Home » Storie e racconti » Racconti Fantastici in Autostop » 26. Alien Pets – Luigi Giampetraglia

26. Alien Pets – Luigi Giampetraglia

L’umanità era sopravvissuta a sei guerre nucleari, due pandemie zombie, un numero imprecisato di invasioni aliene, tre glaciazioni e una pioggia di meteoriti grosse come montagne (nel 2091).
Correva l’anno 2294 e l’umanità stava per rischiare l’estinzione a causa degli Alien Pets.
O meglio, a causa di una particolare specie di Alien Pets, i Conigli Rosa di Leb.
Per la verità i problemi con gli Alien Pets erano cominciati già nel lontano 2167, quando una specie proveniente da Album aveva cominciato a deporre uova nei gabinetti delle case che li ospitavano.
A quell’epoca nessuno poteva immaginare che i green monk, le simpatiche scimmie verdi di Album, (di gran moda negli anni ’60 del secolo scorso) erano spesso infestate da un parassita vermiforme (poi battezzato infernalis pluto) che si serviva delle scimmie come incubatrice per le proprie uova.
Le uova finivano, insieme alle feci dei grenn monk, nelle fogne delle città e, grazie alle condizioni particolarmente favorevoli offerte dal micro-clima delle cloache, si schiudevano nella metà del tempo che impiegavano sul loro pianeta d’origine. Senza contare che su Album, delle migliaia di uova deposte dagli infernalis, circa il 98% finiva nello stomaco dei Suck Dejection, gli spazzini di Album, una specie di grossi formichieri che si cibavano delle feci dei green monk e di altre specie.
I Suck predigerivano il cibo con dell’acido, in maniera da uccidere tutti i parassiti presenti, uova di infernalis comprese. La percentuale che sfuggiva ai succhiatori doveva vedersela, alla schiusa, con un gran numero di predatori. Di un’intera covata di infernalis, alla fine, solo lo 0,01% raggiungeva l’età adulta.
Ma sulla Terra i numeri si moltiplicarono e i pluto divennero una vera piega. Da adulti erano grandi quanto un pitone, solo più veloci e dotati di centinaia di piedini a ventosa che gli consentivano di risalire attraverso i canali fognari fino ai gabinetti delle abitazioni.
Morirono milioni di persone prima che il governo mondiale si decidesse ad affrontare seriamente la questione. Ma fu solo grazie alla geniale intuizione del Dr. Pain (commercializzata con succeso dalla S.O.T.O.I., azienda esperta nella fabbricazione di armi ad uso militare) che il problema infernalis venne definitivamente debellato.
Pain costruì una grata d’acciaio che si inseriva all’interno del water (poco sopra il pelo dell’acqua) impedendo ai pluto di accedere alle abitazioni.
Una volta installate le grate (un cavolavoro di ingegneria civile), non restava che gasare i pluto. Fu scelto il Sarin9 (un derivato del buon vecchio Sarin) totalmente innocuo per gli uomini e le donne (in perfetta salute), tossico (come si scoprì qualche ora dopo la gasazione) per vecchi, bambini e persone debilitate.
Morirono sei milioni di persone (più vecchi che bambini, tenne a precisare il direttore generale del S.O.T.O.I.), e, si calcolò, un miliardo di pluto infernalis.
Naturalmente rimaneva il problema delle green monk. Schiere di animalisti manifestarono in tutto il mondo contro il Progetto Sweety Death, con il quale il governo mondiale si apprestava a regalare alle green monk, un ‘passaggio per il paradiso delle scimmiette’.
Peccato che la morte dolce, fu tutt’altro che dolce, ma questa è un’altra storia.

