Arwen e Aragorn

Premessa

Io, nei libri, sono sempre innamorat… bzzz… di qualche…. shhh… coppia… krrrrr…. click.
Ok… prova prova… sa sa… si sente? Oh, siamo già in onda? Grande!!
Bentrovati amici lettori della rubrica «La leggerezza dell’Essere», vi starete chiedendo cosa sia accaduto all’abituale autrice «pane e nutella» che cura con tanto amore questi articoli dedicati alle coppie dei libri fantasy. Nulla di pericoloso! L’ho semplicemente gabbata convincendola a tenere al posto mio una «lezione» su come gestire i rapporti sentimentali nei libri fantasy ed ora sto ricambiando il favore stravolgendole un articolo sul suo argomento preferito. Sarò io quindi a presentarvi la coppia di oggi e, a differenza di lei, sappiate che non starò attento a possibili spoiler o anticipazioni, ma vi spiattellerò senza ritegno ogni informazione utile a descrivere i nostri due piccioncini. Per vostra fortuna i prescelti per questo articolo sono strafamosi e quindi saranno davvero in pochi coloro che non conoscono i dettagli della loro storia. Stiamo parlando di Arwen e Aragorn, direttamente dal Signore degli Anelli.
Scheda dei libri inerenti alla coppia ‘Arwen e Aragorn’.
Titolo: Il Signore degli Anelli
Autore: John Ronald Reuel Tolkien
Genere: High Fantasy
Numero libri: 3, pubblicati in Italia 3

Trama: Nella terra di mezzo si sono susseguiti, negli anni, tantissimi eventi, molti dei quali potete ritrovarli negli articoli di un’altra delle nostre rubriche: «Il mondo di Arda». La parte che riguarda i nostri due personaggi è quella più famosa: quella che racconta le vicende legate alla distruzione dell’unico anello. Ve le riporto brevemente, sicuro del fatto che tutti sapete di quello che sto parlando e se proprio c’è qualcuno di voi che non si è mai interessato a questo caposaldo del fantasy internazionale, c’è la rubrica sopracitata che già se ne occupa egregiamente.
Riassumendo, in ogni caso, nei tre romanzi del Signore degli Anelli, seguiamo l’avventura di Frodo, un hobbit della contea, e dei suoi compagni, che affronteranno una serie di avversità durante il loro viaggio verso il monte Fato, l’unico luogo dove è possibile distruggere l’Unico Anello.
Nei secoli precedenti, l’oscuro signore Sauron aveva forgiato una serie di anelli con lo scopo di raggirare i popoli della terra di mezzo e controllarli tramite il suo gioiello. Dopo la sua prima sconfitta l’anello era andato perduto e solo in un periodo precedente ai fatti narrati nella trilogia era stato ritrovato da Bilbo, un altro hobbit, parente di Frodo.
Dietro suggerimento di Gandalf, un saggio e anziano stregone, l’hobbit intraprende un viaggio che lo porterà nella dimora degli elfi, nelle profondità delle miniere dei nani e nell’infernale terra di Mordor, dove infine riuscirà nella sua impresa.
Sarà accompagnato da molti personaggi, tra i quali lo stesso Gandalf, altri hobbit, ma anche elfi, nani ed esseri umani ed uno di questi sarà Aragorn.
Le vicende porteranno la compagnia a dividersi e seguire filoni narrativi diversi, affrontare grandi battaglie contro gli orchi al servizio di Sauron ed a rivelare segreti che è meglio lasciare sepolti.

