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Capitolo 13 – Generosità

Sottofondo musicale

Ricciolo - L'ombra e la tempesta - Lande Incantate“Ci siamo”, afferma Ricciolo. Lo so anch’io, in realtà, ma non mi spiace lasciare sia lui a guidarmi. D’un tratto mi sento piccola e inutile. Ha un qualcosa di assurdo che a ventuno anni io mi trova a rivivere la mia infanzia, una qualsiasi altra persona normale lo farebbe da vecchio.
C’è però un’altra persona che so non ha mai superato l’infanzia, che ancora vive nell’ombra di un fantasma. Se non vuole uscirne, sono affari suoi, ma aiuterà me a risolvere tutti i conti in sospeso, se non vuole rischiare una causa legale che sa di non poter vincere.

Entro in teatro dalla porta sul retro, la forzo leggermente. Ricciolo si nasconde dietro di me e non fiata, lo osservo un attimo solo per accertarmi che stia bene. Respiro a fondo e busso senza esitazione alla porta della signora Marge: “Signora Marge, sono Wendy… Gwendolyn Darling, devo assolutamente parlare con il signor Barrie in privato”, annuncio subito la ragione della mia presenza.
La signora Marge, mi ricordo, si occupa della pulizia e dell’ordine sul palco e nella platea. Immagino che durante le esibizioni abbia ben poco da lavorare. Lei apre la porta e inclina la testa. Apparentemente nessuno fa fatica a riconoscermi, anche distanza di anni. “Wendy?”
“E’ urgente”, ribadisco; “Potreste dirmi dove trovare il signor Barrie?”
“A quest’ora tarda, signorina?”
“Mi aveva detto di venire a teatro quando voglio, se lo cercavo”, affermo, e questa è di nuovo la verità. Io avrò anche i miei disaccordi sulla sua versione romanzata della mia storia, ma lui non mi ha mai chiuso i battenti, come non li ha mai chiusi a nessuno dei suoi protetti.
“Non l’ho visto, oggi, signorina”, replica dispiaciuta la signora Marge.
“I-i-io cre-credo di… di sa-sapere do-dove lo… lo potete tro-trovare”, afferma Robin comparendo dall’altro lato del corridoio e mi porge il braccio. Poi vede Ricciolo e inclina la testa; “Tu…”
Ricciolo si fa piccolo dietro di me. Io improvviso e mi stupisco di quanto brillante sia la soluzione: “Abita vicino a Black Lake, si chiama Raymond e si è perso. Volevo chiedere a Jamie se poteva accompagnarlo, so che va spesso lì per i suoi protetti”
“Sei… un po’… po’ i-in arre-arretrato co-con le… informazioni”, balbetta Robin in un sussurro e congeda la signora Marge con un cenno. La donna rientra immediatamente nel suo bugigattolo, mentre io proseguo dritta lungo il corridoio. Sento Robin un po’ teso, alla fine del corridoio si guarda a destra e sinistra, alla fine bussa sulla parete e quest’ultima si apre.
Ricciolo vi entra subito, Robin mi trattiene, sta passando la signora Trevelyan, sento la parete chiudersi lentamente, con dolcezza: “Signorina Darling, che piacere!”, esclama l’attrice e mi viene incontro nel suo abito bianco. E’ una gonna da notte, i capelli li tiene sciolti. Effettivamente sembra ringiovanita con questo abbigliamento.
“Il piacere è tutto mio. E’ un grande onore vedervi di nuovo interpretare il mio ruolo”, replico.
“Ovviamente avrete un posto in tribuna d’onore”, suppone lei e guarda Robin.
Lui scuote la testa: “Ve-verame-mente la… la signorina è… è ve-venuta a… a sorpresa”, spiega.
L’attrice scuote la testa e chiama la collega nella stanza accanto: “Signora Titheradge, venite a conoscere la signorina Darling!”
“Veramente, signora Trevelyan, vi vedo già tutte le sere per…”, sta per replicare l’attrice che interpreta evidentemente Peter, si ferma appena vede me; “Mi scusi, signorina, sono un po’ presa dall’esibizione. Temo di non aver compreso come vi chiamiate”
“Wendy Darling”, rispondo con un largo sorriso; “E questo non è uno scherzo”, aggiungo.
La signora Titheradge inclina la testa: “Non pensavo di incontrare la vera Wendy dopo aver già stretto la mano al vero Peter Pan”, osserva e mi porge la mano; “E’ un onore”
“Insisto, Robin, mettete sul mio conto”, lo prega Trevelyan; “Trovate un bel posto per la signorina Darling”
“O-o-obligé”, risponde lui in francese e fa un inchino; “Si-signore, vo-voi do-dovre-dovreste i-iniziare a… a…”
“Sì, ora andiamo”, annuisce la signora Trevelyan e mi fa un breve inchino; “Vi auguro una buona visione, signorina Darling”, con ciò fa un cenno a Robin e corre per raggiungere il dietro scena.
La signora Titheradge fa un inchino con un sorriso molto alla Peter Pan – di certo si è calata nella parte: “Mi aspetto di rivedervi alla fine dell’esibizione”
Mi guardo un attimo gli abiti e arrossisco imbarazzata: “Temo… temo che non sia il caso, vi metterei in imbarazzo… con i vostri illustri spettatori, voglio dire”
L’attrice scuote la testa e ride: “Mica andiamo a tutte le bevute dei nostri spettatori, diventeremmo la gente poco raccomandabile di cui si parla in continuazione nel nostro ambiente”, replica; “Noi facciamo festa dietro le quinte”
“Oh”
“I-imm-immagino c-che la… la signorina D-Darling de-debba to-tornare a… a casa, i-in u-un ora-orario co-così ta-tardo”, ribadisce Robin, che apparentemente vuole parlare con me in privato, ma non ci riesce. E anch’io mi vedo un po’ ammanettata – nessuno deve notare che scompaio, deve sembrare del tutto naturale e tranquilla, questa mia comparsa al teatro.
“Sarebbe un peccato se mancaste. Non riuscite a ottenere un buon passaggio da qui fino a casa vostra?”, domanda la signora Titheradge e mi scruta un attimo; “Immagino che conosciate già il signor Barrie, non ci sarà alcun problema con vostro padre se vi fermate”
“A dire il vero, mio padre è morto molti anni fa”, affermo.
“Oh. Non… non sapevo. In qualsiasi caso, immagino il signor Barrie sia di famiglia, può riaccompagnarvi comodamente”
“Posso sempre chiederglielo”, convengo e respiro a fondo; “Mi perdoni, signora Titheradge, ma venivo per parlare di una questione privata con il signor Barrie e preferirei lasciarlo festeggiare dopo l’esibizione”
“Ammesso che riesca bene”, osserva la signora Titheradge di nuovo con un largo sorriso; “Mica è garantito”
“A giudicare solo dalla fama degli attori, direi che siete una squadra vincente”, replico e Robin mi porge di nuovo il braccio, balbettando un’indicazione.
“Permettetemi il gioco di parole…”, chiede l’attrice; “Siete davvero molto cara, signorina Darling”
Sorrido e faccio un cenno di congedo. Robin le indica con lo sguardo lo stanzino, la signora Titheradge tira su il suo mantello di foglie di stoffa e torna nel suo stanzino.

