Blatte

“Ferita” disse in un sussurro Valentina.
Non riusciva a dare un senso a quello che era successo e stava ancora cercando di capire se si fosse trattato tutto di un sogno, un incubo per la precisione, o di un attacco vero.
“Cos’è accaduto?” stava chiedendo l’uomo con le sopracciglia aggrottate.
Valentina si passò una mano sulla fronte, se avesse detto a quell’uomo quello che aveva visto e si fosse trattato di un incubo l’avrebbe presa per pazza.
D’altronde se avesse visto qualcosa non le avrebbe fatto quella domanda.
“Una blatta” disse lei senza pensarci.
L’uomo alzò entrambe le sopracciglia guardandola sorpreso.
“Una blatta?”
“Si, ha presente, uno scarafaggio. Enorme, schifoso. Sa sono fobica.” Gli disse facendosi aiutare per rialzarsi.
“È fobica” ripeté lui poco convinto.
“Era enorme”
“L’ha già detto”
“Si, ecco. L’ho vista che veniva verso di me, e ho avuto paura. Devo aver gridato, poi forse sono svenuta.”
“Si, è sicuramente svenuta. Pensavo a qualcosa di più grave, non all’assalto di un insetto” chiese con sdegno.
“Scusi tanto se sono fobica!” rispose Valentina irrigidendosi, mentre andava su tutte le furie.
“Ha già detto anche questo. Mi ha fatto venire un infarto solo per un insetto! Pensavo le stessero facendo del male! Siamo in un posto sperduto, lontano da tutto e tutti.” Facendo un ampio gesto con le braccia intorno a se.
“È un posto civile, sa? Non capita tutti i giorni di trovare uno sconosciuto nel giardino!” disse Valentina sempre più irritata dal suo comportamento.
L’uomo alzò le mani davanti a se in segno di resa.
“Va bene, ho capito!È fobica. Io me ne vado a dormire.”
“Bene!” gli disse Valentina andando a passo di carica verso la porta di casa.
“Bene!” rispose lui andando verso la porta del piccolo appartamento.
Valentina sfogò la sua rabbia sulla porta, sbattendola e quasi simultaneamente sentì il rumore dell’altra che di certo non aveva subito destino migliore.
“È odioso!” disse lanciando le scarpe col tacco con un calcio verso il guardaroba.
Sempre indignata attraversò a grandi passi la casa per ritrovarsi nel bagno, ma quando si vide allo specchio a figura intera per poco non le mancò il fiato. Era tutta scarmigliata, con il vestito nuovo ridotto a uno straccio. Le parti di pelle lasciate scoperte erano annerite da lividi.
Si strinse le braccia intorno al corpo e cominciò a tremare.
Il fatto che lui non avesse visto niente aveva poca importanza, le ombre l’avevano aggredita nel suo cortile. Uscire di notte era diventato molto pericoloso.
Si mise a ridere pensando di aver avuto paura di un semplice umano quando il signor Ambrosi era stato inquadrato dai suoi fari.
Esistono cose molto peggiori dei malviventi.
Ripensò alla luce rossa, fredda che la attirava a se e ricordò la sensazione familiare mentre la guardava. Aveva la sensazione di aver già incontrato quella luce.
“Certo, perché ora le luci si incontrano!” si disse prendendosi in giro da sola.
Era stanca e dolorante, quindi decise di infilarsi nel letto senza lavarsi da dosso la terra del suo cortile.
“Domani cambio di lenzuola!” disse buttandosi a peso morto sul materasso.
Il giorno dopo il sole era ben alto quando aprì gli occhi e non lo fece spontaneamente. Si era svegliata perché sentiva dei tamburi.
“Tamburi?” si chiese assonnata.
Dopo qualche secondo riuscì a snebbiarsi la mente tanto da capire che non si trattava di tamburi, ma di qualcuno che bussava insistentemente alla porta di casa.
Si alzò di colpo dal letto.
