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9. Colonizzo prima io – Pasquale Aversano

In un angolo remoto dell’universo si trova un piccolo, sconosciuto e brutto pianeta.
Questi, morfologicamente, sembra una prugna marcia.
Ad ogni modo, nello spazio non si getta via niente e così, anche quell’orrido surrogato di pianeta si trova ad essere vittima della colonizzazione.
Le razze più “famose” delle galassie sono ormai in crisi, non sanno più come passare le giornate!
I loro pianeti sono già stati consumati dalle guerre, molte specie si sono estinte e un biliardo di mondi sono distrutti o inabitabili.
Cosa resta da fare?
Scoprire e colonizzare i mondi più lontani e sconosciuti è diventato il passatempo più importante e popolare dell’universo.
Prima di proseguire con la storia, è bene conoscere quali alieni sono i protagonisti di queste invasioni insensate e brutali: i più forti sono i Venusioni, versione tarocca dei Venusiani, nati come schiavi di questi ultimi ma che, col tempo, sono riusciti a ribellarsi e a sterminare i loro crudeli padroni. Questa razza ha l’aspetto simile a quello di un polipo gigante rosa ma con due occhioni neri così dolci, ma così dolci… che mentre uno di loro ti soffoca coi suoi viscidi tentacoli non puoi fare altro che dirgli – Come sei teeeeeneroH!
Subito dopo i Venusioni, ci sono altre settecentoduemila razze aliene, tanto famose quanto ben caratterizzate e forti (PS: elencarle tutte toglierebbe al lettore lo sfizio di scoprirsele da sole).
Nota a parte per la razza classificata al settecentotremillesimo posto: gli Umani!
Questi sono famosi per la loro scarsa forza ed intelligenza e per essere facilmente controllabili.
Dopo di loro ci sono solo i Blobbanti, degli esseri gelatinosi, appiccicosi e dal carattere mite e, all’ultimo posto, i Sassi, delle pietre di varie dimensioni e colori che non si muovono mai (sono praticamente dei sassi).
La storia narra che Umani e Sassi convivono da anni ma i secondi odiano molto i primi a causa di pratiche che li vedono come oggetto di lanci in specchi d’acqua (ossia: lancio di pietre in acqua con conseguente conta dei “salti”… un qualcosa di abominevole e stupido).
Ma torniamo all’evento principale di questo racconto: la colonizzazione dell’orrido pianeta che sembra una prugna marcia.
Due sono le navicelle che sono atterrate sulla superficie rugosa del mondo sconosciuto: la prima, imponente, di colore violacea e armata da innumerevoli cannoni al plasma, è un incrociatore Venusiono.
La seconda, grigia, piccina, malridotta e prossima alla rottamazione, è (o meglio, era) una navicella Umana.
Pochi minuti dopo l’atterraggio, quasi simultaneo, delle due navi, ecco che i rispettivi portelloni si aprono (quello Umano se ne cade letteralmente a pezzi).
Ancora qualche secondo e l’ufficiale di comando Venusiono fa la sua comparsa. Il grosso polpo rosa dagli enormi occhi neri e dolci, porta sul capo un gigantesco casco violaceo, simbolo della sua potenza, e con sopra incise alcune lettere Venusiane (sì, i Venusioni hanno rubato tutta la cultura dei Venusiani… era troppo faticoso crearne una propria e poi quella Venusiana è tanto bella).
Il capitano Umano, ritrovandosi la navicella senza portellone, inizia ad imprecare con qualche membro del suo equipaggio (scaricando interamente a questi la colpa delle pessime condizioni della nave). L’uomo indossa un completo blu attillato ed aderente che ne esalta il fisico minuto ed esteticamente povero (a vederlo, incute un senso di pietà ed amarezza), con un paio di medaglie ritagliate (male) e fatte di cartoncino.
I due capitani, mentre avanzano lungo il suolo ad essi sconosciuto, si squadrano attentamente (l’Umano trema da capo a piede).
– Bluà, spatà, prupuppù! – esclama e sputa il Venusiono non appena si avvicina al comandante Umano (quanto basta affinché questi possa essere colpito dai suoi sputi).
L’umano si ritrova così col viso fradicio e balbettando gli risponde – No… no… non ho capito un accidenti di quello che hai detto!
– SPUT! – una abnorme sputazza investe il disgraziato Umano che, perdendo l’equilibrio, casca al suolo.
