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Capitolo 1 – Compleanno

Sottofondo musicale

“Wendy? – Wendy, forza, svegliati!”
La voce è quella di mio fratello minore. L’altro certamente è già a quel suo beneamato lavoro.
La porta si apre e lui si gira di scatto, i suoi capelli uguali ai miei, biondi a boccoli, sembrano quasi castani, nel corridoio c’è poca luce. Si è già vestito. Si sarà anche messo la cravatta?
Gli vado incontro, mettendomi il mio mantellino. “Non facciamo i complicati, Mike” gli sorrido e come immagino ha la cravatta aperta; “Forza, è il tuo ultimo anno di scuola, cerca di dare la migliore delle impressioni ai maestri. Sii puntuale a messa”, lo incoraggio.
Lui mi ringrazia e mi abbraccia: “Tu ci credi, vero?”
“Certo che ci credo, ma farai tardi, fra poco”, gli intimo e quindi esco dalla camera spingendolo giù; “La colazione l’hai fatta?”
“Non hai visto l’ora, Wendy?”, chiede di rimando la voce della mamma in cucina e, il corridoio non è mai troppo stretto, che bellezza, ci blocchiamo lì in tre, finché lei non si decide a rientrare in cucina, trascinandomi dentro.

“Tanti auguri a te! Tanti auguri a te!”, cantano tutti in coro. Persino Nana abbaia. Tutti tranne due.
Papà.
E John.
Guardo il posto di papà occupato così insistentemente da zia Maggie e quello di John vuoto.
“E’ andato al lavoro” Mike mi legge sempre nel pensiero e recupera dietro la porta qualcosa: “Ma ti ha lasciato questo” afferma, con un sorriso.
E’ una busta, anche un po’ spessa, grigia forse per la pioggia o la poca cura. L’apro con attenzione.
Chissà cosa ci ha messo dentro John.
E’ un quaderno rilegato in cuoio scarlatto. La larghezza è poco più grande della distanza fra la punta del mio mignolo e quella del mio pollice. In lunghezza è circa tre palmi di mano. Non si può certo dire che John si sia risparmiato. Secondo me ha chiesto un prestito a qualche collega di lavoro e per riuscire a ripagarlo lavorerà la domenica per le prossime tre settimane, a casa dirà solo che vuole assolutamente essere promosso a capo del reparto.
Nella sua ordinatissima calligrafia, quasi identica a quella stretta ed elegante di nostro padre, leggo una dedica in cima alla prima pagina, ora che sfoglio un attimo gli interni per sentire il profumo delle pagine.

Per raccontare della vita di una bella signorina adulta,
iniziando con una nuova pagina.
Tanti auguri da tuo fratello
Johnnie

Chiudo il quaderno quasi più triste di poco prima, quando ho visto la sedia vuota e torno a fissarla.

