Isola. Eppure vuoi portare Wendy”
“Wendy è la mamma dei Bimbi Sperduti, ne hanno bisogno”, ribadisce lui.
Faccio per aggiungere altro, Trilli tintinna e sparisce sotto il tetto, Peter dietro di lei.

Mi avvicino a loro, attento a non scivolare.
Il primo a tornare sopra è Peter, seguito da Trilli: “Questo è un bel problema”, dichiara a bassa voce.
Io faccio per rispondergli, ma fa prima Trilli a tintinnare.
Lui scuote la testa e tossisce: “Non abbiamo scelta, lo capisci?”
Trilli risponde qualcosa, probabilmente un disappunto detto solo per forza dell’abitudine.
Peter sbuffa: “Preferisci salvare l’Isola o stare alle tue regole?”
Trilli sospira e senza dubbio accetta la decisione di Peter.

Robin arriva sul tetto e porge la mano a qualcuno sotto, senza dubbio è Wendy.
Lei ha il più largo dei sorrisi sul viso appena vede Peter, ma non si pronuncia, potrei dire che le hanno tagliato la lingua. Silenzio assoluto.
Sembra che il tempo si sia fermato, Peter alla fine si avvicina a Wendy e la scruta: “Tu sei… la mamma di Wendy?”
“No”, sussurra quasi Wendy.
Il mio amico le gira attorno: “Una zia?”
“No”, Wendy sembra ridere davvero di gusto. Mi viene quasi da pensare che forse ha davvero una zia e sta pensando a lei, adesso, con quel sorriso.
“Perché mi vedi?”
“Perché non ti ho mai dimenticato”, rispose Wendy.
Peter capisce, ma sospeso per aria si passa una mano sul mento, ancora vuole fare finta di non arrivarci: “Allora sei cambiata”
Wendy fa spallucce, si guarda le punte delle sue scarpe e scuote la testa: “No”
Peter inclina la testa e poggia i piedi per terra: “Sei alta”
“Lo è anche il capitano, ma non sarà mai grande come te”, ribadisce Wendy con un largo sorriso, si china e allunga una mano; “Posso… abbracciarti?”
“Cos’è?”
Il signore dai capelli rossi scuote la testa un po’ confuso: “Non sai cos’è un abbraccio?”, ripete più o meno.
“Dammene uno e lo saprò”, obietta Peter.
“È una cosa che fanno le mamme quando rivedono i loro bambini dopo tanto tempo”, risponde invece lei e lo stringe a sé; “Mi sei mancato tanto, Peter”

Lui arrossisce e si sgancia da lei: “D’accordo”, dice; “Ora”, sta per dire qualcosa, ma tossisce.
Wendy si allarma e lo fa sedere: “Che succede, Peter?”
“Devo tornare subito sull’Isola”, riesce lui appena a trovare fiato, Trilli gli svolazza attorno, ma non fa niente affinché Wendy lo lasci andare.
Io mi avvicino e guardo Trilli: “Polvere a volontà”
“Io… non so se so volare ancora”, dichiara Wendy.
Sul viso di Peter affiora quel sorriso da birbante: “Ti conviene ricordarlo molto in fretta”
Non faccio in tempo a trattenerlo che la spinge e Trilli si precipita dietro di lei per riempirla di polvere fatata. Mi affaccio dal tetto e urlo il suo nome, cosa che fa anche Robin.
Wendy si risolleva giusto all’ultimo istante e schizza su in cielo, Trilli le ruota attorno, Peter corre e dopo una capriola sul tetto spicca il volo dietro le due donne della sua vita, se così le si possono definire.
Lancio uno sguardo al signore: “Grazie per l’aiuto”
“Non c’è di che”, replica lui, ancora con gli occhi grandi; “Dici che un giorno posso provare anch’io?”, mi chiede. C’è una vaga serietà nella sua domanda.
Io richiamo Trilli, sbracciandomi: “Ehi, Trilli, Peter, sono ancora qui!”, grido; “Wendy!”
Una delle sagome nel cielo oscuro sembra tornare indietro, così nel frattempo rispondo al signore: “Di solito gli adulti non sopportano la polvere di fata”
“Perché?”, vuole sapere lui.
Io faccio spallucce: “Ti rispondo la prossima volta, signore”, gli prometto.
Lui sospira: “Nessuno mi crederà mai”
“È un problema?”, replico divertito. Mi chiedo davvero cosa trovano tanto difficile gli adulti nel dire quello che vedono ad altri adulti. Noi bambini parliamo di tutto con chiunque.
Mi hanno raggiunto Wendy e Trilli, Peter lo riconosco poco più in alto.
“Ricciolo, sto volando!”, gioisce Wendy.
Le sorrido anch’io: “Non sei cambiata per niente”
“Allora, lumache, torniamo all’…”, Peter tossisce e perde quota, io esito a lanciarmi nonostante la polvere. Pensieri felici, pensieri felici..!, mi ripeto.
Wendy schizza dietro al mio amico e lo prende al volo, risale con lui in braccio: “Ricciolo, cos’ha Peter?”
“Il mondo degli adulti lo fa stare male”, rispondo. È tutto quello che so.
“Allora riportiamolo a casa”, annuisce lei e stringe Peter. Sembra che dorma.
Quasi mi viene da essere geloso. Trilli tintinna, gesticola rivolta a me.
“D’accordo, ho capito”, le intimo di smetterla con i suoi gesti poco puliti, tuttavia la cosa mi rallegra: finalmente un atteggiamento più da Trilli. Guardo Wendy e ritrovo la speranza. Peter ha ragione, lei deve per forza essere la medicina giusta per l’Isola.
Robin ci saluta, gli rispondiamo appena e seguiamo di corsa Trilli.

Tutto tornerà al suo posto.
L’orologio del Big Ben suona ora la mezzanotte.

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Capitolo 15 - Salendo
Capitolo 17 - L'Isola-che-non-c'è
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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