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20. Consigli dell’esperto: Francesco Gungui – Capitolo speciale

Lo andiamo dicendo da quando siamo ritornati da Foggia dopo la conclusione del Festival del Nerd, ma come al solito, una cosa tira l’altra, gli impegni sembrano essere stati geneticamente modificati con innesto di DNA da un coniglio e quindi invece sommarsi si moltiplicano, amplificano, elevano a potenza. Il risultato è il solito cronico ritardo nel realizzare qualunque cosa. Tanto per cambiare, questo articolo è in ritardo anche con l’orario di pubblicazione abituale.

Detto ciò, non perdiamo altro tempo e veniamo a noi.
Questo articolo vuole riassumere in maniera più o meno precisa quello che Francesco Gungui ha esposto nel suo Workshop che si è tenuto a Foggia. Si tratta ovviamente di una rielaborazione mia personale di quello che ho capito ed ho assimilato, per cui non lamentatevi se non sempre userò le parole dell’autore. Se proprio ci tenevate a sentire queste cose dalle sue labbra sareste venuti al Festival. Oh ecco, l’ho detto. Tiè!

L’intervento di Francesco è stato sostanzialmente diviso in due parti. Una riguardante la stesura vera e propria del romanzo ed un altra invece più legata a come e quando presentarlo ad un editore.
Ci dedicheremo in ordine sparso ai vari punti in quanto alcuni possono afferire ad entrambi gli aspetti.

1. Scelta del genere

Sebbene noi trattiamo solo fantasy e il Festival del Nerd dava ampio spazio allo stesso genere, Francesco Gungui si occupa anche e soprattutto di romanzi realistici e quindi ha speso due parole anche sulla scelta del genere.
Chi ha in programma di scrivere qualcosa, prima di tutto dovrebbe analizzare il mercato attuale e capire quali generi sono più di moda.
ATTENZIONE: non si deve scegliere il best seller del momento e scopiazzarlo, ma trovare in quale filone commercialmente fertile in cui inserirsi.
L’autore ci faceva notare che negli ultimi anni c’è stata la moda dei vampiri (Twilight in testa), la moda dei distopici (Hunger games) ed ultimamente si è passati ai romanzi realistici tragici (Colpa delle stelle).
Nell’ottica di un editore, un romanzo è pubblicabile se fornisce un ritorno economico e quindi presentare il manoscritto giusto nel momento in cui è di moda proprio quel genere rappresenta una chance in più.
Il tutto, per noi fantasy dipendenti, si traduce in un non aver paura di tenere nel cassetto un manoscritto magari non troppo in linea coi canoni del momento. Prima o poi tornerà di moda ed averlo pronto per la presentazione è sempre un’ottima cosa.
A proposito di questo argomento, però, Francesco Gungui ha anche detto che è vero che seguire la moda è una buona cosa, ma è anche vero che il capostipite di una corrente ha avuto successo proprio perché prima di lui non c’era nulla di simile. Questo ci collega al secondo consiglio

2. Le case editrici cercano idee forti, efficaci e spunti di novità

La minestra riscaldata non piace a nessuno e, sebbene abbiamo assistito alla pubblicazione di qualche porcata esagerata nei momenti in cui una tematica era così potente nel mercato da oscurare tutte le altre, in linea generale, presentare una scopiazzatura di un romanzo più famoso significa rifiuto certo. Con questo non si intende che si debba inventare tutto. Alcuni temi sono ricorrenti ed alcune situazioni lo sono di più, ma il romanzo deve contenere almeno un’idea nuova e forte, che colpisca. Può essere una situazione o un personaggio, ma se tutto il romanzo può essere assimilato a qualcosa di già letto, allora qualcosa non quadra.

3. Si può riassumere tutto in una sola, breve frase?

Secondo Francesco Gungui, se si riesce a riassumere l’essenza del proprio romanzo in unica breve frase, allora si dispone di una idea abbastanza forte e caratterizzante per poter pubblicare. Utilizzando l’esempio di Hunger Games (che poi è quello fatto dall’autore stesso) potremmo riassumere il tutto in “In un futuro distopico le persone delle classi inferiori sono costrette a combattere per la propria vita per intrattenere i ricchi in un gigantesco reality show”. Effettivamente è un concetto forte e suscita interesse. Quando invece è necessario usare più di tre frasi e magari qualche paragone per descrivere la propria storia, forse siamo davanti ad un racconto troppo simile ad altri oppure che manca di una base forte. È meglio tentare di riassumere il tutto con un amico, in modo da avere un feedback oppure, in mancanza di amici disposti ad ascoltarci (che poi che razza di amici sarebbero quelli che non vogliono starci a sentire) c’è sempre lo specchio. In questo ultimo caso siamo sicuri che quello dall’altra parte non ci spunti in un occhio se la nostra idea fa veramente schifo.