Mike mi scuote: “Questo invece è da parte mia, di mamma e Nana”
Sorride, il nostro cane abbaia di nuovo, questa volta chiaramente per confermare. Gli manca davvero solo la parola. Mi ci vuole un attimo per riuscire a sorridere a mio fratello, ignoro la zia che deve sempre metterci il becco e prendo in mano il pacco. E’ un paio di scarpe nere.
“Ne avevo proprio bisogno”
Abbraccio mamma e Mike, poi mi chino a fare una carezza a Nana, che mi riempie di baci. A modo suo, s’intende. C’è da chiedersi se ho bisogno più delle scarpe o del fatto che mi hanno fatto un regalo ben diverso da quello di John.
Zia Maggie si schiarisce la voce, chiaramente in disappunto per il mio comportamento verso la vecchia e buona Nana.
Solo ora la guardo. Abito costoso, come sempre, rosso scuro e marrone, colori che pressappoco sono gli stessi della sua testa, fra i capelli legati in alto e la faccia scurita dalle lentiggini.
“Fatto buon viaggio, zia Maggie?”, le domando, forzandomi di essere carina.
Lei conferma in fretta: “Certamente, mia cara”
E’ troppo strano che si sia fatta il viaggio di notte solo per vedere me la mattina del mio compleanno. “Quando sei arrivata?”
“Stamani. Ieri notte ho dormito da una cugina di mio marito”, afferma lei e vuole chiaramente perdersi in quelle sue così gradevoli chiacchiere.
“Zia, purtroppo devo andare al lavoro, oggi”, la interrompo subito e le do un bacio, afferrando la mia tazza di tè che nel frattempo è tiepida, se non fredda. “La famiglia presso la quale lavoro stasera ha ospiti e devono mettere in ordine tutta la casa”, mi allungo, giusto per attutire la sua curiosità. Mi rivolgo a Mike, prima che qui scoppi una guerra voglio che il suo giorno libero possa stare tranquillo: “Di questo passo farai tardi a messa”, lo giro e lo spingo il più gentilmente possibile nel corridoio, rivolto verso l’uscita; “Corri”
Lui trasale e mi saluta con un bacio sulla guancia, augurandomi ancora buon compleanno anche se sa che le premesse stanno diventando fra le peggiori. Saluta oltre le mie spalle, solo a voce, poi corre via. Corre sempre, ed è un bene lo faccia, o diventerebbe matto. Corre via da John, da mamma, da zia, e sì, corre via anche da me, che comunque sono sempre il capro espiatorio di tutti. Forse neppure tanto a torto. Ma Mike è il più giovane, almeno lui in questa famiglia deve realizzare il suo sogno, per forza. Sarà il migliore professore che Londra abbia mai avuto e il suo lavoro lo renderà felice, sarà rispettato e di buon esempio a chiunque lo incontri. Per John non posso più fare nulla, è tardi, ma per Mike, se necessario, farò carte false.
Zia sorride, noncurante che ho ben altro per la testa: “Non ti sei ancora chiesta cos’ha pensato di regalarti la tua zietta Maggie il tuo primo giorno da adulta?”
O cielo, questo è peggio che fare tardi dai Middleton. Lo so fin troppo bene cosa mia zia vuole farmi trovare al più presto. Anche perché così convince la mamma ad affittare la mia stanza a qualche studente o lavoratore e ci guadagna di più della mia misera paga da aiuto governante, soprattutto se mi sposo bene, perché “ovviamente verserei qualcosa per aiutare la mia famiglia”. Ti prego, zia, risparmiami, penso, ma dalla mia bocca fin troppo educata escono altre parole. Dev’essere l’effetto del tè. “Forza, zia, dimmi in fretta”, le chiedo.
Lei sorride e mi costringe a sedermi accanto a lei. “A cena da mia cugina acquisita non c’era mica solo suo marito”
“Fammi indovinare…”, sto quasi per dire che hanno un pallone gonfiato di figlio con troppi numeri suonati in testa, ma lei non capisce questo dal mio sguardo e previene la mia risposta.
“…i Middleton, ci pensi, Wendy cara?”
Oh no. No, non ci siamo proprio, questo è un incubo. “Cosa vi siete detti?”
“Via, non fare la scettica, tua zia è critica, ma non ti torcerebbe mai un capello, specialmente non in pubblico”, interviene la mamma.
Già, perché è l’unica parte di me che le piace vedere, mi ritrovo a pensare.
Zia oggi ha deciso di restare di buon umore nonostante i nostri numerosi disaccordi: “Perché non gli avevi detto che è il tuo compleanno, eh?”
“Mi è sembrato superfluo”, osservo e mi viene voglia di aggiungere che speravo che il lavoro mi salvasse dalle sue grinfie.
Mamma vede la mia rispostaccia pronta sulla punta della lingua e interviene: “Già, Wendy, ti sembra che tutti i giorni una così bella giovane diventa maggiorenne?”
“Oh mamma, sai come la penso. Vedo la parola rovina scritta su tutti i muri di questa casa, il giorno che ci spediscono la busta per le tasse”
Zia scuote la testa: “Ma che vai pensando, ragazza mia? Sei pessimista niente male”
“Sono realista, non lo apprezzi più, zia?”
Lei serra le mascelle e afferra una tazza di tè che non avevo ancora visto. Sorseggio anch’io dalla mia e mi alzo: “Ora devo proprio andare”
“I Middleton hanno convenuto con me che un giorno così speciale deve essere indimenticabile e che quindi ti daranno la giornata libera”, replica mia zia e mi afferra il polso; “Siediti, non c’è alcuna fretta”, si sforza a sorridere; “Allora, che te ne pare del mio regalo di compleanno?”
Decido di rispondere al suo falso sorriso come uno specchio. Con un sorriso ancora più falso. “E’ adorabile quello che hai fatto per me, zia Maggie.” Le stampo, tanto per sottolineare la cosa, un bacio sulla guancia.
Adesso arriverà il peggio. Vorrei riuscire a trovare una qualsiasi scusa plausibile che mi esenti dalla presenza di mia zia, ma sarà impossibile. Guardo Nana nella speranza che mi dia un consiglio, ma niente, anche lei tace e appoggia la testa sulle zampe.
“Stai ascoltando tua zia, Wendy?”, mi chiede la mamma, riportandomi al presente prima ancora che la mia mente possa raggiungere il pensiero che vorrebbe seguire.
Le sorrido il più innocentemente possibile: “Scusa, avevo qualche batuffolo di nuvola nelle orecchie”

Nuvole.
“Wendy, guarda!” Johnnie si appoggiò giusto sotto il naso due ciuffi grigi e rossi, a seconda di come la luce li raggiungeva.
“Somigli proprio a papà”, gli risposi sorridendo. Non ricordo più se sorrisi perché mi piaceva quello che vedevo o se c’era dell’ironia nella mia voce.