Finalmente Robin trae un sospiro di sollievo e si guarda a destra e sinistra con attenzione. Prima che me ne renda conto, sono finita fra le pareti del Duke of York’s.
Ricciolo si lamenta, è rimasto incastrato fra noi due e si ritrova la stoffa della mia gonna dappertutto: “Odio i vestiti delle femmine quando diventano grandi!”, sussurra.
Io sorrido e lo aiuto a liberarsi, poi guardo Robin: “Che ci facciamo qui?”
“E’… l-la stra-strada p-più vel-veloce verso la… la tribuna, do-dove a-ades-so s-si aspetta d-di ve-vederti la si-signo-gnora Tre-Trev-Trevelyan”, dichiara Robin.
Respiro a fondo e non so più cosa dire. Sa o non sa nulla di Peter? – Certamente ha riconosciuto Ricciolo, ma come proprio non lo so. Ma certo, ricordo d’un tratto, Ricciolo ha detto di avermi seguita dal teatro, quindi forse si sono visti lì, mentre io chiacchieravo con la signora Trevelyan.
“I-il ba-bambi-bino è..?”
“Si chiama Raymond”, insisto io, ancora incerta se posso fidarmi di lui o meno.
Robin lo scruta un attimo e scuote la testa: “T-ti co-conve-verrebbe aspe-aspettare la… la fi-fine de-dello spettacolo pri-prima d-di tor-tornare a casa”
“Hai visto Peter?”, gli chiede Ricciolo.
“Il ba-bambino c-che n-non res-respirava be-bene?”, domanda Robin sul vago; “Pe-pen-penso c-che pu-puoi chi-chiederglielo t-tu s-stesso”, replica e si arrampica su una scala che, nel buio, riconosco solo ora; “Fra… fra po-poco ve-vedrai d-di più, We-Wendy”, mi incoraggia; “N-non a-avrai m-messo sca-scarpe tro-troppo co-complicate?”
“La semplicità è il mio forte”, ribadisco e pianto bene il piede sulla prima rampa.
“Se cadi ti prendo io”, mi fa ironico Ricciolo.
Io sbuffo, salendo già di un secondo gradino: “Già, proprio come il giorno che dovevo imparare a volare”, ricordo.