Il caso Green Monk costrinse il Governo Mondiale a stilare un protocollo per l’importazione di specie aliene. Fu battezzato P.I.A.S. (Protocol for Importation Alien Species) e venne istituito un ente per il rispetto delle nuove norme.
In quel perido ero un giovane laureato in cerca di impiego e la GalaxyZoo cercava zoologi per le sue Stazioni di Ricerca (la presenza di zoologi nelle Stazioni era uno dei punti cardini del P.I.A.S.).
Lasciai la terra il 12 maggio del 2290 e sei mesi dopo approdai su Leb, il più piccolo dei sei pianeti che ruotavano intorno alla Stella Tyz.
La Stazione di Ricerca della GalaxyZoo era formata da due cubi di argentite che un tempo avevano ospitato i militari della VI Divisione Panther, specializzati nelle fase di Prima Esplorazione.
Normalmente i militari restavano sul pianeta per un periodo di sei anni.
Durante questa fase ne studiavano la conformazione geologica e facevano una stima delle materie prime presenti sul pianeta. Se, come era accaduto a Leb, le materie prime risultavano di scarso valore, la stazione veniva abbandonata e si passava al pianeta successivo.
A quel punto la stazione veniva affittata o venduta ad altri enti o aziende o, persino, a privati, interessati, per qualche ragione, al pianeta in questione.
Leb, come risultava dai documenti stilati dai militari, era un pianeta di scarso interesse per le grandi aziende minerarie, ma celava un tesoro di biodiversità di inestimabile valore.
I militari avevano segnalato la presenza di un centinaio di specie diverse, una delle quali dotata di un’intelligenza livello B-4 (paragonabile a quella di un Robot Collaboratore di terza generazione).
La specie era stata battezzata Coniglio Rosa di Leb (per via delle grandi orecchie ricoperte di pelo rosa).

Per sei mesi avevo viaggiato in compagnia di persone che non conoscevo nemmeno.
C’erano tre capsule criogeniche a bordo.
Una per me, l’altra per il Capitano e la terza per la Cacciatrice.
Non ricordo nulla del viaggio, se non la sensazione di gelo polare che provai quando mi fu iniettato azoto liquido nelle vene. Sei mesi dopo ero su Leb.
Fui l’ultimo a destarmi dal sonno criogenico. Il Capitano Ndyale, un energumeno di due metri, mi afferrò per i capelli e mi costrinse a rimettermi in piedi.
Avevo la vista annebbiata, ma potevo sentivo l’odore acido del vomito sulle mani.
“In piedi!”
“E’ al suo primo viaggio Capitano.” disse una voce gentile alle sue spalle.
Ho un vago ricordo del braccio muscoloso che mi sostenne lungo tutto il corridoio di raccordo, fino a quella che sarebbe stata la mia nuova casa.

Il mattino dopo fui svegliato dalla stessa voce gentile che aveva preso le mie parti col Capitano.
“Buongiorno.”
Aprii gli occhi e mi trovai davanti un donnone col fisico da Walkiria.
“Buongiorno!” dissi sollevandomi sui gomiti. “Che ore sono?”
“Le otto pigrone, è ora di alzarsi.”
Sembrava mia madre.
“Sì… arrivo subito.”
Ero ancora intontito dal sonno.
La Walkiria mi afferrò il polso e mi aiutò a rimettermi in piedi.
“Mi chiamo Eva Anders e sono la Cacciatrice.”
“Molto lieto, Mark Roberts. Dottor Mark Roberts.”
“So chi sei, ho letto la tua scheda.”
“A che ora dobbiamo essere giù?”
Eva diede un’occhiata all’orologio bio-meccanico che aveva sul polso.
“Tra venti minuti, ti ho svegliato un po’ in anticipo, per evitare… sai, di farti fare altre brutte figure.”
Ecco che ci risiamo, pensai subito. Ero un vero esperto in false partenze. Un fuoriclasse. In tutta la mia vita non ero mai stato in grado di fare una buona impressione al primo colpo. Una vita in salita.
“Ci sarò.” riuscii a dire mentre sparivo in bagno.

