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9. I personaggi – Parte I

Nei due appuntamenti precedenti ci siamo occupati di come strutturare il mondo e di come imporre limiti alla componente fantasy della nostra storia.
In questo ci dedicheremo più specificamente ai personaggi.
Creare un personaggio è una delle attività più complesse che in veste di autori siamo chiamati a svolgere. Prima di procedere c’è da capire ed accettare una fondamentale verità: in ogni personaggio c’è una piccola parte dell’autore. Ogni volta che i nostri personaggi compiono un’azione, in essa è sempre nascosto l’autore che si immedesima nella situazione e sceglie per lui. Non c’è modo di sfuggire a tale verità, nemmeno quando si crea un super cattivo che agisce in maniera opposta a come farebbe l’autore nella vita. In quel caso, semplicemente, lo scrittore sta facendo compiere al suo personaggio scelte opposte a quelle che farebbe lui stesso e di fatto, lo sta definendo con la sua personalità.
Mi rendo conto che talvolta gli scrittori traggono spunto da altre persone per i loro personaggi, che siano essi parenti, amici o semplici figure pittoresche che hanno incontrato una volta sola. Anche in questo caso però, il personaggio creato sarà il riflesso di ciò che l’autore vede nel soggetto che ha utilizzato per ispirarsi e quindi, ancora una volta, sarà parte della sua personalità a definirlo.
Perché è importante comprendere questo concetto prima di iniziare? Perché in questo appuntamento e quelli delle prossime settimane daremo vita a dei personaggi completi e vitali e per farlo passeremo il tempo a porci una specifica domanda.

Cosa farei io al suo posto?

Iter di scelta dei personaggi

L’iter di scelta dei personaggi può sostanzialmente essere di due tipi ed è facilmente assimilabile ad un casting per gli attori di un film. Non sono mutualmente esclusivi, anzi di solito si applicano entrambi contemporaneamente.

Dal ruolo al personaggio

Questo sistema prevede l’individuazione da parte dell’autore di un ruolo di cui necessita per la propria storia e per la successiva selezione o definizione di un personaggio che lo ricopra.
Questo tipo di selezione è il più logico in quanto l’autore focalizza l’attenzione sulle sue reali necessità e solo dopo si procede con la definizione della persona che dovrà ricoprire quel ruolo.
Se ad esempio nella storia che stiamo scrivendo abbiamo bisogno di uno stregone saggio e potente, creeremo un personaggio avanti negli anni, ma carismatico e intelligente che calzerà a pennello per quel ruolo.
Il lato negativo di questo sistema è che spiana la strada al cliché: è facilissimo infatti ricadere in personaggi già visti in quanto lo scrittore, per forza di cose viene influenzato da libri che ha letto, per cui è fondamentale agire con cautela.
Volendo continuare il paragone cinematografico, questo caso è quello in cui la produzione del film stila un elenco di ruoli e poi si mette in cerca, tramite provino di un attore in grado di calarsi al meglio nella parte.

Dal personaggio al ruolo

Questo metodo prevede il ragionamento opposto. L’autore dispone già di un personaggio definito in un certo modo e deve trovargli un ruolo specifico.
Questo tipo di selezione è meno logico, in quanto è molto influenzato dal gusto personale dell’autore che ha già arbitrariamente deciso di inserire un personaggio, molto spesso per motivi esterni alla trama. Proprio in virtù della minore logicità però, questo sistema incrementa la dose di originalità nella storia. Se ad esempio decidiamo di inserire nella nostra storia la ragazza o il ragazzo a cui facciamo la corte, dovremo trovargli un ruolo adeguato o addirittura crearne uno che probabilmente è molto diverso da tutti quelli che sono già stati scritti.
Il lato negativo di questo sistema è l’elevata possibilità di creare incongruenze infatti, utilizzando un personaggio che ha vita propria, potremmo commettere l’errore di assegnargli un ruolo per cui non è adatto e fargli compiere azioni che snaturano la sua originale definizione.
Riprendendo il paragone cinematografico, questo è il caso in cui il regista pretende la presenza nel cast di una grande star e, in base alle attitudini ed alle capacità dell’attore, gli cuce addosso un ruolo adatto.