“Il signor Ambrosi!” esclamò sfilandosi il vestito ormai da buttare e cercando intorno a se i pantaloni da lavoro e la camicia.
“Me lo sono dimenticata! Ma quanto ho dormito? Le scarpe, dove sono le scarpe?”
Per poco non ruzzolò dalle scale per la fretta di arrivare alla porta, che spalancò senza neanche chiedere chi fosse a bussare.
Si ritrovò davanti Luciano.
“E tu che ci fai qui?” chiese sgranando gli occhi
“Io? Cosa ci fa questo qui!” rispose indicando il signor Ambrosi.
“Buongiorno” disse questo con un gran sorriso
“Buongiorno” rispose Valentina corrugando la fronte per poi voltarsi verso l’altro uomo che sembrava molto irritato “Perché non dovrebbe essere qui?” chiese incuriosita.
C’era qualcosa che non le tornava.
“Lui è … ”
“Un giornalista” lo interruppe l’altro “venuto qui per fare qualche domanda” continuò sempre sorridendo.
Valentina vide l’altro uomo diventare rosso di rabbia in volto.
“Non capisco, perché te la stai prendendo così? ”
Vide l’altro calmarsi istantaneamente e rimase ancora più perplessa.
“Speravo di poter passare la giornata insieme, poi ho visto un altro uomo. Sapevo che eri sola.”
“Oh.” Disse Valentina dimostrando tutta la sua arguzia appena sveglia “Oh. No. No. È qui perché non potevo farlo dormire sotto un albero”
“Quindi questo è il suo fidanzato” disse il signor Ambrosi facendola arrossire dalla punta dei piedi fino all’ultimo capello spettinato.
“Oh no. Cioè … che ne dite di sederci e prendere un caffè, stavo dormendo e …”
“Lo so, sono due ore che tento di svegliarla” disse Ambrosi facendo spallucce “dorme come i camionisti”
“Ehi!” rispose indignata Valentina portando le mani ai fianchi “ero stanca! Ma che ore sono?”
“Le dieci” dissero in coro i due uomini.
Valentina si passò una mano sulla fronte
“Molto stanca” sussurrò facendo dietro front e dirigendosi verso la cucina.
Mise su la macchinetta del caffè e prese le tazzine per loro e una tazza per lei che riempì di latte prima di metterla nel microonde.
Riuscì a spiccicare si e no dieci parole prima di aver finalmente bevuto il suo caffè e latte e poter ragionare lucidamente.
“Quindi?” chiese Ambrosi.
“Quindi cosa?” rispose Valentina aggrottando la fronte.
“Mi accompagna o no al Parco dei Mostri? Devo fare quelle ricerche di cui le parlavo e nel frattempo potrei farle qualche domanda.”
“Ah si, certo. Luciano ti dispiace se rimandiamo a domani?” chiese
L’uomo rispose con un cenno del capo, ma era visibilmente irritato. A Valentina dispiacque vederlo così, ma d’altronde non avevano preso appuntamento e poi c’era qualcosa che non tornava. La storia del pretendente geloso non stava molto in piedi e quei due sembravano conoscersi già.
Per poco non le venne il mal di testa per pensarci, avrebbe avuto risposte più avanti, quando si fosse ben svegliata.
“Però si cambia, vero?” chiese Ambrosi
Valentina realizzò solo in quel momento di come era vestita e immaginò in che stato fossero la sua faccia e i suoi capelli.
“Immagino sia necessario” disse dissimulando l’imbarazzo e avviandosi verso la sua stanza al piano di sopra.

(333)

L'Ospite
Il passaggio segreto
The following two tabs change content below.
avatar
Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
avatar

Ultimi post di RossellaS (vedi tutti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Cookies permettono alle Lande Incantate di riconoscerti la prossima volta che tornerai a farci visita. Navigando sulle nostre pagine ci autorizzi a farne uso per rendere la tua esperienza migliore. Maggiori informazioni | Chiudi