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19. Volumi, Capitoli e Titoli

Siamo ormai alla fine di questa lunga serie di appuntamenti sui consigli di scrittura. Chi ha seguito tutta la rubrica saprà che abbiamo toccato un po’ tutti gli argomenti inerenti alla scrittura di un romanzo e l’unica cosa di cui non abbiamo mai parlato è la presentazione finale.

Come quando uno chef, dopo ore passate in cucina, impiatta la sua opera gastronomica per presentarla ai clienti, anche uno scrittore deve preparare il proprio romanzo per essere letto.

La metafora dello chef è particolarmente calzante in quanto, se un piatto non ha un buon sapore, qualunque preparazione, anche la più artistica ed elaborata, non sarà mai in grado di renderlo gradevole, mentre al contrario, presentare una prelibatezza in maniera sciatta e rozza le fa perdere parecchi punti.

Per quanto riguarda un romanzo, quando parliamo di preparazione ci riferiamo alla sua struttura.

Volumi

I racconti, spesso, vengono divisi su più libri creando trilogie o cicli oppure ancora saghe. Ultimamente va molto di moda scrivere più di un volume anche a costo di dover gonfiare il racconto con parti inutili e forzate, pur di riuscire a riempire almeno tre libri.

Personalmente io ritengo che possono essere solamente due i motivi che dovrebbero spingere un autore a terminare un volume ed aprirne un altro per proseguire la stessa storia:

1. La vicenda narrata è praticamente conclusa. La sotto-trama specifica del volume in oggetto è completamente sviluppata. Nel volume successivo, la vicenda riprenderà introducendo una nuova sotto-trama portante.

2. L’eccessiva lunghezza del libri potrebbe incidere sulla resa effettiva della storia. E per eccessiva lunghezza non sto parlando di 200 paginette, ma di libroni da 1200 pagine.

Mi rendo conto di aver appena espresso un concetto anti-commerciale e che la prassi attuale è quella di pubblicare serie infinite di libricini che talvolta non presentano nemmeno una parvenza di finale, ma semplicemente un odioso “to be continued”. Tale tendenza è ovviamente dettata da necessità commerciali: è meglio vendere un racconto diviso in tre parti al prezzo di 12 euro a libro, piuttosto che un volume unico a 18 euro. Alle volte, in caso di eccessiva frammentazione della storia per conseguire tale scopo assistiamo a trovate quasi patetiche quali, ad esempio, l’incremento smodato del carattere con cui sono scritte le pagine; una trovata che mi ricorda tanto quel mio compagno di scuola alle superiori che non riuscendo a scrivere più di due colonne al compito in classe di italiano, cominciava a scrivere più largo per cercare di arrivare almeno alla fine della terza colonna.

In molti lo fanno, è una pratica accettata e probabilmente anche imposta da alcuni editori, ma resta il fatto che, oggettivamente, è molto triste. Resta ovvio che, invece, se la vicenda da narrare è davvero divisa in tre parti con tre sotto-trame ben distinte, allora ha perfettamente senso creare tre libri separati, anche se sono relativamente brevi.

Capitoli

Ogni volume è diviso in capitoli. La divisione in capitoli non è semplice come sembra. Fondamentalmente è possibile seguire due metodologie diverse per dividere il proprio romanzo in capitoli:

1. Terminare un capitolo quando la scena che si sta descrivendo è completa. Talvolta un insieme concatenato di più scene correlate è considerato come se fosse un unico corpo indivisibile.

2. La lunghezza in termini di pagine.

Personalmente prediligo i romanzi che seguono la prima soluzione in quanto dividono i capitoli con logica. Lo svantaggio, se così si può chiamare, è che potremmo ritrovare capitoli molto brevi rispetto ad altri molto più lunghi.

Con la seconda soluzione, invece i capitoli sono tutti di lunghezza simile ma si rischia di spezzare a metà una sequenza di scene che sarebbero dovute rimanere unite.