Come dicevo poco sopra, di solito questi due metodi si intrecciano e quindi potremmo ritrovarci a dire:

Mi serve qualcuno che, parlando con il protagonista, gli faccia venire dei dubbi sul suo operato. Quasi quasi mi invento un ragazzino impertinente che con un paio di “perché” piazzati al momento giusto riesce ad instillare il dubbio nell’eroe. (Dal ruolo al personaggio)

Ho qui un ragazzino impertinente che chiede il perché di tutte le cose ed è la copia perfetta del mio fratellino. Quasi quasi faccio in modo che l’eroe lo incontri e a seguito delle sue domande si faccia venire dei dubbi. (Dal personaggio al ruolo)

Personaggi necessari e personaggi superflui

Una importante distinzione che l’autore è chiamato a fare è quella tra personaggi necessari e superflui.
Mi raccomando, non scambiamo i personaggi necessari con i protagonisti. Mi sto riferendo a quei personaggi che sono indispensabili per il prosieguo della trama. Gli appasionati di giochi e videogiochi di ruolo avranno già associato questa categoria agli NPC (Non Player Character – Personaggio non giocante) che non possono morire in quanto sono indissolubilmente legati all’assegnazione o al compimento di una missione per il nostro eroe.
I personaggi superflui, come dice il termine stesso sono invece dei meri comprimari, un po’ come le comparse in un film.
L’autore deve decidere a priori quali personaggi afferiscono alla prima categoria e quali alla seconda perché per i primi, dovrà scrivere una storyline completa che comprenda il loro passato ed i loro obiettivi, mentre per i secondi potrà limitarsi ad una caratterizzazione più blanda e fissata sulla scena dove compaiono.
Non sto dicendo che poi le storyline degli indispensabili debbano essere rese pubbliche. Il lettore può rimanere all’oscuro di tutto e percepire solo le parti interessanti o quelle più evidenti di un personaggio necessario, ma riservato e misterioso; l’autore invece deve conoscere tutto nei minimi dettagli per poter permettere al personaggio di muoversi sempre in maniera coerente alla sua personalità.
Per quanto riguarda i superflui, invece, essi danno colore. Potrebbe essere il cameriere di un ristorante che porta il conto al nostro protagonista con un modo di fare che lo induce a pensare a qualcosa di importante, o potrebbe essere la bambina che gioca al parco riempiendo l’aria delle sue risate. Sono loro a rendere il mondo in cui i protagonisti si muovono più vivo e non vanno sottovalutati.

Il principe procedeva con passo sicuro tra le tende dell’accampamento, diretto a quella più grande che si trovava nel mezzo, quella di suo padre. Una volta arrivato, scostò bruscamente i lembi dell’aperturà ed entrò.
<<Padre, cosa significa tutto questo?>>, urlò.

Il principe procedeva con passo sicuro tra le tende dell’accampamento, diretto a quella più grande che si trovava nel mezzo, quella suo padre. Una volta arrivato le due guardie poste a destra ed a sinistra dell’ingresso scattarono sull’attenti in segno di saluto e quello più alto fece per scostare i lembi della tenda per annunciarlo al Re. Il giovane fu più rapido e con uno strattone spostò il soldato sorpreso ed entrò.
<<Padre, cosa significa tutto questo?>>, urlò.
Il servitore che stava versando del vino della coppa del Re trasalì, rovesciando buona parte del liquido rosso rubino sul tappeto.

Le guardie ed il servitore sono superflui ai fini della trama, ma la loro presenza arricchisce la scena e la rende più verosimile. Inoltre la presenza di soggetti del genere permette una quantità maggiore di interazioni per i nostro protagonista e quindi l’autore ha più possibilità di mostrare, piuttosto che raccontare.

