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Capitolo 15 – Salendo

Sottofondo musicale

Alla fine dell’esibizione, io e Jamie battiamo le mani assieme a tutto il pubblico. Prima di salutarmi, lui mi guarda di nuovo negli occhi: “Ricorda che puoi sempre tornare indietro”

“Non penso che lo farò”, replico.

Lui scuote la testa: “Mi riferivo a un’interpretazione letterale della frase”

Sollevo le sopracciglia.

“Puoi tornare da me qualsiasi cosa accada. Come la metti domattina con la tua famiglia?”

“Ho lasciato una lettera alla mamma”, gli spiego; “Gli dico che sto via una settimana in prova come governante”

“Da me”

“Da te”, confermo.

“Ci pensavi da un po’, non è così?”

“Ho bisogno di farlo”, dichiaro, e realizzo che è la verità. Se non seguo Ricciolo e Peter, sono sicura che potrei impazzire.

Lui respira a fondo: “A volte rivedere il passato aiuta a capire. Non sempre aiuta ad andare avanti”

“Se non mi aiuta, allora non m’intralcerà più”, affermo.

“Potresti farcela”, sorride Jamie, un po’ divertito, anche se preoccupato.

“Io non potrei. Ho la certezza”, replico.

“D’accordo. Salutami casa, quando ci torni, nel caso mi dimenticassi di dirtelo fra una settimana. Avremo molto di cui parlare”, osserva lui.

Io sorrido: “Grazie Jamie. Riferirò”

“Non scendi?”

“Aspetto Robin Elder, la signora Trevelyan ha insistito che passassi da lei”

“Posso accompagnarti io”

“Sarebbe bello, ma credo che il signor Elder ci rimarrebbe male ad arrivare qui non trovandomi”, replico e spero che lui non trovi altre ragioni per portarmi via dalla mia tribuna d’onore.

Jamie fa un breve inchino e mi sorride: “Mi ha fatto piacere rivederti”

“Anche a me”, mi stupisco, ma mi sento molto meglio, rivedendolo adesso. Certo, ha fatto una fortuna con una storia mia, l’ha storpiata e romanzata, ma ha fatto un bellissimo lavoro e sono certa che per molti bambini ora Peter Pan è diventato un eroe dal quale trarre forza. Da bravo adulto non mi ha mai creduto – però mi vuole bene, sinceramente, ed è leale. Non bada alle differenze di età per restare fedele a una promessa. Molti altri adulti promettono cose ai figli e poi non fanno nulla. Jamie invece è coerente e affidabile. Terrà alla larga i sospetti di zia dalla mamma, se capiterà l’occasione. Non è previsto che zia passi da noi questa settimana, praticamente non c’è rischio fino al mese prossimo, ma nel caso che le si fosse rivoltato il cervello, Jamie e Mike possono fare fronte comune.

Dopo una decina di minuti, quando la platea è ormai uscita, mi nascondo seduta ai piedi della balconata. In questo modo io resto in un certo senso al mio posto e nessuno realizza che sto ancora dentro al teatro.

Rifletto sull’esibizione. È stata magica. In parte erano gli stessi attori di molti anni fa, ma non mi ero goduta la loro bravura, troppo arrabbiata perché la storia era stata cambiata.

Riconosco un grande miglioramento nella tecnica per rappresentare Campanellino, o Trilli, tanto parliamo della stessa fata. Robin effettivamente fa un ottimo lavoro.

Il tempo scorre, mi nascondo dietro alla statua quando sento la signora Marge sbraitare ordini. Resto lì, con i miei pensieri, ma non resto abbastanza a lungo per fare ordine fra i miei sentimenti.

È però Robin che compare dietro alla statua, faccio un salto per la sorpresa.

“P-per-perdona”

“Nessun problema. Sai dove sono i bambini?”, credo che sappia la verità, o almeno che Peter non è un bambino qualsiasi, a ogni modo voglio essere cauta.

“S-sì”, risponde lui di getto e mi fa segno di seguirlo, esce dalla statua e apre un altro passaggio dietro alla tenda alle spalle del posto dove mi ero seduta, sul lato opposto della statua.

È così stretto che mi tolgo il cappello, perché è troppo largo, al buio invece non faccio in tempo ad abituarmi. Robin ad un certo punto si ferma e afferra una corda. Oltre le sue spalle riconosco una specie di precipizio, il freddo è pungente. Per una buona volta avrei potuto ricordarmi la giacca, penso, lui si tira su senza null’altro che quella corda. Lo fisso con gli occhi grandi: “Sicuro?”