– Ma che sono modi questi?! – blatera il terrestre, provando a sistemarsi gli abiti ormai fradici.
– OOOOOOH! – all’improvviso, dal fondo dello spiazzo deserto e rugoso, ecco apparire un piccolo individuo dalla testa ovale e piena di enormi rughe (simili a quelle di uno Shar Pei), brutto come la fame, senza occhi, naso e orecchie (quindi solo con una bocca, grossa e sdentata).
Il nuovo giunto, alto poco meno di mezzo metro, viene abbondantemente ignorato sia dall’Umano che dal Venusiono. Quest’ultimo, continuando a sputare e a dire cose che sono anche difficili da trascrivere, estrae una grossa e rozza bandiera col simbolo della sua specie e la pianta a terra, poco distante dal piede dell’ufficiale terrestre.
– EHI! – si lamenta l’umano, ritraendo il piede e fissando il grosso polpo alieno – Tu, brutto… Senti, coso rosa tentacolare, io, Iobaldo Nummicus Sesto, a nome della razza Umana, colonizzo questo pianeta e lo battezzo col nome di…
L’umano non conclude il discorso che si ritrova un grosso tentacolo attorno alla gola – Ehi ehi! Coff… così mi soffochi! Non è giusto! Coff… – prova a ribellasi ma il Venusiono non sembra intenzionato a liberarlo, stringendo ancora di più la presa col suo possente e vischioso tentacolo rosa.
In quel momento, Iobaldo incrocia lo sguardo con quello dolcissimo del Venusiono – Ma… ma… Come sei teneeeeroH! – quella frase gli scivola dalle labbra in modo così spontaneo e naturale che…
– ARGH! Mi sono stufato e lo dico nella tua bruttissima lingua! – tuona il Venusiono, visivamente irato dall’esclamazione di Nummicus.
Di colpo, il grosso polpo scaglia l’umano al suolo, brontolano e sputando.
Ricordo che, a circa sette passi di distanza tra il Venusiono e l’Umano, c’è ancora un piccolo alieno dalla testa enorme e rugosa che sembra assistere alla discussione con aria compiaciuta (anche se non sembra avere gli occhi).
– Auch! Ma… hai usato la mia lingua! Conosci la mia lingua! – esclama l’Umano al Venusiono.
– Certo che la conosco, è una delle più facili dell’universo!
– Tsk. Perché non l’hai utilizzata fino ad ora?!
– Perché con la mia lingua posso sputare di più.
– Troppo gentile. – brontola l’Umano, alzandosi a fatica da terra, massaggiandosi il fondoschiena – Potevi evitare di lanciarmi in aria!
– Tu hai detto che sono tenero! Ogni mia vittima lo dice! Quale conquistatore sanguinario è tenero?! Dannazione, non c’è la faccio più. Ogni volta la stessa storia… mentre strangolo qualcuno voglio vedere sul suo volto la sofferenza, l’agonia, la paura della morte che lo sta raggiungendo… e invece no! Mi ritrovo a guardare sorrisi ebeti e ad ascoltare frasi così tenere che mi passa persino la fame!
Iobaldo resta a fissare il Venusiono con visivo stupore, schiudendo anche le labbra – Ma “ebete” è una parola Umana?
– Sì.
– Wooow! Io neanche lo sapevo… Certo che la conosci proprio bene la lingua Umana.
– Eeeeeeh. Comunque, sgorbio, questo schifo di pianeta è mio! Se non vuoi essere disintegrato dai miei cannoni al plasma, prendi il tuo lurido catorcio e sparisci.
– Ehi ma non è giusto! Sono centodue pianeti che provo a conquistare… e fino ad ora ne ho persi sei!
– Eh?
– Già… al posto di conquistare pianeti mi sono ritrovato a perderli… Comunque, questo pianeta è mio!
– Non leggo il tuo squallido nome su questo luogo!
– Grrr… almeno un pianeta fatemelo colonizzare!
– NO.
– Per favore?
– Neanche.
– Per piacere?
– Nemmeno.
– Per cortesia?
– Hai finito?!
– Uff. Ma qui sono arrivato prima io. Quindi tocca a me colonizzarlo!
– Non credo proprio.
– Invece sì!
– NO.
– Sì, ho i testimoni!
– E dove sarebbero?
– Nella mia nave! – esclama Iobaldo, orgoglioso.