Caratterizzazione iniziale dei personaggi

La caratterizzazione iniziale dei personaggi necessari, quindi deve comprendere un background di avvenimenti che li hanno portati ad essere nel modo in cui sono quando la nostra storia inizia.
L’autore non è ovviamente chiamato a scrivere la biografia di ogni suo personaggio, ma per ognuno di essi è opportuno stilare una serie di eventi chiave della loro vita che li ha condotti ad essere la persona che sono. A seconda poi dello svolgersi della trama, lo scrittore potrà attingere da questi appunti per creare flashback o racconti del passato, scegliendo di volta in volta cosa mostrare e cosa tenere segreto.
Taluni scrittori, oltre al background, preparano anche delle descrizioni fisiche e psicologiche dei propri personaggi in questa fase. A mio parere si tratta di una operazione utile quando la nostra storia presenta molti personaggi e quindi è facile confondersi. Nel caso invece di pochi personaggi indispensabili, si potrebbe anche omettere la descrizione fisica in quanto essa sarà facilmente reperibile nella nostra memoria o nelle prime pagine del racconto che scriveremo.

Creiamo dei personaggi

Per la nostra storia di esempio, ho pensato di creare tre personaggi utilizzando il primo degli iter di selezione, quello che prevede prima la definizione del ruolo necessario e poi della creazione vera e propria del personaggio.
Necessitiamo di:
1) Una dei protagonisti della storia, una ragazza un po’ ingenua e sognatrice che spera un giorno di diventare un’alchimista.
2) Un maestro che insegni l’alchimia alla ragazza e la segua nel primo periodo della sua avventura
3) Una figura ambigua, che in qualche modo ostacoli il cammino della nostra eroina, almeno all’inizio.
In linea generale, prima di partire con la creazione vera e propria, dobbiamo dire che il modo in cui strutturiamo il “cast” del nostro racconto contribuisce ad inserirlo in uno dei sottogeneri del fantasy e quindi bisogna fare attenzione quando si partecipa a concorsi o iniziative che richiedono racconti di un particolare sottogenere. Per i dettagli su questo argomento però, vi rimando agli articoli della Fantaciclopedia che pone l’accento proprio su queste caratteristiche. Nel nostro caso non abbiamo vincoli e quindi siamo limitati solo dalla nostra fantasia e dal gusto personale.

Rose – una dei protagonisti

Rose è una ragazza che è nata e cresciuta in un piccolo borgo di pescatori sull’isola più grande dell’Arcipelago delle Terre Frammentate, Aios. All’inizio della nostra storia ha appena compiuto vent’anni, l’età per la quale può essere considerata un’adulta. Nella sua vita precedente non ha quasi mai lasciato l’isola di Aios se non per i frequenti brevi viaggi assieme al padre, Rosh, che, essendo il comandante di una piccola flotta di pescherecci, si recava sovente al porto mercantile di Saroh, la più grande città sulla costa sud del continente, per discutere di affari con i suoi contatti sulla terra ferma.
Sull’isola di Aios risiedeva un vecchio alchimista non autorizzato, poco più di un fattucchiere che riusciva a realizzare solo trasformazioni minori mentre, durante i suoi viaggi a Saroh, Rose aveva potuto vedere in azione dei veri alchimisti, quelli dell’accademia, che con i materiali giusti ed una buona quantità di “energia in scatola”, come la chiamava lei, riparavano o costruivano delle gigantesche navi.
Cinque anni fa, quando Rose aveva 15 anni, a causa di una violenta ed imprevista tempesta, la flotta di pescherecci del padre di Rose, fu completamente inghiottita dal mare portando con sé chiunque si trovasse a bordo.
Eliana, la madre di Rose, trovandosi senza il marito, è stata costretta ad ingegnarsi, riuscendo a procurarsi da vivere facendo la sarta e potendo contare sull’aiuto temporaneo di alcuni amici di famiglia.
La perdita del padre, a cui era molto legata e la vista della madre sempre impegnata nel tentativo di non farle mancare nulla hanno convinto Rose a voler far qualcosa e quindi a far maturare in lei l’idea di apprendere i segreti dell’alchimia per poter aiutare la madre nei suoi lavori.
“Se quei grandi alchimisti che ho visto a Saroh potevano costruire una nave da semplici blocchi di metallo e poco altro, non dovrebbe essere difficile riparare una camicia o creare un paio di calzoni partendo dalla stoffa”. Questa era l’idea che da un po’ di tempo le gironzolava per la testa ed è proprio la voglia di metterla in pratica che darà inizio alla nostra storia.
Dal punto di vista fisico Rose è una ragazza minuta dalla carnagione olivastra tipica degli abitanti della zona. Capelli ed occhi castano scuro, lineamenti aggraziati, fisico asciutto e non particolarmente formosa.
Gentile nei modi ma non raffinata, è considerata carina dai ragazzi di Aios ed ha un paio di spasimanti davvero insistenti, ma probabilmente, in una città più grande sarebbe un’anonima ragazza del popolo.

