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21. Victhor Bane e la Chrisollya rubata – Samantha Macchiolo

Mi chiamo Victhor Bane, sono un ingegnere (un modo carino dell’alta società per dire che sono un nulla facente), sempre preso con nuove invenzioni.
Nei miei trent’anni di vita (e fallimenti) ho costruito di tutto e di più, dagli orologi da taschino parlanti (mai venduti) ad armi da fuoco miniaturizzate (ovvero inutilizzabili).
Ma la mia più grande invenzione (così dicono…) arrivò con l’incidente che mi cambiò la vita in modo radicale (una sfiga dietro l’altra).
E’ una bella storiella, lasciate che ve la racconti….

Ero sul treno che mi avrebbe portato sulla strada della ricchezza e gloria (aspetta e spera…), ovviamente non accadde nulla del genere, ma in quel momento ci credevo.
Eravamo in piena stagione estiva e finalmente qualcuno aveva notato la mia ultima creatura, qualcosa di cui andarne orgogliosi: il kit dell’investigatore nascosto nel cappello.
Man mano che procedevamo verso le lande desolate, il treno prendeva sempre più velocità facendo oscillare pericolosamente ogni singolo vagone.
La signora che era seduta accanto a me mi guardò preoccupata, come se avessi avuto il potere di risolvere il problema con uno schiocco di dita.
Peccato che ne sapevo quanto lei, un bel niente!!
Poi il buio più totale…
Mi risvegliai dentro la clinica di uno stimato dottore, e in quel momento mi fu ovvio che non sarei mai arrivato a quel dannato appuntamento.
Mi guardai intorno, la clinica era corredata da tante fila di letti per gli altri ammalati,già tutti pieni di gente che piangeva e si lamentava. Alcuni erano orrendamente mutilati, altri erano inconfondibilmente morti, ritrovai anche la signora grassottella del treno, purtroppo non avrebbe più camminato.
«Finalmente ti sei svegliato! Sai, eravamo quasi sicuri che avresti tirato le cuoia da un giorno all’altro!»
(Una bella notizia in fondo, no?)
Il dottore che parlò si avvicinò con un termometro, non proprio pulito, ma non perse tempo nel mettermelo in bocca.
«Allora, come ti senti?»
(Ma lo faceva apposta?)
Come diavolo potevo rispondere con un dannatissimo termometro in bocca??
Il massimo della mia risposta fu un grugnito di frustrazione.
(Non sarà l’unico a lamentarsi delle mie “buone maniere”)
Dopo quelle che mi sembrarono delle ore me lo tolse e lo controllò.
«Niente febbre, il che è un bene.»
(Ma va’??)
«Tu sei l’unico al momento con un minimo di vitalità. Sono sorpreso, di solito quando amputiamo un arto il paziente muore, ah ah ah!»
(Oh, grazie, ora sì che mi sento meglio. Aspetta…. che ha detto??)
«A-amputazione?!»
La mia voce fu’ poco più di un roco sussurro, ma il medico lo sentì comunque.
«Sì, abbiamo dovuto amputarti il braccio destro, era andato in cancrena, non avevamo altra scelta.»
E in quel momento il mio cervello si mise in moto, ricordai come alla fine il treno deragliò ribaltando su se stesso, ricordai come la signora si aggrappò a me e le sue grida rimbombavano ancora nelle orecchie, e poi il suono agghiacciante del mio braccio che si spezzò sotto strati di lamiera.
Per averne conferma mi tastai la spalla, ma appena dopo l’ascella c’era il vuoto.
Un misero moncherino ancora sanguinante, nonostante i vari strati di bende, mi salutava beffardo al posto della mano.
(Di bene in meglio insomma!)
Ero già un ingegnere in fallimento con tutti e due gli arti, che cosa potevo fare in quello stato??
(Ah, ecco la soluzione: fare il mendicante!)
Avevo davanti a me un bellissimo futuro, e meno male che doveva essere il mio giorno fortunato!
Nonostante le vertigini incessanti, mi alzai dal letto e mossi qualche passo verso il dottore.
«Ma dove pensi di andare in quello stato?»
«Mi sembra ovvio, fuori di qui.»
«Per me puoi fare come ti pare, ma prima di uscire e andare a morire da un altra parte, perché non mi paghi?»
E adesso come gli avrei detto che non avevo più un soldo?
«Prenda tutto quello che c’è nella mia valigetta.»
«Che me ne faccio di tutta quella cartaccia inutile??»
