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La Camarilla

Metti giù quel vaso, per favore: non potresti ferirmi in ogni caso, e si dà il caso quello sia un regalo fattomi da un vecchio amico del mio Sire, in occasione del mio Abbraccio – il mio ingresso nella notte, se preferisci – ed è insostituibile: l’ultima opera d’arte che sia riuscito a creare nella sua vita. Ti amo e hai riportato una luce di speranza nel mio mondo morto, ma dubito che potrei perdonarti se lo danneggiassi.
Dubito che lui potrebbe perdonarti, ed è dalla sua benevolenza che dipenderà buona parte del tuo futuro tra di noi.
Non essere così disgustata, amor mio. Il mio cuore è ferito nel vedere il tuo sguardo pieno di ribrezzo, ma ciò che più mi preme è che sarà il tuo a sanguinare, se mai tu dovessi guardare in quel modo il nostro amato Principe. Ciò che ti ripugna in noi, ora è parte di te: non combatterlo. Presto non sarai più parte del gregge: stai coi lupi ora. Dimentica quella tua patetica band da quattro soldi. Dovresti ringraziarmi, per averti portato via da tanta mediocrità! Ti rallentavano. Ti tarpavano le ali, ali destinate a voli grandiosi. Non potevo tollerarlo oltre.
Smetti di piangere, angelo mio. Tu presto sarai al di sopra di quella gente. Dovrai guidarli. Ispirarli. Veglierai su di loro, senza che mai abbiano a vedere la tua mano dietro ai loro successi o alle loro sventure, e in cambio essi sfameranno la tua Sete e proteggeranno il tuo sonno – anche se non ne saranno in nessun modo consapevoli. Mai dovrai parlare di noi agli umani. E’ la prima regola della nostra società, nonché la più importante: la Masquerade. Protegge noi quanto loro, e ci distingue dal mare del caos che si dibatte ai margini della Camarilla – l’unica speranza di un futuro se non roseo, almeno duraturo per noi e per il genere umano.
Ci sono molte regole, tutte create in tempi remoti per scopi ben precisi: dovrai impararle tutte e recitarle a memoria, quando domani ti presenterò alla corte. Non avrai una seconda occasione per fare buona impressione, e la buona impressione nella Camarilla è tutto. Una parola sbagliata nell’orecchio sbagliato, e puoi pure fare le valigie e lasciare la città – sempre che tu sia fortunata: un Fratello – un vampiro, intendo – appena creato vale meno della polvere. Sono l’età e l’esperienza ad aprirti le porte, ed è vitale che tu abbia il tempo di acquisire entrambe. Quindi domani mi aspetto che tu reciti le Tradizioni – le regole di cui ti accennavo – a memoria, e che canti la tua canzone migliore, con il tuo più bel sorriso. E non scordarti ovviamente di dedicarla con i più sentiti e commossi ringraziamenti al Principe: questo sarà il tuo dono per lui, domani notte, e spera con tutto il tuo cuore ne sia felice. Ama le canzoni vivaci, e si considera un sovrano buono e illuminato: se sembrerai triste di essere al suo cospetto, si offenderà. E’ un vampiro da troppo per capire la tua… confusione. E se egli si offenderà, nessuno dei miei alleati nel clan sarà disposto ad appoggiarti: io sono il Primogenito, ma lui è pur sempre il Principe, nonché il membro più anziano del nostro lignaggio.
Politica, tesoro mio. La imparerai.
Domani notte avrai un assaggio di cosa sia il vero potere – e sono certo ne vorrai ancora. E’ nelle sale della nostra Setta che si decide il destino del mondo, non importa quello che le Vacche – pardon, umani – cianciano a proposito del libero arbitrio. In fondo, lo hai sempre saputo anche tu, non è vero? Nel momento in cui ci siamo guardati negli occhi per la prima volta, hai capito che “destino” aveva un nome: il mio. E’ per questo che le altre Sette ci odiano e tentano di distruggerci: noi ci contendiamo il potere che loro non avranno mai.
Ora, mio angelo della musica, vuoi prendere la mia mano e lasciare che ti dia il primo sorso di questo potere?

“Amedeo, sono io. La cantante si è appena gettata dal balcone. Si, occupati del cadavere, per favore: sta macchiando le mie splendide camelie. Un peccato. Davvero un peccato. Ma in fondo la Camarilla è solo per i migliori.”

– Auguste Jules Trénet, Primogenito Toreador di Volterra, alla sua promessa Infante, la cantante rock conosciuta come Eve (deceduta).

Soprannome della Setta: La Torre d’Avorio
Roccaforti: Chicago, New Orleans, Vienna, Londra, Parigi.
Clan principali: Brujah, Gangrel, Toreador, Tremere, Ventrue, Malkavian, Nosferatu

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La Jyhad
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Vivo vicino alla bella Venezia e faccio la scrittrice e sceneggiatrice. Da quando ero molto piccola, ho sempre inventato mondi fantastici, e ora mi sforzo di dar loro forma su carta. Ho studiato prima al liceo classico, poi all'università Ca' Foscari di Venezia (lingue orientali). Ho una grande passione per il Giappone e il mondo dell'intrattenimento in genere, nonché per gli stili di abbigliamento un po' particolari.
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