Il Capitano Ndyale era un uomo di mezza età con la passione per l’ingegneria, i motori intergalattici e per certi improbabili passatempi risalenti alla fine del secondo millennio.
Quando lo incontrai la prima volta stava giocherellando con una specie di bacchetta alla quale erano legate due palline di plastica dura che faceva battere l’una contro l’altra molto velocemente.
Tac-tac-tac-taratatacc…
Quando si accorse che lo stavo osservando le mise da parte e mi presentò al resto dell’equipaggio.
Per la verità, li conoscevo entrambi, ma feci finta di nulla e lo lasciai fare.
“Dottor Roberts,” tuonò “la signorina Anders, la nostra Cacciatrice.”
Anche Eva stette al gioco e fece un cenno con la testa.
“Molto lieta.”
“E questo,” proseguì il Capitano andando verso il Robot “è T-9, il nostro Droide di Supporto.”
Gli occhi di T-9 si illuminarono di un verde fluorescente e la mandibola di metallo cigolò sui cardini arruginiti.
“Droide di Supporto Type-Nine… bzz… prodotto dalla S.O.T.O.I…. bzz-z… Hard Disk da 2000 Tera, Processore S.O.T.O.I. Oktagon da 117 Giga, Velocità di Ana… pfii-fii…fi… prrrrr…”
“Che succede?”
Il Robot si era interrotto di scatto e, subito dopo, si era udito un soffio prolungato seguito da una specie di… pernacchio.
“Cos’è questa puzza?” chiese Eva annusando l’aria.
Il Capitano si schiarì la voce.
“Ahem, il T-9 è un modello non proprio recentissimo,” spiegò imbarazzato “è dotato di una batteria al litio gassoso soggetta a frequenti e non profumatissime perdite di gas dal condotto di aereazione posteriore…”
“Perde gas dal sedere?” domandò divertita Eva.
“Incredibile: un droide petomane!”

Trascorremo il pomeriggio a pianificare la spedizione del giorno successivo.
Le disposizioni impartite dalla GalaxyZoo erano chiarissime: individuare, catturare e studiare specie adatte alla domesticazione.
Fu stabilito che avremmo cominciato dalle creature più interessanti: i Conigli Rosa.
Il Capitano ci mostrò sulla mappa olografica l’ubicazione del villaggio più vicino alla Base.
Stabilimmo che avremmo tentato un approccio inizialmente amichevole.
Solo in un secondo momento, e solo se fosse stato necessario, saremmo passati all’uso delle armi (Eva sembrò piuttosto delusa dall’idea di un approccio amichevole ma il Capitano fu irremovibile).
La sveglia era fissata per le cinque del mattino del giorno successivo.

Nonostante fossi andato a letto molto presto fu una vera mazzata doversi alzarsi a quell’ora.
Ma l’idea di fare ancora una volta la figura del lavativo mi impedì di rimandare ‘solo cinque minuti’ come ero abituato a fare fin dai tempi della scuola. Fui il primo ad arrivare in Sala Colazione.
“Già qui dottor Roberts?” mi chiese il Capitano mettendo via un altro di quei suoi infernali giochini.
Annuii e mi finsi interessato a quello strano aggeggio a forma di cono.
“Che cos’è quel… coso?” non avrei saputo definirlo meglio.
“Si chiama Trottola.” spiegò il Capitano.
“Trottola?”
“Esattamente.” confermò appoggiando la punta del cono sul tavolo e dandogli la spinta con le dita.
La trottola cominciò a roteare su sé stessa a grande velocità.
“Divertente, no?”
“Molto!” mentii. “Eva?”
“Sarà qui a momenti.”
“Buongiorno!”
Mi voltai di scatto: Eva era ferma sulla soglia, i pugni piantati nei fianchi, un sorriso largo e sicuro stampato sul viso, una mimetica attilatissima che ne esaltava le forme giunoniche.
Per tutte le lune: era sexy come una Dea dello Spazio! Una Dea guerriera.
“Che avete da guardare voi due?”

Non avevamo bisogno di respiratori, l’atmosfera su Leb era molto simile a quella terrestre (solo di poco più rarefatta). Sfortunatamente i miei compagni erano molto più in forma di me (per non dire di T-9 praticamente immune alla stanchezza).
Faticai non poco a stargli dietro.
La foresta che attraversammo era paludosa, infestata dai rovi e da zanzare grosse come aquile.
“Ma quando arriviamo?”
Eva fece fuori un’altra di quelle gigantesce zanzare con il mitragliatore di micronde.
L’insetto esplose in mille pezzi sanguinolenti.
“Ka-bum!”
Era eccitata e non faceva nulla per nasconderlo.
“Guarda! Gli ho fatto saltare le cervella!”
Forzai un sorriso.
“Sì.” dissi senza entusiasmo.
Eva era un’altra persona, la matrona gioviale ed educata che avevo conosciuto il giorno prima aveva lasciato il posto ad un’assassina psicopatica assettata di sangue.
“Ci siamo.” annunciò il Capitano mostrandoci il display del localizzatore. “Dietro quella collina.”
Eva prese la testa del gruppo.
“Vado avanti io!”
“Ok, ma niente armi!”
La Cacciatrice sbuffò infastidita.
“Daccordo!” brontolò.
Sentivo il cuore che mi pulsava in petto.
Mi convinsi che fosse l’emozione, dopotutto ero alla mia prima missione sul campo, ma c’era anche dell’altro: il mio sesto senso che mi avvertiva di un pericolo incombente. Peccato che a quel tempo non avessi ancora imparato a dargli ascolto.
“Andiamo,” provai a farmi coraggio “nei dossier della Divisione Panther c’è scritto che i Conigli Rosa sono delle creature amabili…”
Amabili, era scritto proprio così, una definizione quantomeno insolita per un documento militare.
Quel pensiero mi restò appiccicato al cervello come un post-it elettronico.
Mi ripromisi di analizzare la questione appena rientrato alla base: in quel momento avevo altro di cui occuparmi.