«La rivenda, per esempio.»
Alla fine mi lasciò andare solo quando si prese anche la mia giacca, l’unica di buona fattura che avevo, come pagamento.
Una familiarissima puzza di vapore e ruggine mi assalì le narici, non ero lontano da casa per fortuna.
Evidentemente dopo l’incidente ci riportarono sull’isola….
Decisi di andarci a piedi godendomi gli sguardi sprezzanti e sconvolti della gente che mi passava a fianco.
L’assenza di un braccio non ti rendeva diversamente affascinante agli occhi dell’alta società.
Mentre mi dirigevo verso casa lasciate che spenda due parole per descrivervi Neo York.
Eravamo in pieno sviluppo industriale e la scienza e l’ingegneria fecero enormi passi avanti, così enormi che i più illustri scienziati non si accontentarono più di vivere con i piedi ben saldi sul terreno, ma crearono un marchingegno fatto di pale, turbinii e ingranaggi che riusciva a sollevare l’intera città e portarla fin su’ sulle nuvole.
Avete capito bene, siamo su una città galleggiante, beh a volte le nuvole possono essere fastidiose, specialmente quando ne attraversi una, ma il panorama ripaga di tutte le scomodità.
A volte però siamo costretti a scendere dalla nostra bellissima isola, specialmente se si deve viaggiare in treno (ora però ve lo sconsiglio caldamente) e per i rifornimenti minerari.
È una bella città in cui vivere, almeno credo…
Arrivai a casa e ad accogliermi sulla soglia fu la governante, l’unico aiuto che potevo permettermi, una vecchia inacidita che girava sempre per casa in accappatoio e pantofole. (a volte mi sono chiesto se portasse qualcos’altro sotto l’indumento di spugna rosa sbiadito)
La signora Marie mi guardò il braccio, o meglio, quel che ne rimase, ma l’unica reazione che ottenni fu un alzata di sopracciglio appena accennata.
«Direi che è andato male l’incontro.»
«Dici bene Marie, dici bene.»
«Faceva così schifo la vostra invenzione?»
«Purtroppo non sono nemmeno riuscito a scendere dal treno.»
«Oh…vuole una tazza di the?»
«Torno senza un braccio e lei mi chiede se voglio del the?»
«Chi lo sa’, potrebbe ricrescerle.»
«Molto divertente, davvero. No, l’unica cosa di cui ho bisogno è rinchiudermi in laboratorio per un po’ e gradirei non essere disturbato.»
«Come vuole lei.»
La vidi ritirarsi in camera sua e, appena chiuse la porta dietro di sé,corsi nel mio laboratorio dove ad attendermi c’era qualcun’altro.
Dalla moltitudine di ragnatele in giro direi che avere una governante sia utile quanto non averla…
«Kurggan, ammasso di latta vuota, dove ti sei cacciato??»
Era buio pesto lì dentro ma trovare Kurggan non era un impresa difficile…
Un cane? No non esattamente, Kurg è nell’esatto termine un gigante (si, anche questa volta avete capito bene), fatto completamente di una lega metallica della quale solo io e il mio defunto padre conoscevamo l’esistenza (povero illuso).
Vi spiego meglio… Dopo la morte di mio padre ereditai la sua casa (vecchia compresa) e tutti i suoi lavori d’ingegnere, compreso il progetto di Kurgann.
Anni fa il mio vecchio scoprì una caverna proprio sotto l’isola galleggiante e dentro vi trovò metallo liquido che scorreva tra le rocce come se fosse acqua pura e cristallina.
Scoprì anche che gli serviva un aiutante ed ebbe l’unica idea che poteva fruttargli soldi a palate: un gigante meccanico che parla e si muove esattamente come noi.
Peccato che lo uccisero prima che potesse costruirlo, ma io, che trovai le carte del progetto (accuratamente nascoste, non sapete che fatica per ritrovarle!), presi dei campioni del liquido e così nacque il gigante.
Ma come farlo muovere? Papà risolse anche quello: il metallo aveva vita propria e, infatti, messo l’ultimo ingranaggio Kurg iniziò subito a snocciolare parole su parole fino a farmi desiderare di smontarlo tutto.
Nessuno sapeva di lui e io non avevo nessuna intenzione di mostrarlo.
(c’era un motivo se mio padre fu ucciso, no?)
E nel momento in cui avevo bisogno del suo aiuto non c’era.