La coppia. Veniamo al vero motivo per cui siete qui: la vostra dose di zucchero quotidiano.
Le informazioni che troverete di seguito sono tratte, oltre che dai libri, dagli appunti dell’autore pubblicati in appendice a molte edizioni dei romanzi.
Arwen, figlia di Elrond, sovrano elfico di Gran Burrone e portatore dell’anello del potere Vilya, è una bella ed affascinante principessa elfica dall’aria un po’ malinconica, ma determinata. Come tutti gli elfi tolkeniani potremmo definirla senza età in quanto, i suoi lineamenti da fanciulla immortale celano in realtà la saggezza maturata in decine e decine di anni. La stessa saggezza che lo stesso Aragorn individuò nei suoi occhi quando la incontrò la prima volta, sentendosi al suo cospetto al pari di un bambino che ha emesso il primo vagito.
Il giovane aveva vissuto la sua infanzia in incognito presso la corte di Elrond insieme a sua madre vedova, chiamato con il nome di Estel, senza conoscere la sua vera identità e l’alto lignaggio della sua ascendenza. A vent’anni, di ritorno da grandi imprese compiute assieme ai figli di Elrond, Aragorn fu accolto dal sovrano elfico con il suo vero nome e gli fu rivelato il diritto a governare sugli uomini in quanto discendente di Isildur.
In quello stesso periodo avvenne il primo incontro con Arwen, che aveva risieduto per molti anni nelle terre di sua madre a Lothlorien ed era giunta in visita a Gran Burrone per rivedere il padre.
Per quanto Tolkien possa sembrare poco incline all’aspetto romantico nel suo romanzo, il primo incontro dei due è particolarmente forte.
Aragorn passeggiava per i boschi limitrofi cantando una parte della Saga di Luthien e Beren, una famosissima canzone elfica, e si imbatté in Arwen, che gli ricordò proprio la leggendaria protagonista del componimento, tanto che la inseguì chiamandola con quel nome.
Il giovane rimase da subito colpito dalla bellezza dell’elfa tanto da avere la sfacciataggine di paragonarla alla bellissima Luthien, ricevendo in risposta uno spiazzante «Molti me lo hanno detto». Nello stesso incontro Aragorn apprese l’età della ragazza e ne rimase turbato.
Nei giorni seguenti il giovane fu avvicinato da Elrond in persona che senza mezzi termini gli proibì anche solo di pensare a sua figlia come possibile compagna, non per cattiveria o l’eccessiva gelosia di un padre ma per un motivo molto più logico: un giorno l’elfa partirà, insieme a tutta la sua razza per abbandonare la terra di mezzo; un viaggio che Aragorn non potrà affrontare.
L’erede al trono degli uomini comprese ed il giorno seguente disse addio a sua madre ed alla casa di Elrond e partì per le terre selvagge dove compirà grande imprese nei trent’anni seguenti. Conobbe Gandalf, combattè Sauron e creò le mentite spoglie di Granpasso, l’alias che userà fino al suo incontro con Frodo per nascondere la sua vera identità.
All’età di quarantanove anni, i suoi viaggi lo portarono a Lorien dove fu accolto da Dama Galadriel. Lì incontrò Arwen, che a sua insaputa si era trasferita di nuovo nelle terre di sua madre.
Discendente di una stirpe di alto lignaggio, Aragorn poteva contare su una vita molto più lunga degli uomini ordinari e quindi a quasi cinquant’anni aveva le sembianze di un uomo che ha appena raggiunto la maturità fisica e mentale. Stanco e trasandato dal lungo viaggio, trovò ristoro presso Galadriel che lo vestì con abiti d’argento e bianco ed un brillante in fronte e così si presentò ad Arwen che rimase colpita come lo era rimasto lui tanti anni prima. In un attimo la sua scelta fu compiuta: non sarebbe partita con gli altri elfi, rimanendo nella terra di mezzo, invecchiando e morendo.
Dopo un’intera stagione passata insieme nella terra di Lorien, nella sera di Mezza Estate i due si ritrovarono su di una collina ed osservando il tramonto si giurarono eterna fedeltà.
Quando Elrond apprese della decisione della figlia, l’accettò con tristezza, apponendo però una condizione all’unione dei due giovani. Non avrebbe concesso la figlia a nessun uomo che non fosse stato contemporaneamente anche il Re di Gondor.
Passarono ancora molti anni mentre Aragorn viaggiava per la terra di mezzo compiendo imprese contro l’oscuro signore che stava ritornando.
I due innamorati si rividero solo quando Frodo, ferito a Colle Vento da un Nazgul fu portato da Aragorn al cospetto di Elrond per poterlo guarire. Poterono condividere qualche momento insieme durante la degenza dell’hobbit, ma presto, formata la Compagnia dell’Anello, Aragorn ripartì per la sua missione più importante e non si rivedranno più fino alla caduta di Sauron e all’incoronazione dell’uomo come Re degli uomini.
I due si sposarono, con la benedizione di Elrond che qualche tempo dopo abbandono la terrà di mezzo con tutti gli elfi. La scelta di Arwen di divenire mortale per poter rimanere al fianco di Aragorn divenne definitiva.
I due vissero felicemente per altri centoventi anni, finché l’uomo, ormai anziano, decise di abdicare in favore del figlio Eldarion e di «lasciare la vita volontariamente», prima di doverlo fare forzatamente.
L’addio tra i due fu straziante e Aragorn le propose di cercare una nave presso i Rifugi Oscuri, per raggiungere Elrond al di là del mare, ma l’ineluttabilità del fato colpì i due con il maglio della verità: non vi erano più navi, la scelta compiuta non poteva essere sovvertita. Solo in quel momento l’elfa comprese l’apocalitticità della scelta ed il significato vero della morte.
Aragorn si congedò da lei con una sorta di promessa di ritrovarsi oltre i confini del mondo e Arwen pianse il suo amato.
Poco tempo dopo l’elfa abbandonò la casa reale, disse addio a suo figlio ed alle sue figlie e si recò a Lorien, ormai vuota e disabitata e trascorse lì il tempo che le rimaneva, in solitudine. Durante l’inverno seguente, sullo stesso colle dove aveva giurato fedeltà ad Aragorn tanto tempo prima, si distese e si spense, forse per raggiungere l’amore della sua vita.