Eva imbracciò il disintegratore e aprì un buco nel muro di rovi.
“Da questa parte!”
Sbucammo in una piccola radura punteggiata di enormi funghi blu.
“Ehi, c’è qualcosa lì…” dissi prima di rendermi conto che rischiavo di istigare Eva.
“Dove? Dove?” strepitò la Cacciatrice spostando il disintegratore da un fungo all’altro.
Ndyale afferrò la canna del fucile e la spinse verso il basso.
“No!”
Come rassicurati dalle parole del Capitano, una ventina di creature dalle lunghe orecchie rosa fecero capolino attraverso le finestrelle aperte nei funghi.
Avevo già visto delle immagini dei Conigli Rosa ma vederli da vicino mi fece tutt’altro effetto.
Erano così… dolci! Sì, lo so che non è una definizione scientifica, ma in quel momento mi sembrò l’ unica veramente appropriata. Erano teneri come cuccioli, avevano occhi grandi e luminosi, guance paffute, e, le orecchie… era per quelle orecchie che erano stati battezzati Conigli Rosa.
Orecchie lunghe, ricoperte da una fitta pelliccia color rosa pallido, orecchie che in quel momento, tenevano schiacciate sulla testa, come cagnolini in attesa di una carezza.
Un gruppetto di quei coniglietti saltellò verso di noi e cominciò ad annusarci i piedi.
Con la coda dell’occhio vidi Eva afferrarne uno e stringerselo al petto.
“Guardi dottore, non è adorabile!”
Era tornata ad essere la Walkiria buona del primo giorno.
“Bzz…” vibrò T-9 “Segnalata presenza creature adatte a domesticazione!”
“Oh, grazie T-9, non li avevamo affatto notati!”
“Bzz… Dovere Capitano.”

I Conigli Rosa avevano un altissimo senso dell’ospitalità.
Ci accolsero col calore di vecchi amici. Pranzammo con loro (T-9 analizzò il cibo e le bevande col suo palato elettronico), e quando il Capitano gli spiegò il motivo della nostra visita (avevano appreso rudimenti della lingua universale dai militari), ci affidarono due cuccioli, un maschio e una femmina. Sì, forse adesso è facile dirlo, ma la cosa non mi piacque affatto: nessuna madre si priva dei propri figli in quel modo. Non esiste creatura che lo faccia.
Era quantomeno insolito. Ma non dissi nulla. Eravamo lì per quello e se potevamo raggiungere lo scopo senza spargimenti di sangue, beh, tanto meglio.
Quando rientrammo alla Base sistemammo i cuccioli in un cortile adiacente al mio studio. Eravamo separati da uno specchio semiriflettente, in maniera che potessi osservarli senza essere osservato.

Ho rivisto i miei appunti di quei giorni, e devo dire che non mi ha affato sorpreso leggere commenti
del tipo ‘dolcezza infinita’ e ‘amorevoli bestiole’.
Evidentemente nemmeno io ero mai stato immune al fascino dei Conigli di Leb.
Il fatto è che alla Base nessuno lo era.
Ndyale aveva abbandonato i suoi stupidi giochini di fine millennio e trascorreva tutto il suo tempo libero coi cuccioli. Eva (nonostante glielo avessi proibito) gli aveva persino dato un nome: Erik ed Erin. Nel mio piccolo cercavo di mantenere un atteggiamento di scientifico distacco: dopotutto ero uno zoologo.
Ma durò poco. Nonostante i miei buoni propositi, nel giro di una settimana, abbandonai i codici di riferimento che utilizzavo per identicare i cuccioli e cominciai anch’io ad usare i nomi coi quali Eva li aveva battezzati.

