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7. Mago (Scarlett) – Dario Carraturo

Essere maghi al giorno d’oggi non è per niente facile.
Sì lo so, state pensando che sono il solito esagerato e che, come tutti i maghi, voglio fare sembrare le cose più difficili di quanto non siano in realtà per scoraggiare un’eventuale concorrenza. Ma non è così fidatevi.
I tempi non sono più quelli di una volta e tutto è diventato estremamente complicato… anche le cose semplici.
Ad ogni modo, tanto per fare un esempio, quella famosa mattina stavo scrivendo una complicata formula magica su un rotolo di carta igienica nel tentativo di truccare un mazzo di carte da poker.
Non che io abbia una particolare predilezione per il gioco o sia sistematicamente dedito alla truffa. Ma il poker è il gioco prediletto dagli Spiriti Infernali e quando si gioca con loro, se non si prendono le dovute precauzioni, si rischia di restare letteralmente in mutande.
Io non sono un fautore della Magia Nera, ma un mago che si rispetti dev’essere necessariamente di ampie vedute. Inoltre, indipendentemente dalle solite considerazioni di ordine morale, un mago deve mantenere rapporti amichevoli sia con le entità delle Logge Luminose sia con quelle dei Decumani Demoniaci. Di qui la necessità di avviare e gestire sapientemente le pubbliche relazioni ed ecco perché, ogni fine mese, avevo l’abitudine di organizzare un simpatico pokerino con la cerchia dei demoni sottoposti a Satanachia, e cioè: Sergutthy, Heramael, Trimasael e Sustugriel.
Ma questi simpatici pokerini stavano prosciugando in modo preoccupante il mio conto in banca, si rendeva indispensabile prendere qualche provvedimento preventivo.
Daniele arrivò a metà incantesimo.
Avrei voluto farlo aspettare un po’, ma era così eccitato e impaziente che non la smetteva di ronzarmi intorno, così dovetti interrompere la seduta per non correre il rischio di commettere qualche errore fatale.
«Ma si può sapere cos’hai?» gli domandai, piuttosto seccato.
Lui, per tutta risposta, avanzò verso di me con aria grave ed estrasse dal giubbotto il tablet e me lo mise sotto al naso.
Boccheggiai davanti alle forme di una Scarlett Johansson davvero in buona salute
«È Scarlett Johansson» mi spiegò, spostando ripetutamente il peso del corpo da un piede all’altro, oscillando fastidiosamente.
«So chi è» risposi.
Daniele si sporse verso di me con fare complice e sussurrò: «Cosa te ne pare?»
Analizzai brevemente la foto, constatando ciò che già sapevo fin troppo bene, e cioè che Scarlett è una delle creature più strepitose dell’intero universo.
«Molto carina» dissi. Un po’ poco se rapportato allo scombussolio che, il solo guardarla, scatenava dentro di me. Ma non volevo sbilanciarmi troppo per smorzare almeno in minima parte il suo entusiasmo, ben sapendo che, se gli avessi dato spago, non sarei più riuscito a fermare le sue farneticazioni.
«Molto carina!?» esclamò lui «solo molto carina!?»
Annuii.
«Lei, mio caro amico, non è solo molto carina» puntualizzò stizzito «lei è l’A p o t e o s i!»
Lo disse proprio così: con la A maiuscola e scandendo ogni singola lettera.
«Ok… diciamo pure così» convenni «non è solo molto carina… lei è l’Apoteosi. E con questo? Perché ti scaldi tanto per una semplice fotografia? Le donne belle e impossibili sono sempre esistite e continueranno ad esistere…»
«Tu non capisci…» si protese verso di me con lo sguardo torbido «chi l’ha detto che dev’essere impossibile?»
Lo guardai preoccupato. Purtroppo cominciavo a intuire il motivo della sua visita e la cosa non mi piaceva affatto…
«Ma… è impossibile perché è così che dev’essere. Lei e le altre come lei sono lì per quello, per infiammare i nostri sogni, alimentare le nostre fantasie e farci struggere di passione…»
Daniele scosse il capo con veemenza. «Sì ma lei non è una fantasia irraggiungibile… è una donna in carne ed ossa. È reale! Capisci? Quel viso meraviglioso, con quegli occhi di sogno che ti rimescolano come un frullatore, e quelle labbra che sembrano nate solo per essere baciate e per baciare…» singultò un attimo per prendere aria, perché aveva fatto quella tirata senza prendere fiato «e quel seno, quel ventre piatto che ti attira verso il basso, come una calamita, verso…»
«So dove ti attira!» lo interruppi.