4. Sinossi

Un editore difficilmente leggerà tutto il romanzo prima di scartarlo. Leggerà invece quella paginetta di sinossi che presenterete e se gli sembrerà interessante, passerà al testo vero e proprio. La preparazione di una sinossi meriterebbe un articolo a parte e forse lo faremo. Qui mi limiterò solo a ribadire il fatto che bisogna esprimere i concetti più importanti in poche righe, come nel punto 3. Una volta condensati, possiamo espanderne qualcuno, ma senza avere paura di spoiler e senza suspance. Gli editori si indispettiscono davanti a giri di parole volti solo ad incuriosire e preferiscono invece avere subito il quadro completo.

5. Target

Ogni prodotto viene piazzato sul mercato pensando ad un target commerciale. Chi lo comprerà? Perché? Anche i libri funzionano allo stesso modo e ci sono alcuni segmenti di mercato che hanno richieste ben precise. Relativamente agli Young Adult, ad esempio, è meglio se i protagonisti sono dei ragazzi (o che appaiano come tali) e se siano presenti alcune delle problematiche reali tipici dell’età. Questo serve a rendere il lettore-bersaglio, più disposto ad immedesimarsi con i personaggi e di conseguenza all’editore di valutare positivamente il romanzo.

6. Love story

Conseguentemente al punto 5, mio malgrado, devo citare anche i rapporti sentimentali. Dato che si devono contemplare le problematiche reali del pubblico target e dato che l’amore non ha età, è conseguenza ovvia che un po’ di inciucio amoroso non possa mancare. Certo, l’autore ci teneva a precisare che non si deve trasformare il tutto in un romanzo rosa travestito da fantasy, ma molto spesso le motivazioni che muovono i personaggi sono legate alle situazioni sentimentali e quindi una buona struttura di relazioni è sicuramente un dettaglio gradito. Va anche considerato che, un editore, nel valutare un romanzo “così così” potrebbe sempre pensare “va beh dai, almeno c’è la storia d’amore” immaginandosi le orde di ragazze con gli occhi a forma di cuore.

7. Aperi-feedback

In questo mondo moderno dove tutti fanno aperi-cene, aperi-pranzi, aperi-colazioni e aperi-avete-scocciato-con-questo-aperi-davanti-a-tutto, è una buona idea prendere alcuni amici (a seconda delle vostre disponibilità economiche) ed invitarli tutti per un aperitivo a vostre spese, dopo che hanno letto il vostro libro. Una volta che sono ben disposti, grazie soprattutto al fatto che pagate voi, potete chiedere ad ognuno di loro due pareri positivi e due pareri negativi sulla vostra opera, da esprimere ovviamente in maniera concisa. Se su otto amici, ben sei vi daranno la stessa critica, probabilmente è vero. Stesso ragionamento per le note positive. Con un po’ di fortuna e qualche aperitivo alcolico in più potreste anche riuscire ad assistere a discussioni tra di loro inerenti al vostro romanzo, assistere alla creazione di fazioni pro e contro certi aspetti e magari potrebbe anche saltarvi in mente qualche idea per migliorare il tutto.

8. Leggere il “Viaggio dell’eroe”

Ve lo lascio per ultimo perché magari qualcuno lo conosce già. Il viaggio dell’eroe. La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema è un manuale di scrittura che analizza in maniera dettagliate le figure principali della narrativa e presenta tanti spunti interessanti. Francesco Gungui ci teneva a precisare che non è applicabile solo al fantasy, ma a qualunque genere di romanzo. Tanto per fare un esempio, la figura del mentore che aiuta il protagonista può essere occupata tanto dal solito vecchio mago, come anche dall’allenatore della squadra di calcio dove gioca, che da un genitore e così via…

Vi lascio così, su due piedi perché sono in ritardo con il mio prossimo appuntamento, ma tanto quello che dovevo dire l’ho detto. Se avete domande in merito commentate, se c’eravate ed ho dimenticato qualcosa fatemelo presente che lo aggiungo.

Vi dico solo che a breve (ritardo permettendo) metteremo in palio una copia autografata di “Inferno” per il lettori delle Lande Incantate.

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19. Volumi, Capitoli e Titoli
“:” – Due Punti. Qual è il loro posto in un pezzo di scrittura creativa?
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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