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Capitolo 14 – Zio Jamie

Sottofondo musicale

Guardo Robin prima che si intrufoli di nuovo in quella fessura dietro alla statua: “Dov’è lui?”
“L-l’ho… l’ho na-nasco-nascosto”, dichiara Robin; “N-non vo-vorrei ch-che spi-spiccasse i-il vo-volo du-durante l’… l’esibizione”, afferma.
Ricciolo scuote la testa: “Oh no, questo è il modo più sicuro per perderlo!”, dichiara e raggiunge Robin; “Portami dove l’hai lasciato. Aspettateci qui dopo il teatro, al più tardi a mezzanotte arrivo”, mi guarda, lo sta dicendo più a me che a Robin.
“D’accordo”, confermo e mi tolgo il cappello e la giacca. Mi sistemo una ciocca con una molletta e questo è tutto, meglio di così non posso starci in quella tribuna. Rimpiango l’abito verde di zia Maggie, certamente il più adatto a questa serata.
E’ Ricciolo che chiude il passaggio segreto.

“T-ti ma-mando i-il si-signor Ba-Barrie, s-se riesco”, mi assicura Robin.
Già, sembra che oggi sia la giornata delle vecchie conoscenze, sospiro; Ma Johnnie ci ha lontanamente pensato che cosa può succedere nel giro di una serata uscendo insieme in pomeriggio per un banale incontro in banca?
No, non lo sa, non lo pensa ed è meglio che non lo sappia mai.
Meglio che pensi a qualsiasi altra alternativa.
Mamma ha una mi lettera. Johnnie non saprà né più né meno di lei. Solo Mike verrà forse a conoscenza dell’intera storia. Proprio lui che ne ricorda appena l’inizio.
Penso ancora ai tempi in cui lo prendevo in braccio.

Poi Jamie entra davvero, non me lo aspettavo così in fretta: “Wendy, sembra che hai conquistato gli attori”, mi saluta; “Bentornata al Duke of York’s, cara”, con ciò mi sorride, ingenuo e buono come l’ho sempre conosciuto. Ci stringiamo la mano, io non trovo più le parole per parlargli. “E’ una vera sorpresa trovarti qui”, mi dice e si siede accanto a me; “Non è occupato, giusto?”
“No, non penso”, dico. In realtà mi chiedo cosa succederà se Ricciolo dovesse dare per scontato che resto sola anche durante l’esibizione.
Jamie mi scruta un attimo: “Sei diventata una splendida giovane donna. Quanti anni erano che non ci vedevamo?”
“Una cinquina di certo”, rispondo; “Sono stata presa dal lavoro e la decisione di Michael non è stata facile da far quadrare, in famiglia”, affermo.
“Come sta il tuo Michael?”
“Bè, vuole diventare maestro, sta già dando una mano ai Blue Coat”, rispondo con un certo orgoglio e lo guardo un attimo, lui con quella sua testa così tonda da sembrare una mela; “E i tuoi ragazzi?”
“George e Peter servono la patria in guerra”, afferma l’autore e respira a fondo. E’ pensoso.
“Torneranno senza dubbio”, lo incoraggio.
“George… a volte non sono sicuro se pensa davvero quello che dice o se c’è un’altra persona in lui che parla”, mi confessa Jamie e fa spallucce; “Quando l’ho salutato mi ha detto che se le cose si mettono male, fa un volo all’Isola-che-non-c’è e torna da me”
“E’ un pensiero gentile, di non tenersi il divertimento tutto per se”, osservo e guardo il soffitto. Chissà dov’è Peter… il vero Peter. Lui è tornato a prendermi. Qualsiasi sia la ragione, si è fatto tutta la strada fino a qui per riportarmi all’Isola.
Jamie scuote la testa: “Lo sai che erano parole sue, che morire è solo una grande avventura”, mi cita più o meno il suo pezzo teatrale.
Io annuisco: “Ma sono sicura che le avrebbe detto anche il vero Peter”
“Tu ci credi ancora?”, corruga la fronte. Ora assomiglia a una caricatura.
“Un colpo di sparo di una pistola con un modello vecchio di cent’anni…”, mi sfioro la cicatrice nascosta dai vestiti, poco sotto le costole; “A meno che non mi abbia sparato con un’arma d’epoca il guardiano di un museo, direi che non esistono spiegazioni molto più logiche”
“Ricordi…”, sospira lui; “A volte è impressionante quanta differenza possa fare averne o meno”, obietta e fissa davanti a se, si alza e batte le mani. Lo spettacolo è iniziato.