«Già beh… quello che voglio dire è che quel corpo esiste davvero. Quanto a lei… beh, basta guardarla per rendersi conto che è una donna calda e passionale. Una donna che quando ama dà tutta sé stessa!»
«Non lo metto in dubbio… tuttavia non credo che voglia dare tutta sé stessa a te, quindi…»
«Ma è proprio questo il punto!» mi interruppe con voce strozzata «qualcuno ci sarà, no? Una donna così bella non può certo darsi alla castità. Il che vuol dire che, da qualche parte, esistono degli uomini fortunati, baciati dal destino, eletti dalla dea bendata… dei luridi, schifosi, bastardi che hanno avuto la fortuna di farci l’amore! Dei maledetti che, non si capisce in virtù di quale fottutissimo privilegio, hanno potuto toccare quel corpo, lo hanno baciato… lo hanno assaporato… l’hanno…»
«Ahò!!!» lo bloccai, prima che scendesse nell’hard «non c’è bisogno che scendi nei particolari, il concetto è chiaro».
«E allora capisci il dramma?»
«Veramente no. Comunque il fortunato si chiama Romain Dauriac».
«Chi?»
«Quello che fa tutte quelle cose con Scarlett…»
«E chi è ‘sto maledetto?»
«Ma che ne so… ho letto da qualche parte che sono sposati…»
«Ma non è giusto!»
«Ma saranno fatti loro?»
«Andrea!» esclamò «come posso tollerare una cosa del genere? Come posso farmene una ragione? Se lei fosse un angelo… se lei fosse solo un miraggio… allora forse mi rassegnerei. Perché una donna così sublime ha due sole alternative… o non dev’essere di nessuno. Lontana, inaccessibile… come una stella nel firmamento. Lì, a milioni di anni luce, per brillare nei nostri sogni e scaldarci il cuore, ma da lontano… o dev’essere di tutti!!!»
«Ma che cacchio dici?»
«Ma è così, pensaci: o di tutti o di nessuno. Ma come si può tollerare che questa creatura che è la quintessenza della femminilità… l’Apoteosi, appunto, come si può accettare, dicevo, che possa concedersi solo a pochi eletti…»
«Io credo che Scarlett Johansson sia perfettamente in grado di scegliere da sola a chi concedersi» risposi.
«Ma non diciamo stronzate! Che ne può sapere lei?! Ma soprattutto… quel maledetto che se la porta a letto…» e qui assunse un’espressione di indicibile disprezzo «sono assolutamente sicuro che neanche si rende conto di quanto è fortunato. E se anche se ne rende conto, non è certo in grado di amarla come saprei farlo io!»
«Certo che sei modesto…»
«Non scherzare, dico sul serio. Il semplice fatto di stare con lei che è…»
«…l’Apoteosi.»
«…l’Apoteosi, esatto. Mi darebbe una tale carica che potrei travolgerla in un turbine di estasi. E non mi riferisco solo al semplice fatto fisico. Quello glielo potrebbe dare chiunque abbia un po’ di viagra… mi riferisco ai sentimenti… perché io l’amo di un sentimento così puro e intenso che, se lasciato libero, potrebbe bruciare l’intero universo!»
«E allora teniamolo prigioniero» mormorai istintivamente.
«Ma guardala!» tuonò Daniele agitando il tablet «come fai a non capire?»
Fu in quel momento che, guardando la foto di Scarlett, fui preso da uno strano sentimento in bilico tra la tenerezza e la commozione. In quel preciso istante capii che la bellezza, a certi livelli, può trasformarsi in un fardello enorme. Una responsabilità terribile e crudele, perché, oltre tutto, è anche transitoria. E non doveva essere facile convivere con la propria bellezza, lavorarci, dormirci, e portarsela dietro sempre, in ogni istante, senza poter fare neanche una pausa, senza un momento di riposo… mai.
Una cosa del genere, ne sono sicuro, può spegnerti dentro, può annientarti. E dev’essere necessaria una grande forza interiore per riuscire a non farsi soffocare dalla propria bellezza, per impedire che essa prevalga su ogni cosa, fino a sostituirsi addirittura alla stessa anima.
