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5. L’idea da cui partire

Negli articoli passati abbiamo parlato di regole stilistiche legate alla scrittura. Vi lascio un elenco dei link diretti perché d’ora in avanti cambieremo stile nei nostri appuntamenti.
1. Verosimiglianza e logica
2. Regole dalla lingua italiana
3. Sinonimi e descrizioni dinamiche
4. Similitudini, metafore, infodump e Show, don’t tell!

Armati delle conoscenze stilistiche di base, quindi, ci apprestiamo a cominciare il nostro viaggio nella creazione vera e propria di una storia. Avviso fin da subito tutti coloro che hanno già preparato carta e penna per scrivere il racconto che rimarranno delusi. La maggior parte del tempo la passeremo a riflettere, pensare, fantasticare, informarci e ricercare, piuttosto che scrivere le parole del nostro racconto.
Sperare di scrivere una buona storia tutta di getto è impensabile. È sicuramente possibile scrivere una scena o un capitolo intero tutto d’un fiato, ma solo dopo aver inquadrato già in maniera ferma la nostra ambientazione e gli eventi che devono accadere.
Quindi sì, armiamoci di carta e penna, oppure mouse e tastiera se vi sentite tecnologici, ma non per scrivere il nostro racconto, ma per prendere appunti, organizzare le scene, stendere scalette e predisporre pratici riassunti che ci guideranno nel nostro lavoro.
I soliti detrattori dell’organizzazione e della “scienza” diranno che la fantasia è un cavallo selvatico che cavalca libero nelle praterie della mente e, così facendo, lo si cattura e lo si rinchiude in un triste recinto fatto di regole portandolo lentamente alla morte. Io rispondo che se lasciamo correre l’animale libero ed indomito, prima o poi ci disarcionerà, lo perderemo e rimarremo da soli in qualche landa sperduta senza alcuna possibilità di tornare a casa. Se invece, dopo averlo catturato sapremo accudirlo e domarlo, avremo la possibilità, in futuro, di lasciarlo libero di galoppare, con la certezza che, alla fine, tornerà sempre nella sicurezza del suo recinto.
Con questo ed i prossimi appuntamenti, quindi, spero di dimostrare che imbrigliare a dovere la fantasia può portare molti benefici e aiutarci a creare, alla lunga, una storia consistente e interessante.
A prescindere però dal fatto che si preferisca far correre il cavallo libero nei prati, selvaggio ed imprevedibile, oppure lo si desideri domato ed ammaestrato, pronto per il campionato mondiale di dressage, la cosa fondamentale è avercelo… il cavallo intendo. Diamo per scontato, quindi, che a questo punto tutti abbiamo un’idea da sviluppare e la fantasia necessaria per poterla portare avanti in modo originale perché, senza di essa, non andremmo da nessuna parte.
Quando parlo di “idea” mi sto riferendo ad un concetto di base sul quale costruire, una fiammella da far attecchire.

Wow, ho visto un bellissimo film dove c’era un avventuriero armato di frusta che va a caccia di tesori. Perché non scrivere una storia ambientata nel futuro dove c’è un avventuriero spaziale armato di frusta laser che viaggia da un pianeta all’altro alla ricerca di tesori.

Questa non è un’idea. Estrapolare concetti da un contesto per inserirli in un altro non li rende originali. È pur vero che il genere fantasy negli ultimi anni s’è inflazionato molto e quindi è sempre più difficile trovare qualcosa di veramente nuovo da scrivere, ma cercare di scimmiottare cose già viste, mascherandole con dettagli di altro contesto rasenta il ridicolo.
Quante volte vi sarà capitato di trovare descrizioni del genere:

Gli Amenor erano più alti e più belli degli umani. Esili ed aggraziati nelle loro tuniche ricamate finemente si aggiravano per la loro foresta dove vivevano in armonia con tutti gli esseri viventi. Passavano la giornata a cantare o meditare e se non fosse stato per le loro orecchie a punta sarebbero passati per dei bellissimi eremiti umani.

