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Capitolo 12 – Identità

Sottofondo musicale

Mamma mi guarda: “Stasera faccio io, d’accordo?”
“Come riportiamo Raymond..?”, Johnnie non riesce a concludere la frase.
Infatti lo interrompo: “Ci penso io”
“E come la metti con i Middleton?”, osserva la mamma.
“Gli chiederò la giornata libera. Eccezionalmente”, aggiungo.
Johnnie scuote la testa, ma non dice niente. È Mike che si pronuncia: “Voi due?”
“Certo”, annuisco inclinando la testa; “Fa anche una migliore impressione che se ne occupi una donna, o preferisci farlo tu?”
Mamma conferma: “D’accordo” Ricciolo ci guarda in silenzio, mamma se ne accorge: “Immagino che non sia bello tornare in un orfanotrofio, eh?”
“No”, risponde lui, ricordando probabilmente quello che ha detto quando è arrivato. E immaginando quindi cosa noi possiamo aver capito.
“Purtroppo non possiamo tenerti con noi. Se c’era mio marito, forse… ma purtroppo le cose stanno diversamente”, dice la mamma e allunga una mano per fargli una carezza. Lui, non abituato, giustamente si tira indietro e fissa un attimo perplesso la mano della mamma.
Io mi stringo a lui e gli sorrido debolmente, così poco che lo nota solo lui. Strano – prima di cena mamma aveva proposto di farlo restare, adesso invece negava tutto. Certamente ci sta sotto lo zampino di John.
Mamma abbassa lo sguardo: “Che mondo è questo se rende tristi famiglie e bambini?”, sembra chiedere più a se stessa che a noi.
Ricciolo si sente coinvolto e le sorride, dispiaciuto che lei sia triste: “Io sono felice, quando sto a casa”, credo si riferisca all’Isola.
Mamma non sa come rispondergli, ricambia il sorriso, ma solo per gentilezza. In fin dei conti, è convinta che Ricciolo sia orfano da poco. Forse mamma non saprà mai la verità. Non riuscirebbe a concepirla.
Io mi alzo e porgo la mano a Ricciolo: “Vieni con me, ti recupero una camicia da notte di Mike e domattina ci alziamo presto”
“Sai dove devi andare, domani?”, chiede Johnnie.
Annuisco e rispondo prima che lo possa fare Ricciolo: “Lo ha detto a me”, mi abbasso per vedere Ricciolo all’altezza degli occhi e gli chiedo; “È un segreto o lo possiamo dire?”
Lui fa una faccia indignata: “No!”
“D’accordo”, annuisco; “Lo porterò laggiù”, taglio corto, contenta della sua risposta, anche se non ha capito che glielo dicevo apposta.
“Puoi venire a trovarci tutte le volte che vuoi”, lo incoraggia la mamma.
Lui inarca un sopracciglio, probabilmente si sta chiedendo se pensa davvero che sia così facile andare e tornare dall’Isola, ma non si pronuncia. Non è bravissimo a interpretare ruoli, ma ha la prontezza di spirito di non tradirsi. Almeno facendo silenzio non può contraddirsi. È diverso da Peter quanto gli assomiglia.
In qualsiasi caso Nana abbaia verso Johnnie, che sbuffa: “La smetterai mai di farci da bambinaia?”, osserva, mentre Ricciolo si nasconde dietro di me. Affronta coccodrilli e pirati, ma ha paura dei cani, non me lo aspettavo.
Mi alzo quindi: “Nana, fai un po’ di compagnia a mamma”, la prego facendole una carezza, poi guardo Johnnie; “Penso volesse dirti che tocca a te dare una mano in cucina”, aggiungo.
Lui sospira: “Credo che non serviva il traduttore, ma grazie”, fa per incrociare le mani, aspetta che io e Ricciolo ci spostiamo e lui si alza senza aggiungere commenti, mettendo i piatti uno sopra l’altro.
“Potete andare”, osserva la mamma e mi sorride addolcita, lanciando un ultimo sguardo a Ricciolo; “Io devo partire presto…”
“Non ti preoccupare per noi”, gli rispondo. Penso che è forse l’unica cosa che posso dirle davvero con il cuore in mano. Che qualsiasi cosa accade, non deve preoccuparsi per noi. C’è Peter, se non ce la facciamo noi. O almeno c’è per Ricciolo. Io forse ho ancora qualcosa da chiarire con lui, prima, ed è giusto che sia così.