Inviai i primi dati alla Direzione della GalaxyZoo nel maggio del 2291 (esattamente un anno dopo il mio arrivo a Leb). Il P.I.A.S. prevedeva per le creature umanoidi un periodo di osservazione di un anno (prorogabile a due a discrezione dello zoologo).
Di seguito riporto la parte finale della mia relazione di chiusura:
“I dati raccolti fino a questo momento supportano l’ipotesi di domesticazione. I Conigli di Leb sono creature miti, empatiche, sottomesse, affidabili, con un’intelligenza spiccata che li rende adatti anche al lavoro domestico (in molte case potrebbero sostituite i Robot Collaboratori). Nel corso del periodo di osservazione i soggetti M1 e F1 sono stati affetti da febbre emorrogica. In questa fase sono stati a contatto sia con il Capitano che con la Cacciatrice, ma non si sono verificati casi di zoonosi. I Conigli di Leb, anche da adulti, mantengono intatti i segnali infantili. Il pelo è inodore e provvedono alla toilette in maniera autonoma. Pur valutando positivamente la loro commercializzazione a fini domestici, consiglierei, comunque, un periodo supplementare di studio.
Distinti Saluti. Dr. Mark Roberts.”

Il giorno dopo fui convocato con urgenza dal Capitano.
Sembrava nervoso e aveva ripreso a giocherellare con uno di quei suoi infernali passatempo.
Questa volta si trattava di un piccolo disco dal quale spuntava una cordicella elastica. Al capo della cordicella c’era un anello di plastica agganciato a un dito di Ndyale.
Il Capitano spingeva il disco verso il basso e poi lo recuperava facendolo risalire velocemente verso la mano.
“Si chiama Yo-Yo.” disse senza che glielo avessi chiesto. “Sfrutta l’energia cinetica rotazionale e traslazionale accumulata dal disco durante la discesa per favorirne la risalita.”
“Interessante!”
“Metafora della vita, perennemente in bilico tra discesa e risalita.”
Mi fece segno di accomodarmi di fronte a lui.
“Voleva vedermi?”
“Sì.” disse continuando a far andare lo Yo-Yo. “Vede Dottore, la posizione che ricopro me la sono guadagnata. Ho commesso molti errori nella mia vita e li ho pagati cari, ma ho sfruttato le fasi di ‘caduta’ per accumulare energia e risalire. Esattamente come uno yo-yo.”
Rise. Una risata isterica, la risata di un uomo che sta per perdere la ragione.
“Capitano, perchè mi ha convocato?”
Ndyale fermò lo Yo-Yo e lo stritolò nel pugno, lasciando cadere pezzettini di metallo e plastica sulla moquette.
“Non sempre un uomo ha la forza di tornare in sella, dottore. Ci sono forze che possono distruggerti per sempre, come ho appena fatto con questo Yo-Yo.”
Cominciava a farmi paura.
“La smetta!” sbottai. “E mi dica subito cosa vuole!”
Ndyale mi incenerì con lo sguardo.
“Dottore, questa mattina sono stato contattato dal Direttore della GlobalZoo.”
“E allora?”
“Ha letto la sua relazione. Deve cambiarla!”
“Che vuol dire? Capitano io ho degli obblighi, il Protocollo P.I.A.S. prevede…”
“Risparmi il fiato, conosco il protocollo e so di non poterla obbligare. Dottore se non dà l’ok per la commercializzazione, verrò sollevato dall’incarico e, alla mia età, questo potrebbe significare…”
Si interruppe di colpo e si asciugò le lacrime.
“L’ibernazione in una casa di riposo criogenica.” finii per lui.
Ndyale annuì.
“Almeno fino al maturamento della quiescenza… Se non cambiano le cose sono almeno dodici anni di ibernazione! La prego dottore, mi aiuti: cancelli la richiesta di proroga!”
“Non posso farlo.”
“Andiamo dottore, i Conigli di Leb non sono pericolosi per l’uomo. Potrebbero diventare gli Alien Pets più diffusi del mondo. E io le sarei grato per l’eterntà!”
Non ero per niente convinto. Ma ero affezionato a Ndyale e non volevo che facesse la fine di un pacco di pisellini primavera.
“Mi lasci qualche minuto per pensare.”

