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Capitolo 1 – La vedova nera

Londra anno 2014, 24 aprile, un terremoto scosse una tranquilla notte stellata. In un buio vicolo si formò una voragine dalla quale fuoriuscì un fascio di luce rossa.
Helen iniziò a sudare freddo ed ebbe uno strano sogno: vide un uomo in giacca e cravatta neri, camicia bianca, una rosa blu nel taschino, una ventiquattrore di pelle nera. La visione poi si focalizzò su un tesserino di riconoscimento, c’era scritto Honorius Burke.

Il mattino seguente si svegliò di soprassalto, tutto attorno era normale, scostò le tende in velluto rosso, sul comodino le cornici in oro delle foto riflettevano la luce. Helen varcò la porta del bagno, posò le mani sul lavabo in marmo, si guardò allo specchio e si lavò con cura i denti. Una volta raggiunto il salotto, il profumo d’incenso era diffuso nell’aria, sul tavolo un drappo di seta a fare da tovaglia, sul mobile una radio da antiquariato ancora funzionante. Helen la accese: la voce del giornalista che parlava del terremoto. Ad un tratto il campanello suonò, ma solo alla terza volta Helen se ne accorse.
Quando si alzò per andare ad aprire, si trovò davanti l’uomo che aveva sognato la sera prima. Dopo un leggero sobbalzo Helen si ricompose, era abituata a queste cose, doveva trattarsi sicuramente una pura coincidenza. L’uomo si presentò come Honorius. Ad Helen venne in mente il suo secondo marito, sposato quando lei aveva ventiquattro anni e lui oltre settanta e morto dopo un intenso e passionale incontro di corpi. Non si scompose più di tanto: era un caso di omonimia.
L’uomo sorrise e disse. «Lei deve essere Helen, detta la vedova nera: ho sentito molto parlare di lei e sono qui perché desidero che predica il mio futuro grazie ai suoi tarocchi.»
Helen con viso sogghignante invitò l’uomo ad entrare e ad accomodarsi. L’uomo posò la ventiquattrore da manager mentre Helen preparava sul tavolo i tarocchi.
Helen, rivolgendosi ad Honorius, disse «Che cosa desidera conoscere riguardo al suo futuro?»
«Non importa, tutto ciò che riesce a dirmi andrà bene.” L’uomo la guardò negli occhi mentre rispondeva.
Helen girò la prima carta e con stupore vide che era bianca, girò la seconda. Era anch’essa bianca. Colta per la prima volta nella sua vita da un fremito di terrore, Helen chinò il capo, portò la mano alla testa e con voce tremante disse «Per favore, non mi sento bene» si leccò le labbra «possiamo interrompere? Conosce gli acciacchi delle donne anziane.»
Honorius sorrise.
«Magari dovrei essere io a leggerle il futuro con le carte, che ne dice?».
La donna ridendo fragorosamente rispose «Per quale motivo tu dovresti leggere a me le mie carte?»
«Andiamo, che le costa soddisfare l’eccentrico desiderio di un uomo d’affari?»
L’uomo esibì un sorriso sbilenco e incrociò le braccia.
«Io ti conosco molto bene: tu sei bramosa di potere e denaro e a me il denaro non manca». Le stava dando del tu, per la prima volta. L’anziana medium alzò lo sguardo e si sistemò gli occhiali sul naso.
«D’accordo, accetterò il suo gioco! D’altra parte non ho nulla da perdere».
Honorius cominciò con il sistemare quattro carte sul tavolo. Le girò: la prima rappresentava una creatura dalla carnagione scarlatta, grandi mani artigliate e occhi gialli con la pupilla verticale. La figura fino ad ora non si era mai vista sui tarocchi della medium. L’uomo sorrise ad Helen.
«Sono bravo, eh?», girò la seconda carta raffigurava un anello d’oro con al centro il numero 2. Helen sussultò: sapeva di non aver mai visto nemmeno quella carta. Honorius osservò le mani tremanti dell’anziana.
«Deve sicuramente riferirsi al tuo secondo marito.»
La donna chiuse le palpebre, atterrita. Helen si alzò dalla sedia, le gambe tremavano. Urlò all’uomo davanti a lei.