Quando i miei occhi si abituarono al buio notai che era tutto sottosopra, quello che più temevo era successo: avevano rapito Kurggan!
Ma come diavolo si fa a rapire tonnellate di metallo parlante???
«Marie! Marie! Venga subito qui!!»
Ciabattando e brontolando mi raggiunse con tutta la calma di cui era capace e cominciai a farle domande tutte insieme, cos’era successo lì, dov’era Kurg, dov’era lei, etc…
«Evidentemente non è l’unico ad aver avuto una brutta giornata signor Bane.»
«Non è il momento di scherzarci sopra, Marie.»
«Evidentemente l’avranno preso mentre non ero in casa, fin’ora non mi ero nemmeno accorta che mancasse.»
«Chi diavolo si prenderebbe un rompiscatole come lui??»
«La scientifica, magari?»
E proprio in quel momento squillò il telefono nel soggiorno, Marie andò a rispondere al posto mio mentre rispolveravo i vecchi fogli ingialliti di mio padre.
In quelle condizioni non potevo cercare Kurg e mi serviva un braccio nuovo al più presto.
La governante ritornò pallida in volto e mi porse la cornetta, non avevano tardato a farsi sentire…
«Qui Bane. Allora quanto volete per Kurggan?»
«Vai dritto al sodo, mi piace eh eh eh eh. Mi sorprende che tu gli abbia dato un nome a questa “ cosa “, Victhor.»
La voce purtroppo era camuffata, evidentemente era qualcuno che conoscevo perché sapeva anche il nome.
Dall’altra parte della cornetta riuscivo anche a sentire Kurg che urlava e sbraitava.
«Purtroppo non siamo ancora riusciti a smontarlo, vedi, il tuo amico non si lascia toccare facilmente.»
Sperai tanto che avesse rotto qualche osso il mio gigante!
«Però siete riusciti a portarlo via.»
«Soltanto sotto ricatto, una faticaccia credimi, ma ne è valsa la pena. Ma veniamo al dunque.»
«Non ho un soldo.»
«Oh, ma noi non vogliamo i soldi che non hai, noi vogliamo te, signor Bane.»
«Ah sì? E a cosa vi serve un inutile ingegnere?»
«Il mostro è intoccabile, come ho già detto prima, e noi vogliamo che vieni qui e lo smonti per noi.»
«Cosa ti fa pensare che io accetti??»
«Forse la bomba ad orologeria che i miei uomini stanno mettendo sul suo tetto in questo momento.»
«C-come?!»
Con il telefono in mano corsi verso la finestra e vidi un enorme mongolfiera allontanarsi, così uscii fuori di casa e sul tetto c’era veramente un dannatissimo marchingegno esplosivo!
«Tu, maledetto pazzo! Cosa credi di fare??»
«Che cosa farai Mr. Bane? Il tempo scorre, tic toc.»
Per la rabbia scagliai il telefono contro il muro e mi misi alla ricerca di una scala.
Quando la trovai l’appoggiai al muro fuori di casa, mi ci arrampicai fino ad arrivare all’altezza della bomba, (vi lascio immaginare quanto doveva esser comodo con un braccio soltanto) provai a smuoverla ma non si mosse nemmeno di un centimetro, guardai il timer ed era già attivo, ma sarebbe esplosa la sera del giorno dopo.
(Almeno mi aveva dato un po’ di tempo…)
Tornai in casa e Marie era seduta a tavola che beveva il the.
C’era una tazza piena anche per me e per la prima volta decisi di bere insieme a lei, era molto scossa dalla situazione. (cosa rara per i suoi nervi d’acciaio.)
«Ha un posto dove stare per almeno due giorni? »
«Certo, posso andare da mia sorella. Non è distante da questo quartiere.»
«Bene, si barrichi in casa il più possibile nel frattempo, verrò io a cercarla quando tutto sarà finito.»
«Cosa farà ora?»
«Mi sembra ovvio, vado a riprendere quella rompiscatole di una lattina!»
«Non vorrà andarci da solo spero! Non sa nemmeno dove sia.»
«Non si preoccupi, so esattamente dove trovarlo.»
«Stia attento, quella è gente pericolosa, se tira troppo la corda finirà come suo padre.»
E senza una parola di più se ne tornò in camera pronta a fare le valigie.
Finii di bere il mio the, buttai la tazza nel lavabo e mi chiusi nel laboratorio per l’ultima creazione.