E per questa battaglia senza fine, in cui immaginavo impegnata Scarlett, quotidianamente, le volli ancora più bene, e quindi incominciai a spazientirmi nei confronti di Daniele.
«Senti…» dissi «tutte queste tue fantasie sono normali, comprensibili e finanche giustificabili… e capisco che una simile bellezza possa scuoterti, di tanto in tanto… ma devi renderti conto che le tue restano e resteranno sempre fantasie… quindi cerca di riacciuffare un minimo di distacco…»
«Andrea!!! Io non voglio che restino fantasie…»
«Allora non devi far altro che andare da lei e spiegarle che ti sei innamorato…»
«Spiritoso. Pensi davvero che riuscirei ad avvicinarla? E anche se ci riuscissi, in mezzo allo stuolo di ammiratori che si ritrova, perché dovrebbe darmi retta? Come potrei farle capire che io sono realmente diverso dagli altri?»
«Eh sì… forse potresti incontrare qualche difficoltà…» ammisi.
«Ma io un’idea ce l’ho! Eh eh eh… altrimenti a cosa servirebbe avere un amico mago?»
«Niente filtri d’amore! Sai benissimo che sono contrario».
«Ma quali filtri! Non so che farmene dei filtri… io voglio una notte d’amore».
«Cioè?»
«Spediscimi nel suo letto con un incantesimo. Fa che a lei sembri solo un sogno… fa che se ne dimentichi il giorno dopo… fa quello che vuoi…» si inginocchiò davanti a me con le mani giunte «ma fammi scopare con lei per tutta la notte!»
«Ma sei pazzo?»
«Sì sono pazzo! Sono pazzo di lei!!! Sono pazzo, pazzo, pazzissimo di lei… ma, soprattutto, sarei pazzo a non chiedertelo! Cioè, andiamo… a che cacchio serve avere un amico mago se non puoi chiedergli qualche piccolo favore?»
«E tu scopare con Scarlett Johansson lo chiami piccolo favore?!»
«Ok ok, questo sarebbe un grande favore. E ti sarò debitore per l’eternità, ok? Va meglio così?»
Lo guardai esterrefatto. Per un attimo ebbi la sensazione di trovarmi davanti a un cucciolo di cane scondinzolante, con tanto di lingua a penzoloni.
«Dai, a te che ti costa? Una sola notte, una notticina… e chiudiamo la faccenda!»
«Daniele, te l’ho detto mille volte, la magia non funziona così».
«Non cominciare a fare il difficile».
«Non faccio il difficile» cercai di spiegare «la magia è una cosa… estremamente complicata…»
«Ma fammi il favore»
«Tu non capisci… sei abituato male da tutte quelle cavolate che vedi al cinema o leggi nei libri… anni e anni di disinformazione perpetrata ai danni della categoria da cavolate alla Harry Potter, ma nel mondo reale la magia non funziona in questo modo. Non basta agitare la bacchetta e dire la formuletta. Dimentica quelle fesserie tipo Espelliarmus o AvadaKamagra!»
«Kadavra» mi corresse lui istintivamente.
«Cosa?»
«AvadaKadavra, non AvadaKamagra… il Kamagra serve per curare la disfunzione erettile…»
«Ah beh… è una specie di magia anche quella, in fondo, no?»
Lui annuì poco convinto.
«Comunque il punto è che la magia è molto più complicata e faticosa di quanto tu possa immaginare… e poi esistono un sacco di problemi oggettivi…»
«Ok spiegami…» mi incalzò lui.
«Non vuoi davvero saperlo…»
«Io voglio… lei. Quindi spiegami qual è il problema. Spiegami perché il mio miglior amico, che è anche un mago, non può accontentarmi!»
Sospirai.
«Innanzi tutto perché quasi tutti gli incantesimi esistenti sono stati messi a punto nella notte dei tempi e, di conseguenza, sia la loro preparazione che i loro effetti sono legati a caratteristiche socioculturali ormai non più corrispondenti all’epoca attuale» cominciai a spiegare cercando di assumere l’aria di un docente universitario. «In secondo luogo perché lo scetticismo dell’era tecnologica ha terribilmente indebolito l’effetto della magia. In terzo luogo perché in ambito magico la sperimentazione è terribilmente pericolosa, ma, d’altro canto, è anche l’unico sistema che consenta di elaborare qualche incantesimo realmente valido. Hai capito?»