Mi rendo conto di essere stato molto più prolisso rispetto agli articoli cui siete abituati, ma una storia che abbraccia così tanti anni non poteva essere riassunta in poche righe, senza farle perdere l’essenza che cerca di trasmettere.
A mio parere è infatti evidente come il rapporto tra i due sia caratterizzato dal concetto dell’attesa. Sarà pur vero che stiamo parlando di due personaggi molto longevi, per i quali gli anni degli uomini scorrono in maniera diversa rispetto a noi, ma è comunque una storia che nella prima parte è composta da attimi fugaci, da incontri inattesi e lunghissimi periodi di attesa. Periodi durante i quali nessuno dei due ha mai pensato di rivolgere altrove la propria attenzione, nemmeno per un momento. L’attesa che ha il sapore del sacrificio è il vero nemico di questi due innamorati, più della differenza di razza o della presenza di altri personaggi. Anche il culmine della storia è legato al concetto di sacrificio, quello dell’elfa che rinuncia alla vita eterna per poter coronare il suo sogno d’amore.

Mi congedo da voi esplicitando la domanda che secondo me Tolkien voleva rivolgere ai lettori con questa storia: E voi sareste disposti ad un sacrificio così grande per la persona che amate?

Tranquilli, la prossima settimana ritornerà la vostra Lissa preferita.

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Gwendoline e Gideon
Eragon e Arya
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

2 Comments

  1. avatar Silvia ha detto:

    Difficilmente gli esseri umani hanno interesse a conoscere l’amore, perciò non son disposti non solo a un sacrificio così grande ma nemmeno al più piccolo del più piccolo del più piccolo dei sacrifici…

    • avatar SaraIE ha detto:

      Vivere pensando che gli umani in generale non hanno interesse a conoscere l’amore per me sarebbe atroce. Piuttosto voglio credere che molti si lascino trascinare dalla corrente, credano che l’amore sia qualcosa di instabile, di traballante e che per questo bisogna cogliere l’attimo fuggente e poi ritirarsi prima che crolli il castello di sabbia, piuttosto che fortificarlo con i sassi.

      Fare sacrifici nella società attuale sembra essere quasi un’assurdità: non c’è certezza nel futuro, non c’è responsabilità nell’educazione dei bambini e se non impariamo già da piccoli a rinunciare alla bambola per farci giocare nostra sorella, come faremo in futuro a sacrificare noi stessi per un’altra persona?

      Per me, sacrificio e rinuncia sono connessi dalla pazienza e dall’amore che Tolkien ha voluto illustrarci attraverso i caratteri di Arwen e Aragorn.

      Sono convinta che ognuno di noi sarebbe capace di dare tutto se stesso per amore, come Arwen ha sacrificato ogni cosa, ma molti sono convinti che quel Aragorn per cui ne varrebbe la pena non esiste, perché non lo riconoscono nel Granpasso che cerca disperatamente la sua attenzione.

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