Mike mi segue e mi supera, ha uno scintillio divertito negli occhi, è entusiasta, entra per primo nella mia camera. Ricciolo fa un passo indietro, sbarra gli occhi. Mi giro giusto in tempo per vederlo: “Ricciolo, stai bene?”, gli sussurro.
Mike sorride ancora di più: “Ecco qual era il nome!”
Mike, ti supplico, dammi un attimo!, penso e prendo Ricciolo per mano.
Il viso del bambino si fa serio e mi supera anche lui: “Devo trovare Peter”
“Lo hai perso?”, sibila Mike per non esplodere; “Non sei venuto per crescere con una mamma?”
Ricciolo entra in camera mia, io e Mike lo seguiamo. Il bambino è fuori di sé, ma non alza la voce: “Io ce l’avevo una mamma e non ne voglio un’altra”
“Nessuno può prendere il posto della vera mamma”, annuisco.
Lui scuote la testa: “Lei non capiva, lei non capiva quanto era importante per me Peter. Non ha mai voluto vederlo. Peter è preoccupato per l’Isola e… e io non dovevo lasciarlo da solo!”, è arrabbiato.
Mike sembra tornare in sé. Realizzo adesso cosa ha sconvolto Ricciolo. Ha visto su Mike il sorriso di Peter. E in John lo sguardo severo del capitano. “Cosa sta succedendo, Ricciolo?”
Ricciolo ricambia il mio sguardo e inclina la testa, da un lato e dall’altro, lentamente: “Giurami che non sarà triste di nuovo per colpa tua”
Mike non capisce: “Non… posso sapere?”
Mi avvicino a lui, chiudo la porta della camera alle sue spalle e lo fisso negli occhi: “Se te lo dico, sai mantenere una promessa?”

***

Mike scuote la testa, Ricciolo mi tira la manica: “Wendy, non abbiamo molto tempo”
Annuisco e guardo Mike: “Puoi mantenere il segreto?”
Mike abbassa lo sguardo, poi lo risolleva e mi fa una carezza: “Una settimana, sorella. Se non ritorni entro sette giorni a mezzanotte, io dirò tutto e mi faccio crescere le ali, ti vengo a prendere a costo di dover ritrovare la strada fino all’Isola da solo”
“Seconda stella a destra e poi dritto, fino al mattino”, gli sorride Ricciolo; “Non puoi sbagliare. Penso che nel letto di Johnnie ci entreresti ancora”
“Sei sempre troppo gentile”, Mike si china e allarga le braccia; “Posso abbracciarti?”
Ricciolo inclina la testa un attimo, poi si stringe a Mike: “Sei cresciuto troppo, Michael, ma ti voglio bene lo stesso”

Io guardo fuori dalla finestra: “Dobbiamo uscire, ma non possiamo farci vedere”
“Trilli non c’è, eh?”, sospetta Mike; “Faccio andare la vasca e speriamo in bene. La cosa migliore sarebbe che qualcuno ti chiamasse al telefono”
“Peccato che non ce l’abbiamo”, sospiro.
“Cos’è un telefono?”, chiede Ricciolo.
Mike scuote la testa e mi guarda come se volesse dirlo a me in particolare: “Credimi, non vuoi saperlo”
Ricciolo sbuffa: “Ti credo, non voglio sapere niente del vostro mondo adulto”, si arrampica sulla finestra; “Wendy, sali?”
Io mi guardo un attimo. Con il vestito sarà difficile, con il corsetto una condanna. “Mi dai qualche minuto, Ricciolo? – Mike, devo cambiarmi”
Lui capisce al volo e fa cenno a Ricciolo di seguirlo: “Ti faccio vedere la mia camera”
“È più divertente quando si ha una camera tutti insieme”, sospira Ricciolo e rientra con un salto, balzando in direzione di Mike, che chiude la porta alle sue spalle portando con se Ricciolo.

(220)

Capitolo 11 - Tutti a tavola
Capitolo 13 - Generosità
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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