Avrei voluto consigliarmi con Eva (eravamo diventati piuttosto intimi) ma sarebbe stato inutile.
Sapevo cosa avrebbe detto: ‘come puoi solo pensare che potrebbero nuocere all’umanità?’
No, ero solo in quella decisione. Solo con la mia coscienza.
Mi chiusi nello studio e mi ritrovai ad osservare ancora una volta Erik ed Erin.
Si stavano spulciando a vicenda e mentre lo facevano si davano dei bacini.
Sì, forse Ndyale aveva ragione, non erano pericolosi.
Non avevano mai manifestato aggressività o insofferenza. Sarebbero stati una benedizione per milioni di famiglie in cerca di un cucciolo… e un affare miliardario per la GlobalZoo.
Daltronde un ulteriore anno di osservazione avrebbe potuto fugare ogni dubbio anche su altri generi di rischi, rischi derivanti da zoonosi (il fatto che la febbre emorrogica non si fosse trasmessa ai miei compagni non escludeva la possibilità che potesse accadere con altre malattie) o dalla presenza nell’ organismo di parassiti nocivi per l’uomo (il caso delle Green Monk aveva fatto scuola).
Non sapevo che fare.
Dall’altra parte dello specchio Erik prese il viso di Erin tra le mani paffutte e le stampò un bacino in fronte.
Sorrisi. E presi la decisione peggiore della mia vita.

La GlobalZoo investì decine di milioni nella campagna pubblicitaria per il lancio dei Conigli Rosa sul mercato degli Alien Pets. Come era prevedibile arrivarono migliaia di ordini, che nel giro di un anno si centuplicarono almeno.
La Base di Leb fu ampliata e rimodernata.
Dalla Terra arrivarono sette cacciatori esperti, tre reclute, nove drodi di supporto mod.U-1 e un Vice-Capitano, arrogante e spaccone, di nome Lou Crow.
Il Capitano Ndyale, naturalmente fu confermato.
Così come Eva (che venne messa a capo dei Cacciatori). L’unico a rimanere solo fui io. Non che non avessi bisogno di aiuto: rimanevano ancora decine di pets da catalogare e studiare.
Senza contare che, almeno per quanto mi riguardava, il lavoro sui Conigli non era che all’inizio.

I problemi con Crow cominciarono sin dal suo arrivo.
Secondo lui il mio lavoro sui Conigli era terminato e avrei dovuto dedicarmi allo studio di altre specie.
Tecnicamente aveva ragione. Per fortuna avevo dalla mia sia il Capitano Ndyale che Eva.
Ndyale stabilì che i Conigli sarebbero rimasti alla Base come miei collaboratori.
Naturalmente era un modo per aggirare il problema e Crow (che tutto era fuorchè stupido) lo capì perfettamente… e se la legò al dito.

Dall’arrivo di Crow le cose cambiarono parecchio.
Fino a quel momento avevo dedicato scarsa attenzione alle altre specie di Leb, ma con Crow la musica cambiò. A mia insaputa ordinò che venissero attrezzate altre sette aree di osservazione, non dissimili da quella che avevo utilizzato per studiare Erik ed Erin.
In ognuna di queste aree fece sistemare una coppia di pets lebiani.
Quando gli chiesi spiegazioni mi mostrò una lista.
“Cos’è?”
“Questa lista,” ribattè con calma “l’ha redatta lei, non più di tre mesi fa.”
Non sapevo cosa dire.
“Vi sono indicate sette specie di pets potenzialmente interessanti per la GlobalZoo: ‘di facile commercializzazione’ e ‘domesticazione’. L’ha scritta lei, ricorda?”
“Certo.”
“Ho dato ordine ai cacciatori di prelevarne una coppia per ogni specie e sistemarle nelle nuove aree attrezzate: spero di averle fatto cosa gradita.”
Forzai un sorriso.
“Le sono davvero grato signor Vice-Capitano.”

Nel frattempo sulla Terra era scoppiata la moda dei Conigli Rosa.
Erano nati market-pets specializzati, palestre e centri benessere, ristoranti, alberghi, persino centri di socializzazione e aree giochi appositamente studiate per il divertimento dei ‘vostri pelosoni’ (come li chiamava una ex starlette in una delle pubblicità della GlobalZoo). Le case di moda più prestigiose avevano presentato la prima Collezione Autunno-Inverno per Conigli.
E in IndoCina il Coniglio Banji era stato eletto sindaco di una piccola cittadina della provincia di Pra Nga. Era l’inizio della fine. Solo che nessuno lo sapeva ancora.