“Scusati con tua zia!” mi ordina la mamma.
Mamma non è dura, ma è diventata davvero intrattabile da quando è morto papà. Zia ora ha la pelle rossastra per la rabbia.
Anche se volessi, non ho il tempo di dirle niente, fa tutto lei, come al solito: “Non c’è giorno in cui tu possa vivere senza quelle tue stupidaggine, le tue battute storpiate, le tue maniacali fantasie?”, sbotta.
“Veramente, in sostanza, ho solo detto di avere dell’ovatta nelle orecchie. Significa che mi sono distratta”
“Lo so che significa!”
Mamma si passa una mano sul viso, sembra disperata.
Lo faccio solo per lei: “Scusa zia”
“Piccola ingrata…”
“Vuoi ancora dirmi qualcosa o me ne vado in camera in punizione? E’ un compleanno memorabile allo stesso modo”, mi sfugge dalle labbra prima che io riesca a trattenermi. Ora l’ho fatta grossa.
Mia zia però si riprende, o meglio, riesce a mettere insieme un minimo d’orgoglio: “No, Wendy, accetto le scuse. Come stavo infatti cercando di dirti, mentre tu tenevi la tua bella testolina fra le nuvole, ho deciso di portarti con me non solo oggi, ma per una settimana”
“Una settimana?”, ripeto.
Santi numi, questa sì che si chiama vendetta.
1 Mary Darling“Non è un bellissimo regalo, Wendy?”, mi sorride la mamma e mi accarezza i capelli, poggiando il mento sulle mani che si fermano sopra la mia testa; “Una settimana di vacanze”
“Ma, il lavoro… i soldi a fine mese non basteranno…”, commento, e sono seriamente preoccupata all’idea di un nuovo conto in rosso dalla penna infallibile di John.
Mamma scuote la testa e si china, mi stringe le mani: “Tua zia ha sistemato tutto con i Middleton”
“Spero che la prossima volta sapranno chi sono”, aggiunge la zia, “Non gli avevi parlato di me”

Temevo per il mio posto di lavoro. Nessuno assume la nipote di una ricca, solo che zia questo tutto fa salvo che capirlo. Faccio spallucce: “Sono pagata per lavorare, non per chiacchierare” osservo.
La zia sorride e sfila le mie mani da quelle calde e morbide di mamma: “Per quanto hai la testa fra le nuvole, sei una giovane donna che sa cosa sono le responsabilità”
Sbatto le palpebre. Ha appena cercato di farmi un complimento? Di certo ce l’ha messa tutta e temo che fra troppo poco tempo saprò in che modo vorrà essere ripagata.
“Ehm… grazie” balbetto.
“Suvvia, che i balbettii non fanno per te”, replica la zia, “Vai, mettiti un vestito da viaggio e torna giù”
“Devo fare le valigie, sistemare il portafoglio…”
“Tua zia ha organizzato tutto da molto tempo”, ribadisce la mamma, “Su, obbedisci alla zia”

Proprio vero che c’è di peggio che trovare un verme in una mela: trovarne mezzo.
Che schifo, passerò la prima settimana della mia vita da adulta dietro a mia zia. Vorrei non aver mai deciso di crescere. C’erano meno effetti collaterali.

Scappo letteralmente al piano superiore, seguita da Nana, che in qualche modo riesce a tirarmi su il morale. Mi apre con una zampata l’armadio e tira giù due vestiti, uno verde bosco e l’altro grigio. Ci penso su davvero poco e indosso quello verde. Non potrò più tornare indietro, ma questo non significa che non posso portare con me il mio passato, o almeno parte di esso.
Zia non capirà la scelta del colore, mi ascolta troppo poco, ma sarà il mio appoggio, la mia spada, il mio pensiero.

Verde per la speranza di liberarmi di lei. Non nel senso che la voglio morta, ma a una distanza ragguardevole dal mio campo visivo.
Verde per l’infanzia che ho lasciato alle spalle.
Verde per la crescita, perché sono diventata adulta.
Verde per contrastare la grigia Londra.
Sarò un’adulta, ma lo sarò certamente solo e unicamente a modo mio, che le piaccia o no.

Nana mi salta addosso, entusiasta di come mi sta il vestito e mi recupera un cappello della stessa tonalità, io invece recupero dal comodino una collana da cui non mi separo mai.
Regalo al cane più intelligente del mondo baci e abbracci con generosità. Nana sa esattamente dove poggiare le zampe per farmi il solletico e così mi spancio dalle risate. Sono certa che zia e mamma ci sentono, Nana che abbaia e io che rido, ma non m’importa e anzi, che continuino a sentirci finché ne abbiamo voglia.
Nana sa sempre di cosa ho bisogno per sentirmi meglio.

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Capitolo 2 - A testa alta
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SaraIE

Passa il tempo libero fra libri, carte e penna, suona in una piccola orchestra e ama tenersi impegnata giorno e notte. Studentessa sognatrice, 18enne, vive in Svizzera con la sua famiglia, le piace interpretare le voci quando legge e non ha mai abbandonato le storie di fantasia, anzi, semmai si è irrevocabilmente persa fra i boschi degli elfi, le caverne dei nani, i cieli delle fate e gli abissi delle sirene. Ma, secondo la sua filosofia, prima di fare ordine ci deve essere il caos e prima del sapersi orientare non si può fare a meno di perdersi. Non preoccupatevi se vi sembra strano quello che scrive... Proseguite che alla fine vi ritroverete 😉
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