Scosse il capo, come avevo previsto.
Risospirai.
«Per esempio, esistono innumerevoli incantesimi per favorire o compromettere la fertilità, la vigoria fisica, il commercio, le attività sociali in generali. È piuttosto facile far azzoppare un cavallo o far spezzare la ruota di un carro, perché queste erano richieste comuni all’epoca in cui la magia era attiva nel mondo e i primi maghi hanno elaborato e codificato formule magiche necessarie a ogni esigenza. Ma non esiste un incantesimo per liberare una linea telefonica occupata, o per sbloccare un ascensore fermo tra il settimo e l’ottavo piano. Perché né il telefono né gli ascensori esistevano quando furono redatti i principali incantesimi conosciuti, capito?»
«Sì, ma se l’ascensore è un problema posso andarci anche a piedi a scoparmela… anche se dovesse essere un grattacielo…»
«Lasciami finire!» sibilai. «Dov’ero rimasto? Ah sì, le inevitabili lacune dovute all’evoluzione sono colmabili unicamente attraverso la sperimentazione, ma si tratta sempre di operazioni molto pericolose perché, pur rispondendo a precise regole, la magia si regge su fragili equilibri. Per esempio, sono riuscito a perfezionare un incantesimo che ridà l’energia elettrica in caso di black-out modificandone uno molto più antico che serviva a evocare i fulmini e combinandolo con alcune formule di contagio, ma prima di ottenere un risultato accettabile ho fuso tre contatori, fatto esplodere quindici televisori e per più di un mese ho camminato con i capelli elettrizzati ritti sulla testa e non ho potuto stringere la mano di nessuno senza dargli una forte scossa…»
Daniele sogghignò.
«Sì me lo ricordo quel periodo, e ti dirò che non stavi neanche tanto male con quella pettinatura. Comunque, tutto questo non risponde alla mia domanda…»
«L’altro terribile problema nasce dall’irreperibilità dei materiali necessari per formulare un buon incantesimo. Infatti la magia, qualsiasi magia, non si basa solo sulle parole. Ogni incantesimo necessita di una attrezzatura professionale che varia di volta in volta, ma che è tutta ugualmente introvabile! Nell’armamentario di un buon mago non possono mancare il Coltello Sacrificale, la Bacchetta, l’Aspersorio, la Pergamena Vergine, le classiche Ali di Pipistrello, le Code di Lucertola, qualche Testa di Morto, Sangue di Rospo, Chiodi di Bara etc etc. Ma, se alcuni oggetti sono facilmente reperibili anche ai giorni nostri, altri mettono a dura prova anche la pazienza del più coscienzioso dei maghi. Voglio dire… già i Rospi ed i Pipistrelli non sono facili da trovare, almeno per chi vive in una grande città. Tuttavia, avendo cura di frequentare spesso località di campagna, se ne possono costituire cospicue provviste…»
Un improvviso gracidìo proveniente dal mio armadio sembrò avvalorare le mie parole.
«Le Code di Lucertola sono forse l’articolo di più facile raccolta, soprattutto se si possiede una buona mira con la fionda, ed anche la Bava di Lumaca non richiede sforzi sovrumani, a parte una notevole pazienza. Ma quando si parla di Teste di Morto, Chiodi di Bara e altre amenità del genere, il discorso cambia sostanzialmente… anche perché un Mago che si rispetti non può correre il rischio di essere arrestato mentre tenta di disseppellire cadaveri al cimitero comunale».
«Ok senti… se proprio ti serve una testa di morto, io posso…»
«Non mi serve la testa di morto!» lo interruppi. «Ti stavo solo facendo un esempio. Sto cercando di farti capire che fare incantesimi non è un giochetto da ragazzi! Prendi per esempio la Corda di Impiccato. Al giorno d’oggi, dove cacchio la trovi?! Conosco alcuni maghi che, spinti dalla disperazione, hanno tentato addirittura di impiccare i familiari per costituire delle scorte adeguate di corda. E che dire di cose come la Polvere di Mummia?»
«E a te… per farmi passare una notte con Scarlett, servono queste cose?» domandò cautamente lui.