Uscii dalla stanza la mattina dopo, con un braccio meccanico al posto di quello perso (faceva un male del cavolo, credetemi), avevo ancora un po di scorte del famoso metallo e usandolo tutto riuscii ad ottenere un buon lavoro (non era bello da vedere, tutto trasparente con fili e cavi scoperti, ma senza un altro paio di mani in più che pretendete??).
Per la manutenzione non c’era tempo, l’avrei dovuta fare più avanti, e per questo motivo non riuscivo a muoverlo ancora bene (meglio di niente, accontentati!), ma in quel momento non ci pensai su troppo e andai a bussare alla stanza della signora Marie, per farglielo vedere.
«Marie, ci sei??»
Nessuno rispose, ma dalla fessura in basso della porta era incastrato un foglietto, così mi chinai per raccoglierlo e vedere la calligrafia della mia governante mi preoccupò un pochino.
Io me ne sono già andata, ma scommetto che lei non ha pensato molto a come scendere dall’isola vero??? Oh, non si meravigli se conosco il posto dove deve andare, quando tornerà le dirò ogni cosa che so su vostro padre e sulla Chrisollya, il metallo liquido, per ora si accontenti di prendere in prestito la mongolfiera di mio figlio. Buona giornata. “
Buona giornata??? Tutto qui il suo saluto??
Pensavo di starle a cuore, almeno un pochino, vecchiaccia!
Oh, beh… Entrai nella sua stanza e cercai la mongolfiera, o meglio, la scatola che la conteneva (si, abbiamo le mongolfiere portatili!), ed era dentro l’armadio dei vestiti (lo sapevo che non portava nulla sotto l’accappatoio!!), stranamente vuoto, e la presi con cura.
Ad ogni scatto improvviso si poteva attivare l’apertura della scatola, e ritrovarsi un enorme dirigibile dentro casa non era il massimo della comodità, quindi la misi saldamente sotto braccio e mi incamminai verso il limitare dell’isola, dove c’era un immensa prateria accessibile a tutti.
Scagliai con tutta la forza che avevo la scatola, facendola rompere per terra, e in una miriade di nuvolette di vapore e fumo si innalzò una piccola mongolfiera, giusto per due persone (chissà ce avrebbe retto il peso di Kurggan).
Veloce, ci salii immediatamente e la feci scendere verso terra, in un punto preciso sotto Neo York, lì era nascosta un insenatura tra due montagne che faceva da collegamento a delle gallerie sotterranee.
Se non si sapeva dove andare c’era l’alto rischio di perdersi e rimanere bloccati dentro la caverna, ma per fortuna la strada la ricordavo a memoria e trovai con facilità l’apertura nella roccia, insieme a un paio di persone che non si aspettava di vedere proprio lì!
«Che diavolo ci fa qui, Marie??»
L’altro doveva essere il marito della sorella se non ricordava male, un omone tutto muscoli che brandiva un enorme chiave inglese, modificata per essere usata come arma. (Finita questa storia devo assolutamente chiedergli come l’ha costruita!)
Con mia sorpresa per la prima volta la vidi vestita con veri abiti, da meccanico, ma era sempre meglio della vestaglia scolorita!
«Ho pensato che le servisse due braccia in più dato che non è uscito nemmeno con una pistola.»
(come diavolo faceva a sapere sempre tutto??)
«Brava Marie, hai pensato bene. Kurg è la dentro ma non ho la più pallida idea di come tirarlo fuori…»
Mi costava ammetterlo, ma in quel momento c’erano cose più importanti dell’orgoglio.
La mia badante si avvicinò e mi prese il braccio meccanico, esaminandolo da cima a fondo.
«Un ottimo lavoro, davvero signor Bane, e questo lo aiuterà molto.»
«Cosa, un braccio che a malapena riesco a muovere?»
Marie sbuffò spazientita e incrociò le braccia al petto.
«Sapete che questa lega ha una vita propria, ma non sapete che può essere usata come arma in caso di necessità, non è vero??»
«Arma??»
«Quando il metallo solido viene a contatto con quello ancora liquido, si crea una reazione di espulsione. Mi spiego meglio: il liquido si surriscalderà e sarà possibile far esplodere la sua energia vitale verso l’avversario.»
«Come una pistola??»
«Esattamente!»
«Ottimo! Ma lei come fa’ a sapere tutto questo??»
«Mio caro ragazzo, non è un caso che abbia scelto proprio come datore di lavoro, io ero l’assistente di suo padre.»
Sgranai gli occhi dalla sorpresa, non ne sapevo nulla! (sapessi quante cose che non sai!)