“I-io n-non ho… ho ma-mai i-imparato a… a vol-volare, We-Wendy”, ribadisce lui divertito; “Tra-tranqui-tranquilla, ti… ti ti-tiro qu-quando st-sto so-sopra”

Mentre lui sparisce nel buio, io valuto un attimo le dimensioni. In teoria mi trovo al primo o al secondo piano, probabilmente nella parete esterna. Fra me e il suolo che mi si presentava come un precipizio di oscurità, potevano trovarsi al massimo quattro piani, supponendo che il teatro possedesse due piani sotterranei.

Peter.

Fra poco lo rivedo davvero.

Ne rimarrà deluso a vedermi grande.

Un secchiello di legno vuoto per un pelo non mi arriva in faccia: “Metti dentro un piede, Wendy!”, mi istruisce una voce da sopra. Non penso sia quella di Robin.

È già Peter? O l’ho scambiato con Ricciolo?, mi chiedo perplessa, eseguendo. “Mi reggi?”

“Se preferisci, puoi sempre riprovare a volare, ma non c’è nessuno sotto a prenderti al volo”, replica la voce.

No, non ci riesco io. Ormai però ho già incastrato la scarpa nel secchiello, chiunque stia sopra sente lo strattone che ho dato al secchiello e inizia a tirare su, mi aggrappo a stento alla corda, con tutte le forze che ho.

Sento la paura battermi nel petto. Forse ho avuto troppa fretta a seguire Peter, forse dovevo prendermi più tempo per non fare una così pessima sorpresa alla mamma. Magari potevo andarmene con Peter in camicia da notte, o rubando un paio di pantaloni vecchi a Johnnie, sarebbe stato più comodo.

Santi numi, sono già in cima?, mi sorprendo, mentre Robin mi porge la mano e gliel’afferro senza mollare la corda.

“Permetti?”, chiede lui, non aspetta la mia risposta. Con l’altra mano mi prende sotto la vita e mi tira su. Quando me ne rendo conto, sto seduta accanto a lui, con i piedi a penzoloni.

Io squadro Robin un attimo. Non balbetta? – Se era lui prima, adesso ha già detto tre frasi senza balbettare. Non oso pronunciarmi in proposito per paura che ricominci a farlo. È un ragazzino simpatico, profondamente buono e sincero. Merita di certo questo miracolo.

Lui mi scruta incerto, poi chiede: “Adesso dobbiamo solo salire sul tetto. Ce la fai?”

“Penso di sì”, rispondo e mi giro, issando le mani dietro di me per mettermi in piedi.

Robin mi afferra la mano sinistra e mi ferma: “Wendy?”

Lo guardo negli occhi.

“Wendy, non so più cos’è la realtà”, è una domanda esistenziale per entrambi, solo che lui non la maschera.

Gli sorrido. La verità è che non so la risposta nemmeno io, e non la so da quasi dieci anni.

Penso che lui abbia capito almeno parte del mio pensiero, in qualsiasi caso ritira la mano: “Ho sempre creduto fosse solo una favola, invece è vera?”

Domanda retorica, fratello, penso. “Capito”, poggio le mani sulle ginocchia e respiro a fondo; “Vuoi che ti racconti di nuovo della mia famiglia?”

“Ci eravamo interrotti dopo il taxi e il matrimonio dei tuoi genitori”, annuisce lui; “Era tutto vero?”

“È tutto quello che mi hanno sempre raccontato i miei genitori”, confermo con un sorriso addolcito dalle sue parole. Prendermi tempo mette in pace il mio cuore angosciato e la sua presenza è rassicurante quanto quella di Mike.

Guardo il mio orologio, ma non riesco a leggere l’ora, è troppo buio.

Lui mi legge nel pensiero: “Abbiamo venti minuti. Dovrai fare un riassunto, oppure proseguiamo a tappe”, mi propone.

Gli racconto della notte in cui Peter aveva perso la sua ombra e mamma l’aveva nascosta in un cassetto, e della notte seguente, quando io gliel’avevo cucita e lui si era lodato da solo, ignorandomi proprio come nel teatro.

“Per i Bimbi Sperduti sono diventata la loro mamma”, gli spiego di qui in poi più breve; “Peter invece era il papà”

“Voi…”, Robin esita nel porre la domanda; “Tu e Peter vi volevate bene?”

“Non ho mai capito quanto davvero”, gli confesso; “Peter mi chiamava la sua mamma, ma allo stesso tempo doveva essere lui a tutti i costi il papà. Da parte mia, all’epoca, avrei voluto davvero diventare mamma con lui”, non voglio segreti, basta così, penso e finisco di rispondergli; “Ma lui non voleva crescere”

“Adesso cosa farai? – Insomma, i suoi sentimenti pensi che siano cambiati? O è tornato per questo?”