In entrambi i casi un capitolo rappresenta una parte della storia e nel caso di romanzi che seguono il punto di vista di più personaggi, il cambio del capitolo coincide anche con il cambio del punto di vista.

Io apprezzo particolarmente quei capitoli che creano suspense, terminando la scena in modo ambiguo oppure lasciando intendere che sta per accadere qualche altra cosa. Nella psicologia di un lettore, infatti, quando sono oramai le due di notte e dovrebbe andare a dormire, la fine di un capitolo rappresenta un traguardo da raggiungere prima di poter dire a se stesso “Ok, continuo domani”. Se però il capitolo termina con una frase che instilla curiosità, allora il povero lettore sarà condannato ad iniziare quello seguente per sapere come continua la vicenda minando probabilmente la sua prossima giornata lavorativa a causa del poco riposo.

Sebbene possa sembrare una conseguenza negativa, un libro che crea questo effetto soddisfa in maniera maggiore il lettore.

Titoli

Il titolo del racconto è fondamentale. Spesso assieme alla copertina, è quello che indurrà un potenziale lettore ad interessarsi al libro. C’è chi sostiene che si debba decidere subito, chi invece che il titolo sia l’ultima cosa da scrivere. Io sostengo che non esiste un momento adatto per pensare al titolo: semplicemente viene in un momento casuale. Magari mentre si sta scrivendo un capitolo intermedio, oppure prima ancora di cominciare la stesura, poco importa. Ci sarà un attimo di illuminazione che porterà alla nascita del titolo del racconto. Pensarci troppo e con insistenza, porta invece alla formulazione di titoli banali o mutuati da altri romanzi più famosi, come “Le cronache di qualcosa” o “La spada di qualcun altro” oppure ancora “Il titolo nobiliare di qualche posto”.

In caso di più volumi, è ovvio che ognuno di essi deve essere titolato in maniera diversa. Il cosiddetto sottotitolo, quindi, rappresenterà la sotto-trama portante del volume in oggetto. Ritornando al discorso dei racconti divisi per soli scopi commerciali, diventa chiaro come un sottotitolo che non si riferisce esattamente al contenuto del libro è un indice di una divisione non logica del romanzo di più parti.

Talvolta, alcuni autori, titolano anche i capitoli. Io personalmente gradisco quando un libro presenta dei titoli anche per i capitoli ma a patto che essi non anticipino parti importanti della trama. Ad esempio se “La morte di Aaron” è il titolo di uno degli ultimi capitoli di un libro dove Aaron è il miglior amico del protagonista, non solo rappresenta uno spoiler pesantissimo, ma anche un modo per indurre al suicidio il lettore che sta apprezzando tale personaggio dall’inizio.

In sostanza, è importante scegliere dei titoli per i capitoli che incrementino l’attesa e la suspense, invogliando il lettore a continuare la lettura, piuttosto che rivelargli dettagli fondamentali.

Con questi tre argomenti siamo arrivati alla fine del nostro percorso. L’Apprendista Scrittore termina qui gli appuntamenti settimanali ma la rubrica non è chiusa. Di tanto in tanto, quando ci sarà da discutere di argomenti inerenti ai consigli di scrittura, potrebbe saltare fuori un nuovo articolo.

Ringrazio tutti coloro che hanno seguito i vari appuntamenti e se qualcuno desidera suggerire qualche argomento che non abbiamo trattato, oppure che nonostante sia stato affrontato non ha ottenuto lo spazio che meritava, non ha niente altro da fare che lasciare un commento.

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

2 Comments

  1. avatar SaraIE ha detto:

    bello il titolo per il capitolo “la morte di aaron”, un mio racconto ha subito quattro rinascite proprio per impedire alla sottoscritta di usare un titolo simile.
    Poi il personaggio l’ho ucciso ugualmente. 🙂

  2. avatar Axellander ha detto:

    …ho come l’impressione che tu mi abbia appena spoilerato la morte di un personaggio di un libro che sto leggendo…

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