E qui tutti avrete pensato “Perché, in nome di Tolkien, non li ha chiamati Elfi?”, oppure:

Gli Gnarfull erano tozzi e tarchiati, molto robusti, ma bruttarelli. Portavano lunghe barbe intrecciate e si dedicavano senza sosta al lavoro in miniera. Non andavano molto d’accordo con gli Amenor.

E qui, di nuovo, tutti avrete pensato “Perché diavolo ti ostini a cambiare il nome a qualcosa che non hai inventato tu?”

La stessa sensazione di deja vù si ottiene quando si ricalca una scena già vista altrove:

Tu, piccolo ed ingenuo Hommit, prendi questo bracialetto potentissimo, e vallo a distruggere al centro del Mare del Destino, dove l’acqua vortica incessantemente. Porta con te queste persone, ti aiuteranno. Essi sono un Amenor, uno Gnarfull un paio di umani ed uno stregone.

Ok, si vede che più che una spiegazione si tratta di uno sfogo personale? Pazienza, il concetto credo che sia chiaro comunque: far partire una storia da qualcosa già visto altrove porta al disastro in maniera inevitabile, non c’è alternativa.

L’idea da cui si dovrebbe partire dovrebbe essere una cosa mai vista né in altri libri, né altrove, può essere un dettaglio, o una caratteristica del mondo oppure ancora un aspetto della trama. A tale scopo vi presento la mia idea, creata appositamente per le nostre lezioni, che porteremo avanti ad ogni appuntamento.

L’ordine degli alchimisti governa l’impero. L’impero è un vasto territorio formato da poche grandi città e molti villaggi. L’alchimia è vista in senso magico, con formule a voce e pentacoli; l’ordine accetta solo un numero chiuso di membri in accademia, per il resto non lascia trapelare i suoi segreti. Ai confini dell’impero, una razza bestiale di uomini-felini si ammassa per conquistare il verde territorio dell’impero e lasciarsi alle spalle la desertica terra natia.

Come potete ben vedere, non ho una trama, nemmeno i dettagli: ho solo un brandello di ambientazione generale e ci è andata pure bene, delle volte una storia può partire da un oggetto oppure da una caratteristica fisica di una persona. Partire da un abbozzo di ambientazione è molto più semplice perché ci proietta mentalmente nella situazione.
Non è nemmeno il massimo dell’originalità a dire il vero: abbiamo due razze in conflitto con una delle due con un governo centrale impostato sulla magia, ma ci sono i presupposti per sviluppare la trama in maniera più che soddisfacente.
I più attenti di voi si staranno chiedendo perché gli invasori sono degli uomini-felini. Sicuramente fanno più effetto di semplici umani e non sono i soliti orchi, goblin, demoni o creature del male. Una intera nazione di creature “distanti” da quelle cui siamo abituati ci permette di creare regole sociali atipiche, credenze religiose bizzarre, abitudini, usi, costumi e lingua completamente nuovi, quindi originali. Gli scrittori con la “S” maiuscola utilizzano questo espediente per creare allegorie della società moderna, per muovere critiche ad un pensiero politico o una istituzione o addirittura per denunciare una situazione creatasi nel mondo reale, ma noi ci limiteremo ad inventare quello che più ci piace senza stare a infilare nella storia interpretazioni secondarie.

C’è da dire che questa idea non è la prima che volevo proporvi, bensì la quarta. Le prime due le ho scartate a priori io stesso, mentre la terza, che vi riporto sotto spoiler di seguito, l’ho evitata dietro suggerimento dei miei colleghi del blog, che hanno evidenziato troppe analogie con un’altra storia.

Idea Scartata

Perché vi dico questo? Perché per tutto quello che inventate, c’è sempre il rischio che qualcuno di cui non avete mai letto, abbia creato qualcosa di simile, se non proprio identico e quindi è sempre bene informarsi da subito per evitare di accorgersi a metà che la nostra storia è diventata un plagio involontario.