«Cosa diavolo sei? Perché mi fai questo? Cosa vuoi da me?»
Honorius senza scomporsi la guardò e scuotendo la testa.
«Ma è matta signora?» sorrise mostrando i denti bianchi «sono ciò che vede!» Sconvolta e incredula la medium proseguì, girando la terza carta che rivelò la figura di una donna dai capelli nerissimi, dai sinuosi fianchi e dal seno prosperoso. Era visibilmente gravida. Ancor più spaventata, non capendo cosa stesse accadendo, Helen s’infilò le mani tra i capelli bianchi.
«Se ne vada subito qui. Le restituirò i soldi, ma se ne vada.»
L’uomo sorrise ed riprese a rivolgersi a lei con tono informale, questa volta come se la conoscesse da tempo immemore.
«Andiamo, cara Helen, per te questo dovrebbe essere una barzelletta. Ti manca una sola carta, non mi dirai che una donna come te rinuncerà a tutti quei soldi per paura di uno sciocco gioco, vero?»
Helen diede un rapido sguardo allo scaffale della biblioteca. Le coste dei libri che aveva scritto testimoniavano una vita dedicata allo studio delle scienze occulte.
«Va bene, non mi fai paura. Giriamo questa carta.» Honorius avvicinò con uno scatto l’ultima carta ad Helen: era un angelo. Un uomo con due paia di ali e un lucido elmo di rapace.
Honorius si alzò dalla sedia.
«Cara la mia Helen, in realtà io sono qui perché so cosa ti ossessiona e di cosa hai paura. Ebbene sì, cara, io so che sei terrorizzata dall’idea di invecchiare e morire e sono qui per offrirti la giovinezza e bellezza di un tempo.» Helen non aveva avvertito alcun genere di energia magica. Nella donna la brama di riavere la giovinezza perduta prevalse sulla paura che quell’uomo le aveva provocato con quelle parole. La donna accettò, ma Honorius la avvertì.
«Cara Helen, tutto questo ha un prezzo: tu dovrai donarmi un figlio.» Quell’uomo le stava chiedendo il prezzo del sangue: una vita per una vita. La gioventù, altri anni da spendere sulla terra in cambio della vita di un figlio nato dalla loro unione. Helen afferrò la mano dell’uomo e gliela strinse. Il patto era siglato.
Sulla mano di Helen si aprì una piccola ferita e Honorius estrasse un contratto dalla ventiquattrore nera. La donna capì che avrebbe dovuto firmare con il sangue, ma la brama della giovinezza era troppa per potersi fermare. La donna firmò, l’uomo le strinse di nuovo la mano e il taglio si richiuse. Questa volta Helen vide distintamente quattro immagini come fossero fotografie nella sua mente: se stessa da giovane, un bambino al momento della nascita, un demone e come ultima immagine focalizzò distintamente il viso del suo secondo marito, Honorius. Finite le visioni, Helen guardò l’uomo voltarsi e andarsene, lasciandola in uno stato di trance. Helen cadde a terra in un sonno strano e tormentato che sarebbe durato fino alla mattina seguente.

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Capitolo 2 – Realtà e apparenza
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Vampirotto

Vampirotto ha 26 anni da oramai 200, con una passione per le tecnologie ludiche umane, il mondo fantasy cinematografico e gli anime giapponesi, (in particolare Naruto). La sua sete implacabile di conoscenza videoludica è pari alla sete di sangue. Collezionista e appassionato di scacchi e di carte da gioco.
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2 Comments

  1. avatar Haltara ha detto:

    Sembra intrigante! Direttamente dal mondo degli incubi un nuovo “nano Tremotino” con la passione per gli accordi 🙂 strana la storia dei tarocchi bianchi…

    • avatar Vampirotto ha detto:

      sono lieto che ti piaccia, ho cercato il più possibile di stravolgere il classico e creare qualcosa di moderno con colpi di scena 🙂 tra cui i tarocchi bianchi 😉 spero che anche i capitoli futuri ti piacciano, aspetto opiunioni

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