Il capitano Venusiono, dopo aver sputato a terra, si volta verso il suo incrociatore ed esegue una sorta di danza coi tentacoli dalla durata di circa sedici minuti.
Al termine del ballo, dall’incrociatore Venusiono partono una scarica di cannonate al plasma che fanno saltare in aria la navicella Umana.
– Noooooo! Giovannina, Vercingetorige e quell’altro che non ricordo mai il nome… noooooooo! Li hai uccisi tutti! – Iobaldo si ritrova ad urlare e disperarsi, osservando la sua nave che viene distrutta senza alcuna pietà (e con essa anche i suoi tre membri dell’equipaggio) – Sei un mostro!
– Finalmente della sana sofferenza! Che gioia! – esclama, soddisfatto, il Venusiono, sistemandosi il casco violaceo con un paio di tentacoli – Dicevamo? Ah sì, levati di torno.
– E come me ne vado se mi hai distrutto l’astronave?
– Ah, vero… A questo non ci avevo pensato.
– Ah-ah! Visto che non siete la razza più intelligente?
– Soluzione trovata: disintegro anche te.
– NO!
– Oh sì, un attimo che faccio il segnale eh. Tu resta fermo…
Il Venusiono sta per iniziare nuovamente il suo ballo tentacolare quand’ecco che Iobaldo si aggrappa ad un tentacolo, pregando e lamentandosi a gran voce – Per favoooore nooooo! Disintegrato nooooo! Io un pianeta schifoso volevo conquistare… guèèèèè!!!
L’Umano scoppia in lacrime e il Venusiono borbotta rumorosamente – Su, su… sarai più fortunato in futuro… – mugola il polpo, accarezzando il capo dell’Umano con un tentacolo vischioso – Ora fatti disintegrare senza troppe storie, va bene? Prometto che di te non resterà altro che cenere!
– Guèèèèèèèè!!! – Iobaldo è ormai in preda alle lacrime quand’ecco che intravede nuovamente da vicino i grossi occhi dolci del Venusiono – Ma come sei ADORABILE! Sei proprio tenero!
– AAAAARGH! – il Venusiono ha un nuovo attacco d’ira e prova a gettare in aria Iobaldo. Ma questi (sorprendentemente) è avvinghiato fin troppo bene al polpo, rendendo inutili ogni tentativo di liberazione del Venusiono.
Intanto, il tipo dalla faccia rugosa (ve lo eravate dimenticato eh?), ha avuto tutto il tempo di chiamare i suoi amici, formando un esercito enorme (tutti uguali e brutti) armato di fucili dall’aspetto molto minaccioso.
– OOOOOOOOOOOOOOH! – nuovamente il piccoletto si ritrova ad urlare contro l’Umano e il Venusiono, ma i due sono impegnati in una lite privata e continuano ad ignorare lo sconosciuto.
Questi scrolla le piccole spalle, si volta verso l’esercito e da l’ordine di sparare.
In pochi minuti, Venusiono e Umano si ritrovano bersagliati dai nanerottoli dal volto rugoso, finendo a terra in preda ad urla di dolore.
* * *
Dopo quanto raccontato, urge un aggiornamento della classifica delle razze più influenti, belle e forti dell’universo: come potete immaginare, il primato è stato conquistato da una “new entry”, i Prugnones, una piccola razza dall’aspetto disgustoso (testa enorme, volto rugoso… insomma, quelli che abitano sul pianeta che ricorda una prugna marcia) che un tempo viveva pacificamente nel suo lurido pianeta microscopico e rugoso… dico “un tempo” perché dopo esser stata vittima di un tentativo di colonizzazione da parte dei Venusioni e degli Umani, questa ha scoperto la bellezza della violenza e, una volta rubato l’incrociatore dei Venusioni, ha iniziato a colonizzare e sottomettere buona parte dell’universo.
Un ulteriore aggiornamento della classifica riguarda la razza degli Umani, che ottiene l’ultimo posto della classifica (per la gioia dei Sassi) a causa della pessima figura del capitan Iobaldo Nummicus Sesto, diventato animale domestico dell’Imperatore dei Prugnones.
E così termina questo breve ma emozionante racconto riguardante l’ascesa dei Prugnones, l’ulteriore disfatta degli Umani e la conferma della intramontabile tenerezza dello sguardo dei Venusioni.

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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