Questa è l’occasione, Wendy. Cogli l’attimo, mi incito e risedendoci mi avvicino all’orecchio di Jamie: “Io… devo chiederti un favore”
“Sai che puoi chiedermi quello che vuoi”, mi incoraggia lui con un largo sorriso.
“Ho un ricordo che… mi è venuto incontro”, gli dico.
Lui mi scruta più attentamente, mentre sul palco compare un attore troppo adulto vestito con un largo pigiama da bambino. Interpreta Michael, lo so bene.
“Jamie, voglio seguirlo e capire cos’è”, sentenzio quindi.
“Ha a che fare con… con quella ferita?”
“Forse. Ma penso che in quella storia ci siano luci e ombre… come in Peter Pan”, affermo, cercando di non tradirmi e soprattutto di convincerlo. La mia voce è più silenziosa di un soffio di vento per non attirare l’attenzione del pubblico. “Credo che sto seguendo un ricordo… con più luci che ombre. Forse fare un passo in quella direzione mi restituirà i ricordi delle ombre”, ipotizzo. Ora che ci penso, le parole non mi sembrano mie, non davvero. Sono stata fin troppo poetica.
Lui non è del tutto entusiasta: “Penso sia inutile dirti che per una donna sola è pericoloso”
“Non sono sola. Ho un amico fidato. Mike lo conosce, sa tutto”, gli confido; “Ho bisogno che non lo sappiano mamma, Johnnie e soprattutto zia Maggie”
“Vive ancora quella vecchia megera?”, si stupisce lui, stavolta con un sorriso sarcastico.
Io annuisco: “Sì, è viva. E vuole che io trovi la mia strada”, sospiro; “Ma come faccio a orientarmi se parte della mia infanzia l’ho cancellata?”, ritorno sull’argomento; “Jamie, so che non mi sono più fatta viva da tempo e che ho sbagliato. So che non ho più alcun diritto di chiederti alcun favore. Ma devi fingere che io stia da te per una settimana. Non chiedo altro”, lo prego; “Basta che questa settimana zia non venga a cercarmi e che mamma creda che io stia con te. Digli che ti ho convinto a mettermi alla prova come governante”, gli suggerisco.
Lui inclina la testa e sussurra: “E tu invece dove sarai?”
“A fare qualche passo dietro a un ricordo”, rispondo; “E’ importante, Jamie. Non posso più andare avanti senza riaggiustare il mio passato”
Jamie respira a fondo. Se non l’ho convinto, ho finito. Scoppierà il panico in famiglia, Johnnie e Mike saranno divisi per sempre. Mike non mi tradirà, ma Johnnie capirà e non gli rivolgerà più la parola. Nella mia mente compare l’immagine di mamma e papà alla finestra della nostra camera. Erano così tristi, così deboli. Così abbattuti. Non li ho mai visti in quelle condizioni, questo è certo. Ma non fatico a immaginarli.
Mamma non sopravvivrebbe di nuovo.
Zia Maggie darebbe fuori di matto e mi ritrovo a pensare che mi dispiacerebbe molto pensarla in pena.