“Hai sentito?”
Mi sfilai gli occhiali ipervisuali e la interrogai con lo sguardo.
“Di che parli?”
Eva si strinse nelle spalle.
“Il Governo Mondiale ha reso noto i dati delle nascite nel 2292…”
“E allora?” continuavo a non capire.
“Si sono ridotte dell’85%.”
“Le cause?”
“Non si conoscono ancora. Ma sono state condotte indagini a campione.”
“E?”
“Infertilità maschile 97,7% dei campioni sottoposti ad esame, infertilità femminile 98,4%.”
“Perchè ti preoccupa?”
Il labbro inferiore di Eva prese a tremare e prima che potessi aggiungere altro caricò il braccio a molla e mi colpì con tutta la forza che aveva in corpo.

L’infermeria era adiacente all’area in cui tenevamo i Clap, una specie a cui, fino a quel momento, non avevo dedicato molto tempo.
Mi ripromisi di farlo approfittando del periodo di riposo medico.
I Clap erano l’unica specie di Leb che manifestava una certa insofferenza verso i Conigli Rosa.
Tutte le altre specie detenute alla Base adoravano Erik ed Erin ma i Clap…Uno dei motivi per i quali me ne ero occupato così poco era proprio il fatto che non potevo avvalermi della collaborazione dei Conigli. I Clap li detestevano e, anche se Erik ed Erin restavano dietro il vetro semi-riflettente, se ne avvertivano la presenza, cominciavano a lanciare urla strazianti che ricordavano vagamente il suono di un gessetto che stride su una lavagna.
In quelle condizioni era impossibile lavorare e, quelle poche volte che ci avevo provato, avevo dovuto presto desistere. Ma adesso era diverso.
In mia assenza erano Erik ed Erin ad occuparsi degli altri Pets della Base: monitoravano le loro condizioni psico-fisiche, gli preparavano da mangiare e all’occorenza, gli somministravano integratori e farmaci (il tutto secondo la tabella di marcia stilata dal sottoscritto).
Erano talmente impegnati che per un’intera settimana riuscii a lavorare tranquillamente sui Clap.
Erano creature straordinarie, meno docili dei Conigli, ma con un’intelligenza vivace e attiva, che gli consentiva di risolvere rompicapi di livello H-4 in meno di sette minuti (un uomo di intelligenza media ci impiegava all’incirca due minuti, i Conigli Rosa trentasette).
Pur essendo animali sociali, erano piuttosto indipendenti e testardi e per entrare nelle loro grazie ci impiegai tutta la settimana. Ma quando riuscii a sciogliere il loro piccolo cuore di pietra (erano grandi all’incirca quanto uno scoiattolino di Turnia) mi si aprì un mondo. Non potendomi avvalere dei Conigli Rosa, avevo coinvolto nello studio T-9 che, a parte qualche maleodorante incidente, si era rivelato un preziosissimo collaboratore.

Il primo a ipotizzare che il crollo delle nascite potesse avere qualcosa a che fare con i Conigli Rosa fu il dottor Ugo Wok.
Naturalmente l’ipotesi del dr. Wok fu bollata come un’emerita sciocchezza dall’O.M.M., l’Ordine Mondiale dei Medici e la cosa finì, per un po’, nel dimenticatoio.
Nel 2293 si registrarono appena dieci nascite sulla Terra: nove maschi e una sola femmina. Un dato che, però, non generò allarmismi.
Gli uomini e le donne della terra accettarono la cosa con pacata rassegnazione: i figli non erano più una priorità ora c’erano i Conigli Rosa.

Nel novembre del 2294 ricevetti una lettera olografica dal dr. Wok. Era convinto di aver trovato le prove scientifiche della sua ‘Teoria del Condizionamento Infertilizzante’. Secondo questa teoria i Conigli Rosa inducevano l’infertilità nelle coppie che se ne prendevano cura attraverso l’irradiazione di onde elettromagnetiche, al fine di sostituirsi ai figli naturali.
Ma la comunità scientifica continuava a trattare il dr. Wok come un novello Darwin, tacciandolo di superbia e inettitudine.
Per non dire dell’opinione pubblica: qualche giornale arrivò persino ad accusarlo di essere al soldo della AllZoo, storica rivale della GlobalZoo, azienda che, a causa del successo dei Conigli Rosa, rischiava il tracollo finanziario.