Una volta appurato che la nostra idea può essere valida, dovrebbe partire una fase preliminare di schematizzazione dove ci appuntiamo tutto quello che ci viene in mente, a partire dalle regole generali della fisica per finire a dettagli della trama che vorremmo inserire assolutamente passando attraverso i più disparati dettagli.

1. I felini non possono usare l’alchimia, la ritengono blasfemia secondo la loro religione ed anche volendo non riescono a canalizzare le energie
2. L’impero non è governato da un vero imperatore, ma da un fantoccio nelle mani del suo consiglio, formato dagli alchimisti più in vista
3. Il protagonista deve essere un ragazzo che vuole diventare alchimista
4. Il capo spirituale degli uomini-gatto deve chiamarsi Shamal-lum (perché io ho un gatto che si chiama Shamal)
5. L’alchimia deve rispettare la legge di Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”

E così via. Non devono essere tutte cose serie, né tutte valide. Alcune di esse le scarteremo più avanti per sostituirle con situazioni o vincoli più adatti, altre andranno in contrasto tra loro e dovremo fare una scelta, ma al momento non ci interessa, buttiamo giù tutto quello che ci viene in mente, cercando di essere ordinati e separando le regole del mondo, dagli eventi cardine della trama e dai dettagli.
Io personalmente cerco di abbozzare prima un po’ di trama, molto per sommi capi e poi mi dedico al resto, in quanto ritengo di vitale importanza gli avvenimenti della storia, ma non c’è un ordine preciso che indichi cosa pensare prima.

Per oggi ci fermiamo qui. La prossima volta riprenderemo con questa storia degli alchimisti e dei micioni cominciando ad operare le prime scelte che riguarderanno tutta la storia.

Prima di andare volevo lasciarvi una domanda. Avrete notato che oggi non ho inserito gli interventi dei “alunni” che di solito deformo a tal punto da fare apparire grotteschi o comici. Mi piacerebbe che me ne indicaste tre, di quelli già visti, da usare nei prossimi appuntamenti per mettere in evidenza dei differenti modi di pensare.

(1800)

4. Stile di base: similitudini, metafore, infodump e Show, don't tell - Parte II
6. Il Narratore e le altre scelte preliminari
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

13 Comments

  1. avatar SaraIE ha detto:

    Una piccola domanda… come sai ho provato spesso a inviare un libro a delle case editrici e mi sono trovata, a seconda del caso, davanti a domande cui non ho saputo rispondere soddisfacentemente, credo.
    Una di queste era quale libro potesse essere stato spunto o avere uno stile simile al mio. Per due ragioni ho risposto di non saperlo:
    1) sono convinta che dire di aver preso spunto da qualcun altro faccia una pessima impressione.
    2) perché davvero nonostante le ricerche non sono riuscita a trovare eguali. Quando mi rispedirono la recensione mi confrontarono con lo scrittore dell’uomo invisibile. Ho letto un riassunto del libro in diversi siti internet, ma con tutta la buona volontà non ho trovato parallele.

    Tu al mio posto cosa avresti risposto? E cosa diresti in generale sulla casa editrice se ti ponesse una domanda del genere?

    • avatar Alessandro Zuddas ha detto:

      È una domanda interessante. Premettendo che non sono mai stato chiamato, in prima persona, a rispondere ad un quesito del genere, ti posso dire cosa farei nell’eventualità, ma di certo non sono in possesso della risposta giusta per non fare una pessima figura.
      In linea generale concordo con te quando dici che ammettere di aver preso spunto da qualche altro autore non sia la cosa migliore e resto fermo nell’idea che prendere spunto per la trama equivale in un modo o nell’altro a plagiare una storia già scritta. È per me lecito, però, prendere spunto per quanto riguarda altri aspetti del romanzo, quali lo stile, una tematica trattata o anche l’impostazione generale. Per fare un esempio molto semplice, mettiamo il caso che ritengo di riuscire a ricalcare lo stile di George R. R. Martin, che nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, presenta i vari capitoli scritti dal punto di vista di un personaggio diverso. Quella è una scelta stilistica da cui si può prendere spunto per crearne una variante.
      Per quanto riguarda il prendere spunto dalle tematiche posso citarti un classico, il Mago di Oz. L’allegoria dei tre personaggi, lo Spaventapasseri, il Leone e l’Uomo di Latta, che cercano di ottenere qualcosa ed intraprendono un viaggio avventuroso che li poterà a scoprire di possedere già quello che desiderano è una bella tematica che potrebbe ispirare una storia completamente diversa con tutto un altro stile e ambientazione, che porti allo stesso risultato, cioè comunicare il messaggio desiderato.
      Volendo si può anche prendere spunto da un’ambientazione per riscriverla in altro stile, magari ispirandosi ad un film, una serie TV o un videogioco. Tanto per citarne uno, posso indicarti la serie di videogiochi “Fallout” che mette in scena un pianeta Terra devastato dalla guerra nucleare dove i superstiti sono stati rinchiusi in appositi bunker che poi, con l’evolvere della trama si scoprono parte di un esperimento pilotato da forze politiche nascoste. Senza ovviamente “copiare” la trama, per me è possibile ispirarsi alla condizione delle persone dopo il disastro atomico per scriverne la nostra versione in un romanzo fantascientifico.

      In definitiva quindi come avrei risposto ad una domanda del genere? Avrei evidenziato gli spunti tematici o stilistici, sottolineando però che trama e ambientazione erano frutto di un lavoro di inventiva personale e qualora si fosse trovato qualcosa di simile in giro, allora io non ne ero a conoscenza.
      Magari il libro a cui hanno paragonato il tuo manoscritto è diverso per trama, e quindi dai riassunti non evinci similitudini, ma presenta tratti stilistici o tematiche simili.

  2. avatar Reyvolution ha detto:

    Interessante l’esempio sugli Amenor e gli Gnarfull! Tutto ciò mi costringe a scartare la mia fantastica idea su una scuola di arti illusorie in cui una ragazza sopravvissuta deve sconfiggere un supercattivo aiutata da amici e professori. Ho detto arti illusorie? Intendevo magia. Ho detto magia? Intendevo l’Ordine dell’Ippogrif.. coff coff basta. In ogni caso l’idea scartata mi piaceva molto, e trovo che la parte più difficile di tutte per me sia proprio di stilare una scaletta e buttare giù dettagli con ordine, quindi ho apprezzato soprattutto i consigli in quel campo. Splendida la metafora del cavallo, anche se (purtroppo) la mia fantasia è più un orso: un po’ di letargo e poi sbrana qualcuno a caso XD Ah, e se mai avrò un gatto il suo nome sarà per forza Shamal. Ma se sono gatti gemelli Luke e Leila, che mi sembrano due buoni nomi per dei nuovi personaggi del mio prossimo racconto..

  3. avatar SaraIE ha detto:

    Rey, e magari con una passione per le rose, ma siccome è un po’ maldestra continua a pungersi le dita XD

    Grazie Ale, perché seppur non sia andata in porto, all’epoca, mi ha comunque fatto impazzire, quella domanda.

  4. avatar misia ha detto:

    Io penso che, per quanto si possa essere “telentuosi”, inventare una storia completamente originale sia praticamente impossibile, visto che si è ormai scritto di tutto. Si può sperare solo che chi legga il nostro libro non abbia conosciuto nulla che, in qualche modo, ritrovi poi nel nostro lavoro. Del resto, credo anche che nemmeno il più scaltro dei lettori si aspetti una storia completamente nuova, ma semplicemente qualcosa di piacevole da leggere, che lo proietti in una dimensione in cui il cervello sia in grado di staccare la spina da qualsiasi razionalità lasciandosi semplicemente avvolgere, perdendosi senza alcun desiderio di ritorno. Più che all’originalità, quindi, io punterei ad uno stile affascinante ed avvincente. Non a caso, tornando proprio agli esempi che hai fatto tu stesso, quello che maggiormente amiamo di Tolkien, al di là dell’eterna lotta tra bene e male così magistralmente descritta nei suoi capolavori, è proprio quel suo modo pressoché perfetto di scrivere che già da solo è in grado di coinvolgerci e sconvolgerci.