In sostanza quindi la nostra Rose non è nulla di più che una semplice ragazza, come richiedono i canoni dell’high fantasy e come era più semplice che fosse per il nostro esempio. Mi rendo conto che può peccare di originalità ed è un personaggio un po’ piatto, ma trattandosi della protagonista, si presume che lei stessa evolva durante l’avventura. Non rimarrà così per sempre. Vorrei sottolineare che i personaggi che nascondono un segreto, una paura, un avvenimento che li ha segnati in passato, acquistano più carisma e l’evento traumatico della nostra Rose è la morte del padre. Come evento è molto triste di per sé, ma per un racconto fantasy non è nulla di speciale… per il momento. Nei miei piani c’è una rivelazione che porterà Rose a rivalutare l’accaduto e capovolgerà le sue convinzioni.

Per oggi mi fermo qui. Tratteremo i background degli altri due personaggi la prossima volta. Come sempre, sarei felice di leggere tra i commenti eventuali domande o pareri sull’argomento. Se avete un personaggio che vi piace di cui desiderate parlare o siete alla ricerca di un consiglio per migliorare una vostra creazione, non fatevi prendere dalla pigrizia e lasciate un commentino.

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8. La struttura del mondo - Parte II
10. I personaggi - Parte II
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

14 Comments

  1. avatar Jack ha detto:

    Ciao, io sto progettando di scrivere un romanzo dalle caratteristiche molto complesse. Un fantasy stile medievale dove i protagonisti non sono ben definiti, ma sono alcuni personaggi del racconto a far scorrere la storia che vorrei raccontare. Simile a “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”, per intenderci, solo che mi rendo conto che George Martin sia riuscito a scrivere una storia così ricca di protagonisti in ogni angolo del mondo, ben caratterizzati, completamente evoluti durante il racconto, utilizzando migliaia di pagine.

    La mia domanda è: come si può riuscire, secondo te, a caratterizzare più “protagonisti” in una storia non lunghissima, senza che essi risultino al lettore piatti e monotoni? Ovvero come posso fare evolvere e rendere interessanti così tanti personaggi?

    Grazie anticipatamente 🙂

    • avatar SaraIE ha detto:

      Ciao Jack

      Premetto di non essere un’esperta sul campo e che Alessandro saprà darti qualche consiglio più… incisivo, determinante.
      Ti parlerò però della mia esperienza con i manoscritti. Ebbi un’idea simile diversi anni fa, la storia nel frattempo l’ho risconvolta e riscritta daccapo un due o tre volte.

      Il primo consiglio che posso darti è di scegliere un ambientazione più vicina. Cioè: non dividere i protagonisti da una parte e dall’altra del mondo, al massimo di una città.

