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La Caduta di Artù di J.R.R. Tolkien

Si volge a Oriente Artù, movendo guerraLa caduta di Artù - Lande Incantate

su le brughiere vaste e desolate,

passato il mare va verso la terra

dei Sassoni a difender ciò che resta

dell’impero di Roma.

Vuole fermar così l’onda del tempo

e spera d’umiliar quell’empie genti

sì che non cerchin più la loro preda

sovra le ostili navi sulle lucenti spiagge

e le lagune della dolce Britannia.

dal Canto I

La Caduta di Artù è un poema di J.R.R Tolkien, scritto probabilmente tra il 1931 e il 1934 lasciato incompiuto, viene dato alle stampe per la prima volta in Inghilterra nel 2013.

Dalla Postfazione di Gianfranco De Turris:

Selvaggi cavalieri al galoppo, ruggire di tuoni, furia di marosi, nuvole che attraversano minacciose i cieli. E uno scenario nordico, che evoca antiche tradizioni leggendarie. Ma è anche lo sfondo di un poema inedito di Tolkien, curato dal figlio Christopher, a cui il Maestro pose mano pochi anni prima dello “Hobbit” ispirandosi alla celebre saga di Artù e della Tavola Rotonda. Il mitico re diventa qui il cavaliere dell’ultima resistenza all’invasione del male, l’epico difensore di un Occidente in crisi. La sua è una “guerra al destino”, incorniciata dai classici leit-motiv della famosa leggenda, ma rivissuti secondo nuove prospettive: l’amore tragico di Lancillotto, il fascino ambiguo di Ginevra, il dramma di Artù, l’eroismo di Gawain, le passioni dei membri della Tavola Rotonda. Ciò che Tolkien ci offre è in realtà non solo una favola epica, ma la rappresentazione in chiave poetica delle vicende eterne del pensiero: lo scontro fra Bene e Male, civiltà e barbarie, ordine e caos, diritto e sovversione, dovere e opportunità, orgoglio e percezione del limite.

Poema epico incompiuto ricostruito attraverso gli appunti di Tolkien, dal curatore più esperto della sua produzione, il figlio Christopher. Composto in versi allitterativi*, tipici dell’antica letteratura norrena – già presenti in alcuni canti lirici de Il Signore degli Anelli, nel Lay Of The Children Of Hùrin e in The Homecoming of Beorhtnoth – consta di cinque canti .

* Il metro allitterativo  (o verso allitterativo) è una forma poetica che utilizza l’allitterazione come principale artificio strutturale per creare coesione tra i versi di un componimento, in luogo di altre strutture come ad esempio la rima. Il metro allitterativo si trova comunemente nelle prime opere letterarie di varie lingue germaniche antiche. Gran parte della poesia in antico inglese, tra cui il poema epico Beowulf e l’Inno di Cædmon in antico anglosassone, il Muspilli in alto tedesco antico, l’Heliand in sassone antico e l’Edda poetica in norreno, utilizza il metro allitterativo.

In questi cinque canti, Tolkien rielabora il mito arturiano focalizzandosi sulla figura di Mordred, su Artù lontano, in guerra con i Goti di MirkwoodForesta Nera, da cui avrà origine il nome del Bosco Atro nella Terra di Mezzo – e poi, in maniera minore sull’amore tra Ginevra e Lancillotto. Difatti la Caduta di Artù anticipa alcuni temi del Signore Degli Anelli, uno dei principali è il fallimento di Frodo, che non riesce a portare a termine la sua missione, se non con l’intervento provvidenziale di Gollum.

Artù - Lande IncantateLa Genesi

Non sono chiare genesi ed evoluzione dell’opera dalle carte personali di Tolkien, ma le sue lettere fanno presumere che la stesura ed elaborazione siano databili tra il 1931 e 1934 anno probabile dell’abbandono del poema. In quel periodo Tolkien ricopriva la cattedra di Filologia Anglosassone ad Oxford, il figlio Christopher attribuisce all’abbandono dell’opera i numerosi impegni accademici ma anche al mutamento artistico che dopo Lo Hobbit diede vita al mito di Numenor e pose le basi per un’opera epica di più grande respiro, in uno scenario più antico e peculiare.