Scossi il capo. «Purtroppo no…»
«E allora cosa stiamo aspettando?» esclamò sfregandosi le mani.
«Mi serve la Pergamena Vergine, però…»
«La che?»
«La Pergamena Vergine, dovrebbe essere fatta con pelle di capretto vergine conciata sulla base di un complicatissimo rito che richiede, tra l’altro, la castità dell’operatore per un periodo di tempo variabile dalle tre settimane ai tre mesi!»
«Questo può essere un problema» mormorò il mio amico, improvvisamente partecipe. Poi si riscosse «Si vabbè, ma quando devi fare un incantesimo allora come fai?»
«Fortunatamente esistono dei negozi specializzati… dai prezzi proibitivi…»
«Il prezzo non è un problema!»
«Dovrei ordinarla…»
«Ma scusa, hai detto che stavi facendo un incantesimo quando sono arrivato… quindi la pergamena ce l’hai, no?» guardò con aria inquisitoria la mia scrivania. Poi guardò me. Non ci voleva molto per intuire cosa stesse pensando: sulla mia scrivania tutto si poteva trovare tranne gli introvabili e mistici articoli di cui avevo parlato fino a quel momento.
«Sì beh ho, uhm… avuto modo di scoprire nel corso di lunghe ricerche non prive di pericolo, che quasi tutti gli articoli possono essere sostituiti senza problemi da insospettabili surrogati. Per esempio: al posto della corda d’impiccato si possono utilizzare le stringhe delle scarpe da tennis, purché si sia giocato sulla terra battuta e non sul cemento, la forfora di un ultrasettantenne ha le stesse proprietà magiche delle polvere di mummia e la gelatina della carne in scatola può sostituire tranquillamente le teste di morto. Ma la scoperta più preziosa, quella che mi è valsa il premio “mago dell’anno” è che al posto della pergamena vergine si può usare la carta igienica a due veli, purché si abbia l’accortezza di lasciarla al sole per un paio di giorni».
«E quella su cui stai scrivendo…» fece lui.
«È carta igienica essiccata al sole» ammisi rassegnato.
«Allora è fatta!»
«No, no aspetta… non è solo una questione di carta igienica! Un incantesimo di questo tipo è faticosissimo, pericoloso e immorale.»
«Premierò la tua fatica nel modo che riterrai più opportuno. Potrai chiedermi qualunque cosa… accetto ogni rischio col sorriso sulle labbra e, quanto alla morale, me ne strafotto!»
«Ma che diamine!» esclamai «è mai possibile che tu non ti renda conto di quanto sia sbagliato quello che mi stai chiedendo? Pensa solo a cosa proveresti se fosse la tua ragazza a chiedermi di spedirla nel letto di che ne so… Jonathan Rhys-Meyers?»
«Uhmmm…» ci pensò «beh sì… ma, fortunatamente Sandra non sa che tu sei un mago, quindi…»
Per un attimo fui tentato di trasformarlo in un gatto persiano, castrato, ovviamente. Poi lo sguardo mi cadde nuovamente sulla foto di Scarlett… l’Apoteosi. Dio mio, com’era bella.
«Senti…» dissi «se io adesso ti accontento…»
«Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii?»
«Se io adesso ti accontento» ripetei «tu mi giuri solennemente che da questo momento in poi non mi romperai più le scatole con schedine, previsioni del tempo, letture della mano, fatture, riti propiziatori prima degli esami, filtri d’amore etc etc?»
«Lo giuro!!! Lo giuro su mia madre e mio padre! Dovessero bruciare per sempre all’inferno ed io con loro… lo GIURO!»
Sospirai.
«Va bene allora… ma devi fare come dico io».
Afferrai un paio di recipienti e versai gli ingredienti in una ciotola di avorio a forma di teschio. Mentre mescolavo il tutto gli dissi: «Ci sono delle regole basilari, assolutamente inderogabili in questo genere di riti e dovrai impegnarti a seguirle alla lettera: non chiamarla mai per nome, non dirle niente che non sia strettamente connesso al rapporto amoroso anzi se ti limiti a grugnire è meglio, non chiederle autografi o altre cavolate simili… non pronunciare il suo nome, mai! Ok? »

Stringevo quattro splendidi assi nella mano destra e sapevo che avrei dovuto rilanciare, ma qualcosa mi faceva esitare. Sergutthy, dall’altra parte, mi guardava sogghignando cupamente.