      Soprattutto se non vuoi scrivere una storia troppo lunga (ma ti garantisco che è facile prenderci gusto, a scrivere), il mio secondo consiglio per risolvere il problema è che i narratori si conoscano. Magari il primo durante il suo capitolo ricorda come ha conosciuto il personaggio che parlerà dopo, e il terzo magari interagisce già con lui. Il secondo interagirà con un quarto e magari incrocia il primo.
      Un altro modo per tenere vicini i protagonisti è che siano tutti già amici, quindi si potrebbe iniziare con un incontro, una pizza, per citare un esempio, o una riunione di famiglia se sono famigliari.

      Un altro consiglio: fatti una tabellina con nome-cognome, età, lavoro/indirizzo studio, in che modo viene coinvolto nella trama, famigliari e situazione, abita in famiglia/da solo/con chi?, massimo 3 caratteristiche spiccate. Datti un limite di protagonisti. Prendendo gusto a scrivere la tabella potrebbe allungarsi fin troppo, e anche inutilmente.

      Quarto e ultimo consiglio: una volta fatto il quadro del singolo personaggio, inizia a pensare come parla e in quale situazione scrive degli avvenimenti in cui parla. Capirai che uno studente potrebbe avere un vocabolario più colorito di un affermato professore di filosofia; oppure un’avvocatessa alle prime armi potrebbe facilmente impappinarsi a furia di voler essere il più professionale possibile, tuttavia la giovane età la mette in continuo conflitto fra ragione e sentimento.
      Insomma, prima di scrivere, calati nella parte.
      Se hai tempo da investire, potresti anche divertirti a scrivere un piccolo resoconto della loro vita prima della storia vera e propria. Non ti servirà solo come promemoria sulla loro situazione o a spiegare a te stesso perché per esempio vivono con un fratello piuttosto che con l’altro. L’idea di questo esercizio è proprio il calarsi nella parte, realizzare cosa o fino a dove il protagonista è disposto ad aprirsi verso i suoi amici/co-protagonisti. Forse scrive tutto su un diario, minuziosamente; magari preferisce degli appunti più pragmatici, quasi delle cartelle cliniche o delle documentazioni sul procedimento.

      Eventualmente anche Tolkien con “Il Signore degli Anelli” potrebbe darti un’idea sulla tecnica per seguire più protagonisti contemporaneamente.

      Detto tutto questo, rilancio la palla ad Alessandro.

    • avatar Alessandro Zuddas ha detto:

      Sara s’è tenuta sul generico ma i suoi consigli possono applicarsi anche alla tua situazione medieval-fantasy.
      Il problema è che, purtroppo, serve spazio. È vero che si può far intendere un lato del carattere di un personaggio anche solo da come parla o da una singola azione, ma è inutile girarci intorno, più personaggi vuoi caratterizzare, più spazio ti serve.

      Non so perché tu voglia limitare l’estensione del romanzo. Se si tratta meramente di non voler scrivere “un mattone”, posso dirti che se la trama merita (perché alla fine di tutto la trama è il vero motore di ogni romanzo), anche un librone corposo vola via come niente. Se invece è un problema di “marketing”, per cui ti preoccupi di spaventare i lettori con una mole esagerata di pagine, allora hai sbagliato target. Il lettore che si lascia dissuadere dal numero di pagine di un libro è anche quello che “è meglio vedere il film invece di leggere il libro” e probabilmente non saprebbe nemmeno individuare l’evoluzione di un personaggio perché è troppo intento a chiedersi “sì, ma quando combattono? sì, ma quando vincono? sì, ma quando scop…….rono il segreto?”.

      Hai citato le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Come hai detto tu sono migliaia di pagine, ma sono anche quanti? 12 Libri? La caratterizzazione dei personaggi è stata graduale e diluita per cui non sperare di riuscire a fare un lavoro simile in un solo romanzo.
      Tra l’altro l’autore, oltre a seguire più personaggi, spesso e volentieri mostra la stessa scena da due punti di vista diversi, per tenere la trama unita. Per cui la quantità di pagine da scrivere si moltiplica.