Dopo il successo del Signore degli Anelli, Christopher ha portato agli editori qualche altra opera del padre. In particolare, propone agli editori opere particolarmente erudite. Christopher Tolkien non ha affatto gradito la “deriva” cinematografica della trilogia di Peter Jackson, a suo parere uno scempio dell’opera del padre. Ha voluto così controbilanciare il Tolkien “popolare” con una sua versione più “accademica”.

Paolo Gulisano (È uno dei più apprezzati cultori e critici italiani di letteratura fantasy e, in particolare, dell’opera di J.R.R Tolkien)

Effettivamente dalla lettura de La Caduta di Artù, si ha la sensazione di leggere il Tolkien vero, il professore di filologia, il filosofo. Il risultato dello sperimentalismo nel poema di ispirazione arturiana è che in soli cinque canti riesce ad essere potente ed evocativo, pieno di eleganza e di leggerezza. Probabilmente la lettura de La Caduta di Artù non è per i lettori del Tolkien più “convenzionale” ma è di certo imperdibile per gli amanti del Tolkien “poeta ispirato”, per il lettore alla ricerca del germe dell’etica, concettuale ed estetica, di ciò che in seguito si evolverà nella Terra di Mezzo e per gli amanti del ciclo arturiano.

La Caduta di Artù, testo inglese a fronte, Editore Bompiani, copertina rigida.

JOHN RONALD REUEL TOLKIEN

J.R.R. Tolkien nasce a Bloemfontein, in Sud Africa, da genitori inglesi.  Dopo la morte del padre, ritorna in Inghilterra con la madre e il J.R.R. Tolkien - Lande Incantatefratello, la famiglia si trasferisce a Birmingham. In seguito muore anche la madre dalla quale in giovane John eredita la passione per le lingue, le favole e le antiche leggende. Lui e il fratello vengono affidati a un sacerdote, Padre Francis Xavier Morgan. Dopo aver frequentato la King Edward VI School, inizia gli studi all’Exeter College di Oxford dove ottiene il titolo diBachelor of Arts nel 1915. Si arruola durante la Prima Guerra Mondiale e combatte sul fronte occidentale. Finita la guerra continua li studi all’Exeter College fino a conseguire il titolo diMaster of Arts nel 1919. Nel 1925 viene nominato professore diFilologia Anglosassone al Pembroke College di Oxford, nel 1945 gli viene affidata la cattedra di Lingua Inglese e Letteratura Medievale al Merton College, dove insegna fino al suo ritiro nel 1959. Durante il periodo dell’insegnamento l’autore inizia a scrivere. Nel 1937 pubblica Lo Hobbit, La Compagnia dell’anello (1954), Le due torri e Il ritorno del Re (1955) che verranno poi riuniti in un unico volume nel 1956.  Negli anni seguenti l’autore lavora al Silmarillion cominciato già nel 1917 (incompiuto, pubblicato postumo a cura del figlio Christopher). Pubblica Le avventure di Tom Bombadil nel 1962, dall’immenso patrimonio mitico lasciato da Tolkien sono nate raccolte come I racconti perdutiI racconti ritrovati e I racconti incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo (pubblicate postume a cura del figlio Christopher), J.R.R. Tolkien muore a Bournemouth nel 1973. Nei racconti di categoria “varia” si possono citare anche: Roverandom (1998, postumo),Mr Bliss (1982, postumo), Le Lettere di Babbo Natale (postumo, 1976), Il Cacciatore di draghi (1975, postumo), Albero e Foglia (contiene un saggio del 1939, Sulle Fiabe). Di recente pubblicazione sono gli inediti I figli di Húrin (2006, completato dal figlio dopo 30 anni di lavoro), La leggenda di Sigur e Gudrún e la Caduta di Artù (2013), non si escludono in futuro pubblicazioni di altre opere inedite dell’autore.

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Gioia Riccardi

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che fi­nora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arreca­to troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. » H.P. Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu 1928.

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