«Allora?» fece.
«Allora che?» risposi.
«Come ci si sente a imbrogliare un amico?»
Impallidii.
Ero stato dannatamente attento nel truccare quel mazzo di carte, possibile che se ne fosse accorto lo stesso?
«Non… so di che stai parlando» risposi cercando di apparire innocente come un cherubino.
«Andiamo…» fece il demone snudando i canini
«E poi… imbrogliare è una parola grossa…»
«Beh, lui adesso è convinto di stare con Scarlett Johansson, e invece sta scopando con la sua fidanzata, se non è imbroglio questo…»
«Ah! Imbroglio in quel senso là!»
Tirai un sospiro di sollievo.
«Già, in quel senso là.»
«Rilancio di cento euro» dissi, buttando i soldi sul tavolo.
«Allora?»
«Allora che?»
«Vedo i tuoi cento… e rilancio di cinquecento.»
«Ma non s’era detto di andarci piano?» mormorai «io sono solo un mago, mica un banchiere.»
«Allora?»
«Non mi sembra di aver imbrogliato nessuno» risposi.
«Ah no?»
«Anzi, sono sorpreso che un demone del tuo calibro e della tua esperienza mi faccia una domanda così ingenua… in cosa starebbe l’inganno, scusa?»
«Beh… ma nel fatto che lui crede di stare con Scarlett Johansson, mentre in realtà…»
«E allora? Non mi dirai che per te esiste una sola realtà?» risposi.
«No naturalmente, ma…»
«Lui, in questo momento, crede che la sua ragazza sia Scarlett Johansson. Vede Scarlett Johansson, sente la voce di Scarlett Johansson, tocca il corpo Scarlett Johansson, quindi… per lui lei è Scarlett Johansson. E poiché non verrà mai a conoscenza della verità perché né tu né io glielo andremo a dire, per lui la realtà sarà per sempre quella che io ho fatto in modo di presentargli come tale… e ne sarà pienamente soddisfatto. Vedo e rilancio di altri duecento…»
«Uhm…» mormorò il diavolo «la tua interpretazione dei fatti è quasi mefistofelica…»
«Ma inconfutabile» replicai. «Per come la vedo io ho fatto tre buone azioni: la prima, nei confronti di Daniele, che sta coronando il suo sogno; la seconda nei confronti della sua ragazza, che non ha mai avuto un amante altrettanto “ispirato” com’è lui in questo momento… e la terza nei confronti di Scarlett Johansson, che può dormire sonni tranquilli. Inoltre avevo degli ottimi motivi per non accontentare realmente Daniele…»
«E cioè?» domandò Sergutthy venendo a vedere.
«Beh… in primo luogo non sarebbe stato giusto nei confronti di Scarlett Johansson, che avrà pur il diritto di scegliere da sola con chi andare a letto. Poi non sarebbe stato giusto nei confronti di Sandra che non merita certo di essere tradita solo perché non è all’altezza di tanta bellezza. Come si può pretendere che competa alla pari con una creatura così splendida? In terzo luogo non sarebbe stato giusto nei confronti di Daniele, perché se l’avessi accontentato gli avrei fatto commettere un adulterio… peccato alquanto inflazionato, d’accordo, ma pur sempre grave. E infine…»
«Infine?»
Sopirai.
«Non sarebbe stato giusto nei miei confronti. Perché se davvero avessi voluto prendermi la briga di organizzare un incantesimo così difficile e faticoso, molto più complicato di quello che ho improvvisato poco fa. E se proprio avessi deciso di venir meno a tutti i miei principi… in questo caso, beh… il minimo che avrei dovuto fare, sarebbe stato di beneficiarne in prima persona, che diamine! Con uno splendore come Scarlett Johansson ci sarei andato io!» sorrisi «a proposito, ho poker d’assi.»
«Non basta» rispose «anch’io ho poker d’assi.»
«Come anche tu!!?» esclamai, fissando perplesso le sue carte «ma… ma sono tutti assi di cuori!»
«E’ vero» convenne «e se guardi con attenzione noterai che la quinta carta è un sette di cuori. Ne consegue che, oltre ad aver fatto poker, ho fatto anche colore, quindi la mano è mia.»
Che avrei potuto fare? Discutere con un demone è sempre poco saggio, quindi…
pagai.

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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