“Se vuoi posso farti sistemare una camera”, suggerisce lui.
“Non la userò”
“Quel tuo ricordo ti porta fuori da Londra?”, mi chiede, vuole giustamente saperne di più.
Io scuoto la testa, divertita. Non sa proprio quanto lontano da Londra me ne andrò in questa settimana, penso e i nostri occhi si incontrano: “Mi copri?”
“Una settimana. E pretendo che tu venga da me non appena torni”, mi intima.
Io non ci credo quasi: “Cioè, mi copri, basta che quando finisco le ricerche vengo per primo da te? Ho la tua parola?”, voglio conferma.
“Sì, hai la mia parola”, annuisce lui riluttante; “Promettimi solo che non ti esporrai inutilmente al pericolo”
Annuisco anch’io. Penso di non correre rischi. Almeno non più gravi dei precedenti.
Jamie mi sorride: “Mi farebbe piacere sapere che la mia unica bambina si sentisse finalmente adulta”, mi porge la mano; “Dimenticavo di farti gli auguri per il compleanno. Ventuno, giusto?”
“Non ti dimentichi mai di nessuno”, vorrebbe essere una domanda, ma alle mie stesse orecchie giunge come un’esclamazione a bassa voce.
“Hai festeggiato?”, mi chiede.
Io faccio spallucce: “Zia Maggie ha voluto portarmi una settimana con sé”, gli racconto; “È stata generosa, a modo suo”
“Decisamente a modo suo”, afferma lui un po’ stizzito; “Per lei Peter Pan e molti altri libri potrebbero finire sul rogo, non li rimpiangerebbe”
“Forse perché rimpiange le persone più di ciò che scrivono”, ribadisco e mi chiedo da dove mi siano venute le parole. Sono convinta che lo pensi anche Jamie, ma facciamo silenzio entrambi. Mi alzo io stavolta. Ricordo questa scena come fosse ieri.

Peter Pan entrò in camera, cercando di non fare casino, seguito dalla sua inseparabile fatina Trilli.
“Forza, Trilli, aiutami a trovare la mia ombra”, incalzò la fata.
Quest’ultima tintinnò e gironzolò per tutta la camera. Mi tirò solo leggermente i capelli, realizzò che stavano attaccati alla mia testa o qualcosa di simile, poi si precipitò di nuovo a destra e a manca. Io nel frattempo mi ero svegliata.
Peter ormai cercava da un po’ e si sentiva scoraggiato. Aveva gli occhi tristi, brillavano come gocce d’acqua alla luce della luna. Wendy Angela Moira Darling - Lande Incantate“Bambino, perché piangi?”, gli chiesi. Che sciocca che fui: Peter Pan non piange, mai.
Lui saltò in piedi e mi squadrò: “Come ti chiami?”
“Wendy MaryAngel Darling”, gli risposi con un largo sorriso, non mi piaceva vedere bambini tristi; “E tu?”, domandai.
“Peter Pan”
“E’ tutto?”
“Certo”
“Scusa”, dissi. Non volevo farlo sentire inferiore perché ha un nome più semplice del mio. Anzi, beato lui che gli bastava ricardare un nome e un cognome.
“Non importa”
“Dove vivi?”, deviai l’argomento.
“Seconda stella a destra e poi dritto, fino al mattino”, indicò la finestra.

Mi vengono le lacrime agli occhi per l’emozione. Almeno questa, di scena, Jamie l’ha scritta esattamente come gliel’ho narrata, a parte il nome, quello anche giustamente. Wendy Moira Angela Darling, è questo il nome intero del personaggio sul palco.

Ho visto questa scena in teatro solo due volte, includendo oggi – ma non posso fare a meno di tremare, commossa e addolcita dalla scena.
Com’ero stata ingenua.
Mi piaceva rivedermi bambina. Rivedermi com’ero prima di seguire Peter. Sono felice di conoscere Peter, sono convinta che mi sia stato concesso un grande privilegio, all’epoca. Ma sono altresì consapevole che da quell’incontro era partito il conto alla rovescia.
Ero tornata a casa traditrice, a un passo dalla morte, con il terrore nel cuore.

Questa è l’unica scena che Jamie ha dedicato interamente alla bambina che aveva sognato di vivere avventure al fianco del suo eroe, una bimba che non aveva capito cosa significava realizzare quel sogno.

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Capitolo 13 - Generosità
Capitolo 15 - Salendo
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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