      Per quanto riguarda i possibili consigli, Sara ha detto una cosa importantissima quando ha ventilato la possibilità di non tenere i personaggi troppo lontani. Sfruttando lo stesso contesto sicuramente riduci lo spazio da dedicare a descrizioni ambientali o geografiche.
      Se ad esempio nel tuo racconto due dei personaggi da seguire vivono nello stesso castello, è ovvio che il castello andrà descritto una volta sola, come anche tutte le usanze del popolo e qualunque altra cosa vorrai inventarti. Se invece stai progettando di spargere i personaggi in tutto il tuo mondo sei anche costretto a creare contesti diversi. Considera che anche le città e le società necessitano di caratterizzazione, non basta usare due nomi diversi per avere due città diverse.
      Tanto per citare di nuovo Martin, puoi pensare ai Dothraki, completamente diversi dagli altri popoli, ma anche la stessa Grande Inverno che è molto diversa da Approdo del Re.
      Sempre sulla stessa lunghezza d’onda, è sempre una buona idea sfruttare un narratore per descrivere un altro dei personaggi (e per descrivere non intendo fisicamente, ma nel complesso). Così, se sei particolarmente bravo, riesci a mostrare parti del carattere di chi narra ed anche parti di viene visto in azione.

      Dal punto di vista prettamente tecnico della caratterizzazione, tutto fa brodo. Intendo dire che ogni aspetto di un personaggio contribuisce: le movenze, come si veste, come combatte, come mangia. La cosa fondamentale però è come parla. Nel tuo caso, potresti cercare di forzare un po’ la mano sul modo di parlare, sia come vocabolario che come tono, ma devi fare parecchia attenzione a non stereotipare. Ci vuole un attimo ed i tuoi personaggi diventano degli idioti. Il modo migliore è quello di avere ben presente il personaggio prima di cominciare a scrivere e chiedersi sempre: cosa farei/direi/penserei io se fossi lui?

      Schemi e schemini per tenere sotto controllo tutto, è sempre bene farli a prescindere dallo stile, quindi non mi dilungo.

      Ovviamente non credo di averti risolto il problema, ma se già sapessi quanti sono i personaggi e quanto dovrebbe essere orientativamente lunga la tua storia , potrei essere più preciso.

  2. avatar Jack ha detto:

    Intanto grazie a tutti e due per la veloce e ricca risposta. Seguo da un po’ i vostri consigli e li ho trovati utili e dettagliati.
    Il voler limitare l’ estensione del romanzo sta nel fatto che vorrei scrivere una storia da essere pubblicata, un giorno, da una casa editrice. Non avendo mai cercato di editare un mio romanzo, ho cercato sul web informazioni riguardo la situazione attuale dell’ editoria italiana, riscontrando che la maggior parte delle aziende cercano romanzi finiti e con non più di tot parole.
    Detto ciò ho paura che il mio romanzo finisca cestinato più volte senza nemmeno essere letto, ma non vorrei comunque “tagliare” la storia solo per questo motivo.

    I personaggi principali non hanno un numero specifico, in quanto ne utilizzerei alcuni (3) per i capitoli iniziali, dove vengono a conoscenza di avvenimenti che daranno il via alla storia. Essi vivono in città diverse, e non si conoscono affatto. Ovviamente ho lavorato sulla creazione del mondo con relativa focalizzazione sulla regione interessata, e relative città-usanze-background da molto tempo, ormai, e mi sento pronto per scriverci un romanzo.

    Due dei tre personaggi saranno due futuri punti di vista della narrazione, mentre il terzo morirà. Non mi preoccupa l’ estensione della loro storia, in quanto gli dedicherò massimo due capitoli ciascuno (ho già fatto tabelle e schemi sui primi capitoli “introduttivi”). Solamente che a loro ho intenzione di aggiungere altri due personaggi con altrettanti punti di vista.
    Il bello arriva dopo, però. Due personaggi da seguire si uniscono, in quanto membri di una compagnia (non preoccupatevi però, non è il solito clichè :D), e già qui non so se seguire la compagnia per intero o scegliere uno dei due personaggi (cosa che da lettore odierei a morte). Ma un altro personaggio da seguire si viene a conoscere, mentre successivamente la compagnia si divide, seguendo altri due punti di vista.
    Riassumendo, avrò: 3 punti di vista nell’ “introduzione”; 3 punti di vista esterni alla compagnia; 1 punto di vista della compagnia, che poi diventeranno 2.