Faccio spallucce: “Adesso di certo posso volergli un gran bene. Ma è solo… come un figlio”, osservo, anche un po’ divertita. È assolutamente impossibile anche solo sognare di poter ricominciare dove la mia storia con Peter si è interrotta. Proseguo; “Ricciolo dice che l’Isola è nei guai e Peter crede che forse so cosa fare”

Robin respira a fondo. Poi parla: “Wendy, quando ho dovuto nascondere Peter, mi ha chiesto se ero il tuo dottore e quanto ci avrei messo per portarti da lui. Gli ho retto il gioco, gli ho detto di restare in sala d’aspetto”, mi racconta; “Mi è sembrato serio”

“Peter è molto bravo a fare sul serio”, obietto.

So dove va a parare, infatti insiste: “Ho sentito Lady Camille parlare di te. Diceva che hai avuto un brutto incidente da bambina. È stato… un pirata, a ferirti? Peter crede che tu sia ancora una bambina ferita?”

“È stato il capitano”, confermo solo la prima delle due domande e sono grata alla scelta di quel posto buio, così Robin non vede i miei occhi lucidi. “Stavamo aspettando le fate. Mi sono allontanata un attimo con Peter, abbiamo ballato, lui voleva convincermi a restare”, mi sembra di rivedermi con Jamie. Uso per Robin le stesse parole di quando avevo confidato la storia a Jamie.

“Ma tu sei stata forte e saggia, hai scelto di tornare dalla tua mamma e dal tuo papà”, disse Jamie.

Io scossi la testa e mi asciugai le lacrime nella sua camicia, sentendomi finalmente ascoltata e non presa in giro mentre raccontavo la verità. “Sì, sono tornata, sì”

Jamie capì che c’era dell’altro: “Cos’è successo?”

“Mentre stavo con Peter, il capitano ha rapito Johnnie e Mike”, proseguii; “Sono andata alla mia capanna, doveva esserci una fata che ci avrebbe guidati via dall’Isola. Ho trovato la fata morta e il Gobbo Grasso mi ha tappato la bocca e portata nella capanna. Il capitano ha detto che avrebbe ucciso Johnnie e Mike se non catturavo per lui Peter”

Lui mi fece una carezza sui capelli: “Peter è venuto a salvarvi?”

“Io ho catturato Peter”, faticavo a pronunciarmi, fra singhiozzi e orrore non so proprio come facevo a parlare; “Sono uscita dalla capanna e ho detto a Peter che Johnnie e Mike erano scomparsi. Appena ha visto la fata morta, lui ha capito che erano stati i pirati, siamo volati sul vascello. Lì il capitano mi aveva dato due manette e le chiavi per imprigionare Peter. Io ho agganciato una manetta a una sbarra sul pavimento della nave dietro all’albero maestro. Ho chiamato Peter per farglielo vedere, è stato troppo facile. Lui si è chinato per terra e l’ho ammanettato”

Robin sgrana gli occhi: “Che cosa?”

“È andata così”, fisso dritto davanti a me, per quanto non ci sia molto da dire.

“E per ringraziarti, Capitan Uncino ha sparato a te al posto dei tuoi fratelli”, osserva Robin.

In un primo momento voglio ridere, il capitano non si è mai chiamato Uncino, ma il soprannome che gli ha dato Jamie non mi dispiace affatto. Penso persino che Peter lo adotterebbe, se lo conoscesse, quel nomignolo. Invece che ridere sospiro ancora, taglio corto sui dettagli anche perché penso di non ricordarli bene: “Diciamo che ho liberato di nuovo Peter e i Bimbi Sperduti, con l’aiuto di Campanellino. E il tutto si è trasformato in una battaglia. Siamo sfuggiti per un pelo”

Il mio amico è quasi senza parole: “Campanellino ti ha aiutata?”

“Diciamo che io non potevo muovermi per via di Johnnie e Mike, lei invece aveva bisogno di sapere chi trovare dove. E io potevo dargli le chiavi”, rivelo e concludo; “Il capitano stava per sparare a Peter, che aveva dato per scontato che si sarebbero battuti solo con la spada. Ho dovuto fermare il capitano”

“E questo è stato il tuo incidente da bambina”, dedusse lui.

“Sì”

Cala il silenzio.

“Wendy?”

“Sì, Robin?”

“Se mi raccontavi questa storia la settimana scorsa, non ti avrei creduto”

“Eppure dai vita a Campanellino, in questo teatro”, obietto divertita.

Robin si unisce alla mia risata e si rialza: “Penso che sia ora di salire sul tetto”, dichiara. Mi giro e mi rialzo a tentoni. Lui mi prende la mano: “Apro il passaggio”, mi informa; “C’è giusto qui di fronte una lampada, chiudi gli occhi”, mi consiglia.

Eseguo.

Sento il tintinnio famigliare di Campanellino e un largo sorriso si fa strada sul mio viso.

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Capitolo 14 - Zio Jamie
Capitolo 16 - Mezzanotte
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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