Wok mi chiese di verificare alcuni dati. Ero il massimo esperto in Conigli Rosa dell’universo: il solo a cui la Comuntà Scientifica avrebbe dato ascolto.
Mi ci misi d’impegno e nel giro di due settimane scoprii alcune cosine piuttosto interessanti.
Primo: Erik ed Erin effettivamente irradiavano onde elettromagnetiche nocive per la fertilità.
Secondo: i Clap erano immuni alle onde.
Riferii la scoperta a Wok e in pochi giorni preparammo una relazione congiunta da presentare all’O. M.M..
Rischiavo la cancellazione dall’albo e, forse, persino la condanna a morte, per quello che avevo fatto, ma non me ne fregava niente, l’umanità rischiava l’estinzione e la responsabilità era solo mia.
Due giorni dopo la presentazione della relazione arrivò l’ordine di arresto. Il Vice-Capitano Crow avrebbe sacrificato un anno di stipendio pur di eseguirlo personalmente, ma Ndyale non gli lasciò questa soddisfazione.
Fu Eva ad essere investita del compito di riportarmi sulla Terra.
Era il 15 Dicembre del 2294.
Si tornava a casa.

“Davvero la colpa è dei Conigli?”
Sollevai lo sguardo e annuii.
“Come è possibile? Sembrano così… carini.”
Risi divertito.
“Eva non l’hai ancora capito? E’ esattamente così che funziona.”
“Che vuoi dire?” mi domandò accigliata.
Presi un lungo respiro.
“I Conigli Rosa mantengono intatti i segnali infantili anche da adulti proprio per generare questo tipo di reazione.”
“Segnali infantili?”
“Testa grande, viso piccolo, arti paffuti, occhi grandi, comportamento giocherellone… caratteristiche comuni a moltissime specie e proprio per questo riconoscibili anche da individui di specie diverse.”
“Così da generare una specie di… impulso a prendersene cura?”
“Esattamente. Ma la cosa davvero straordinaria dei Conigli Rosa è che, per non correre il richio di venire soppiantati dai nascituri, rendono infertili i propri ‘genitori adottivi’ attraverso l’irradiazione di onde elettromagnetiche.”
Eva si prese un secondo per riflettere.
“E’ successo anche a me.” disse dopo un attimo.
“Non lo sapevo.”
“Me ne sono accorta qualche mese fa. Avevamo avuto dei rapporti non protetti e io speravo… sai…”
“Capisco.” dissi.
“E’ per quello che ero così infuriata quella volta e… Scusa.”
Scoppiai a ridere. E anche Eva lo fece.
“Perchè ridiamo?”
“Credo sia dovuto alla tensione… è un modo per scaricarla.”
“Mark, siamo solo noi due a bordo… potremmo far rotta per un pianeta pirata e…”
“No, non sarebbe giusto. La responsabilità di quello che è accaduto è mia…”
“Ma rischi la condanna a morte!”
Era il momento di dirle la verità.
“Ho un asso nella manica… o meglio due!”
Applaudii e dalle maniche della giacca spuntarono i musetti dei Clap che tenevamo alla Base.
“Ma quelli sono…”
“La soluzione al nostro problema!” finii.
“Che vuoi dire?”
“I Clap non solo sono immuni alle onde generate dai Conigli ma generano un campo magnetico in grado di annullare gli effetti nocivi delle irradiazioni.”
“Non è possibile!”
“Certo che lo è! Illustrerò la mia scoperta all’O.M.M., e baratterò la salvezza del genere umano con un biglietto di sola andata per Turnia…”
“Magari due biglietti…” disse Eva arrossendo.
Sorrisi, le presi la mano e la baciai.
“Sarebbe meraviglioso.”

(669)

25. Il demone nell'ombra - Marco Lovisolo | Lande Incantate
27. A prima vista - Jacopo Mondini
The following two tabs change content below.
avatar

Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Cookies permettono alle Lande Incantate di riconoscerti la prossima volta che tornerai a farci visita. Navigando sulle nostre pagine ci autorizzi a farne uso per rendere la tua esperienza migliore. Maggiori informazioni | Chiudi