L’omone, di cui non ricordavo il nome, mi mise una mano sulla spalla e mi fissò preoccupato.
«Vedrai che lo riporteremo a casa sano e salvo.»
«Oh, io mi preoccuperei di più per i rapinatori, eh eh eh.»
Nella grotta entrammo io e l’omone, Marie era rimasta alle mongolfiere ad aspettarci.
Dentro era proprio come lo ricordavo, rocce completamente azzurre, scavate costantemente da quelli che ad un occhio poco attento poteva sembrare semplice acqua, ma era metallo grezzo, liquido nella sua forma più incompleta.
La strada era libera, non incontrammo nessuno mentre ci dirigevamo nel cuore dalla caverna, sapevano che sarei arrivato, ma non si sarebbero aspettati di vedere il mio nuovo amico, risi come un cretino all’idea di vedere lo sguardo stupito stampato sulla faccia del ricattatore.
«Siamo arrivati, mi raccomando fai attenzione.»
L’omone si sistemò l’enorme chiave inglese sulla spalla come se non pesasse affatto e sogghignò.
«Non preoccuparti, ingegnere, io e la mia Stella ci faremo delle grasse risate quando colpiremo qualche cranio!»
«Stella?»
Senza dirmi niente mi indicò l’arma e quando capii che Stella era lei alzai gli occhi al cielo borbottando sul perché riuscivo sempre a circondarmi da gente strana! (ah, e tu che cosa sei??)
Qualche passo più avanti e la prima cosa che vidi fu Kurggan seduto tranquillamente sul terreno, libero di andarsene quando avrebbe voluto dato che non era legato da capo a piedi… e io che mi ero pure precipitato preoccupato per lui…..
Quando Kurg si accorse di me si alzò in piedi e corse verso di me, facendo tremare tutto il terreno.
«Che cosa ci fai qui?? Non saresti dovuto venire! E che diavolo hai fatto al braccio???»
«Beh avendo una bomba sul tetto di casa, non avevo molte scelte! Ingrato di una lattina vuota!»
Lo colpii con il braccio nuovo, ma a lui parve una carezza.
Il metallo non si scalfì nemmeno.
«Ricordi quando sono partito per quella proposta di lavoro?»
«Certo. E’ andata male, come prevedevo?»
«Peggio. Il treno non è mai arrivato a destinazione.»
«Già, un vero peccato, non credi Bane?»
Una voce sprezzante si unì alla discussione e da una zona d’ombra uscì fuori un uomo, sulla cinquantina d’anni, ben vestito, e più lo guardavo più mi sembrava di averlo già visto da qualche parte….
Ma dove??
«Un brutto incidente quello, vero?? E proprio il giorno in cui avresti combinato qualcosa di buono nella tua inutile vita.»
«Immaginavo che ci fossi tu dietro l’incidente del treno, mio caro rapitore.»
«Oh, posso sapere come siete arrivato a questa deduzione?»
«Semplicemente perché è stato lo stesso giorno in cui avete portato via Kurggan, semplicemente non era previsto il mio “attaccamento” alla vita.»
«Infatti voi dovevate saltare in aria come un petardo quella mattina!! Ma poi tra un imprevisto dietro l’altro abbiamo deciso di metterla dentro il gioco, complimenti Victhor, davvero.»
Battè le mani compiaciuto e la sua faccia mi sembrò ancor più familiare.
«Intelligente, proprio come il tuo adorato padre, dimmi un po’ sarai altrettanto intelligente da finire il puzzle?»
Dio mio, ora ricordava chi era!
Era il collega di mio padre, me lo ricordo, veniva spesso a casa e mi portava sempre dei giocattoli che il mio vecchio non poteva permettersi, come i puz….
Aspetta un momento…. mio padre era morto in un incidente in treno….era deragliato per l’alta velocità… nessuno sapeva spiegarsene i motivo…..
«Tu, bastardo!!»
Corsi verso l’uomo che mi aveva rovinato la vita, caricando tutta la mia forza nel braccio meccanico, ma prima che il pugno arrivasse a destinazione, il silenzio venne rotto da uno sparo.
Il bastardo aveva una pistola, e mi aveva colpito sulla spalla buona.
Sia Kurg che l’omone mi raccolsero da terra preoccupatissimi!
«Non si muova signor Bane, ho la pallottola andrà ancor più in fondo!»
«Lasciatemi, quel maledetto deve pagare!»