    Spero di essere stato chiaro e non troppo noioso, ma ho approfittato spudoratamente della vostra attiva attenzione :).

    • avatar Alessandro Zuddas ha detto:

      Ti ringrazio per i complimenti e posso dirti che non sei risultato noioso. Hai fatto bene ad approfittare, a me farebbe piacere avere molte più discussioni di questo tipo perché oltre che servire a chi chiedere consiglio, possono servire anche a me.

      Gli editori cercano romanzi finiti e “brevi” per il semplice motivo che, negli ultimi anni, siamo diventati tutti scrittori e tutti a voler scrivere trilogie e cicli, manco fossimo già scrittori affermati. Gli editori sono stati sommersi da manoscritti che non terminano e molto spesso anche da richieste di persone non affidabili che non finiscono quello che hanno iniziato. Da qui è chiaro che siano stati costretti ad imporre limiti di parole.
      È vera però anche un’altra cosa: gli editori leggono tutto, se sai come presentarglielo.
      Inviare un manoscritto dicendo “questo è il primo di 7 libri, tutti da 3000 pagine l’uno. La storia parla del principe elfico Smergolas che deve sconfiggere il re orco Gnurant, ma tutto questo succede nei libri successivi” è il primo passo per invogliare l’editore ad accendersi il camino con il tuo manoscritto.
      Da quello che ho letto in giro ho capito che un romanzo ben presentato ha molte possibilità in più di essere considerato, anche se si tratta di una storia lunga.
      Nella definizione di “ben presentato” rientra anche il fatto che nei primi capitoli deve succedere qualcosa. Chi legge per valutare, comincia dall’inizio (ovviamente) e quindi mostrare subito le potenzialità della storia è un buon modo per superare la prova del primo impatto. Un libro che comincia molto lentamente e mostra i primi segni di azione o sviluppo nella seconda metà ha sicuramente meno possibilità.

      Venendo invece alla tua questione principale, facendo dei rapidi conti a braccio: abbiamo 9 personaggi, facciamo 10 per semplicità, e due capitoli l’uno. Basandomi sull’estensione dei capitoli di Illiar, la storia a puntate che scrivo con Lissa qui sul blog, ogni capitolo sono mediamente 15.000 caratteri. Avresti quindi un totale che si aggira in maniera molto incerta attorno a 300.000 caratteri. Sempre sovrastimando a naso sono 250 pagine in A5. Non son tante, per cui puoi anche aumentare la lunghezza dei capitolo o il numero dei capitoli (a seconda di come preferisci).

      In ogni caso, da quello che ho capito, per una buona parte del racconto, alcuni dei personaggi POV sono insieme e quindi ricadi nella casistica della caratterizzazione congiunta di più persone.
      Per la questione di seguire la compagnia nel suo insieme, invece che seguire solo uno dei due, è una situazione spinosa. Se vuoi seguire in un solo capitolo due personaggi, rischi di saltare troppo con il punto di vista. Devi cercare di essere molto chiaro altrimenti chi legge si perde. Una soluzione intermedia, puoi dedicare un numero pari di capitoli in cui la compagnia è unita e saltare da un personaggio all’altro solo quando cambi capitolo. Volendo puoi anche cambiare POV una sola volta all’interno di un capitolo evidenziando bene il momento in cui lo fai, magari con degli asterischi.