“Se vuoi tornare a casa con i tuoi fratelli, devi volare”, disse Ricciolo, anche se non entusiasta.
“Ci vuole polvere di fata e pensieri felici”, aggiunse Tamburello.
Il piccolo Morbido si era sollevato da terra, attorno a lui era girata una fata che lo aveva riempito di polvere: “Penso che ci darà una mano per insegnartelo”
“Ottimo”, sorrisi e guardai Johnnie e Michael; “Siete pronti?”
“Pirati, avventure, indiani!”, gridò entusiasta Johnnie. Michael gli fece eco.
In un batter d’occhio si erano sollevati da terra. Io no. Orso mi prese per mano e mi portò su una scogliera: “Pensa a quanto è bello qui”
“E’ così triste volare via”, gli risposi.
Ricciolo da sotto mi aveva fatto segno di lanciarmi: “Pensa che vuoi bene alla tua mamma, non ti fa volare?”
Ci provai. Ci riuscii. Poi vidi lo strapiombo e mi colse la paura.
“Ti prendo io!”
“No, ti prendo io!”
“L’ho…”
Terra. Male.
“Wendy?”, mi scosse Michael.
“Wendy?”, chiese Johnnie, cauto e poi sbraitò a tutti; “Fatela respirare!”
“Sto… sto bene”, lo rassicurai tirandomi su da sola, con fatica; “Devo solo… stare un attimo seduta”
“Non sai volare?”, chiese Michael; “Non torneremo più dalla nostra vera mamma?”
“Certo che lo faremo”, garantii e smossi le braccia. Nulla di rotto. Meno male che c’era sabbia, lì.

“S-scu-scusa”, chiede Robin, porgendomi la mano; “Ri-rico-ricordatemi per-perché u-usiamo le… le scale”, scherza.
Ricciolo ride: “Tu devi ancora imparare, signore”, e con ciò si tira in piedi, io lo sollevo.
Sono contenta di essermi tolta il corsetto sotto al vestito, quella scala altrimenti non la facevo.
Robin apre uno scomparto: “Gua-guardatevi l-lo… lo spe-spettacolo”, ci dice; “I… il vo-vostro a-amico re-resta a-ancora do-dov’è”, dichiara e ci indica due posti dietro a una statua che non avrei neppure notato se non la spostava.
“Sicuro che possiamo stare qui?”, chiedo a Robin. Mi guardo in giro, dove sono sbucata. E’ un balcone laterale al primo piano tutto agghindato, mi sistemo un po’ imbarazzata il cappello sulla testa.
Robin scuote la testa: “Ma… si-signorina Da-Darling, vo-voi do-dovete sta-stare qui. L-la si-signora Treve-Trevelyan c-ci ri-rimarrebbe mo-mo-molto ma-male a… a n-non tro-trovarvi i-in tri-tribuna d’o… d’onore”

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Capitolo 12 - Identità
Capitolo 14 - Zio Jamie
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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