«E pagherà vedrai, ma ora limitiamoci a proteggere la pelle!»
Purtroppo non ci accorgemmo di essere stati circondati dai uomini del ricattatore, armati fino ai denti e contro di noi avevano i più bei fucili che il paese poteva permettersi.
L’omone mi caricò sulla spalla (per lui la gravità non è di casa), e prima che si lanciò contro i nemici gli sussurrai il mio piano, e poi senza perdere altro tempo, urlai con tutto il fiato che avevo.
«KURG, USALO ORA!!»
«Devo proprio??»
«ASSOLUTAMENTE!»
«Ma lo sai che non mi piace usarla quella roba!»
«Lamentati ancora una volta e giuro che ti smonto, Kurg!»
«Si, signore! Gentili signori vi prego di guardare attentamente qui, verso di me.»
E come delle stupide falene cascarono in pieno nella trappola e tutti i loro occhi erano puntati sul gigante.
Al momento giusto Kurg iniziò a caricarsi di energia vitale, vedete, a farlo animare è il costante circolo di Chrisollya grezzo che aveva dentro il corpo, e appena fu caricato al massimo scagliò un onda di luce che avrebbe accecato tutti quelli con gli occhi aperti.
Quando sentii le urla di stupore dei cecchini e del dannato vecchio,feci un cenno all’omone (Si, avrà anche un nome ma per me rimarrà sempre l’omone, si si.), che mi portò velocemente verso un piccolo laghetto di metallo e senza indugi ci immersi il mio braccio meccanico.
Subito sentii un forte senso di calore, ma non faceva male come pensavo e puntai il braccio verso il soffitto della caverna, di lì a momenti avrebbe scagliato una potentissima onda d’urto e tutto questo sarebbe stato morto e sepolto.
L’accecante luce si affievolì fino a scomparire, lasciando i cecchini con lo sguardo inebetito per alcuni minuti, e quando capii che stava per arrivare il colpo, feci in tempo soltanto ad avvertire Kurggan e sparai.
Fu’ strabiliante e pauroso al tempo stesso, un enorme fascio di luce azzurrina si sprigionò dalle dita metalliche e colpì con un cerchio perfetto il soffitto roccioso, creando una fortissima frana.
Mentre scappavamo a gambe levate verso l’uscita, sentimmo le urla di terrore del bastardo, e tutto quello a cui riuscii a pensare era che quella fu la miglior fine che gli spettava.
Ricordava poco e niente dall’uscita della caverna in poi, sono sicuro di essere svenuto quasi subito per via del troppo sangue perso.
Mi guardai attorno e quasi mi misi a ridere quando riconobbi la clinica d’ospedale del dottore mangiasoldi.
E infatti la sua irritante vocetta non attardò ad arrivare.
«Il suo è un vizio allora signor Bane, quante altre volte la dovrò vedere ancora qui eh?»
«Non me lo chieda dottore.»
«Ah, vedo che ha sostituito bene il suo braccio.»
«Una cosetta da nulla, mi creda.»
«Lei continua a stupirmi, sa’? Prima l’amputazione, poi l’impianto della macchina e ora l’estrazione di un proiettile. Stento a crederci che lei sia ancora in vita, eravamo convinti che avrebbe….»
«Tirato le cuoia, si dottore, sono solo fortunato.»
«Chissà.»
E canticchiando si allontanò dal mio letto.
Quanto avrebbe chiesto questa volta??

…UN ANNO DOPO…..

«Ecco qua signora Bashe, la manutenzione alle sue gambe è finita, può alzarsi e tornare a casa.»
«Oh, la ringrazio di tutto cuore ingegnere, senza di lei sarei stata costretta a rimanere sulla sedia per il resto dei miei giorni! Quanto le devo??»
«Mia cara signora, un pacchetto dei suoi biscotti deliziosi sono più che sufficienti!»
Eh, già, chi l’avrebbe mai detto che avrei fatto fortuna costruendo arti meccanici per i bisognosi?
Nemmeno io ci credevo all’inizio, ma poi l’attività iniziò ad andare gonfie e vele.
Non mi lamento mica!
Ah, immagino vogliate sapere che fine hanno fatto il rapitore e la sua banda.
Non buona, per fortuna sono rimasti schiacciati nelle macerie, lasciati a marcire nella caverna.
Tutto è bene quel che finisce bene, non è vero?
Vi aspetto alla prossima avventura di Victhor Bane, non perdetela!

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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