      In linea generale io procederei così, in questo ordine rigoroso:
      – Farei un elenco di tutte le scene che compongono il racconto
      – Assegnerei ad ogni scena un personaggio POV
      – Assegnerei ad ogni scena una serie di particolari del carattere che voglio far emergere PER IL narratore
      – Deciderei che eventi chiave per i personaggi far accadere
      – Assegnerei ad ogni scena una serie di particolari del carattere che voglio far emergere DAL narratore PER gli altri

      Alla fine dovresti avere una mappa dell’evoluzione dei personaggi che ti interessano ed anche, leggendo lo schema in senso lato, come ogni personaggio vede gli altri.
      Se la cosa ti soddisfa, allora valuti lo spazio stimato per ogni scena e ti rendi finalmente conto se riesci a rendere i tuoi personaggi come li hai pensati. È ovvio che per fare una cosa del genere, devono essere tutti delineati dall’inizio. In fase di stesura avrai poca mobilità e se cambi idea devi correre a risistemare lo schema per controllare le ripercussioni.

  3. avatar Jack ha detto:

    Grazie mille, Alessandro. Credo proprio che farò lo schema che dici tu. E nell’ arco della storia della compagnia credo alternerò i POV dei due personaggi dedicandogli dei capitoli ciascuno, in modo da raccontare il viaggio passo passo seguendo prima l’ uno poi l’ altro, in base agli eventi chiave.

    Un’ ultima domanda: per presentazione intendi anche relativi artwork, magari illustrazioni e disegni accattivanti che invoglino l’ editore ad aprire quantomeno il manoscritto?

    • avatar Alessandro Zuddas ha detto:

      Dipende dall’editore, ma non mi riferivo agli artwork. Considera che se la casa editrice è interessata ed è di una certa dimensione, ha tutto il personale grafico a disposizione per creare artwork, immagini promozionali ed altri media inerenti al romanzo.

      Per presentazione intendevo la sinossi che accompagna il romanzo, in primis, ed a seguire l’eventuale lettera di spiegazioni (che non tutti richiedono). L’editore leggerà per prima cosa la sinossi e poi procederà a leggere il romanzo, per cui è lì che devi riuscire a carpire l’interesse Poi se nei primi capitoli metti in mostra quello che sai fare, sia come azione che come stile, allora almeno hai la certezza che il romanzo venga letto. Se invece dalla sinossi il tuo racconto sembra la copia sbiadita di un altro libro famoso oppure non trasmette niente di originale ed interessante, perdi parecchie possibilità che venga preso in considerazione

      • avatar Jack ha detto:

        Ok, veramente grazie mille. E’ bello confrontarsi con persone più esperte dalle quali ricavare informazioni importanti.
        Io sono giovane, quindi, seppur i sogni e le speranze non manchino, sono facilmente suggestionabile da altri autori o romanzi, dai quali sicuramente ho tratto ispirazione. Ritornare sulla retta via dell’ originalità spesso è difficile, e discussioni e forum come questi aiutano molto.

        • avatar Alessandro Zuddas ha detto:

          Io sono contento di esserti stato di aiuto e spero che magari qualcuno degli autori (quelli che hanno passato sulla propria pelle gli stessi dubbi) che frequentano il blog notino la discussione e dicano la loro. Credo che possano esserti molto più utili di me.

          • avatar SaraIE ha detto:

            Ciao Jack!
            Un ultimo consiglio sulla presentazione, visto che Alessandro ha illuminato molti punti di dettaglio per la cura dei personaggi.
            L’originalità secondo me non è una cosa da cercare e neppure una strada da prendere o lasciare: se è vero che ogni essere umano è fondamentalmente diverso da un altro, allora l’unico modo per essere originali è essere se stessi.
            Presentandosi, con una biografia se richiesta, bisogna mettere in luce se stessi, quindi presenta l’idea come fosse un tratto del tuo carattere, unica, mai inventata prima, anche se non è vero. Non scrivere “la mia trama è unicamente invenzione della mia fantasia”, ma neppure “ho preso spunto da x”. Lascia siano loro a trovare i paralleli, se ce ne sono.
            Personalmente ho fatto esperienze positive con case editrici (mi spiego: mi hanno risposto, seppur in negativo) quando estraevo dal racconto le scenette più salienti nel corso della sinossi e presentavo i personaggi principali.

            Per finire, in bocca al lupo e buon successo!

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