    • avatar SaraIE ha detto:

      Secondo me, la fantasia e la capacità di creare nuove storie (nuove davvero) finisce solo quando noi smettiamo di fantasticare, quando noi smettiamo di immaginarci nuovi mondi.
      Creare una storia originale è possibile, ma solo se crediamo di esserne capaci. Un lettore che vuole trovare una parallela troverà una parallela, così come sono convinta che chi cerca un ago in un pagliaio alla fin fine deve comunque trovarlo.

  5. avatar Arwen Elfa ha detto:

    Purtroppo – come è noto nel Fantasy quasi tutto è già stato scritto !?
    E non lo penso solo io. Si scrive Fantasy da tanto tanto tempo e creare qualche cosa di veramente diverso ed unico richiede molta fantasia e tanta abilità.
    Alcuni autori, beati loro, ci riescono ma davvero non è da tutti !
    Puoi anche essere un bravo scrittore ma troppo è già stato scritto – che una persona lo sappia o no.
    E come fare per vedere se la idea di trama che uno scrittore ha in mente non sia già stata scritta da qualcun’altro – tanto simile da apparire agli occhi di chiunque altro come un plagio ? Plagio il tuo perchè scritto dopo, sebbene, tu autore non lo sappia e non abbia mai letto il libro. Nessuno può leggere tutto
    Come fare una ricerca del genere – per trama via internet ?
    Sicuramente si può essere creativi e fare qualche cosa di nuovo anche se richiede tanta fantasia, impegno e la creazione di un mondo tutto tuo |
    Molti preferiscono scopiazzare storie creandone di parallele modificando particolari importanti e cambiando personaggi. Ma così è troppo facile. Il Libro per avere successo, a mio parere deve avere almeno uno sprazzo di originalità se non nelle ambientazione e nei temi trattati almeno nello svolgimento della storia e nei colpi di scena.
    Comunque la variazione, la cura e l’originalità pagano sempre a mio parere

    • avatar Alessandro Zuddas ha detto:

      Diciamo che per scoprire se qualcuno ha già pubblicato qualcosa di simile c’è da cercare un po’ su internet e poi affidarsi a un paio di amici esperti. Ad esempio l’idea scartata di cui parlo nell’articolo era stata riconosciuta solo da due membri della redazione, ma intanto ne esiste una molto simile. Contare su un gruppo di appassionati che può fornire copertura sui generi che si sono letti meno è sempre utile

      • avatar Arwen Elfa ha detto:

        In effetti avere degli amici esperti nel settore, che magari hanno letto libri diversi, anche per genere specifico può di sicuro essere utile.
        Buona domenica

  6. avatar Arwen Elfa ha detto:

    Molti autori usano tabelle, schede dei personaggi e magari un piccolo ricapitolo della storia con la cronologia degli eventi per poter portare a termine al meglio una lunga storia – sicuramente sono cose molto utili.
    Tuttavia ci sono anche autori che non ne necessitano.
    L’americano Terry Brooks famosissimo autore di un sacco ed una sporta di libri Fantasy – tra cui le lunghissime Saghe di Shannara, afferma di non poterne fare a meno – meno una autrice che io amo, che ora non c’è più, Anne McCaffrey, affermava di scrivere di getto senza tutto questo tipo di progettazione. Ci credete ? Io si !
    Credo che tutto questo dipenda anche dal cervello di ogni singolo scrittore e da come è più abituato/a a fare
    Certo le varie tabelle e cronologie degli eventi aiutano a rendere la storia più credibile e a non fare errori che si potrebbero rimpiangere e che farebbero perdere del tempo …

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